Su Orani, sull’Autunno e sulla Barbagia che mi scorre dentro.

È la consueta esondazione di ricordi ad annunciare l’arrivo in Barbagia. Il mio sistema sensoriale attiva stanze mentali custodi della mia infanzia, che all’unisono spalancano l’uscio, rilasciando immagini ed emozioni.

Mentre Massi ed io, come spesso accade, ci dirigiamo verso il cuore della Sardegna, rivivo le fresche estati aritzesi, sento il sapore delle more succose appena raccolte, delle noci e delle nocciole, sento il vociare delle famiglie riunite per il pranzo e il tintinnare delle stoviglie, mi invade il profumo della vegetazione boschiva e rivedo Texile da quella stanza che è stata guardiana in lunghi sonni ristoratori, per la Silvia bambina che trascorreva settimane avvolta nell’abbraccio dei nonni.

Il mio legame emotivo e genetico con la zona del nuorese, è il probabile responsabile della passione viscerale che mi spinge così frequentemente verso Autunno in Barbagia,  manifestazione che da oltre vent’anni anima quei paesi sempre più numerosi, che aderendo all’evento, donano ai visitatori la propria storia e le proprie tradizioni, raccontandosi attraverso i sapori del buon cibo, l’artigianato locale, la suggestività delle case antiche e degli antichi saperi. ( http://www.cuoredellasardegna.it/autunnoinbarbagia/it/index.html )

Così, ancora una volta siamo in viaggio e in un 23 settembre soleggiato e caldo, scegliamo di recarci ad Orani, paese dalla storia intrigante, il cui abbraccio ha accolto nel mondo, tra gli altri,  Nivola, Delitala, Niffoi e che con orgoglio ne preserva e diffonde il patrimonio artistico e letterario. Per raggiungerla da Cagliari, dopo il lungo tratto sulla SS131 e sulla 131 DCN, attraversiamo prima Ottana, poi Sarule, distante solo sei chilometri dalla nostra meta, in attesa tra il verde collinare e il monte Gonare.

All’ingresso del centro storico, spicca la Chiesa di Santa Maria, illuminata dalle colorate bandierine che la sovrastano e annunciano la festa. In un banchetto informativo, prendiamo una mappa con preziose indicazioni sull’itinerario enogastronomico e sui luoghi di interesse visitabili. Tutto è spiegato e presentato con la massima cura, anche graficamente.

Il fluire dei visitatori, diviene anche nostro e ci perdiamo nelle strette viuzze, arricchite da una mostra fotografica a cielo aperto dedicata a Nivola e al suo ritorno ad Orani nel 1958. In quella occasione, fu il fotografo Carlo Bavagnoli a immortalare i momenti, rendendoli indelebili. Le gigantografie in bianco e nero che ornano le antiche pareti delle case in granito, restituiscono volti, istanti, emozioni di un passato tenuto in caldo e offerto all’occhio attento e curioso dei turisti.

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Ci travolgono gli aromi che provengono dai punti ristoro, affollati per l’ora di pranzo e ci conducono ai primi assaggi. Grandi protagoniste sono le Catzas, tipiche zeppole di Orani proposte particolarmente nel periodo del carnevale, ma assai gradite anche con largo anticipo. Ci fermiamo davanti alla Corte n.9 (Casa Mogoro), dove abbiamo il piacere di assistere al processo di selezione e lavorazione dell’impasto poco prima dell’immersione nell’olio per la frittura. Il tipico dolce, ancora caldo, dopo aver ricevuto una spolverata di zucchero, è tra le nostre mani e poco dopo tra le nostre fauci. Delizia totale.

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Proseguiamo poi la passeggiata, ammirando le esposizioni artigiane, decorative e tessili, i gioielli e i saponi. Incrociamo l’imponente manichino che indossa Su Bundhu, la tipica maschera in sughero di Orani, protagonista indiscussa anche di tante fotografie che ornano le mura del centro storico. Gli espositori ci accolgono con gentilezza e autentico desiderio di condividere il loro sapere e la storia di ciò che espongono.

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In Corso Garibaldi, visitiamo una casa antica, perfettamente preservata che rimanda alla quotidianità di un passato ancora vivo al suo interno: nella tavola imbandita al piano terra, nella stanza da letto al primo piano, nel verde giardino dove riposano utensili e strumenti da lavoro.

Ci colpisce poi la Corte dedicata ai cestini, che ospita anche un antico strumento, simile ad un telaio, con il quale si lavorava la pasta. La signora, custode dello spazio espositivo ci racconta come avveniva la produzione manuale e ricorda la bontà del prodotto ottenuto dopo tanta fatica. È un piacere ascoltarla. Ogni Corte ti regala qualcosa, un patrimonio di conoscenza che ti invita alla scoperta.

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È poi la volta dei cortili dolciari, dove degustiamo e compriamo Pabassinos e Pabassineddos,  concludendo in picco glicemico con una deliziosa Sevada (seadas) immersa nel miele.

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È piacevole perdersi tra i viottoli con vista sulle verdi colline, godersi la pace e il silenzio tipici di un centro così piccolo, non inquinato dal frenetico passaggio di auto o mezzi pesanti, ma rallegrato solo dal via vai del trenino che accompagna i turisti per il paese, in un tour ambitissimo tra fotografie, Cortes,  Chiese e  case antiche.

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La lunga attesa per poter usufruire della particolare gita e la folla nella Piazza Italia (che scorgiamo dall’ampio spazio che circonda il Comune del paese), spegne il mio iniziale desiderio di salire su uno dei vagoncini. Osserviamo il via vai del bianco mezzo di trasporto, senza riuscire a sederci. L’idea degli organizzatori, è stata senza dubbio vincente e apprezzatissima.

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Dopo aver bevuto un dolce caffè alle mandorle, ci dirigiamo al Museo Nivola, per raggiungere il quale, passiamo nelle vicinanze del verde parco comunale che offre una vista meravigliosa su Orani. (sito del museo:  http://www.museonivola.it/  )

Il Museo ospita opere dell’artista, in una cornice luminosa e curata nei dettagli. All’esterno un ampio giardino in cui rilassarsi e godere del panorama. Abbiamo la fortuna di ascoltare la parte conclusiva della spiegazione di una giovane guida, che accompagna un folto gruppo tra le opere principali. Racconta della famosa scultura nota come “Madre”, che, ci spiega, aveva la funzione di accogliere i visitatori che sbarcavano in Sardegna. Una scultura che restituisce completamente il senso di ospitalità voluto da Nivola, dando la sensazione di attendere l’osservatore per un caldo abbraccio di benvenuto.  Il biglietto d’ingresso per il Museo, ci permette di visitare anche la mostra Endless Form, di Tony Cragg allestita poco distante, nel vecchio lavatoio comunale, anch’essa particolarmente affascinante.

Durante il weekend in corso (28-29-30 settembre 2018), Orani sarà ancora protagonista di un evento culturale importantissimo: il weekend dei Musei, promosso dal Distretto Culturale del Nuorese. Senza dubbio una occasione preziosa per scoprire il patrimonio artistico e storico, del quale il paese è portatore.(http://www.cuoredellasardegna.it/distrettoculturaledelnuorese/it/index.html )

Autunno in Barbagia ha ancora tanto da offrire, quando inizia il nostro viaggio di rientro verso Cagliari. Siamo carichi di emozioni positive e grati al paese che ci ha accolto e sorpreso, regalandoci più di quanto ci aspettassimo.

Riattraversiamo il cuore della Sardegna, prima di immetterci sulle strade statali che ci condurranno a casa.

Arrivederci, Orani.

Per tante altre foto e per un video che racchiude la bellezza di questa esperienza, visitate la mia pagina su Instagram:   silviatoaff  

Alla prossima avventura!

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