Di Budapest a Natale e di giornate indelebili.

Non esiste viaggio che ami più di quello invernale. La mia mente, inizia a sognare mercatini natalizi, vino caldo e addobbi, più o meno dalla primavera. Luminarie, casette di legno, la miscela di fragranze dolci e salate, rappresentano un feticcio viaggereccio che attendo con infrenabili entusiasmo e impazienza.

Quest’anno la mia passione viscerale (l’anno scorso in realtà, visto il passaggio del testimone appena avvenuto tra 2019 e 2020), coinvolge non solo Massi, ma anche mia sorella Anna e i miei cognati Michela e Roberto: insieme raggiungeremo Budapest il 26 dicembre. Ci incontriamo in aeroporto in un tiepido pomeriggio sardo, imbacuccati come se dovessimo superare il glaciale inverno sulla Terror e attendiamo il decollo sudando come cotiche allo spiedo. La temperatura in aereo rasenta quella dell’agosto cagliaritano alle 14, sotto il sole, ma sappiamo che il nostro bagaglio, ripieno di indumenti termici, si rivelerà l’arma vincente una volta atterrati in Ungheria. Uno scambio di posti, inaspettato e assai gradito, mi consente di sedere accanto a Massi e rimescola la randomica assegnazione dei sedili offerta gratuitamente da Ryanair, che aveva spalmato il nostro gruppo su tutto l’aereo. Due ore di volo tranquillo ci conducono alla meta. Atterriamo a fine serata in un aeroporto ordinato, pulito e dotato di tutto ciò che occorre per chi giunge in città da viaggiatore.

Prima tappa Atm, abbiamo bisogno di un po’ di fiorini per le spese iniziali: tickets dei mezzi pubblici e cibo. Acquistiamo i biglietti al banco della BKK, azienda dei trasporti cittadini. Scegliamo un abbonamento di gruppo (massimo per 5 persone) della durata di 24 ore, che ci permetterà di usufruire di metro, bus e tram. In più, compriamo i nostri biglietti per il bus 100E, che non rientra nelle linee urbane incluse nell’abbonamento, ma ha un costo di 900 fiorini (circa 3 euro). Per ulteriori informazioni su trasporti e tariffe, suggerisco il sito dedicato: https://bkk.hu/en/tickets-and-passes/prices/.

Per raggiungere il nostro Hotel (Danubius Arena), utilizziamo il bus 100E fino alla stazione Astoria, che ci coglie alla sprovvista e ci regala la nostra prima corsa direttamente sul mezzo per riuscire a scendere in tempo, poi da lì, ci infiliamo nella metro M2 rossa, verso la fermata Puskás Ferenc Stadion che dista circa un minuto di camminata dall’albergo.

Il Check-in viene rallentato da un problema verosimilmente informatico, che trattiene l’addetto alla Reception per parecchi minuti. Visibilmente disperato, guarda il monitor davanti a lui, senza accorgersi che chiediamo la sua attenzione.  Ma tutto si risolve per il meglio e otteniamo le nostre stanze, che per fortuna sono nello stesso piano e perfino una accanto all’altra. La camera è ampia, pulita, insonorizzata, dotata del preziosissimo bollitore e di una allettante vasca da bagno che mi concederà assoluto relax in numerosi fine serata. Mi bastano pochi minuti per capire che ho fatto la scelta giusta: l’hotel è perfetto per le nostre esigenze e considerati il costo contenuto e il panorama mozzafiato godibile dalla finestra, lo promuovo immediatamente a pieni voti. Ceniamo con i panini presi all’aeroporto e stiamo un po’ insieme in una delle stanze per organizzare la giornata successiva, prima della buonanotte.

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 Il giorno dopo, scegliamo di fare colazione nella zona di Deák Ferenc tér. Sarà il caso a decidere la location, perché non abbiamo una precisa idea di cosa troveremo una volta usciti dalla metro. Notiamo subito i mercatini che vengono preparati per l’apertura e una maestosa ruota panoramica, che mostrerà tutta la sua bellezza dopo il tramonto, illuminata e visibile da parecchi chilometri di distanza. Entriamo in un piccolo bar, dove una gentilissima coppia di turisti ci cede il proprio tavolo per concederci una colazione comune. Prendiamo cappuccini, croissant, muffin e succhi d’arancia. I prezzi sono veramente contenuti rispetto al Nord Europa (è ancora fresco il ricordo delle colazioni fatte a Helsinki qualche mese prima, ma soprattutto di quelle norvegesi e svedesi, per cui sarebbe stato utile un mutuo). A stomaco pieno, ci perdiamo tra le vie cittadine, inebriati da odori di spezie, cannella e arrosto.

Superiamo Pest, la parte più moderna della città, per raggiungere Buda, la parte antica e percorriamo il Ponte delle Catene, ribattezzabile come il ponte dei venti polari che attraversano in scioltezza i vestiti e oserei dire perfino l’epidermide, il derma e l’adipe. La città vecchia, meravigliosa, restituisce tutta la sua bellezza sotto un timido sole che ne esalta i lineamenti architettonici. Ci dirigiamo verso il distretto del Castello, lungo una salita e numerosi scalini. Incrociamo persone giunte da tutte le parti del mondo e assorbiamo un intrecciarsi di idiomi, profumi, sguardi e volti. La rappresentanza italiana è decisamente imponente. Ci perdiamo nel panorama che il distretto del castello concede, poi proseguiamo tra le viuzze che si snodano nel quartiere storico.

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Scegliamo di entrare in un Labirinto segnalato da una freccia. Esperienza decisamente interessante e fuori dagli schemi. Uno spazio che porta con sé secoli di storia e che venne utilizzato come prigione, luogo di tortura, bunker, ospedale militare e tanto altro ancora. Anna, Michela ed io (Massi e Roberto preferiscono aspettare fuori) attraversiamo gli stretti e bui passaggi, dove incontriamo allestimenti di opere liriche, feste, bambini inquietanti, tombe e pozzi. La visita si conclude, lasciandoci addosso soddisfazione e stordimento insieme.

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Pranziamo in un ristorante self service, accogliente e soprattutto economico. Io e Massi prendiamo del riso con verdure e crocchette di patate, gli altri assaggiano anche il famoso spezzatino che inizialmente siamo convinti si chiami Gulasch, ma grazie ad una guida turistica, scopriremo avere un altro nome(Pörkölt). Vorremmo trattenerci, ma un giovane cameriere ci fa capire che il tavolo attende nuovi ospiti.

Dopo il pasto, ci aspetta il Bastione dei Pescatori, imponente, romantico, gremito. In assoluto uno dei luoghi che amo maggiormente della città e che mi conquistò già nel 2006, quando per la prima volta Massi e io ci recammo a Budapest.

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Portiamo con noi tutta la bellezza possibile e ci dirigiamo a piedi verso il Danubio, per visitare il memoriale dedicato alle vittime dell’Olocausto. Sulla riva del fiume, decine di scarpe giacciono allineate, rendendo indelebile il ricordo dell’efferatezza nazista. Calzature di tutti i tipi, di tutte le dimensioni, lasciate sulla riva del fiume mentre le vittime venivano gettate tra le acque e uccise con un colpo di pistola alla testa. Tra le tante, mi trafiggono due scarpine da bimbo, non c’era salvezza nemmeno per i più indifesi e vulnerabili, nessuno veniva risparmiato. La ferocia dei carnefici e l’impotenza delle vittime, sono restituite come un pugno in pieno petto. Pietre e lumicini, sono posizionati lungo il memoriale. Sapere che tanti preservano la memoria con questi piccoli gesti di vicinanza, fa bene all’anima.

Ci tratteniamo per un po’, dando così la possibilità a Roberto di fare delle foto con tutta la calma di cui ha bisogno. Riprendiamo poi il ponte delle catene e riabbracciamo Pest, dove le luminarie, animano strade e mercatini. L’atmosfera è magica. Sorseggiamo un Mulled Wine nei pressi della Basilica; su di essa, un gioco di luci tridimensionale accompagnato da un sottofondo musicale. Uno spettacolo che interrompe il fitto vociare e per qualche minuto dona un silenzio assoluto. Degustiamo poi il dolce tipico ungherese, la cui impronunciabilità (kürtöskalács) è direttamente proporzionale all’impossibilità di smaltirne l’apporto calorico.  Crema alla vaniglia, panna montata, cioccolato, cannella, calorie, iperglicemia e bontà: siamo satolli.

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La serata vola e prima del rientro, cerchiamo un market aperto per fare una piccola spesa.

Il giorno dopo facciamo colazione nei pressi del Parlamento, dove troviamo un carinissimo Bar, nell’edificio che ospita il Museo del Cioccolato. Dolce e salato si intrecciano al nostro tavolo, perché Roberto preserva un certo grado di leggerezza con una omelette con pancetta. Noi scegliamo croissant, paste alle noci e cappuccini. Il locale è talmente carino, che decidiamo all’unanimità di tornare anche la mattina successiva.

Per le 10:30 abbiamo prenotato un Free Walking Tour (in italiano) con una guida ungherese di nome Orsi, che si rivelerà brillante, preparata e simpaticissima. Per due ore e mezza, ci concede il suo vissuto e ci porta in una Budapest diversa da quella raccontata dai resoconti cartacei. Dolori, oppressioni, ferite che hanno lasciato il segno e che si fondono inevitabilmente con la personalità dei cittadini. Orsi ci fa riflettere sulle differenze generazionali e si illumina nel parlare delle speranze dei giovani ungheresi. Con autentica passione ci dona parti di sé e della sua vita, sfiorando le corde della tolleranza, dell’empatia, della comprensione verso culture altre, che nascono da storie differenti. La visita parte dal Parlamento e si conclude davanti alla grande Sinagoga. Durante il Tour, ci fermiamo accanto alla recente scultura commemorativa, che il governo ha eretto in ricordo delle vittime dell’Olocausto e che vede l’arcangelo Gabriele (simbolo dell’Ungheria), sottomesso dall’aquila imperiale tedesca, che lo sovrasta. Immagine che edulcora il ruolo attivo avuto dagli stessi governanti ungheresi nel sostegno al nazismo e assolve corresponsabili e collaborazionisti. Orsi ci spiega quanto ancora venga criticata la scelta di erigere un monumento che falsifica la realtà, alimentando un revisionismo mal tollerato dai cittadini, che da anni protestano in maniera attiva e continuativa, deponendo lungo il perimetro della scultura scritti, fotografie e documenti, testimonianza di ciò che realmente accadde.  Un tassello delicato, raccontato con lucidità e chiarezza.

Consiglio caldamente il Free Tour con Orsi, per maggiori informazioni potete dare uno sguardo su https://www.freetourinitaliano.com/.

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Dopo il tour, ci dirigiamo verso i Mercati Generali con l’idea di pranzare al piano superiore dell’edificio, che ospita vari ristoranti. Ma la nostra idea è tutt’altro che originale e il numero spropositato di persone con cui dovremmo condividere spazi e ossigeno, ci porta a modificare i programmi. Facciamo un giro tra i box al piano terra, ammirando la cura nell’esposizione, respirando i profumi di spezie, zuppe, frutta e dolci. Poi ci rituffiamo nelle vie cittadine per trovare un posto accogliente dove mangiare. Mia cognata nota un ristorante che soddisfa tutti, dove possiamo riposarci e rifocillarci. Anna, Michela e Roberto, assaggiano la zuppa di Gulasch, Massi ed io scegliamo degli gnocchi e una piadina. Costo onestissimo, ma i fiorini ungheresi sono dispettosi e quando pensi di avere un capitale, scopri amaramente con il convertitore di valuta, che la povertà regna sovrana e devi prelevare ulteriormente. Roberto ribattezza la moneta locale “cazzillo” e per tutta la durata del viaggio, l’entità dei cazzilli nei portafogli, sarà l’argomento principe.

Dopo pranzo, decidiamo di visitare il quartiere ebraico e ce ne innamoriamo. Un intreccio di localini, pub, negozi, ristoranti, murales e palazzi antichi. Per caso, scopriamo una galleria di artisti e hobbisti e diamo fondo alle nostre finanze comprando dei quadretti, che abbelliranno le nostre case. Le luci natalizie, amplificano il fascino degli scorci che sono già di per sé suggestivi. Adoro questo periodo dell’anno ed è sempre un privilegio potersi immergere nel fascino delle città vestite a festa. Passeggiamo fino alla Fashion Street, elegante e raffinata via pedonale nei pressi della ruota panoramica, impreziosita da alberi di Natale e luminarie imponenti.  Da lì, raggiungiamo i mercatini natalizi di Piazza Vorosmarty, i più antichi della città. Poi, sosta per un tè caldo nel bar di un hotel che ci permette di usare gratuitamente anche un bagno discretamente lussuoso e tappa finale della serata ai Mercatini sotto la Basilica, dove ci scaldiamo con un buon Mulled Wine e delle eccezionali patate arrosto. Brindisi, per salutare una meravigliosa Budapest in notturna, in una delle panche in legno allestite per i mercatini, conquistata dopo essere stati scacciati da un bambino che si abbuffava in solitudine e che con molta decisione ha rifiutato la nostra richiesta di poter sedere accanto a lui.

Il giorno successivo, il volo sarà a metà serata, per questo possiamo sfruttare al massimo la mattina. Colazione nel “nostro” Bar vicino al parlamento, dove Michela e Roberto, si tengono leggeri con uova fritte e omelette alle 9 del mattino. È domenica e parte della città dorme ancora. A stomaco pieno, ci dirigiamo verso il Museo Memoriale dell’Olocausto, che mi colpì profondamente nel 2006 e che suggerisco ai miei compagni di viaggio. Purtroppo, nonostante le informazioni ne confermino l’apertura, i cancelli sono chiusi e ci arrendiamo all’impossibilità di accedere alla struttura.

Un Mercatino rionale, piccino, piccino con pane e formaggi, addolcisce subito la nostra delusione. Dentro un Bar allestito in un edificio catacombale, ci sediamo per degustare una pagnotta, poi decidiamo di dirigerci al quartiere ebraico per esplorarne meglio gli angoli più caratteristici. Scelta portatrice di frutti inaspettati. Ci imbattiamo in un palazzo che ospita espositori, bar, ristoranti, un giardino e addirittura musica dal vivo: è il famoso Szimpla Kert, locale amatissimo sia per la vita diurna che per quella notturna.

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Seguiamo il fluire dei visitatori e ci godiamo uno spettacolo senza uguali. Ultima tappa: Mercatini di Natale per un finale, caldo Mulled Wine all’aperto, accanto al tepore di una fiamma che arde dentro una teca di vetro. Tiriamo insieme le somme di un’esperienza che ha rispecchiato e superato le aspettative di tutti e salutiamo una Budapest meravigliosa, fredda ma soleggiata, accogliente e portatrice di emozioni.  Sappiamo che sarà un arrivederci e non un addio, perché il desiderio di ritrovare una tale bellezza, resterà vivo e chiederà di essere ascoltato di nuovo, in futuro.

Avevo Ventisei anni quando visitai la città per la prima volta, rivederla alla soglia dei Quaranta mi ha concesso di immergermi nell’infrenabile fluire degli anni che passano, ho sfiorato tutto ciò che ho vissuto e che in tredici anni, mi ha condotto alla Silvia che sono adesso. È stato intenso, come ogni viaggio.  In aereo, durante il breve volo di rientro, assaporo la piacevole carezza donata da un’esperienza breve, ma goduta al massimo. E per questo bagaglio emozionale, devo ringraziare soprattutto i miei compagni di viaggio.

 

 

 

Su Varsavia vestita a festa e sulla bellezza che ci ha donato.

Quello a Varsavia, è stato un viaggio pianificato per caso e prescelto per compatibilità con giorni liberi e voli diretti da Cagliari. Un viaggio assaporato lentamente, fatto di emozioni inattese, piacevoli scoperte, aspettative rispecchiate e superate dal vissuto. Un momento di condivisione tra sorelle. Come ogni viaggio, è iniziato con un decollo, alle 10 del mattino di un 2 gennaio isolano, ancora inebriato dalle festività appena trascorse.

Dopo un’ora e quaranta un po’ turbolenta, Anna ed io atterriamo a Modlin, aeroporto secondario della capitale polacca, ma non per questo meno vivo o accogliente rispetto a scali europei più ampi. Uscite dalla zona arrivi, riceviamo un fresco benvenuto siberiano, coreograficamente arricchito da leggeri fiocchi di neve.

Siamo attrezzate, avendo consultato le previsioni meteo prima della partenza e soprattutto essendo veterane di un invernale viaggio cracoviano, che nel 2017, ci accolse con -20 gradi, segnando a lungo termine la scelta dell’abbigliamento da mettere in valigia in certe circostanze. Identifichiamo senza problemi in un piazzale di sosta, il Modlin Bus, mezzo più comodo e veloce per raggiungere la zona della Stazione Centrale e del Palazzo della Cultura e della Scienza (nonché il nostro Hotel). L’acquisto dei biglietti online prima della vacanza, ci permette di prendere posto velocemente e di goderci il viaggio, che durerà circa 50 minuti ( https://www.modlinbus.com Sito ufficiale per acquisto online. È possibile comprare i biglietti anche nel gabbiotto ModlinBus dentro l’aeroporto o direttamente dall’autista, con una maggiorazione rispetto al prezzo offerto in internet).

È a questo punto della nostra esperienza, che iniziamo a ricevere richieste di informazioni in polacco, da parte dei locali. Prima sul bus, poi per strada, poi un po’ ovunque. Passanti che ci scelgono come supporto in situazioni di incertezza e che con foga pronunciano parole per noi incomprensibili. Appare chiaro fin dagli esordi della vacanza, che siamo perfettamente integrate nel contesto est europeo.

Giunte in città e salutato il Modlin Bus, sappiamo che il nostro albergo dista circa 350 m dalla fermata, ma dopo una estenuante e fallimentare ricerca visiva e annesso giro attorno al quartiere, cediamo al navigatore dello smartphone, scoprendo che il Metropol Hotel è proprio accanto a noi. Nevica. Forse le nostre prestazioni mentali sono alterate dalle temperature rigide.

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Dopo un rapido Check In e la richiesta di una mappa cittadina, prendiamo possesso della nostra stanza, che si trova al sesto piano. È molto ampia, silenziosa, calda e accogliente. Due bottigliette d’acqua gassata ci verranno offerte ogni giorno. Un balcone, ci permette di affacciarci su una vitale arteria stradale, animata da un via vai di auto, tram e persone, che restituiscono la popolosità della capitale. Per fortuna, chiusa la porta finestra ed entrate in camera, l’insonorizzazione ci separerà del tutto dal traffico e dai rumori esterni, consentendoci di riposare senza difficoltà.

Dopo esserci rinfrescate, siamo pronte a scoprire la città e soprattutto a cercare cibo. Preleviamo un po’ di Zloty e degustiamo un enorme panino in un locale di un centro commerciale, rimpiangendo di non aver avuto abbastanza energie per trovare un ristorante in cui ordinare immediatamente i Pierogi, piatto tipico polacco di cui andiamo ghiotte. Ma sappiamo che ci rifaremo nei giorni successivi e sentendoci sazie, ci dirigiamo verso il centro storico, per goderci la serata. Alle 16,30, la città è già avvolta dal buio, ma le luminarie natalizie, numerose e particolarmente suggestive, rendono l’atmosfera incantevole. Siamo completamente catturate da ciò che ci circonda.

Il navigatore ci conduce verso Stare Miasto, patrimonio dell’Unesco e quartiere storico cittadino.

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Durante la Seconda Guerra Mondiale, i bombardamenti distrussero completamente Varsavia, ma l’impegno e il desiderio di rinascita dei sopravvissuti, si tradussero nella ricostruzione puntuale dell’antica bellezza e attraverso l’utilizzo di fotografie e dipinti precedenti al conflitto, tutto è stato ricreato nei dettagli. Una ricostruzione meticolosa, lunga e faticosa, che ha condotto ad un risultato strepitoso. Dalle macerie, è rinata la vita.

Stare Miasto è un gioiello architettonico, un abbracciarsi di viuzze e case color pastello. Un susseguirsi di ristoranti, locali, negozietti e luminarie. Nella piazza del Castello, ci accoglie un maestoso albero di Natale decorato con cura, emblema della città in festa.Una coreografia di luci, è proiettata sulle pareti dell’edificio reale. L’impatto è intenso, spettacolare.

Poco distanti, sono allestiti i mercatini di Natale, in cui creazioni artigianali, prelibatezze locali, internazionali e vino caldo (che degustiamo senza indugio), accolgono i visitatori.  L’esposizione è di dimensioni contenute, ma molto caratteristica. Identifichiamo tutto quello di cui godremo appieno nelle giornate successive e proseguiamo la visita nel centro storico, tra abeti addobbati, decorazioni, ulteriori mercatini e una pista di pattinaggio sul ghiaccio.

Un forte vento glaciale, ci accompagna fino alla conclusione della serata. Folate improvvise di intensità esagerata, che schiaffeggiano i nostri volti, unica fetta corporea priva di schermata protettiva. Ma sopportiamo stoicamente, colpite più dalla bellezza che ci circonda che dagli eventi atmosferici.

Prima di rientrare in hotel, facciamo un po’ di spesa in uno dei numerosi Carrefour Express presenti in città. Lo scontrino, sarà testimonianza della differenza tra il costo della vita polacco e quello italiano. A Cagliari per gli stessi acquisti, avremmo speso il doppio.

In Hotel, prima di addormentarmi, mi affaccio alla finestra della camera e contemplo una Varsavia ancora sveglia e completamente imbiancata dalla neve che continua a cadere.

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Iniziamo la seconda giornata, con una colazione dignitosissima, nel rilassante clima della grande sala dove è allestito il buffet. La scelta dolce è varia e gustosa, il che, non è sempre scontato. Mettiamo da parte un apporto calorico (circa 6000 calorie a testa) che ben si adatti alle temperature e alle distanze che dovremo percorrere e, ormai padrone di strade e itinerari ci dirigiamo prima al Tourist Info poco lontano dal nostro Hotel per recuperare una cartina più precisa rispetto a quella che abbiamo, poi alla stazione centrale, per una mappa dei trasporti che non troviamo.

Inizialmente perplesse, ci rendiamo conto che una mappa dei trasporti non è necessaria, alloggiamo in un punto strategico, abbiamo i piedi: possiamo arrivare ovunque.

Ci dirigiamo verso Stare Miasto e abbiamo il privilegio di vederlo illuminato dal sole.

Tutto appare diverso rispetto alla sera precedente.

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I mercatini sono già colmi di visitatori. Mi sfilo uno dei guanti per scattare una foto e poco dopo, il congelamento della mano esposta, mi fa rendere conto di averlo perso. Ripercorriamo a ritroso il tragitto e mentre mi rassegno alla necessità di comprarne dei nuovi, percepisco un vociare polacco strillante e incessante, sempre più vicino al mio orecchio. Inizialmente, penso possa trattarsi dell’effetto di alcolici mal tollerati, ma l’insistenza del parlante, mi fa voltare e mi rendo conto che un gentile espositore, mi sta indicando il guanto perduto, poggiato su uno degli stand. Vorrei abbracciarlo, tanta è la mia gioia. Ha salvato la mia mano.

Ci immergiamo nelle stradine e ne scopriamo di nuove, ognuna portatrice di peculiarità e sfumature caratteristiche. Un vino caldo ci aiuta a tollerare con più ottimismo, la rigida temperatura. La ragazza che ce lo vende, vorrebbe aggiungere Rum o Vodka, ma decliniamo la proposta, accontentandoci di un blando alcolico adatto all’orario mattutino.

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Arriviamo al Barbacane (Barbican o Barbakan), una struttura difensiva cittadina che proteggeva l’accesso alla parte antica e ci innamoriamo di alcune opere di uno degli artisti di strada che espongono nella zona. Non esitiamo e ci regaliamo un piccolo ricordo, unico.

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Ci dirigiamo poi verso il quartiere Praga, separato dalla città vecchia dal Fiume Vistola. Attraversiamo un ponte in cui il forte vento è libero di sferzare sui nostri volti. Non sentivamo la sua mancanza.

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Raggiungiamo la meta e scopriamo una zona cittadina molto diversa da Stare Miasto, ma non per questo meno affascinante. Il quartiere Praga, un tempo malfamato si è col tempo rinnovato, diventando punto di incontro di artisti e piacevole zona dove trascorrere del tempo, ammirandone l’architettura. Famoso, anche per essere stato scelto da Roman Polanski come set privilegiato del Film Il Pianista.

Ci catturano i Murales, le zone verdi, l’ampia via del quartiere Stare Praga. Le caffetterie, i market e i negozi di alimentari. La quotidianità locale che ci passa accanto.

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Per pranzo, torniamo nella zona del Castello Reale e scegliamo di accomodarci in uno dei ristoranti della catena Zapiecek, rinomata per l’ampia proposta di Pierogi. Siamo affamate e ordiniamo entrambe i ravioli polacchi, accompagnati da una eccezionale birra locale.  Soddisfatte e sazie, anche per il costo minimo del lauto pasto (meno di 9 euro a testa per porzioni davvero generose), proseguiamo nella visita della città percorrendo la lunga e stupenda Nowy Swiat, dove le luminarie sembrano quasi intrecciarsi in una danza. L’esperienza è sinestesica. L’atmosfera è mozzafiato e ogni locale, negozio, ristorante, contribuisce con le proprie decorazioni a regalare un ricordo indelebile, di una Varsavia completamente immersa nelle festività invernali. L’odore dei ristoranti orientali si fonde con quello delle crepes e delle cioccolaterie. Siamo al centro di un intreccio di lingue e culture, tassello di un fiume di persone che come noi si gode una città spettacolare.

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Rientriamo in hotel, innamorate della capitale polacca.

Prima però, ci fermiamo come consuetudine in uno dei Carrefour Express cittadini e al momento del pagamento, intraprendo con una anziana cassiera una comunicazione surreale, in cui polacco e inglese, pur su binari diversi, raggiungono obiettivi comuni.

La mattina successiva, a colazione ci aspetta una selezione dolce di tutto rispetto: quattro torte differenti, tra cui addirittura cheesecake! L’ambiente è sempre distensivo, anche se ci sono più ospiti, probabilmente perché è venerdì e tanti turisti approfittano del weekend dell’Epifania per visitare Varsavia. Avvolte nei nostri indumenti termici, ci dirigiamo verso il Museo dell’Insurrezione e scopriamo un’altra fetta della capitale, animata da un via vai di pedoni, ciclisti impegnati in consegne, cani scaldati da cappottini, che affrontano con entusiasmo la passeggiata con i proprietari. Tutto intorno, palazzi e grattacieli.

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Giungiamo al Museo e usufruiamo della possibilità di lasciare i cappotti gratuitamente all’ingresso e ritirarli all’uscita. All’ esterno ci sono anche le cassette di sicurezza, nell’eventualità in cui si abbiano zaini o borse ingombranti. Il costo del biglietto è di 25 Zloty a testa.

La visita è toccante e ci consente di ripercorrere le principali tappe dell’occupazione tedesca e sovietica, la devastazione, i soprusi, fino al momento della rivolta. L’esposizione è curata e particolareggiata, le descrizioni sono in lingua polacca e inglese (la documentazione originale, spesso è anche in tedesco). Tante scolaresche seguono con interesse accompagnatori che parlano di ciò che è stato, di sofferenza e rinascita.

Suggerisco caldamente, questo percorso museale.

Dedichiamo la seconda parte della giornata alla visita del parco Lazienki, anch’esso raggiunto a piedi, con una lunga passeggiata sotto la neve incessante. Tutto attorno a noi, si imbianca rapidamente. Poniamo attenzione ad ogni passo, per evitare di scivolare e cerchiamo di portar via più ricordi possibili, di un paesaggio a cui nel Sud Sardegna, non siamo abituati.

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Il manto bianco che ricopre la superficie del parco, regala uno spettacolare gioco di luce e silenzio. La neve non frena famiglie con bimbi, runners e gruppi di amici che passeggiano lungo i sentieri alberati e fiabeschi. Ci godiamo il tempo che abbiamo e approfittiamo per scattare foto alla bellezza che ci circonda.

La serata avanza e si avvicina il momento dell’arrivederci. Per pranzare (o cenare, visto che gli orologi segnano le 16), ci avviamo verso il nostro adorato centro storico che raggiungiamo con una lunga passeggiata, usando come “navigatore„ d’eccezione il Palazzo della Cultura e della Scienza, fornitore gratuito di orientamento. L’edificio, dono dell’Unione Sovietica, spicca rispetto a tutte le altre costruzioni per via della sua altezza, è perciò utilizzabile come mappa in 3d, per capire dove ci si trova e come raggiungere i punti di interesse.

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Ripercorriamo la Nowy Swiat e ci fermiamo in un altro ristorante Zapiecek, dove la nostra aumentata fame è proporzionale ai pierogi divorati e alla birra sorseggiata.  La cameriera, appassionata di pizza e lingua italiana, resta stupita quando le chiedo una maxi porzione di ravioli, descritta nel menù come “porzione per il nonno” (quella per la nonna, prevedeva due pierogi in meno). Ma nei nostri piatti non resta nulla e nel ritirarli, capisce che non esageravo. Paghiamo circa 10 euro a testa e prendiamo anche due birre locali e acqua naturale.

Percorriamo di nuovo Stare Miasto, che ogni giorno affascina da angolazioni diverse. La pista di pattinaggio è affollatissima e tra twist e altre danze, fruitori di tutte le età si lanciano in corse sul ghiaccio.

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Acquistiamo gli ultimi souvenir e sospiranti per la conclusione di una vacanza bellissima, ci dirigiamo in hotel, sotto una neve ancora incessante.

La mattina della partenza, la sveglia ci costringe ad abbandonare i letti alle 2,40. Il nostro bus partirà alle 4,05 e il volo è previsto per le 7,15. Non so esattamente come e dove, ma trovo la forza di fare una doccia, chiudere la valigia e affrontare il check out. Sono le 3,40 quando ci lasciamo alle spalle l’hotel, ma Varsavia è illuminata a giorno e animata da persone di ogni età che incuranti dell’orario, passeggiano, lavorano per spalare la neve e chiacchierano con amici dopo una serata comune.  Direi che come sicurezza percepita ed effettiva, siamo a livelli molto, molto elevati.

Il bus parte puntualissimo e ci lascia nel piccolo aeroporto di Modlin, che alle 5 sembra un mercato rionale all’ora di punta, per attività commerciali aperte e presenze.

Dopo l’imbarco, le condizioni meteo rendono necessarie le procedure di rimozione del ghiaccio dall’aeromobile e l’utilizzo dell’antigelo, ma, mentre tutto viene effettuato con cura, anche la pista si ghiaccia e necessita di un intervento che ci permetta di decollare. L’intervento sulla pista, fa ricongelare l’aereo e a quel punto, in un ritardo di quasi due ore, vissuto sui sedili Ryanair, pare di stare in un trip senza via d’uscita (scongela l’aereo, scongela la pista, scongela l’aereo.. ).

Poi finalmente il decollo, un volo tranquillo e la nostra Cagliari.

Arrivederci Varsavia!

Se doveste avere bisogno di qualunque ulteriore informazione, sentitevi liberi di scrivermi.

E se avete piacere, di vedere altre foto di questa esperienza polacca, venite a trovarmi su Instagram, all’account/profilo silviatoaff.

Sulla bellezza delle capitali Baltiche.

Vacanza bagnata, vacanza fortunata?

In viaggio verso Olbia, in un dopo pranzo agostano all’apparenza innocuo, Massi ed io abbiamo il non richiesto privilegio di partecipare come comparse ad un nubifragio che profuma di apocalisse. L’improvviso passaggio dal diurno al notturno, l’illuminazione a costo zero regalata da grappoli di fulmini, secchiate d’acqua piovana multidirezionali, carreggiata adattata per un mega piscina party e file di auto procedenti a passo d’uomo (claudicante), danno il colpo di grazia al mio labile stato emotivo pre-volo.

Per fortuna, pur discretamente sfiancati giungiamo illesi a destinazione.

In città, notiamo cascate d’acqua che abbandonano tombini scoperchiati, turisti fradici che calzando  infradito ed evidentemente presi alla sprovvista dalla pioggia, tentano di raggiungere luoghi riparati e tanti Vigili del Fuoco all’opera.  L’autista del minibus Parkingo, che ci conduce in aeroporto, ci spiega che si è appena concluso un evento temporalesco con manie da tromba d’aria e che anche alcuni voli hanno subito dei ritardi, poiché gli aeromobili, già pronti al decollo e carichi di passeggeri, hanno dovuto attendere in pista che il tempo migliorasse.

Inizio un training riparatore e aspetto che Easyjet ci accompagni a Berlino, la mia amata Berlino, in cui trascorreremo la notte in attesa dell’imbarco per Riga, la mattina successiva.

Alle 23,30, varchiamo la soglia dell’ Intercity Hotel Berlin Brandenburg Airport, distante tre minuti di camminata dallo scalo di Schoenefeld.   Un letto comodo, un bollitore, una stanza silenziosa e la familiare sensazione di benessere regalata dall’aria berlinese, mi conducono senza intoppi tra le braccia di Morfeo.

L’amicizia con Riga.

Alle 10 del giorno successivo, dopo una fugace colazione aeroportuale con posto in piedi e chiacchierata in tedesco annessa, ci accomodiamo sui nostri “amati” sedili Ryanair, soddisfatti dei pochi euro spesi in fase di prenotazione, per stare l’uno accanto all’altra e in un’ora e venti raggiungiamo l’aeroporto principale della capitale lettone. Come al solito, prima della vacanza, racimolo informazioni utili che possano agevolarci negli spostamenti. So perciò che all’esterno, abbandonata la zona arrivi,  troveremo l’area di sosta del Bus 22, mezzo pubblico privilegiato per raggiungere il centro.

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Acquistiamo due biglietti per corsa singola (1,15 euro a testa), alle macchinette fronte fermata, dopo aver affrontato una fila estenuante, costituita da orientali evidentemente poco avvezzi al fai da te. (Ai futuri fruitori, suggerisco di portare monete o banconote di piccolo taglio. In alternativa, è possibile utilizzare la carta di credito o acquistare il biglietto dall’autista, MA con una notevole maggiorazione.)

Familiarizziamo con un trasporto pubblico efficiente, confortevole e particolarmente legato alla lingua locale, tanto da rifiutare completamente citazioni anglofone nella presentazione dell’itinerario sullo schermo.

Sappiamo di dover scendere alla Stazione Centrale dei Treni, ma dobbiamo affidarci unicamente ad istinto e fortuna per capire quale sia, tra quelle menzionate. Riusciamo nell’intento, lasciando il mezzo in corrispondenza del Centrāltirgus, che scopriremo essere il mercato generale della città, poco distante dalla Stazione e dal nostro Hotel (Hanza Hotel), che raggiungiamo a piedi in circa 5 minuti.

Dopo un veloce, quanto glaciale (dal punto di vista dell’interazione con la ragazza alla Reception) Check in, ci sistemiamo nella nostra basica e confortevole stanza al sesto piano. L’aspettativa è rispecchiata, tutto ciò che doveva possedere la camera, è presente e funzionale: bollitore, frigo, asciugacapelli e cassaforte, tra le altre cose. Cassaforte che come al solito, scelgo di utilizzare per lasciare in stanza passaporti, kindle e biglietti che ci serviranno per gite e rientro. Cassaforte che all’apparenza identica a quelle precedentemente incontrate e usate, nasconde in realtà delle insidie che dopo la prima chiusura, mi impediranno di riaprirla e mi costringeranno a chiedere mortificata, un disperato sostegno alla glaciale impiegata, per risolvere lo sgradevole sequestro dei nostri averi. Vengo rassicurata, scoprendo che parecchi ospiti hanno vissuto prima di me analogo destino e mi viene fornita una  chiave, per una eventuale apertura manuale in caso di ulteriori difficoltà (che per fortuna non si verificano).

Dopo un sonnellino rigenerante, siamo pronti per tuffarci su Riga, città particolarmente amata dai viaggiatori, grondante di storia, forte e orgogliosa della sua indipendenza, ottenuta in tempi relativamente recenti.

Siamo carichi e adrenalinici, un po’ sorpresi nel trovare un clima caldo e umido, che speravamo non ci seguisse fino in Lettonia. Per fortuna, le temperature saranno più fresche durante le giornate successive. Percorriamo a piedi il tragitto che ci separa dal centro cittadino. Assecondando il nostro bisogno di cibo, ci fermiamo in un market, dove ci procuriamo dei tramezzini di emergenza e ci scontriamo con la realtà locale: trovare cibo adatto alla scelta vegetariana, non è affare facile. Sarà complicato destreggiarsi tra aringhe, salmone, carni di ogni genere presenti in quasi tutti i cibi esposti. La pizza ci salverà in diverse occasioni e anche tra le pizze, carne e pesce appaiono spesso come ingredienti principali.

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Il centro storico, inserito dall’UNESCO tra i Patrimoni dell’Umanità, ci accoglie con le sue ampie zone verdi, con i suoi vicoli pedonali, con i suoi artisti di strada di eccezionale talento e con i suoi carretti, orgogliosamente dedicati al gelato di produzione nazionale. Carretti, carretti ogni dieci metri, carretti sempre attivi e stracolmi di assaggiatori in fila. Non immaginavo, si potesse avere una passione per il gelato, maggiore di quella tedesca, ma mi sbagliavo. Il gelato in Lettonia, credo galoppi verso il podio di alimento nazionale per eccellenza accanto alle aringhe.

Non lo assaggiamo, preferiamo osservare i numerosi degustatori attorno a noi.

Passeggiamo incuriositi e affascinati, tra le viuzze strette e i vari punti di interesse storico e architettonico. Chiese, Musei, la Casa delle Teste Nere, negozietti con creazioni d’ambra e immagini di gatti ovunque.

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L’atmosfera è gradevole e rilassante e ci aiuta a liberarci dai pesi accumulati nei mesi precedenti. Forte è la sensazione di benessere e pace, che la città rimanda fin dal primo impatto.

Riga non convive con il caos di una metropoli, né con un traffico smisurato, per questo, passeggiare per la città, possiede il gradevole potere di distendere i nervi e dona quiete alle menti stanche, come le nostre.

Ci sediamo sull’erba, in un parco attraversato dal fiume e ornato da ponticelli lucchettati con promesse amorose, osserviamo le canoe e le barche che attraversano il corso d’acqua, accanto ad anatre e gabbiani trasportati dalla corrente. Sono tante le persone distese o sedute sul manto erboso, che come noi catturano la bellezza attorno.

La serata trascorre con la velocità infrenabile dei momenti piacevoli, quelli che ti fanno perdere la percezione temporale. Prima di rientrare in albergo, ci fermiamo ad assistere ad un concerto gratuito di fronte alla stazione centrale. Il palco è allestito con cura e gli artisti talentuosi, ci regalano un pre-nottata, veramente indimenticabile.

La mattina successiva, la colazione proposta dall’hotel mi mette in difficoltà. La scelta è prevalentemente salata e fatico a trovare opzioni che soddisfino il mio bisogno di sapori dolci all’italiana. Verrò appagata quotidianamente da alcuni mini cornetti, pane e marmellata, cereali e frutta. Massi apprezza invece i sapori decisi e si tuffa nelle proposte locali (cetriolini in agrodolce inclusi…).

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Carichi di energia ci dirigiamo al Mercato Coperto cittadino, che si estende anche all’esterno, in una coreografica, colorata e curata esposizione di bancarelle. Gli odori sono intensi e penetranti, già orientati verso i pasti principali, per questo i miei recettori olfattivi ancora sintonizzati sulla colazione, soffrono e mandano segnali di rigetto.

Frutta, abiti, spezie, formaggi, miele, pesci, salumi, carni essiccate, creazioni artigianali e tantissimi fiori, sia in mazzolini che in composizioni più elaborate, regalano al visitatore tinte allegre e pittoresche.

Gruppi di turisti accompagnati dalla guida, si fermano in quei box che non solo, espongono i prodotti con particolare meticolosità estetica, ma consentono di scattare fotografie (sono frequenti cartelli di divieto, in varie zone del Mercato).

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Rompo il ghiaccio, facendo il primo acquisto della vacanza e con fatica mi destreggio in una comunicazione senza punti d’incontro verbali, dove un lettone aspro e marcato, arriva alle mie orecchie, restando insoluto. In questa occasione, come nelle successive, vera protagonista sarà la gestualità, che faciliterà la conclusione della compravendita.

Finita la visita al Mercato, ci dirigiamo verso il centro storico per riscoprirlo e assaporarlo meglio rispetto alla serata precedente, in cui ci siamo limitati a sfiorarlo.
Raggiungiamo l’imponente Duomo e lo contempliamo affascinati, ripercorriamo le piazze e le viuzze pedonali ornate dai già citati carretti di gelato, per poi goderci una passeggiata sul lungo fiume e perderci alla vista dei grattacieli e dei ponti cittadini.

Il clima è fresco, il cielo è coperto.

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Decidiamo di sfruttare il Bus Turistico e lasciarci cullare dalla voce narrante, solitamente gradevole e pacata. Grande è perciò il nostro stupore, quando scopriamo che l’esposizione sulle bellezze cittadine è stata affidata ad un oratore dal marcato accento campano, mangiatore di parole per professione. Massi ed io non riusciamo a soffocare sonore risate, che ci accompagneranno per l’intero tragitto. Accanto a noi, una passeggera tedesca non se la passa meglio, terrorizzata all’idea di poggiare le orecchie alle cuffie, arrotola queste ultime in fazzoletti di carta che preservino le sue difese immunitarie. Su Riga, impariamo ben poco, ma l’esperienza a bordo è stata senza dubbio pittoresca (15 euro a testa per due percorsi in formula Hop on Hop Off).

Pranziamo in un ristorante che siamo certi, possa offrirci un piatto adatto alla nostra scelta alimentare: Mamma Pasta, in Piazza del Duomo. Per circa 13 euro a testa, mangiamo due discrete  pizze, beviamo due eccezionali birre locali, abbiamo acqua e due caffè. Inizialmente distante e poco sorridente, il cameriere gradualmente si scioglie, forse contagiato dai nostri sorrisi.

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Durante il pasto, passerotti tendenti all’obesità, scorrazzano per raccattare degustazioni di carboidrati tra i commensali.
Passeggiata post prandiale, tra verdi parchi e l’animatissima zona dove negli anni Trenta venne eretto il Monumento alla Libertà, che durante l’occupazione sovietica, rischiò la demolizione, ma per fortuna scampò il pericolo .
Ci rilassiamo in una delle tante aree verdi e assistiamo in diretta all’efficienza delle forze dell’ordine cittadine, che testimoni di un tuffo nel fiume da un ponticello, evidentemente non consentito dalla normativa locale, multano il gruppo di adolescenti attori della bravata, che dopo un iniziale tentativo di fuga, vengono fermati e sanzionati senza possibilità di condono.

Ci sentiamo a nostro agio in questa città, lo capiamo nel renderci conto che un’altra giornata è volata leggera e volge al termine.

Il giorno successivo ci aspetta TALLINN.

 

L’incontenibile passione per Tallinn

Dalla stazione centrale dei Bus di Riga, in posizione strategica rispetto al nostro Hotel, la compagnia Ecolines (https://ecolines.net/international/en) ci porta a destinazione in circa 4 ore e mezzo.

La distanza tra Riga e Tallinn è notevole, ma ci piace scoprire i paesaggi anche affrontando tratte lunghe, comodamente seduti in confortevoli mezzi di trasporto. Nel caso dell’Ecolines, scelta per recensioni e soddisfazione dei passeggeri precedenti (circa 35 euro AR a testa), abbiamo a disposizione non solo un bagno e un tablet con film, musica e libri (inglese presente), ma anche una eccellente Wi-Fi e bevande calde gratuite.

Attraversiamo la Lettonia e ci dirigiamo verso l’Estonia, sorseggiando litri di cioccolata e caffè, ascoltando le proposte musicali (tra cui, in prima linea PUPO e ADRIANO CELENTANO) e ammirando la natura incontaminata che abbraccia le due nazioni.

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Giunti alla Stazione dei Bus di Tallinn, percorriamo a piedi una distanza di circa un quarto d’ora per arrivare al Centro Storico e fin dal primo sguardo, vengo ripagata dell’attesa, dei chilometri percorsi, della sveglia precoce.
La cittadina è semplicemente spettacolare, un gioiello che ti lascia senza fiato. Siamo davanti ad un altro Patrimonio Unesco, preservato e mantenuto intatto in tutto il suo fascino medioevale.
Mura che proteggono vicoletti, mercatini di artigiani, e la Piazza principale, immensa, meravigliosa. Il borgo è vivo, affollato da turisti.

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Non riesco ad evitare il pensiero di una Tallinn addobbata nel periodo natalizio, non riesco ad evitare una bozza di progetto viaggereccio che mi conduca in questa favola nel freddo inverno estone. Sono folgorata dalla rara bellezza che mi circonda.

I carretti di gelato, tanto cari a Riga, vengono sostituiti dai carretti di mandorle tostate e caramellate. Spesso, i venditori indossano abiti medioevali e il Medioevo è ovunque, nei Musei dedicati alle torture dell’epoca, nei ristoranti dedicati ai piatti tipici, negli scorci.

Più passa il tempo, più il mio desiderio di tornare a Tallinn, si amplifica. Una giornata, per quanto intensa, è davvero troppo poco.

Raggiungiamo la collina di Toompea, che ci regala una vista sulla città, che illuminerà i nostri ricordi per tanto tempo.  Un tripudio di colori, campanili, tetti spioventi, racchiuso in pochi chilometri quadrati. Un tesoro architettonico e storico.

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Ci perdiamo di nuovo nel centro, il tempo non concede sconti e vola verso l’ora di rientro. Il bus Ecolines, il gelato al cioccolato di Pupo e Susanna, l’amica di Celentano, ci aspettano per un lungo viaggio in notturna.

Ci rivedremo Tallinn, ci rivedremo.

Di Storia Nazionale, Spiagge e convivenza con pungiglioni.

Dedichiamo la prima parte della giornata successiva, alla visita del Museo dell’Occupazione della Lettonia e del Museo del Kgb, ingresso libero ma possibilità di lasciare un’offerta. L’impatto è forte, la documentazione restituisce la difficile storia della nazione, il coraggio della Resistenza, il clima di inquietudine sotto la lunga occupazione sovietica.

Smaltiamo lo stato d’angoscia derivante dalla visita al museo, passeggiando per una Riga soleggiata e luminosa. Ci addentriamo in zone del centro storico che abbiamo trascurato e incontriamo il ristorante di Albano, che, indovinate un po’? Si chiama Felicità! Solo che non propone un panino o un bicchiere di vino.

Abbiamo in programma per il pomeriggio, una gita nella vicina Jurmala, zona balneare raggiungibile in mezz’ora di treno. Il biglietto AR, acquistato ad uno sportello della Stazione Centrale, non raggiunge i 3 euro a testa. Gli orari di partenza sono reperibili sia su una bacheca in stazione, che su uno schermo ben in vista.

I treni sono un po’ datati, molto diversi da quelli di altre parti d’Europa, ma simili a quelli da me  utilizzati talvolta in Sardegna, per tratte interne. Appaiono comunque puliti, curati e soprattutto puntuali.

Scendiamo alla fermata Majori e ci godiamo la passeggiata in Joma Iela, una via pedonale che conduce alla spiaggia, tra negozi, ristoranti e immancabili mercatini con oggetti d’ambra.
Colonna sonora: il vociare dei gabbiani. Compagnia non richiesta: api e vespe, ovunque. Devo abituarmi ad una convivenza forzata, perché non c’è zona senza incontri ravvicinati.
La spiaggia è immensa, sul bagnasciuga passeggiatori e ciclisti. In acqua solo qualche coraggioso pullo di gabbiano. Mi sfilo le scarpe e immergo i piedi nel golfo di Riga. L’acqua è freddissima, ma l’esperienza è indimenticabile. La sabbia somiglia più alla polvere che ai granelli delle spiagge sarde. Massi ed io ci sediamo in una delle panchine volte verso l’orizzonte e facciamo scorta di un ulteriore panorama senza uguali.

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Prima di rientrare a Riga, ci fermiamo in una cioccolateria e ci strafoghiamo con un dolce esageratamente abbondante, caffè e cioccolata calda. Il tutto in compagnia di una vespa ingorda di zollette di zucchero.

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Il giorno successivo, VILNIUS ci attende.

Faccende Lituane.

Ecolines ci conduce in Lituania in circa 4 ore. L’autista è loquace e sorridente, ma ovviamente parla solo la lingua locale. Quasi inizio a farci l’abitudine, il mio orecchio si attiva e mentre spiega accuratamente, ciò che intuisco essere itinerario e servizi durante la tratta, sorrido, lui interpreta il sorriso come comprensione e si rivolge a me felice di sapere di essere capito. Purtroppo devo deluderlo e spiegargli attraverso il non verbale, che non possiamo farci una chiacchierata.

Al confine con la Lituania, la polizia ferma il nostro Bus e verifica i passaporti.
Arriviamo puntuali a Vilnius e raggiungiamo il centro storico in circa dieci minuti di passeggiata. Ci facilitano il percorso, i cartelli con le indicazioni su distanze e direzione dei luoghi interesse cittadini.
Prima tappa mercato coperto (Massi è appassionato del genere), molto coreografico e suggestivo. I venditori ci invitano ad assaggiare e scoprire i prodotti locali, più accoglienti e sorridenti rispetto ai cugini lettoni ed estoni.

Vilnius appare come una città da scoprire gradualmente, anch’essa ricca di storia, di scorci, di chiese, piazze e soprattutto verde, verde dei parchi, verde delle colline. Tra queste ultime, dedichiamo una parte della giornata a quella famosissima delle Tre Croci, che si raggiunge con una scalinata ripida e affaticante, immersa in un paesaggio boschivo, da affrontare con un gran bagaglio di energie e buona volontà. Arriviamo in cima esausti, ma anche in questo caso, la vista è ripagante e annulla qualsiasi ripensamento.

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Poi, ancora immersione nel centro storico e nella Repubblica Indipendente  di Uzupis, quartiere con una propria Costituzione, che grazie all’arrivo di numerosi artisti ha perso l’immagine di zona malfamata avuta in  passato ed è diventata gioiello dentro Vilnius. Possiamo trattenerci per un tempo brevissimo, ma l’impatto è sufficiente per alimentare il desiderio di tornare, scoprire meglio, immergermi più a lungo tra murales e gallerie d’arte.

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Saluto Vilnius senza esserne sazia e porto con me la sensazione di aver perso tantissimo a causa della brevità della gita. Verso Riga, sul nostro Ecolines, mi consolano Pink e i Green Day, che fanno parte della selezione musicale proposta sul tablet nel mio sedile.

L’Arrivederci.

Hai la sensazione di aver fatto il Check-in da poche ore e invece devi restituire la tessera magnetica e dirigerti in aeroporto sfruttando il sempre caro Bus 22, che in circa mezz’ora ti conduce alla zona Partenze.  Ci aspetta uno scalo a Berlino, prima del volo per Olbia.

Uno scalo agrodolce, perché pur avendo la possibilità di trascorrere qualche ora nella amata Germania, non abbiamo il tempo sufficiente per raggiungere il centro città e salutarla con l’affetto che merita.

Elaboro la tristezza e attendo il primo imbarco, che avviene con un po’ di ritardo. Easyjet passa il testimone a Ryanair in quel di Schoenefeld e al tramonto sorvoliamo la Sardegna orientale, per atterrare ad Olbia intorno alle 20,30.

Cagliari ci aspetta e soprattutto ci aspettano i nostri mici.

Durante il tragitto in auto, ricordiamo quanto di bello abbiamo vissuto e un sorriso colora i nostri stanchi volti.

Alla prossima tappa!

Per tante altre foto, vi aspetto sul mio profilo Instagram silviatoaff  🙂

Per qualsiasi ulteriore informazione su trasporti, costi, itinerario, scrivetemi pure, sarò felicissima di ripercorrere con voi questo viaggio ed esservi d’aiuto per organizzare la vostra esperienza baltica.