Di Copenaghen e di altre meraviglie nordiche.

Sveglia alle 3.30, il Taxi passerà alle 4.45 per condurci all’aeroporto in una calda e umida nottata di fine agosto.
I più lucidi appaiono i nostri mici, che superata l’iniziale perplessità derivante dal buio totale ancora imperante, pretenderanno la colazione e intoneranno, per raggiungere lo scopo, miagolii da tenore lirico.
Io e Massi, palpebre cascanti e ripresa lenta, verifichiamo di non aver scordato nulla e iniziamo l’avventura: Copenaghen ci aspetta!
Il volo Alitalia da Cagliari AR (con scalo a Roma Fiumicino), ci costerà circa 200 euro a testa, un’offerta che, trattandosi della capitale danese, “non si poteva proprio rifiutare”.

Atterriamo all’aeroporto di Kastrup intorno alle 12 e raggiungiamo in circa dieci minuti il binario del treno che ci condurrà alla stazione centrale (Københavns Hovedbanegård). Lo scalo aeroportuale ha le sembianze di un centro commerciale: per gli affamati appena giunti in città, un paradiso di ristoranti, chioschi e punti ristoro. Noi decidiamo di pranzare dopo aver raggiunto l’hotel, acquistiamo i biglietti del treno alle macchinette automatiche (che NON sono in prossimità dei binari, ma al piano superiore) e prendiamo posto nel silenzioso e veloce mezzo, che raggiungerà il principale snodo ferroviario in circa 7 minuti, durante i quali discorriamo con una studentessa italiana, appena atterrata, la quale ci spiegherà di dover trascorrere due anni a Copenaghen e condividerà con noi le proprie paure. Reduce dalla lunga esperienza berlinese e empatizzando profondamente con lei, fungo da mamma chioccia, rassicurandola con autentico interesse.
La Stazione Centrale dista circa cinque minuti di camminata dall’Hotel Løven, nel quale alloggeremo (scelto tra tanti per prezzo e posizione), che si rivelerà una struttura senza pretese, senza televisione, senza un utilizzabile segnale wifi, ma con un supermercato LIDL salva portafoglio a circa 200m e un frigo enorme in camera, che ne risolleveranno le sorti. Mentre ci dirigiamo verso l’albergo, grida di intensità riconducibile ad un massacro da film Horror, attirano la nostra attenzione: è il caloroso benvenuto del Parco di divertimenti Tivoli, paradiso ludico, al quale perfino Walt Disney si ispirò, che permette ai visitatori uno sfogo da competizione attraverso l’urlo libero in concomitanza con l’utilizzo dei numerosissimi giochi.

Tivoli

Tivoli

Dopo un veloce check in e un pisolino ristoratore, percorriamo a piedi le ampie strade che portano al centro e ci perdiamo in una Copenaghen rinfrescata da un nordico venticello e affollata da pedoni e ciclisti. L’altezza media locale ci inquieta e perfino il metro e ottanta di Massi potrebbe ricevere la candidatura per la “sindrome da Folletto Lannister”.
Raggiungiamo lo Strøget nel centro storico cittadino, isola pedonale attorno alla quale si diramano viuzze animate da artisti di strada, negozi, ristoranti, gelaterie e lo percorriamo mano nella mano, sentendoci parte di una atmosfera rilassata e gradevole che culminerà nei colori di Nyhavn, antico porticciolo da cartolina, icona della città e magia per occhi e anima di chi ha la fortuna di trascorrervi del tempo. La sveglia notturna è valsa la pena, il tramonto assaporato tra i ristoranti, i profumi e le sfumature di Copenaghen, ci concede emozioni e ricordi di rara bellezza.

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Il giorno successivo scegliamo, come spesso in occasioni precedenti, di familiarizzare con la città attraverso il Bus Turistico – Red Bus (175 corone a testa, per l’intera giornata, Hop On, Hop Off). Spiegazione anche in italiano, dettagliata e interessante, relativa ai principali luoghi di interesse. Scendiamo nei pressi della Statua della Sirenetta, che ci attende cupa e inquieta, volta verso l’orizzonte. Tanti turisti in fila per la foto di rito, ma a destare la mia attenzione, sono purtroppo i numerosi rifiuti che galleggiano nei pressi delle rocce che sostengono la scultura: plastica, cartone, addirittura frutta, annebbiano la bellezza del simbolo danese ed è un vero peccato.

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La nostra mattinata prosegue nella Langelinie, tra verde sconfinato, azzurro del cielo, blu dei laghetti e nero delle magliette indossate dai crocieristi della “Full Metal Cruise” attraccata in zona, completamente dedicata agli amanti del genere, che popolano le strade del centro. Dedicheremo la serata alla visita del quartiere Nørrebro multietnico e accogliente, dispensatore di positività, al rientro dal quale ci fermeremo in una panchina lungo un laghetto dove cigni veri e in sembianze di pedalò, ci accompagneranno fino al calar del sole, che ci concederà una vista mozzafiato sulla città.
Grazie ai preziosi consigli di due cari amici ex abitanti danesi, scegliamo di dedicare le giornate successive, alla visita di Roskilde e Malmoe (in Svezia), cittadine poco distanti da Copenaghen e facilmente raggiungibili con gli efficienti treni locali.
Spenderemo per raggiungere la prima, famosa città legata profondamente alla storia vichinga, 192 corone AR a testa. Sul treno che partirà dalla stazione centrale di Copenaghen e avrà come capolinea proprio Roskilde, wifi gratuito e bustine con i logo della compagnia ferroviaria a disposizione dei passeggeri, le trovo carine e ne prenderò una decina come souvenir a costo zero! In venticinque minuti siamo a destinazione, la stazione è minimale, con un solo binario e le macchinette dispensatrici di biglietti lungo le banchine d’attesa. Il centro è raggiungibile con una breve camminata che allungata di poco, conduce anche al museo vichingo (l’assenza di veri e propri confini tra museo ed esterno, creerà confusione in me e Massi, che ci renderemo conto solo dopo aver visitato parte della struttura, di essere al suo interno senza biglietto!). Pausa relax su una panchina e pranzo nei tavolino all’aperto del centro grazie ad un clima tiepido e coccolante.

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Rientriamo a Copenaghen nel pomeriggio e visitiamo il parco Tivoli (99 corone a testa per l’ingresso, giochi da pagare a parte, all’interno), luogo magico, dove prati, specchi d’acqua dimora di pesci, anatre, cigni e gabbiani, giochi, punti di ristoro e colorate strutture, regalano una esperienza senza uguali. Visitai il parco divertimenti nei pressi di Parigi, circa dieci anni fa, ma nulla a paragone con la meraviglia tivoliana, una città dentro la città, dove l’età perde significato e dove grandi e piccini possono vivere un piccolo sogno. Scorgo adulti che accompagnano i propri bambini in giochi più o meno audaci e leggo più ansia nei loro occhi che in quella dei loro piccoli. Il sottofondo di grida, ci fa compagnia e ci fa sorridere.

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La serata si conclude con la piacevole esibizione dell’orchestra di Tivoli. Ricordi preziosi che custodiamo gelosamente.
Penultima giornata dedicata a Malmoe, che raggiungiamo in circa trenta minuti, con 172 corone danesi (all’andata), 105 corone svedesi (al ritorno) dalla stazione centrale. Un bellissimo panorama accompagna il nostro viaggio in treno, dal quale scorgiamo le tipiche pale eoliche nordiche che spuntano dall’acqua e paiono galleggiare sul mare, sono tante, tantissime!
Giunti nella cittadina svedese, identifico nei pressi della stazione un info point, dove ci danno una mappa della città (gratuitamente) e sorrisi di buona giornata. Il centro è vicinissimo. Passeggiamo tra viuzze, piazze e ponticelli e ci godiamo questa perla nordica, dove l’architettura ci rimanda al 2011 e al nostro indimenticabile viaggio a Stoccolma.

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Tornati nella “cugina” Danimarca, in serata visitiamo la tanto discussa e controversa Christiania, quartiere-cittadina parzialmente autogovernato all’interno di Copenaghen, che tra le altre cose, possiede un ampio e fornitissimo Green Light District, nel quale erba e “cannoni”, vengono venduti e fumati in amicizia totale. Letture precedenti alla visita, ci mettono al corrente delle regole da rispettare all’interno della zona ormai polo turistico affollatissimo:
-non fotografare
-non utilizzare i cellulari (no telefonate)
-non ostentare (?)
L’ultima regola ci lascia perplessi, ma cerchiamo di rispettarla. Resto affascinata dai colori, dai sorrisi e dal profumo intenso dell’erba che stende l’olfatto di grandi e piccini.Un’esperienza particolare, affatto pericolosa (come alcuni l’avevano definita) e assolutamente da depennare nella lista di cose da fare. L’atmosfera è distesa ed è possibile accomodarsi nei tavoli all’aperto, bere una birretta e per chi lo desidera, fumare i prodotti locali. Senza dubbio una fetta turistica sui generis.

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Percorriamo al rientro il bellissimo quartiere di Christianshavn, perla cittadina dove il fascino delle case risalenti al Diciannovesimo secolo, si fonde con una modernità in continua evoluzione.
La nostra esperienza danese, dinamica e arricchente, si conclude con quella velocità accelerata, tipica dei momenti di gioia e passione. Una tappa non economica, ma il cui costo è stato ripagato dalla bellezza dei luoghi, dei profumi e delle sensazioni vissute.
Resto a disposizione, per qualunque più precisa informazione che possa essere utile a quanti tra voi, progetteranno un viaggio in questa nordica, amabile cittadina.

Mesi Berlinesi: L’ARRIVO.

Chiedetemi se ero felice e vi risponderò di SI.

Nonostante l’ansia mi incellofanasse mente e stomaco, concedendo con parsimonia celle di respiro. Nulla di cui stupirsi, il mio coraggio è fatto così: gode di interminabili momenti letargici, per poi palesarsi improvvisamente attraverso eruzioni energiche e fertili, che mi permettono di VIVERE.

Rinchiuse in spazi remoti le mie paure, semino la via di realizzazione di uno dei miei più grandi desideri: vivere in Germania, vivere l’evoluzione: da turista ad abitante, migliorare l’adorato tedesco, ricominciare professionalmente da zero, mettendomi in gioco. Contatto una scuola di lingue a Berlino e mi iscrivo per un corso della durata iniziale di due mesi, che senza troppo indugio, proseguirà per cinque. Saluto il mio compagno, alleato e sostegno, quasi annegando tra le lacrime, in un mite quattordici febbraio sardo, spodestato poche ore dopo, da un glaciale inverno berlinese. Realizzo di aver superato il confine tra il “pensato” e l’”agito”, quando prendo posto sul velivolo Alitalia, che da Elmas mi condurrà a Roma e da lì nella capitale tedesca. Mi guardo intorno e cerco la mano di Massi, feticcio anti-aerofobia, concessa sempre in comodato d’uso durante atterraggi, decolli e turbolenze. Ma sono sola, sola con i miei desideri e i miei timori, sola con la mia eruzione di coraggio, che un po’ maledico e un po’ ringrazio.

Atterro a Tegel terminal C e trascino fino al bus TXL (terminal B), trenta chili tra stiva e cabina. Sento parzialmente la fatica fisica, perché l’adrenalina lievita, agevolata da ciò che vedo, da ciò che ascolto, dagli odori che sento. Sono arrivata, la mia esperienza comincia da qui, dalla richiesta di un biglietto all’autista, nel mio tedesco ancora un po’ maccheronico, dal percorso del Bus, che prima di raggiungere Alexanderplatz, saluta la Stazione Centrale, la porta di Brandeburgo, il Viale dei Tigli, l’isola dei Musei. Mi commuovo, osservando quella che sarà la mia città per lunghe settimane, guardo la mia immagine riflessa sui finestrini del mezzo e provo un po’ di tenerezza per quella giovane donna, abbracciata alle sue valigie, dall’aria stanca, ma dagli occhi attenti e felini, che catturano tutto, per non perdere nulla di quella cascata emozionale.

Raggiungo l’hotel, nel quale alloggerò la prima notte, senza alcuna fatica e soprattutto senza mappa, seguendo solamente l’istinto d’orientamento che, per la prima volta nella mia vita, non fallirà. Su Booking.com avevo prenotato una stanza presso l’H2 Berlin- Alexanderplatz, poco distante dalla fermata capolinea del TXL. Fatico a portare le valigie fino alla Reception, ma ce la faccio e mi espongo spiegando in tedesco, che ho prenotato una singola, aspettando la classica risposta con annessa richiesta di documento e consegna chiavi. Ma il ragazzo che mi accoglie parla a lungo, parla velocemente (troppo velocemente) e troppo in tedesco. Frustrata ma eccessivamente orgogliosa per cambiare lingua, utilizzo i concetti raccolti per costruire informazioni di senso logico e capisco che mi devo recare nell’Hotel accanto a quello in cui mi trovo, perché per un problema con le stanze, alloggerò lì, allo stesso prezzo e per gli stessi servizi. Prima di entrare nell’altro albergo, incrocio anche le dita dei piedi, nella speranza di aver compreso bene quanto sentito all’alloggio precedente. La posta in gioco è troppo alta, non voglio dormire la prima notte nella U-bahn insieme ai senza tetto, perciò al Ramada Hotel (questo il nome), parlo in inglese e sperimento un senso di maggiore leggerezza.

La stanza mi aspetta, finalmente posso riposare le stanche membra. È il mio stomaco “canterino” a ricordarmi che dalla mattina non mangio qualcosa che sia definibile come cibo, a parte i vari snack Alitalia. Accompagnata da sciarpa, guanti, cuffia e calzamaglia sotto strati di maglie e maglioni, esco e vado a procacciare provviste prima che i supermercati chiudano.

Berlino mi accoglie tra luci e persone che affollano Alexanderplatz. Non so esattamente dove troverò un supermercato, ma mi sento al sicuro, accolta fin dal principio e cammino in direzione della Fernsehturm (torre della televisione), che mi guiderà ogni giorno per cinque mesi, catturandomi come l’occhio di Sauron attraeva l’anello, punto di riferimento saldo e rassicurante, in una città dove non ho mai sperimentato disorientamento. Proprio sotto la Fernsehturm, scorgo l’insegna gialla del discount Netto e la mia fame viene placata da pane e formaggio. Il peso dell’overdose emozionale comincia e farsi sentire, mi dirigo in albergo e sogno di avventure e nuove esperienze su un diversamente comodo cuscino berlinese, ripiegato in quattro per raggiungere il volume desiderato.

Mi aspetta tanto, mi aspetta ancora tutto e condividerò tutto, a piccole dosi, proprio qui.

l'arrivo

l’arrivo

La neve che avanza: tra Frankfurt, Heidelberg e Mainz.

Ormai appassionatissimi di “fast-trip”, io e il mio compagno progettiamo un weekend lungo nella nostra amata Germania, per rivedere (almeno inizialmente così crediamo) i mercatini natalizi, che ci conquistarono nel 2013 a Vienna e per tornare a Francoforte e ad Heidelberg, esplorate nel 2009.
Periodo scelto per il viaggio: 12-15 dicembre 2014.
Periodo di prenotazione: metà settembre.
Periodo di sconvolgimento programmi causa sciopero nazionale epocale con praticamente unanime adesione: inizio dicembre.
Allertati dalle notizie rimbalzate sui media, abbiamo la certezza di dover rinunciare al tanto atteso viaggio, circa due giorni prima della partenza, quando Ryanair, ci comunica via e.mail, la cancellazione del nostro volo.
Il mio picco nevrotico originato dalla brutta notizia, viene fortunatamente addolcito dalla chat con l’operatrice della compagnia Low Cost, che inizialmente un po’ restia e riservata, cede al mio pressing in stile stalkeraggio incalzante e ci concede senza spese, il cambio data per entrambi i voli: andata e ritorno.
Purtroppo, i mercatini saranno già conclusi al nostro arrivo, ma le vacanze natalizie avranno tinte tedesche dal 26 al 29 dicembre (spesa a testa AR tratta Cagliari-Frankfurt Hahn: 65 euro).
Il cambio data, implica anche un cambio Hotel, poiché per quel periodo, non troviamo camere disponibili presso l’alloggio inizialmente prenotato. Un’analisi accurata di prezzi, posizione e servizi, mi porta a scegliere l’Hotel Excelsior (http://www.hotelexcelsior-frankfurt.de/cms/index.php/it/ circa 200 euro totali per 3 notti, colazione inclusa, wifi e frigo bar free –quotidianamente rifornito), praticamente di fronte alla Stazione Centrale (Hauptbahnof) di Francoforte.

Partiamo dall’aeroporto di Cagliari-Elmas nel primo pomeriggio di un 26 dicembre tiepido e soleggiato, che cederà il posto ad un freddo inverno tedesco, carico di neve e temperature sotto lo zero.
Decollo puntuale e atterraggio in orario perfetto all’aeroporto di Frankfurt-Hahn, distante circa 180km dal centro città(1 ora e 45 minuti).
Alla stazione centrale, ci accompagnerà per 15 euro a testa (30 in totale tra andata e ritorno) il comodo bus della compagnia Bohr ( utili informazioni in lingua inglese o tedesca, sono reperibili nel seguente sito: http://www.bohr.de/en/) , che fortunatamente non rispetta gli orari tabulati e condivisi nella propria pagina internet e parte con un’ora d’anticipo rispetto al previsto (17.30 e non 18.30), dalla piazzola di sosta del Terminal B, fronte ingresso-uscita Aeroporto (facilissimo trovarla, poiché l’aeroporto è veramente di dimensioni ridotte, perciò tutto è a portata di mano e soprattutto perché un cartello indica la direzione da seguire una volta usciti dall’ala arrivi).
Intorno alle 19.15, raggiungiamo la fermata capolinea del Bus a Francoforte città, esattamente a 5 minuti di cammino dall’Hotel che ci accoglierà.
La Stazione Centrale è già davanti a noi e ci rendiamo conto di quanto breve sia la distanza dal nostro albergo (20 passi, forse).
Il freddo è pungente e scegliamo di entrare proprio alla stazione per rifocillarci e verificare gli orari dei treni per le nostre escursioni dei giorni successivi (Heidelberg e Mainz ci aspettano), nei tabelloni su sfondo giallo presenti in vari punti dello snodo ferroviario.

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All’interno dell’imponente struttura, gli addobbi natalizi sono ancora protagonisti, tra luci e alberi carichi e colorati, scorgiamo tra i vari negozi e punti di ristoro, un chiosco a noi familiare e fornitore di pasti veloci particolarmente gustosi: Ditsch! Focacce e pizze farcite, saranno la nostra cena per questa prima nottata in Germania.
Mentre aspettiamo il nostro turno, si avvicina a noi un ragazzo con un aspetto poco rassicurante che ci chiede qualche moneta in perfetto tedesco (al di là della richiesta e del non verbale inquietante, approfitto per incrementare la mia conoscenza della lingua locale), ma scopriamo poco dopo che si tratta di un italiano. Immediatamente però, la polizia interviene e lo fa allontanare: forze dell’ordine da 10 e lode.
Acquistiamo prelibatezze e ci dirigiamo in Hotel per il Check in.
L’ambiente è accogliente e riscaldato nel classico stile tropical-invernale della Germania. Mappe della città, sono disponibili gratuitamente all’ingresso e un’ampia sala relax attende gli ospiti che possono sorseggiare bibite calde a disposizione su un’ampia tavola (gentile offerta dell’Hotel), su comodi divanetti.
In dieci minuti, sbrighiamo le formalità relative al check in e scopriamo con piacere che la camera è molto carina e spaziosa, ma soprattutto (come accennato poco sopra), che le bevande nel frigo bar sono un gentile, quotidiano omaggio. Perché privarsene, dunque? La frase che durante le ore in albergo, andrà per la maggiore tra me e Massi, sarà: “Birretta?” e parliamo di una eccellente birretta tedesca!
Direi che anche per questa tappa, l’alloggio si è rivelato una fantastica scelta. Giudizio rinforzato la mattina seguente, quando, dopo un sonno ristoratore e la neve al risveglio, familiarizziamo con la colazione inclusa nel prezzo.
Scelta vastissima di dolce e salato (addirittura i Noodle vegetariani, che però, purtroppo, la mattina ammazzerebbero il mio povero, delicato stomaco), bibite calde e fresche e un ampio spazio dove sedersi e energizzarsi prima della giornata in città.

Siamo carichi e pronti per la nostra prima gita: Heidelberg arriviamo!

Heidelberg

Heidelberg

Grazie alle informazioni raccolte prima del viaggio, so che per spostarci con i treni regionali (RE), in modalità economica, durante il fine settimana, la scelta migliore è lo Schönes-Wochenende-Ticket (http://www.bahn.com/i/view/ITA/it/prices/germany/schoenes-wochenende-ticket.shtml ), un biglietto per gruppi fino a 5 persone che per 40 euro totali, ti permette di prendere i mezzi tedeschi (ad eccezione dei treni veloci ICE e IC), per illimitati viaggi, dalle 9 della mattina alle 3 a.m del giorno seguente.
Intenzionati a rivedere la graziosa cittadina che dista circa un’ora e mezza da Francoforte, acquistiamo il biglietto alle macchinette automatiche (che hanno istruzioni anche in Italiano e forniscono il resto anche di banconote di grosso taglio, tutto in monete, però!) e prendiamo il treno delle 10.
Il paesaggio che si può scorgere dai finestrini è da sogno, boschi innevati che ricordano il film “Le Cronache di Narnia”, bianco e candore, riflessi di luce e la natura che si arrende all’inverno. Resto affascinata, incantata.
Giungiamo in una Heidelberg innevata, intorno alle 11.36 e ci dirigiamo subito al Tourist Info, dove recuperiamo mappe e suggerimenti su come raggiungere il centro storico.
In un quarto d’ora di cammino, sotto la neve, ma felici, ci immergiamo nella zona pedonale della cittadina (dopo Bismarckplatz), nella quale negozi, persone e altri turisti, non intimoriti dalle condizioni atmosferiche avverse, come noi si godono le viuzze e gli angoli che Heidelberg regala.

Camminiamo tenendoci per mano, scattando foto ove possibile e piano, piano, la perturbazione diminuisce, fino a cessare, lasciando un manto bianco sopra marciapiedi, strade e tettoie, che, scopriremo in prima persona, ogni tanto lasciano scivolare qualche kg di neve sui passanti.

Heidelberg

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Pur avendolo già visitato, ci dirigiamo verso il Castello, ma l’ingresso da noi prescelto (ovvero quello dai giardini), è chiuso nel periodo invernale, per questo scegliamo di proseguire la nostra passeggiata, senza rivedere l’attrazione turistica visitata nel 2009.
Ci fermiamo per pranzo in un locale self service, dove per circa 10 euro totali, ci strafoghiamo di panini, focacce e dolci.
Abbiamo così la giusta carica calorica per affrontare il pomeriggio, durante il quale, raggiungiamo la zona dell’ Alte Brücke (il ponte vecchio), che ci regala una suggestiva vista su tutta la città, imbiancata dalla neve e colorata di grigio dal fumo dei caminetti accesi: meraviglia indimenticabile.

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Riesco a scattare qualche foto, schivando le decine di turisti giapponesi che occupano quasi tutto il ponte e quando intravedo il negozio di Käthe Wohlfahrt, simbolo del natale per eccellenza, trascino Massi e mi perdo tra addobbi, palline, alberi e candele, come accadde qualche anno prima a Rothenburg ob der Tauber, cittadina nella quale visitammo per la prima volta l’esercizio commerciale che vive (e fa vivere) il natale tutto l’anno.
Dopo una breve tappa in un negozio di souvenir, ci dirigiamo alla stazione, dove un puntualissimo treno, ci riporterà a Francoforte, anch’essa innevata.
Prima di rientrare in Hotel, verifichiamo gli orari dei treni per il giorno successivo, visto il nostro desiderio di raggiungere Mainz (Magonza in italiano), piccola cittadina, descritta con lode, dai viaggiatori che vi hanno fatto tappa.

Colazione abbondante e direzione stazione centrale, dove per circa 26 euro, acquistiamo un biglietto giornaliero (che anche in questo caso sarebbe stato valido per un gruppo di massimo 5 persone), che ci consentirà di raggiungere Mainz e di utilizzare i trasporti cittadini di Francoforte entro un certo perimetro (info utilissime nel sito ufficiale dei trasporti della regione di Francoforte: http://www.rmv.de/it/ ).
È la S8 a condurci alla nostra meta (la metropolitana veloce di superficie Schnell-bahn), in circa mezz’ora.
Nevica delicatamente, senza infastidire chi come noi, ha il desiderio di respirare l’inverno tedesco e assaporare tutto in una breve vacanza.

Mainz

Mainz

L’Altstadt (il centro storico) di Mainz, dista circa 10 minuti a piedi dalla stazione centrale della cittadina.
Ancora sopravvive qualche bancarella natalizia nei pressi di una pista di pattinaggio sul ghiaccio, dove bimbi e adulti corrono e concedono coreografie in stile Carolina Kostner , anche se, il vuoto fisico lasciato dai mercatini recentemente smontati, è palpabile. Sarebbe stata senza dubbio un’esperienza ancora più ricca.
La strada che percorriamo è innevata con punti mediamente scongelati e per tale ragione un po’ scivolosa. Mantenere l’equilibrio, diventa per noi obiettivo prioritario, per questo gli abitanti di Mainz che si destreggiano in un jogging acrobatico sul lungo fiume, ci turbano un po’.
Il paesaggio però, cura ogni turbamento e ci culla in una sensazione positiva e rigenerante di benessere.
Cigni, anatre e piccioni, condividono le sponde innevate del fiume, cercando timidi raggi di sole, che scaldano anche le nostre guance rosse e gelate.

Mainz

Mainz

Ci dirigiamo alla stazione all’ora di pranzo, per rifocillarci e riprendere la S8 che ci riporterà a Frankfurt, desideriamo rivedere la città-base ed è la nostra ultima sera in Germania, purtroppo.
Tornati sul Meno, raggiungiamo a piedi dalla Haptbahnof la zona del Römer, passando accanto alla Banca Centrale Europea, dove l’imponente Euro, non risulta in 5 anni mutato.
Il Römer, simbolo cittadino, è affascinante come lo ricordavo, con i suoi tre frontoni e il maestoso albero natalizio che si erge davanti ad esso, accanto al quale, come nel 2009, io e Massi scattiamo una foto.

Frankfurt

Frankfurt

I turisti affollano la piazza, che percorriamo sentendo l’aroma dei dolci e delle cialde, sfornate da una pasticceria davanti alla quale, scorgiamo una lunga fila di clienti affamati e infreddoliti.
Raggiungiamo il ponte, dirigendoci verso il quartiere Sachsenhausen, famoso per i suoi locali e le sue attrazioni. Proprio dal ponte, riusciamo a godere di una vista mozzafiato su una Francoforte al tramonto. Uno dei momenti più intensi ed emozionanti della nostra breve vacanza.

Frankfurt

Frankfurt

La città ci saluta a sua volta con l’ultima nevicata, che imbiancherà ulteriormente i tetti e le strade.

Il giorno della partenza, dopo una colazione abbondante e come sempre gustosa, raggiungiamo la fermata del bus Bohr, magistralmente guidato e gestito, da un autista che credo parlasse correttamente almeno 5 lingue, di rara simpatia. Ci accomodiamo al calduccio, nel mezzo, intorno alle 8.00, partiremo mezz’ora dopo e raggiungeremo alle 10.30 l’ aeroporto, che fronteggia una fitta nevicata, a causa della quale il nostro volo, subirà circa due ore di ritardo. Lo scalo aeroportuale, resterà infatti chiuso per le avverse condizioni meteorologiche.
Un po’ di turbolenze accompagneranno il viaggio di ritorno, ma atterriamo puntualmente nella nostra Cagliari.
Un altro viaggio è nei ricordi, un’altra avventura che precede quella imminente e di più lunga durata, che sto per affrontare.
Vi terrò aggiornati.

Resto a disposizione per qualsiasi altra curiosità o informazione.
Buoni Viaggi a voi tutti!
Silvia