Su Orani, sull’Autunno e sulla Barbagia che mi scorre dentro.

È la consueta esondazione di ricordi ad annunciare l’arrivo in Barbagia. Il mio sistema sensoriale attiva stanze mentali custodi della mia infanzia, che all’unisono spalancano l’uscio, rilasciando immagini ed emozioni.

Mentre Massi ed io, come spesso accade, ci dirigiamo verso il cuore della Sardegna, rivivo le fresche estati aritzesi, sento il sapore delle more succose appena raccolte, delle noci e delle nocciole, sento il vociare delle famiglie riunite per il pranzo e il tintinnare delle stoviglie, mi invade il profumo della vegetazione boschiva e rivedo Texile da quella stanza che è stata guardiana in lunghi sonni ristoratori, per la Silvia bambina che trascorreva settimane avvolta nell’abbraccio dei nonni.

Il mio legame emotivo e genetico con la zona del nuorese, è il probabile responsabile della passione viscerale che mi spinge così frequentemente verso Autunno in Barbagia,  manifestazione che da oltre vent’anni anima quei paesi sempre più numerosi, che aderendo all’evento, donano ai visitatori la propria storia e le proprie tradizioni, raccontandosi attraverso i sapori del buon cibo, l’artigianato locale, la suggestività delle case antiche e degli antichi saperi. ( http://www.cuoredellasardegna.it/autunnoinbarbagia/it/index.html )

Così, ancora una volta siamo in viaggio e in un 23 settembre soleggiato e caldo, scegliamo di recarci ad Orani, paese dalla storia intrigante, il cui abbraccio ha accolto nel mondo, tra gli altri,  Nivola, Delitala, Niffoi e che con orgoglio ne preserva e diffonde il patrimonio artistico e letterario. Per raggiungerla da Cagliari, dopo il lungo tratto sulla SS131 e sulla 131 DCN, attraversiamo prima Ottana, poi Sarule, distante solo sei chilometri dalla nostra meta, in attesa tra il verde collinare e il monte Gonare.

All’ingresso del centro storico, spicca la Chiesa di Santa Maria, illuminata dalle colorate bandierine che la sovrastano e annunciano la festa. In un banchetto informativo, prendiamo una mappa con preziose indicazioni sull’itinerario enogastronomico e sui luoghi di interesse visitabili. Tutto è spiegato e presentato con la massima cura, anche graficamente.

Il fluire dei visitatori, diviene anche nostro e ci perdiamo nelle strette viuzze, arricchite da una mostra fotografica a cielo aperto dedicata a Nivola e al suo ritorno ad Orani nel 1958. In quella occasione, fu il fotografo Carlo Bavagnoli a immortalare i momenti, rendendoli indelebili. Le gigantografie in bianco e nero che ornano le antiche pareti delle case in granito, restituiscono volti, istanti, emozioni di un passato tenuto in caldo e offerto all’occhio attento e curioso dei turisti.

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Ci travolgono gli aromi che provengono dai punti ristoro, affollati per l’ora di pranzo e ci conducono ai primi assaggi. Grandi protagoniste sono le Catzas, tipiche zeppole di Orani proposte particolarmente nel periodo del carnevale, ma assai gradite anche con largo anticipo. Ci fermiamo davanti alla Corte n.9 (Casa Mogoro), dove abbiamo il piacere di assistere al processo di selezione e lavorazione dell’impasto poco prima dell’immersione nell’olio per la frittura. Il tipico dolce, ancora caldo, dopo aver ricevuto una spolverata di zucchero, è tra le nostre mani e poco dopo tra le nostre fauci. Delizia totale.

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Proseguiamo poi la passeggiata, ammirando le esposizioni artigiane, decorative e tessili, i gioielli e i saponi. Incrociamo l’imponente manichino che indossa Su Bundhu, la tipica maschera in sughero di Orani, protagonista indiscussa anche di tante fotografie che ornano le mura del centro storico. Gli espositori ci accolgono con gentilezza e autentico desiderio di condividere il loro sapere e la storia di ciò che espongono.

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In Corso Garibaldi, visitiamo una casa antica, perfettamente preservata che rimanda alla quotidianità di un passato ancora vivo al suo interno: nella tavola imbandita al piano terra, nella stanza da letto al primo piano, nel verde giardino dove riposano utensili e strumenti da lavoro.

Ci colpisce poi la Corte dedicata ai cestini, che ospita anche un antico strumento, simile ad un telaio, con il quale si lavorava la pasta. La signora, custode dello spazio espositivo ci racconta come avveniva la produzione manuale e ricorda la bontà del prodotto ottenuto dopo tanta fatica. È un piacere ascoltarla. Ogni Corte ti regala qualcosa, un patrimonio di conoscenza che ti invita alla scoperta.

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È poi la volta dei cortili dolciari, dove degustiamo e compriamo Pabassinos e Pabassineddos,  concludendo in picco glicemico con una deliziosa Sevada (seadas) immersa nel miele.

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È piacevole perdersi tra i viottoli con vista sulle verdi colline, godersi la pace e il silenzio tipici di un centro così piccolo, non inquinato dal frenetico passaggio di auto o mezzi pesanti, ma rallegrato solo dal via vai del trenino che accompagna i turisti per il paese, in un tour ambitissimo tra fotografie, Cortes,  Chiese e  case antiche.

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La lunga attesa per poter usufruire della particolare gita e la folla nella Piazza Italia (che scorgiamo dall’ampio spazio che circonda il Comune del paese), spegne il mio iniziale desiderio di salire su uno dei vagoncini. Osserviamo il via vai del bianco mezzo di trasporto, senza riuscire a sederci. L’idea degli organizzatori, è stata senza dubbio vincente e apprezzatissima.

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Dopo aver bevuto un dolce caffè alle mandorle, ci dirigiamo al Museo Nivola, per raggiungere il quale, passiamo nelle vicinanze del verde parco comunale che offre una vista meravigliosa su Orani. (sito del museo:  http://www.museonivola.it/  )

Il Museo ospita opere dell’artista, in una cornice luminosa e curata nei dettagli. All’esterno un ampio giardino in cui rilassarsi e godere del panorama. Abbiamo la fortuna di ascoltare la parte conclusiva della spiegazione di una giovane guida, che accompagna un folto gruppo tra le opere principali. Racconta della famosa scultura nota come “Madre”, che, ci spiega, aveva la funzione di accogliere i visitatori che sbarcavano in Sardegna. Una scultura che restituisce completamente il senso di ospitalità voluto da Nivola, dando la sensazione di attendere l’osservatore per un caldo abbraccio di benvenuto.  Il biglietto d’ingresso per il Museo, ci permette di visitare anche la mostra Endless Form, di Tony Cragg allestita poco distante, nel vecchio lavatoio comunale, anch’essa particolarmente affascinante.

Durante il weekend in corso (28-29-30 settembre 2018), Orani sarà ancora protagonista di un evento culturale importantissimo: il weekend dei Musei, promosso dal Distretto Culturale del Nuorese. Senza dubbio una occasione preziosa per scoprire il patrimonio artistico e storico, del quale il paese è portatore.(http://www.cuoredellasardegna.it/distrettoculturaledelnuorese/it/index.html )

Autunno in Barbagia ha ancora tanto da offrire, quando inizia il nostro viaggio di rientro verso Cagliari. Siamo carichi di emozioni positive e grati al paese che ci ha accolto e sorpreso, regalandoci più di quanto ci aspettassimo.

Riattraversiamo il cuore della Sardegna, prima di immetterci sulle strade statali che ci condurranno a casa.

Arrivederci, Orani.

Per tante altre foto e per un video che racchiude la bellezza di questa esperienza, visitate la mia pagina su Instagram:   silviatoaff  

Alla prossima avventura!

Sulla bellezza delle capitali Baltiche.

Vacanza bagnata, vacanza fortunata?

In viaggio verso Olbia, in un dopo pranzo agostano all’apparenza innocuo, Massi ed io abbiamo il non richiesto privilegio di partecipare come comparse ad un nubifragio che profuma di apocalisse. L’improvviso passaggio dal diurno al notturno, l’illuminazione a costo zero regalata da grappoli di fulmini, secchiate d’acqua piovana multidirezionali, carreggiata adattata per un mega piscina party e file di auto procedenti a passo d’uomo (claudicante), danno il colpo di grazia al mio labile stato emotivo pre-volo.

Per fortuna, pur discretamente sfiancati giungiamo illesi a destinazione.

In città, notiamo cascate d’acqua che abbandonano tombini scoperchiati, turisti fradici che calzando  infradito ed evidentemente presi alla sprovvista dalla pioggia, tentano di raggiungere luoghi riparati e tanti Vigili del Fuoco all’opera.  L’autista del minibus Parkingo, che ci conduce in aeroporto, ci spiega che si è appena concluso un evento temporalesco con manie da tromba d’aria e che anche alcuni voli hanno subito dei ritardi, poiché gli aeromobili, già pronti al decollo e carichi di passeggeri, hanno dovuto attendere in pista che il tempo migliorasse.

Inizio un training riparatore e aspetto che Easyjet ci accompagni a Berlino, la mia amata Berlino, in cui trascorreremo la notte in attesa dell’imbarco per Riga, la mattina successiva.

Alle 23,30, varchiamo la soglia dell’ Intercity Hotel Berlin Brandenburg Airport, distante tre minuti di camminata dallo scalo di Schoenefeld.   Un letto comodo, un bollitore, una stanza silenziosa e la familiare sensazione di benessere regalata dall’aria berlinese, mi conducono senza intoppi tra le braccia di Morfeo.

L’amicizia con Riga.

Alle 10 del giorno successivo, dopo una fugace colazione aeroportuale con posto in piedi e chiacchierata in tedesco annessa, ci accomodiamo sui nostri “amati” sedili Ryanair, soddisfatti dei pochi euro spesi in fase di prenotazione, per stare l’uno accanto all’altra e in un’ora e venti raggiungiamo l’aeroporto principale della capitale lettone. Come al solito, prima della vacanza, racimolo informazioni utili che possano agevolarci negli spostamenti. So perciò che all’esterno, abbandonata la zona arrivi,  troveremo l’area di sosta del Bus 22, mezzo pubblico privilegiato per raggiungere il centro.

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Acquistiamo due biglietti per corsa singola (1,15 euro a testa), alle macchinette fronte fermata, dopo aver affrontato una fila estenuante, costituita da orientali evidentemente poco avvezzi al fai da te. (Ai futuri fruitori, suggerisco di portare monete o banconote di piccolo taglio. In alternativa, è possibile utilizzare la carta di credito o acquistare il biglietto dall’autista, MA con una notevole maggiorazione.)

Familiarizziamo con un trasporto pubblico efficiente, confortevole e particolarmente legato alla lingua locale, tanto da rifiutare completamente citazioni anglofone nella presentazione dell’itinerario sullo schermo.

Sappiamo di dover scendere alla Stazione Centrale dei Treni, ma dobbiamo affidarci unicamente ad istinto e fortuna per capire quale sia, tra quelle menzionate. Riusciamo nell’intento, lasciando il mezzo in corrispondenza del Centrāltirgus, che scopriremo essere il mercato generale della città, poco distante dalla Stazione e dal nostro Hotel (Hanza Hotel), che raggiungiamo a piedi in circa 5 minuti.

Dopo un veloce, quanto glaciale (dal punto di vista dell’interazione con la ragazza alla Reception) Check in, ci sistemiamo nella nostra basica e confortevole stanza al sesto piano. L’aspettativa è rispecchiata, tutto ciò che doveva possedere la camera, è presente e funzionale: bollitore, frigo, asciugacapelli e cassaforte, tra le altre cose. Cassaforte che come al solito, scelgo di utilizzare per lasciare in stanza passaporti, kindle e biglietti che ci serviranno per gite e rientro. Cassaforte che all’apparenza identica a quelle precedentemente incontrate e usate, nasconde in realtà delle insidie che dopo la prima chiusura, mi impediranno di riaprirla e mi costringeranno a chiedere mortificata, un disperato sostegno alla glaciale impiegata, per risolvere lo sgradevole sequestro dei nostri averi. Vengo rassicurata, scoprendo che parecchi ospiti hanno vissuto prima di me analogo destino e mi viene fornita una  chiave, per una eventuale apertura manuale in caso di ulteriori difficoltà (che per fortuna non si verificano).

Dopo un sonnellino rigenerante, siamo pronti per tuffarci su Riga, città particolarmente amata dai viaggiatori, grondante di storia, forte e orgogliosa della sua indipendenza, ottenuta in tempi relativamente recenti.

Siamo carichi e adrenalinici, un po’ sorpresi nel trovare un clima caldo e umido, che speravamo non ci seguisse fino in Lettonia. Per fortuna, le temperature saranno più fresche durante le giornate successive. Percorriamo a piedi il tragitto che ci separa dal centro cittadino. Assecondando il nostro bisogno di cibo, ci fermiamo in un market, dove ci procuriamo dei tramezzini di emergenza e ci scontriamo con la realtà locale: trovare cibo adatto alla scelta vegetariana, non è affare facile. Sarà complicato destreggiarsi tra aringhe, salmone, carni di ogni genere presenti in quasi tutti i cibi esposti. La pizza ci salverà in diverse occasioni e anche tra le pizze, carne e pesce appaiono spesso come ingredienti principali.

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Il centro storico, inserito dall’UNESCO tra i Patrimoni dell’Umanità, ci accoglie con le sue ampie zone verdi, con i suoi vicoli pedonali, con i suoi artisti di strada di eccezionale talento e con i suoi carretti, orgogliosamente dedicati al gelato di produzione nazionale. Carretti, carretti ogni dieci metri, carretti sempre attivi e stracolmi di assaggiatori in fila. Non immaginavo, si potesse avere una passione per il gelato, maggiore di quella tedesca, ma mi sbagliavo. Il gelato in Lettonia, credo galoppi verso il podio di alimento nazionale per eccellenza accanto alle aringhe.

Non lo assaggiamo, preferiamo osservare i numerosi degustatori attorno a noi.

Passeggiamo incuriositi e affascinati, tra le viuzze strette e i vari punti di interesse storico e architettonico. Chiese, Musei, la Casa delle Teste Nere, negozietti con creazioni d’ambra e immagini di gatti ovunque.

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L’atmosfera è gradevole e rilassante e ci aiuta a liberarci dai pesi accumulati nei mesi precedenti. Forte è la sensazione di benessere e pace, che la città rimanda fin dal primo impatto.

Riga non convive con il caos di una metropoli, né con un traffico smisurato, per questo, passeggiare per la città, possiede il gradevole potere di distendere i nervi e dona quiete alle menti stanche, come le nostre.

Ci sediamo sull’erba, in un parco attraversato dal fiume e ornato da ponticelli lucchettati con promesse amorose, osserviamo le canoe e le barche che attraversano il corso d’acqua, accanto ad anatre e gabbiani trasportati dalla corrente. Sono tante le persone distese o sedute sul manto erboso, che come noi catturano la bellezza attorno.

La serata trascorre con la velocità infrenabile dei momenti piacevoli, quelli che ti fanno perdere la percezione temporale. Prima di rientrare in albergo, ci fermiamo ad assistere ad un concerto gratuito di fronte alla stazione centrale. Il palco è allestito con cura e gli artisti talentuosi, ci regalano un pre-nottata, veramente indimenticabile.

La mattina successiva, la colazione proposta dall’hotel mi mette in difficoltà. La scelta è prevalentemente salata e fatico a trovare opzioni che soddisfino il mio bisogno di sapori dolci all’italiana. Verrò appagata quotidianamente da alcuni mini cornetti, pane e marmellata, cereali e frutta. Massi apprezza invece i sapori decisi e si tuffa nelle proposte locali (cetriolini in agrodolce inclusi…).

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Carichi di energia ci dirigiamo al Mercato Coperto cittadino, che si estende anche all’esterno, in una coreografica, colorata e curata esposizione di bancarelle. Gli odori sono intensi e penetranti, già orientati verso i pasti principali, per questo i miei recettori olfattivi ancora sintonizzati sulla colazione, soffrono e mandano segnali di rigetto.

Frutta, abiti, spezie, formaggi, miele, pesci, salumi, carni essiccate, creazioni artigianali e tantissimi fiori, sia in mazzolini che in composizioni più elaborate, regalano al visitatore tinte allegre e pittoresche.

Gruppi di turisti accompagnati dalla guida, si fermano in quei box che non solo, espongono i prodotti con particolare meticolosità estetica, ma consentono di scattare fotografie (sono frequenti cartelli di divieto, in varie zone del Mercato).

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Rompo il ghiaccio, facendo il primo acquisto della vacanza e con fatica mi destreggio in una comunicazione senza punti d’incontro verbali, dove un lettone aspro e marcato, arriva alle mie orecchie, restando insoluto. In questa occasione, come nelle successive, vera protagonista sarà la gestualità, che faciliterà la conclusione della compravendita.

Finita la visita al Mercato, ci dirigiamo verso il centro storico per riscoprirlo e assaporarlo meglio rispetto alla serata precedente, in cui ci siamo limitati a sfiorarlo.
Raggiungiamo l’imponente Duomo e lo contempliamo affascinati, ripercorriamo le piazze e le viuzze pedonali ornate dai già citati carretti di gelato, per poi goderci una passeggiata sul lungo fiume e perderci alla vista dei grattacieli e dei ponti cittadini.

Il clima è fresco, il cielo è coperto.

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Decidiamo di sfruttare il Bus Turistico e lasciarci cullare dalla voce narrante, solitamente gradevole e pacata. Grande è perciò il nostro stupore, quando scopriamo che l’esposizione sulle bellezze cittadine è stata affidata ad un oratore dal marcato accento campano, mangiatore di parole per professione. Massi ed io non riusciamo a soffocare sonore risate, che ci accompagneranno per l’intero tragitto. Accanto a noi, una passeggera tedesca non se la passa meglio, terrorizzata all’idea di poggiare le orecchie alle cuffie, arrotola queste ultime in fazzoletti di carta che preservino le sue difese immunitarie. Su Riga, impariamo ben poco, ma l’esperienza a bordo è stata senza dubbio pittoresca (15 euro a testa per due percorsi in formula Hop on Hop Off).

Pranziamo in un ristorante che siamo certi, possa offrirci un piatto adatto alla nostra scelta alimentare: Mamma Pasta, in Piazza del Duomo. Per circa 13 euro a testa, mangiamo due discrete  pizze, beviamo due eccezionali birre locali, abbiamo acqua e due caffè. Inizialmente distante e poco sorridente, il cameriere gradualmente si scioglie, forse contagiato dai nostri sorrisi.

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Durante il pasto, passerotti tendenti all’obesità, scorrazzano per raccattare degustazioni di carboidrati tra i commensali.
Passeggiata post prandiale, tra verdi parchi e l’animatissima zona dove negli anni Trenta venne eretto il Monumento alla Libertà, che durante l’occupazione sovietica, rischiò la demolizione, ma per fortuna scampò il pericolo .
Ci rilassiamo in una delle tante aree verdi e assistiamo in diretta all’efficienza delle forze dell’ordine cittadine, che testimoni di un tuffo nel fiume da un ponticello, evidentemente non consentito dalla normativa locale, multano il gruppo di adolescenti attori della bravata, che dopo un iniziale tentativo di fuga, vengono fermati e sanzionati senza possibilità di condono.

Ci sentiamo a nostro agio in questa città, lo capiamo nel renderci conto che un’altra giornata è volata leggera e volge al termine.

Il giorno successivo ci aspetta TALLINN.

 

L’incontenibile passione per Tallinn

Dalla stazione centrale dei Bus di Riga, in posizione strategica rispetto al nostro Hotel, la compagnia Ecolines (https://ecolines.net/international/en) ci porta a destinazione in circa 4 ore e mezzo.

La distanza tra Riga e Tallinn è notevole, ma ci piace scoprire i paesaggi anche affrontando tratte lunghe, comodamente seduti in confortevoli mezzi di trasporto. Nel caso dell’Ecolines, scelta per recensioni e soddisfazione dei passeggeri precedenti (circa 35 euro AR a testa), abbiamo a disposizione non solo un bagno e un tablet con film, musica e libri (inglese presente), ma anche una eccellente Wi-Fi e bevande calde gratuite.

Attraversiamo la Lettonia e ci dirigiamo verso l’Estonia, sorseggiando litri di cioccolata e caffè, ascoltando le proposte musicali (tra cui, in prima linea PUPO e ADRIANO CELENTANO) e ammirando la natura incontaminata che abbraccia le due nazioni.

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Giunti alla Stazione dei Bus di Tallinn, percorriamo a piedi una distanza di circa un quarto d’ora per arrivare al Centro Storico e fin dal primo sguardo, vengo ripagata dell’attesa, dei chilometri percorsi, della sveglia precoce.
La cittadina è semplicemente spettacolare, un gioiello che ti lascia senza fiato. Siamo davanti ad un altro Patrimonio Unesco, preservato e mantenuto intatto in tutto il suo fascino medioevale.
Mura che proteggono vicoletti, mercatini di artigiani, e la Piazza principale, immensa, meravigliosa. Il borgo è vivo, affollato da turisti.

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Non riesco ad evitare il pensiero di una Tallinn addobbata nel periodo natalizio, non riesco ad evitare una bozza di progetto viaggereccio che mi conduca in questa favola nel freddo inverno estone. Sono folgorata dalla rara bellezza che mi circonda.

I carretti di gelato, tanto cari a Riga, vengono sostituiti dai carretti di mandorle tostate e caramellate. Spesso, i venditori indossano abiti medioevali e il Medioevo è ovunque, nei Musei dedicati alle torture dell’epoca, nei ristoranti dedicati ai piatti tipici, negli scorci.

Più passa il tempo, più il mio desiderio di tornare a Tallinn, si amplifica. Una giornata, per quanto intensa, è davvero troppo poco.

Raggiungiamo la collina di Toompea, che ci regala una vista sulla città, che illuminerà i nostri ricordi per tanto tempo.  Un tripudio di colori, campanili, tetti spioventi, racchiuso in pochi chilometri quadrati. Un tesoro architettonico e storico.

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Ci perdiamo di nuovo nel centro, il tempo non concede sconti e vola verso l’ora di rientro. Il bus Ecolines, il gelato al cioccolato di Pupo e Susanna, l’amica di Celentano, ci aspettano per un lungo viaggio in notturna.

Ci rivedremo Tallinn, ci rivedremo.

Di Storia Nazionale, Spiagge e convivenza con pungiglioni.

Dedichiamo la prima parte della giornata successiva, alla visita del Museo dell’Occupazione della Lettonia e del Museo del Kgb, ingresso libero ma possibilità di lasciare un’offerta. L’impatto è forte, la documentazione restituisce la difficile storia della nazione, il coraggio della Resistenza, il clima di inquietudine sotto la lunga occupazione sovietica.

Smaltiamo lo stato d’angoscia derivante dalla visita al museo, passeggiando per una Riga soleggiata e luminosa. Ci addentriamo in zone del centro storico che abbiamo trascurato e incontriamo il ristorante di Albano, che, indovinate un po’? Si chiama Felicità! Solo che non propone un panino o un bicchiere di vino.

Abbiamo in programma per il pomeriggio, una gita nella vicina Jurmala, zona balneare raggiungibile in mezz’ora di treno. Il biglietto AR, acquistato ad uno sportello della Stazione Centrale, non raggiunge i 3 euro a testa. Gli orari di partenza sono reperibili sia su una bacheca in stazione, che su uno schermo ben in vista.

I treni sono un po’ datati, molto diversi da quelli di altre parti d’Europa, ma simili a quelli da me  utilizzati talvolta in Sardegna, per tratte interne. Appaiono comunque puliti, curati e soprattutto puntuali.

Scendiamo alla fermata Majori e ci godiamo la passeggiata in Joma Iela, una via pedonale che conduce alla spiaggia, tra negozi, ristoranti e immancabili mercatini con oggetti d’ambra.
Colonna sonora: il vociare dei gabbiani. Compagnia non richiesta: api e vespe, ovunque. Devo abituarmi ad una convivenza forzata, perché non c’è zona senza incontri ravvicinati.
La spiaggia è immensa, sul bagnasciuga passeggiatori e ciclisti. In acqua solo qualche coraggioso pullo di gabbiano. Mi sfilo le scarpe e immergo i piedi nel golfo di Riga. L’acqua è freddissima, ma l’esperienza è indimenticabile. La sabbia somiglia più alla polvere che ai granelli delle spiagge sarde. Massi ed io ci sediamo in una delle panchine volte verso l’orizzonte e facciamo scorta di un ulteriore panorama senza uguali.

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Prima di rientrare a Riga, ci fermiamo in una cioccolateria e ci strafoghiamo con un dolce esageratamente abbondante, caffè e cioccolata calda. Il tutto in compagnia di una vespa ingorda di zollette di zucchero.

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Il giorno successivo, VILNIUS ci attende.

Faccende Lituane.

Ecolines ci conduce in Lituania in circa 4 ore. L’autista è loquace e sorridente, ma ovviamente parla solo la lingua locale. Quasi inizio a farci l’abitudine, il mio orecchio si attiva e mentre spiega accuratamente, ciò che intuisco essere itinerario e servizi durante la tratta, sorrido, lui interpreta il sorriso come comprensione e si rivolge a me felice di sapere di essere capito. Purtroppo devo deluderlo e spiegargli attraverso il non verbale, che non possiamo farci una chiacchierata.

Al confine con la Lituania, la polizia ferma il nostro Bus e verifica i passaporti.
Arriviamo puntuali a Vilnius e raggiungiamo il centro storico in circa dieci minuti di passeggiata. Ci facilitano il percorso, i cartelli con le indicazioni su distanze e direzione dei luoghi interesse cittadini.
Prima tappa mercato coperto (Massi è appassionato del genere), molto coreografico e suggestivo. I venditori ci invitano ad assaggiare e scoprire i prodotti locali, più accoglienti e sorridenti rispetto ai cugini lettoni ed estoni.

Vilnius appare come una città da scoprire gradualmente, anch’essa ricca di storia, di scorci, di chiese, piazze e soprattutto verde, verde dei parchi, verde delle colline. Tra queste ultime, dedichiamo una parte della giornata a quella famosissima delle Tre Croci, che si raggiunge con una scalinata ripida e affaticante, immersa in un paesaggio boschivo, da affrontare con un gran bagaglio di energie e buona volontà. Arriviamo in cima esausti, ma anche in questo caso, la vista è ripagante e annulla qualsiasi ripensamento.

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Poi, ancora immersione nel centro storico e nella Repubblica Indipendente  di Uzupis, quartiere con una propria Costituzione, che grazie all’arrivo di numerosi artisti ha perso l’immagine di zona malfamata avuta in  passato ed è diventata gioiello dentro Vilnius. Possiamo trattenerci per un tempo brevissimo, ma l’impatto è sufficiente per alimentare il desiderio di tornare, scoprire meglio, immergermi più a lungo tra murales e gallerie d’arte.

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Saluto Vilnius senza esserne sazia e porto con me la sensazione di aver perso tantissimo a causa della brevità della gita. Verso Riga, sul nostro Ecolines, mi consolano Pink e i Green Day, che fanno parte della selezione musicale proposta sul tablet nel mio sedile.

L’Arrivederci.

Hai la sensazione di aver fatto il Check-in da poche ore e invece devi restituire la tessera magnetica e dirigerti in aeroporto sfruttando il sempre caro Bus 22, che in circa mezz’ora ti conduce alla zona Partenze.  Ci aspetta uno scalo a Berlino, prima del volo per Olbia.

Uno scalo agrodolce, perché pur avendo la possibilità di trascorrere qualche ora nella amata Germania, non abbiamo il tempo sufficiente per raggiungere il centro città e salutarla con l’affetto che merita.

Elaboro la tristezza e attendo il primo imbarco, che avviene con un po’ di ritardo. Easyjet passa il testimone a Ryanair in quel di Schoenefeld e al tramonto sorvoliamo la Sardegna orientale, per atterrare ad Olbia intorno alle 20,30.

Cagliari ci aspetta e soprattutto ci aspettano i nostri mici.

Durante il tragitto in auto, ricordiamo quanto di bello abbiamo vissuto e un sorriso colora i nostri stanchi volti.

Alla prossima tappa!

Per tante altre foto, vi aspetto sul mio profilo Instagram silviatoaff  🙂

Per qualsiasi ulteriore informazione su trasporti, costi, itinerario, scrivetemi pure, sarò felicissima di ripercorrere con voi questo viaggio ed esservi d’aiuto per organizzare la vostra esperienza baltica.