Di Alghero, Castelsardo, Stintino, Bosa e della loro assoluta bellezza.

C’è il  travelblogger che cura quotidianamente il proprio spazio virtuale, quello che ha già calendarizzato almeno trenta mete sparse sui cinque continenti, con possibilità di estendere gli itinerari verso Marte, nel caso in cui la tratta si renda disponibile.  Poi ci sono IO: caotica, procrastinatrice seriale e accumulatrice compulsiva di appunti di viaggio scritti a mano, che restano su carta.

Anche se l’ordine cronologico nei miei racconti è ormai una chimera e l’ultima esperienza sta per saltare la fila, rubando la priorità ad Olanda e Corsica (che attendono rispettivamente da 7 mesi e da un mese), oggi, Crodino Twist alla mano, il desiderio di scrivere ha raggiunto finalmente la massima intensità. E, per la prima volta, racconterò della Sardegna, della MIA Sardegna.  L’isola della mia vita e nella mia vita, con cui ho da sempre un rapporto ambivalente.

Approfittando dei giorni di vacanza legati al ponte del 25 aprile, prenoto due notti ad Alghero, senza alcuna pianificazione anticipata su eventuali itinerari fuori città.  Saremo Massi ed io, liberi di decidere seguendo il flusso del nostro stato emotivo.

Partiamo da Cagliari il 22 aprile, in auto, intorno alle 13. Solo in casi eccezionali siamo viaggiatori da alba e primo mattino. Ci piace svegliarci con calma, accudire i  mici e prepararli alla  nostra assenza, verificare di non aver scordato nulla e soprattutto, quando affrontiamo spostamenti regionali dal Sud al Nord Sardegna, amiamo pranzare presso l’Autogrill al bivio per Tramatza, che offre un ristorante self service, ormai TIU (tappa iniziale ufficiale) delle nostre vacanze “domestiche”.

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Raggiungiamo Alghero dopo circa tre ore.

L’hotel (http://www.hotelriviera-alghero.com/) è a pochi passi dal lungo mare, accogliente, non troppo moderno, ma dotato di tutti i comfort legati al piacevole esito di un soggiorno.

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Prendiamo possesso della stanza, ci rinfreschiamo e subito ci dirigiamo verso il centro storico, raggiungibile con una piacevole passeggiata attraverso il lungo mare.

Il clima è fresco, tipicamente primaverile, i chioschi con vista sono tantissimi e non resistiamo. Ci accomodiamo,  per goderci lo spettacolo di un sole che si avvia al tramonto e sorseggiamo un aperitivo, rivolti verso l’azzurro delle onde. Ci rilassiamo come non capitava da tempo, progettando tappe di vita.

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Proseguiamo poi verso la parte antica della città, attraversando un carinissimo mercatino di artigiani e creativi allestito proprio sul lungomare.

L’Alghero storica ci accoglie tra vicoli, gelaterie e negozietti, in un susseguirsi di viuzze allestite nell’attesa della tappa del Giro d’Italia prevista in città, con  biciclette e ruote rosa che divengono coreografia  e incuriosiscono gli occhi dei visitatori.

Scorgiamo negozi di caramelle e ne sentiamo il profumo,  gli esercizi commerciali dedicati al corallo, alla sua lavorazione e quelli dove vengono proposti i prodotti enogastronomici tipici.  Ristoranti e pizzerie, si preparano alla imminente ora di cena. Ad un Info Point, una sorridente impiegata mi fornisce una mappa della città, allegata ad una cartina della Sardegna, quest’ultima in particolare si rivelerà molto utile.

Massi ed io, mano nella mano, godiamo della calma, dei profumi, dei colori e seguiamo le indicazioni per raggiungere il bastione panoramico: immenso, mozzafiato. Restiamo affacciati a scrutare l’infinito, persi nel blu dell’acqua e nel rosso del tramonto.

Decidiamo di cenare con un mega gelato a tre gusti, al porticciolo.

Prima di addormentarci, stabiliamo, cartina dell’Isola alla mano, di dedicare il giorno successivo alla visita di Castelsardo e Stintino.

Il risveglio è addolcito dalla strepitosa colazione proposta dall’Hotel.  Addolcito letteralmente, non in senso metaforico, per me che divoro qualsiasi amico della glicemia alta. Torte di ogni genere, marmellate, creme al cioccolato, croissant, pastine, reparto salato per i più coraggiosi con uova, cetriolini, formaggi etc. , succhi, bevande calde, frutta. Mangiamo come fosse l’unione tra Natale e Pasqua e la sazietà sarà nostra compagna  fino all’ora di cena, viste le calorie ingurgitate in stile “Vite al Limite” precedentemente al Bypass gastrico.

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Prima di dirigerci a Castelsardo, trascorriamo un po’ di tempo sulla spiaggia algherese nei pressi del nostro hotel, nella quale sono in corso le operazioni di rimozione delle alghe in previsioni della stagione balneare. Proprio questo, ci porta a riflettere e scopriamo grazie ad una ricerca su internet che l’etimologia del nome cittadino sembra derivare proprio dalla Posidonia che si deposita sulla sabbia.

Ci mettiamo poi  in macchina e cerchiamo di raggiungere Castelsardo. A circa metà strada dobbiamo chiedere indicazioni a più persone, ma la fatica è valsa la pena.

Il borgo è da cartolina, piccolo promontorio di abitazioni colorate, che si specchia su un mare cristallino.

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Parcheggiamo all’ingresso del centro abitato e scopriamo a piedi una parte storica spettacolare, che ci condurrà verso il castello, punto più alto. Per visitare il castello, il museo dell’intreccio allestito al suo interno e le terrazze panoramiche, paghiamo 3 euro a testa. Una cifra fin troppo esigua rispetto alla bellezza sconfinata di ciò che ci aspetta.

Tutta la costa nord occidentale è davanti ai nostri occhi, il vento è altalena per gabbiani che planano a pochi metri da noi e offrono coreografia sonora.  Meraviglia assoluta.

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Riusciamo a scorgere sul tetto di una abitazione poco distante, dei grigi gabbianelli appena nati, che timorosi seguono trotterellando l’adulto di riferimento, protettivo e guardia.

Visitato il museo, ascoltato un documentario sulla storia di Castelsardo dominata e mutata nel corso dei secoli, riprendiamo le viuzze della parte antica e facciamo sosta in un piccolo bar, dove sorseggiamo un aperitivo (come già detto, la parola “pranzo” è stata bandita dopo la colazione) e godiamo ancora della vista sul mare.

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I gabbiani sono ovunque, maestosi e in attesa di ricevere parte del pasto dai clienti dei bar e dei ristoranti.

Prima di salutare questo gioiello del nord Sardegna, acquisto un blocchetto in un negozio di souvenir (mi servirà per gli appunti di viaggio), dove ci vengono offerti anche del mirto e dei dolcetti tipici. Ad usanza del luogo, non si dice no! Erano ottimi!

Raggiungiamo Stintino con facilità e ci dirigiamo verso la Spiaggia La Pelosa.

Restiamo senza fiato. Tutte le tonalità tra il blu e l’azzurro vengono custodite nelle acque del paradiso che si trova davanti ai nostri occhi. Un’ oasi di rara bellezza, dove coraggiosi turisti, affrontano i primi bagni di stagione. Ammetto di averli un po’ invidiati, se avessi avuto il costume, avrei superato il timore legato alle temperature e forse avrei vissuto una delle esperienze più belle della mia vita. Ci accomodiamo su uno scoglio e contempliamo le onde cristalline, progettando una nuova gita che abbracci anche L’Asinara, davanti a noi.

Dopo aver fatto il pieno di scorci da cartolina, riprendiamo la strada verso Alghero.

Una passeggiata sul lungo mare, animato dalla musica dei chioschi, ci conduce verso la pizzeria che sfamerà i nostri stomaci non più annegati nella colazione.

La giornata successiva faremo il check out, ma abbiamo un’altra gita in programma: Bosa ci aspetta.

Il pensiero di fare colazione come il giorno precedente, ci desta presto. Corriamo nell’area dedicata e mettiamo da parte riserve caloriche da freddo polare. Indimenticabile coreografia nel cappuccino, mi viene regalata da Antonio, simpaticissimo addetto alle colazioni.

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Effettuato il check out, salutiamo il lungo mare e ci dirigiamo verso Bosa.

Bosa, città d’arcobaleno, di abitazioni colorate e dalle mille sfumature storiche.

Città da percorrere a piedi, tra salite, scale, tra profumi di soffritti e sughi, città della malvasia. Città del Castello Malaspina, sulla cima del colle Serravalle, la cui visita (al costo di 4 euro a testa), ci ha regalato un’ ulteriore vista mozzafiato,  sul verde, sul fiume Temo, sul mare. Tutto il bello del mondo è stato davanti ai nostri occhi.

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Ci fermiamo in un bar prima di ripercorrere le vie della parte antica e godere del riflesso colorato delle abitazioni che custodiscono la storia della città. Passeggiamo lentamente, vogliamo portare via con noi queste immagini indelebili. Due mici riposano all’ombra, davanti a loro un contenitore con spaghetti al sugo, ne mancano parecchi, deduciamo che la dieta mediterranea è di loro gradimento.

Nel lungo fiume, ci immergiamo nel Festival della Birra, che abbiamo avuto la fortuna di trovare allestito durante la nostra visita. Facciamo qualche acquisto, camminiamo fra gli stand e il tempo scorre fino a quando riprendiamo la strada di casa.

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Percorriamo i chilometri che ci separano da Cagliari, con la pienezza donata dall’esperienza appena conclusa. Con la bellezza concessa dalla nostra Isola, il cui fascino ha invaso i nostri sensi e ha accresciuto il desiderio di scoprirla e riscoprirla ancora e ancora.

Ho voglia di visitare altri borghi, di leggere altre storie, di sentire altri profumi.

E spero accada presto.

 

 

 

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