42195 m-otivi per raccontare un’indimenticabile avventura.

Sono orgogliosa di ospitare il racconto di viaggio e vita, di un amico carissimo, che mi ha concesso il privilegio di condividere la storia della sua recente Maratona ad Atene. Godetevi l’esperienza di Luca, assaporate grazie a lui, la realizzazione di un sogno.  (Silvia)

 

Eccomi qui a scrivere o meglio, eccomi a fare due chiacchiere con me stesso. Un me stesso che probabilmente non riuscirà a trattenere una risata nel ripercorrere quanto vissuto. Spero queste righe possano spiegare cosa ha rappresentato per me fin dall’infanzia, il sogno di affrontare una maratona e quanto ha significato in età adulta, partecipare alla mia maratona.

La passione per questa sfida, cominciò a germogliare che ero appena decenne, quando lessi le gesta leggendarie di Dorando Pietri, atleta italiano che alle Olimpiadi di Londra del 1908 si fermò stremato, incapace di proseguire, a 200 metri dal traguardo. Allora, non erano consentiti punti di ristoro lungo il percorso e ogni atleta doveva gestire autonomamente e senza alcun supporto le energie, fino alla conclusione della gara. Dorando Pietri giunse per primo in prossimità dell’arrivo, barcollante e fortemente debilitato a causa della disidratazione. Poche centinaia di metri lo separavano dalla vittoria e i giudici di gara, vedendolo sfinito, lo sostennero e accompagnarono fino al traguardo. Proprio questo sostegno, gli costò la squalifica e la mancata medaglia d’oro. La Regina, volle premiare ugualmente Pietri con un piatto d’argento in ricordo della grande impresa.

Fu qualche anno dopo, nel 1988 (avevo 14 anni) che la passione esplose in me, raggiungendo il suo apice. Olimpiadi di Seoul, gara della maratona: per la prima volta nella storia della nostra atletica, venne portata in Italia la medaglia d’oro. A compiere l’impresa fu Gelindo Bordin, che da allora divenne uno dei miei eroi sportivi.  Da quella edizione non ho più perso una maratona olimpica, quasi incollato alla tv per sostenere gli atleti italiani e soprattutto ammirare i “mostri sacri” keniani.

Nel 2004, proprio nella Atene che mi ha accolto poche settimane fa, Stefano Baldini regalò all’Italia il secondo oro olimpico nella maratona. Galeotto fu questo spettacolo: tra me e la gara regina delle lunghe distanze, si consolida ulteriormente il legame, che diviene definitivo. Un legame profondo, che non mi fa paura, definire amore. Proprio Stefano Baldini, a 15 anni dalla vittoria, ha scelto di festeggiare l’anniversario della sua medaglia olimpica, in occasione di quello che è stato il mio esordio da maratoneta: un’inaspettata e bellissima coincidenza.

Ma torniamo ai giorni nostri.

Corro ormai da qualche anno, da un lato per tenermi in forma dopo aver abbandonato il calcio, dall’altro per rinforzare la parte lombare ed evitare il ripetersi frequente di problemi alla schiena. Però, c’è sempre un però nelle avventure, correre senza un obiettivo non era divertente e trascinante, per questo è maturato in me il desiderio di partecipare ad una gara. Inizialmente volevo restare entro i 10km, avendo affrontato un’operazione alla schiena, di cui mi intimorivano potenziali strascichi. Inoltre, con una distanza contenuta avrei potuto testare senza rischi, l’esito del lavoro svolto dall’equipe medica.

In quel periodo, con poco allenamento e nessuna esperienza riuscivo a percorrere solo 6-7 km, per poi vivere le pene dell’inferno, trovandomi senza fiato e con il cervello in tilt.  Vi assicuro, non ero certo un bello spettacolo.

Ma non ho demorso, alimentato da una passione viscerale che continuava a trainarmi.

Così, dopo alcune gare brevi, che nella migliore delle ipotesi raggiungevano i 2-300 iscritti, ho iniziato a sentire il desiderio di oltrepassare quell’iniziale limite chilometrico, per abbracciare eventi che raggiungessero e superassero il migliaio di iscritti.

Prima prova: la 10 km di Londra nel 2018, 15000 partecipanti al Via, la città a disposizione dei Runners, un vero e proprio spettacolo. Sono rimasto così colpito, da decidere di fondere la mia passione per i viaggi con quella per la corsa: si viaggia per correre e si corre per viaggiare. Ma, col passare del tempo, anche un viaggio per una corsa di 10 km non bastava più, sentivo il bisogno di fare una pazzia, perché quando decido di affrontare una grande sfida, tutto deve avvenire nel miglior modo possibile e con il massimo impegno o la sfida è persa in partenza. Così, si fa spazio tra i miei pensieri, l’idea di partecipare ad una maratona, una follia pura, ma proprio per questo particolarmente affascinante. Inizio a reperire informazioni sulle varie gare e a valutare Atene per una serie di motivi, uno romantico: fare la prima maratona, dove tutto ebbe inizio, mi sembrava bellissimo; uno pratico: non avevo mai avuto occasione di visitare la Grecia e risultava essere abbastanza economica; infine uno fisico: avere un massimo di 8 ore per arrivare al traguardo. Nessun ulteriore indugio: Atene sia!

Fu proprio allora, dopo aver scelto Atene, che mi tornarono in mente due episodi della mia vita.

Nel primo, durante una visita preoperatoria, chiesi al medico che doveva effettuare l’intervento se dopo l’operazione avrei potuto continuare a correre. Ricordo di aver usato esattamente queste parole: “Tanto a me bastano 10-12 km, non devo mica fare la maratona”. Ma probabilmente fui poco convincente, perché sul volto del medico apparve un sorriso beffardo, sorriso di chi ne ha viste tante durante la sua carriera. Mentre pronunciavo quella frase, l’espressione del mio viso deve aver mostrato prepotentemente il desiderio di affrontare quella sfida, che fino ad allora tenevo nascosto perfino a me stesso. La risposta del medico, contribuì ad alimentare le mie speranze e i miei sogni: “Se ti alleni bene, puoi fare anche la maratona”. Tra me e me, pensai: “Cosa? Stiamo scherzando? Ma allora qui si arriva ad una grande impresa!”.

Nel secondo episodio, affrontavo il risveglio dall’anestesia. Cercavo di muovere i piedi per verificare che tutto fosse andato bene e avendo il pieno controllo degli arti inferiori dissi a me stesso: “Lu, ora non hai più scuse, devi iniziare a pensarci veramente”. E visto che la speranza, alberga sempre nel cuore di chi non si arrende mai, il sogno prese forma. I primi due anni dopo l’intervento, non sono stati facili. Era per me impossibile terminare una gara da 10 km senza fermarmi. Dove volevo andare? L’impresa sembrava davvero ardua. Nonostante questo, posso dire che la preparazione per la mia maratona, è iniziata dalla scelta di Atene. Tutte le gare hanno lo stesso inizio, iniziano quando decidi di iscriverti, perché in quel momento cambia tutta la prospettiva sulle priorità. Le uscite superflue nei locali a fare da vetrina, vengono sostituite da levatacce all’alba per andare a fare i “lunghi”, faticando 5 volte tanto, ma tornando a casa più felici che mai. Tutto cambia se ci credi veramente. Ogni secondo di tempo libero è dedicato alla maratona, alla tua maratona. Perché diventa tua e immagini come sarai al traguardo, se esulterai e il modo in cui lo farai, come vorresti concludere la gara, ti poni degli obiettivi e dedichi il massimo impegno per poterli raggiungere. La gestazione della mia gara è durata circa 18 mesi, perché ho dovuto verificare la tenuta della mia schiena con una mezza maratona. Fu quella dicembrina di Cagliari a confermare l’adeguatezza del mio fisico e da gennaio 2019, il sogno di Atene ha cominciato a concretizzarsi.

Aprile: iscrizione alla gara nel primo giorno utile, successiva prenotazione dell’albergo e pagamento voli.

Luglio: inizio vero e proprio dell’allenamento, 18 settimane di fuoco.

Agosto: pagamento albergo. La fase organizzativa era conclusa, non mi restava che continuare ad allenarmi bene.

Purtroppo, un infortunio al ginocchio si insinua prepotentemente tra i buoni propositi e mi costringe ad una pausa negli allenamenti, per due mesi.  Questo sfortunato episodio in fase preparatoria, ha inevitabilmente prodotto una forzata modifica degli obiettivi finali, ma nonostante questa ondata sfortunata, non mi sono arreso e ho proseguito il cammino verso Atene. Il tempo sembra volare e giunge presto il giorno della gara, in un tiepido novembre greco.

Per arrivare rilassato e per il desiderio di giungere il prima possibile, la sveglia suona alle 4 del mattino. Impiego solo 20 secondi ad alzarmi dal letto e interpreto questa prestanza come un buon presagio per la giornata che mi aspetta. La colazione è abbondante, vista la fatica fisica che dovrò sostenere e consiste in 5 brioches al latte e un bicchiere di infuso. Inizia poi il rito del mettersi la divisa da gara, che segue sempre uno stesso ordine consolidato, un’ultima occhiata allo zaino che contiene un cambio abiti post gara, verifica del contenuto del marsupio e ho la certezza che tutto sia pronto. Varco la porta della stanza e da quel momento sono in “modalità maratona”.

Arrivo presto nel punto di ritrovo dei bus che ci porteranno a Maratona e mi accomodo sul primo posto disponibile. La gente inizia ad arrivare, tutti con la speranza e la voglia di godersi la giornata. Una signora, pur non conoscendo nessuno, parla con chiunque le capiti a tiro. Ma dico io, sono le 5.30 del mattino, cosa avrà da dire a tutti? Certo, è possibile che fosse il suo modo per trovare e mantenere la concentrazione. Ma in ogni caso, è stata una logorrea che ho sopportato a fatica. Io, mi sono limitato ad un cenno col sopracciglio all’’autista e ho pronunciato la parola “Morning”, con la quale ho siglato il “passo e chiudo” di quella prima fase. Il signore seduto accanto a me invece, dorme per tutto il tragitto: un idolo assoluto ai miei occhi (date la medaglia d’oro a quell’uomo!). Il viaggio in Bus procede spedito, anche se sembra interminabile e mi rendo conto che noi passeggeri e partecipanti alla gara, dovremo farlo a ritroso, correndo… ma nonostante tutto rimango molto ottimista. Chiedo solamente alle mie ginocchia di tenere duro.

Arriviamo finalmente a Maratona, non sono ancora le 7 del mattino. Visto che ho quasi due ore di tempo prima di entrare nel mio blocco, faccio una visitina alla linea di partenza, che ho virtualmente consumato nell’immaginarla, tutte le volte che ho pensato di partire. Ora sono lì, con i piedi che toccano quel pavimento. Un’ondata di adrenalina mi assale, un’emozione positiva che mi carica ulteriormente. Ci sta. Va bene. Assaporo la consapevolezza di realizzare un sogno. Faccio un giro all’interno dello stadio e noto che a poco a poco gli spalti si riempiono, concedendo un forte impatto visivo. Scendo sul terreno di gioco per farmi una passeggiata e per ripetere ancora una volta a me stesso, che in quelle condizioni fisiche e per l’allenamento svolto, devo partire piano e che l’obiettivo è arrivare al traguardo con un buon ricordo, ma soprattutto vivo, intero e felice. Il crono finale per oggi è relativo, anche se vorrei finire entro le sei ore. La gente ormai riempie lo stadio, gli spalti e il piazzale. Sono previsti oltre 20000 partenti.

All’inizio non ne capisco il motivo, ma vengo attratto da una maglietta, che mi sembra di aver visto da qualche parte in precedenza, la fioca luce dell’alba e i riflessi non ancora al top, confondono le mie ipotesi, ma continuo a credere di averla già incontrata. Nell’avvicinarmi alla persona che la indossa, tutto si fa più chiaro e capisco che si, conosco bene quella maglietta, perché è quella dell’Inter, un’altra mia grande passione. Saluto istintivamente il signore che ha scelto i nerazzurri e gli dico: “Gran bella maglietta!” Ricambia con un gesto altrettanto spontaneo, porgendomi la mano per “un cinque” tra interisti. Che bel momento, penso tra me. Perché si sa, correre una maratona con l’Inter nei tuoi pensieri è ancora meglio.

Inizio poi il mio riscaldamento, più che altro per provare la tenuta del ginocchio. Sembra tutto a posto, ottimo! Un punto a mio favore (era ora). Giunge il momento di dirigersi ai blocchi e dopo vari annunci, facciamo il giuramento olimpico, un’emozione indescrivibile. Ho giurato di correre lealmente, anche perché non conosco altri modi, odio chi bara in queste occasioni. Partirò dal blocco 10, quello viola, siamo tutti pronti, ognuno immerso nei propri pensieri, con le sue speranze, paure, obiettivi, ma deciso a correre nella storia, per farne parte con la propria personale e unica esperienza.

Si parte, ci siamo.

Devo ammettere che durante i primi 200 metri ero molto emozionato, lasciavo alle spalle una fetta del sogno, vissuta, divorata e ora per realizzarlo completamente, mancavano “solo” 42 km. La fase iniziale procede bene, scorre, tengo un buon ritmo, sapendo comunque che prima o poi ci sarà da soffrire.  Perché si sa: la MARATONA NON PERDONA. Mai, nessuno. Quindi massimo rispetto per la gara. Cerco di stare dietro a qualche “vecchia volpe” con esperienza, per mantenere un ritmo costante che faccia consumare il meno possibile le energie e becco un certo MACEDO, non so se quello fosse il suo vero nome o se si riferisse alla squadra o alla città, so soltanto che inizio a seguirlo come fossi la sua ombra. La tattica funziona! Ma arriviamo al ristoro dei 10 km e lo perdo di vista. Porca miseria! Macedo dove cavolo sei?

Non posso perdere tempo ed energie nella ricerca dello scomparso e allora cambio “pacer”: la prescelta è una coppia di sudafricani. Mi tengo a costante distanza da loro. Ottimo, la tattica funziona ancora una volta, sembro meno stanco di quello che in realtà sono. Ma in una gara di 42 km l’imprevisto è dietro l’angolo, il mio si materializza nella scarpa slacciata e nelle imprecazioni che dedico a tutto l’Olimpo, Pollon compresa. Anche i nuovi pacers, sono persi. Ma vaffanculo!

Decido a quel punto, di mantenere il mio passo a prescindere. Guardo a bordo strada e inaspettatamente vedo il cartello: 11 km, resto piacevolmente stupito, controllo il mio orologio GPS e noto una discrepanza di 20 metri. Iniziano i calcoli per vedere quanta strada in più dovrei fare, ovvero inizia un meticoloso lavoro mentale per distrarre il cervello. Perché quando la stanchezza si farà viva (e si farà viva), sarà il momento in cui la solita vocina puttana che ti parla nella testa e ti rimbomba nel cervello ogni 50 metri, ti dirà di ritirarti, che non potrai mai arrivare al traguardo, che il sogno è bello quando resta tale. E invece cara vocina, stronza, questa volta vinco io e non ti farai sentire per niente. Così è stato. Brava.

Oltre la vocina, al km 13 anche il lettore MP3 ha smesso di farsi sentire. Ancora chiamate all’Olimpo. Circa 30 km a sentire i fiatoni e i passi di tutti. Ma oggi non si molla e nonostante la fatica arrivo al km 18. Qui si fa dura, perché ci sono ben 14 km di continua salita. Decido che la gara proseguirà con corsa e camminata veloce di recupero e ad ogni punto ristoro mangerò di tutto. Arrivo al km 32, il famoso “muro del maratoneta” è superato, il più è fatto. Procedo in discesa per qualche chilometro, posso respirare ora, poi la strada sarà pianeggiante fino alla fine.

Faccio i miei soliti calcoli per vedere quanto riposo posso permettermi fino al traguardo, per arrivare con un tempo sotto le sei ore. Il calcolo offre come deludente risultato: non tanto. Ma mi accorgo che c’è gente messa peggio di me, che ha bisogno dell’ausilio medico per crampi, piedi lessi e capezzoli insanguinati, auguri a tutti, non mollate ora! Mancano 3 km, è tardi, ma il pubblico è ancora lì ad incitare ognuno di noi. A loro non interessa che tu sia greco o straniero, bianco, rosso, blu o nero, verde o giallo. Tu sei lì, alla loro maratona e fanno il tifo per te. Sanno cosa siano lo sforzo e lo sport. Vi meritereste una medaglia cari greci! Mancano solo 2 km, l’ultimo pit stop è superato, la mente è ancora fresca e continua a fare i suoi calcoli, ho fatto pure i conti con me stesso durante la gara, e sono giunto alla conclusione che, nonostante lampanti difetti, mi vado bene così. In sei ore di gara, in qualche modo bisogna tenere sveglia la mente. Ci siamo, ultimo km, mille metri al traguardo e al coronamento del sogno.

Il pubblico continua ad incitarci, e se possibile sembra lo faccia anche più forte di prima. Ora do il 5 anche agli adulti, ai fotografi ufficiali lungo il percorso, ai poliziotti, sono in totale trance agonistica. Mi sento (e i tifosi amplificano questa sensazione) come stessi per vincere l’olimpiade, sono gasato, vivo. Ancora 500 metri. Per un attimo chiudo gli occhi, è quasi fatta.

Dai cazzo, ora dai tutto, deve restare il bel ricordo dell’arrivo!” mi dico.

Lo faccio. Gli ultimi 350 corro a tutta birra, do il massimo possibile e senza fiato supero pure molta gente, ma quello non ha proprio nessuna importanza. Gli ultimi 100 metri sono interminabili, ma vorrei non finissero mai, perché mi sento bene. Sono dentro uno stadio che ha ospitato ben due olimpiadi, mi rendo conto che, nel mio piccolo, ho fatto proprio una bella impresa.

Supero il traguardo.

Sono un maratoneta, un felicissimo maratoneta. 

Ben ritrovate, Norimberga e Baviera!

 

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Alle 3,40 il suono della sveglia sfratta me e Massi da un sonno conquistato faticosamente poche ore prima e appesantito da due gatti di oltre 5kg acciambellati sulle nostre cosce.

Un check-in dalle tinte albeggianti, accelera i pensieri e inquina irrimediabilmente la fase di rilassamento notturno. Se poi, nel mio caso, si aggiunge la gestione della simil-aerofobia, fatta di training e maledizioni, direi che il detto: “anche oggi si dorme domani”, calza a pennello.

Eppure, nel destarci e ricordare che ci attende una mini vacanza in Baviera e Franconia, tutte le energie vengono richiamate e ci ritroviamo ad affrontare i controlli di sicurezza all’aeroporto di Cagliari-Elmas, con i nostri zaini in spalla, liquidi separati e come sempre, emozionati prima di una nuova avventura. Nonostante siano le 5,30 del mattino, la folla al Security Check è da finale calcistica, tanto da farci temere di non arrivare per tempo all’imbarco. Fortunatamente, la fila è scorrevole e tutto avviene velocemente.

La randomica assegnazione dei posti Ryanair, sistema me in braccio al pilota e Massi vicino alla porta posteriore. Lo ammetto, non sono particolarmente loquace durante i voli, intenta a riflettere sul perché non mi sia stato concesso di amare l’alta quota con la stessa intensità sperimentata dalle assistenti di volo, però avrei fatto volentieri a meno di questa recente scelta aziendale.

A tratti, pare di stare in un vespaio, tanto è fitto il vociare di chi cerca di barattare il proprio sedile con quello di poveri viaggiatori singoli (o ritenuti tali) capitati vicino a qualcuno di conosciuto e quasi temo di incontrare lo sguardo di chi, un secondo prima del decollo, ancora cerca un modo per avere accanto a sé amici e parenti, proponendo perfino al copilota, di “scalare” per creare un effetto domino che riduca le distanze.

Ma mentre l’aeromobile sfreccia in pista e abbandona il suolo, cala il silenzio, finalmente. La tratta è per fortuna molto breve, poiché affronteremo uno scalo a Milano-Bergamo, quindi le ore di volo sono frammentate e ridotte.

Intorno alle 12, arriviamo a Norimberga.

La città riemerge prepotentemente nei nostri ricordi, costruiti in un viaggio indimenticabile datato 2013. Allora, conoscevo a malapena due vocaboli della lingua locale, ma  nell’incontrare una ragazza sarda che ci disse di essere in viaggio per rispolverare le sue conoscenze di tedesco, pensai che fosse giunto il momento anche per me, di coltivare una passione latente, posseduta da sempre. L’anno dopo decisi di iniziare un corso in Italia e nel 2015 di partire per Berlino per migliorare e consolidare quanto appreso.

Anche per questo, Norimberga è sempre stata custodita nei cassetti più cari della mia memoria. Una sorta di imprinting per una delle esperienze più importanti della mia vita e che proprio la mia vita, ha segnato profondamente.

Compriamo due biglietti per la metro e ci dirigiamo ai binari della U2, per raggiungere l’Ibis Nuernberg City am Plaerrer.

Scegliamo di scendere alla Stazione Centrale, distante circa dieci minuti a piedi dal nostro albergo. Una passeggiata rigenerante e rinfrescante (la primavera non è ancora arrivata in città), durante la quale un ragazzo, probabilmente intuendo che non siamo del luogo, si propone di aiutarci. Parla in inglese, ma convinta lo faccia solo per agevolarci (atteggiamento tipico dei tedeschi particolarmente gentili) e soprattutto desiderosa di rimpolpare la mia parlata, gli rispondo in tedesco.  Lui mi guarda perplesso e spiazzato, scoprirò poco dopo che si tratta di un figlio dell’Erasmus, anglofono, che è rimasto a Norimberga per lavoro, ma che non ha alcuna conoscenza della lingua locale. Proseguiamo perciò nel parlare in inglese, fino a che, ci indica un hotel, convinto si tratti del nostro.  In realtà non ha la minima idea di dove accompagnarci ed eccedendo in gentilezza, pur di non ritrattare, ci conduce in angoli cittadini assolutamente casuali, che per fortuna, non ci impediscono di raggiungere la reale destinazione.

L’Hotel si rivela assolutamente all’altezza delle aspettative.  Alla reception veniamo accolti con ampi sorrisi e autentica gentilezza e soprattutto con un melodioso tedesco, nel quale mi tuffo in pieno. In più, ci concedono di prendere possesso della stanza due ore prima rispetto all’orario previsto per il Check-in, possibilità particolarmente amata dalle nostre stanche membra, attive dalle 3,40.

Riposiamo due ore, prima di avventurarci alla riscoperta del centro storico. Ci immergiamo nelle Mura, poco distanti dal nostro alloggio, che custodiscono la storia di questa cittadina e fungono da confine tra l’antico e il moderno.

Come accennato qualche riga fa, è prematuro parlare di primavera. Il freddo è ancora pungente, a tratti bipolare, con un sole che timidamente si affaccia dalle nuvole, per poi scomparire in un intenso grigio, che sembra portare temporali, ma non concretizza, per nostra fortuna, la minaccia.

Percorriamo le vie pedonali, fino a raggiungere la Piazza del Mercato. Notiamo che tante bancarelle e chioschi vengono allestiti, in occasione del mercatino di Pasqua, con il quale avremo la grande fortuna di familiarizzare prima della partenza.

Proseguiamo verso il Castello, per assaporare la veduta sulla città, sui suoi tetti spioventi, sulla ruota panoramica in lontananza e sulla torre della televisione. Ci avvolgiamo in calde sciarpe, proteggiamo la testa con le cuffie e ci perdiamo nel contemplare.

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Pensando a ciò che è stato e a ciò che potrebbe essere, se davvero facessimo quel passo che portiamo dentro da tanto tempo, ma che le attuali condizioni rendono davvero difficile.

Ogni volta che trascorro del tempo nella mia amata Germania, ho la sensazione di sfiorare la persona che desidero essere davvero, la parte di me più appagata e serena, che spesso vive nel buio e nel timore.

Mano nella mano, arriviamo nella zona della casa di Albrecht Dürer, che scopriamo essere luogo di ritrovo per tanti giovani e famiglie, accompagnati dai loro quattro zampe. Tutti, sono seduti per terra a sorseggiare boccali di birra e non impieghiamo molto ad imitarli, spingendoci anche oltre e raggiungendo un ristorante bavarese dove, vista sulla piazza, ceniamo e ci rilassiamo, spendendo circa 12 euro a testa.

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Non abbiamo energie per affrontare una eventuale movida notturna, la sveglia alle 3,40 è un pesante zaino colmo di pietre che aleggia sui nostri corpi stanchi e ingobbisce le nostre forze. Ripercorriamo il centro storico per ritornare in Hotel e parliamo di quanto sia stata intensa la giornata, seppur faticosa.

Al risveglio scegliamo di fare colazione in albergo, un piccolo regalo per noi, al “modico” costo di 11 euro a testa.  Tanta scelta per Massi che ama il salato, io mi organizzo con dolci e familiari. Dopo aver spazzolato mezzo buffet e accumulato riserve caloriche che ci permetterebbero di affrontare un trimestrale letargo, ci dirigiamo alla Stazione Centrale, a piedi, per concretizzare gli itinerari pensati per la giornata.

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Prendiamo un treno regionale per Bamberg, sfruttando il Tages Ticket acquistato alle macchinette, che per 19,70 euro totali, permetterà ad entrambi di viaggiare illimitatamente, nella zona distrettuale di Nürnberg, sia sabato che domenica. Se avessimo avuto quattro figli, avrebbero viaggiato gratis anche loro, ma per questa volta passiamo (e probabilmente anche per le prossime trenta o quaranta).
Un’oretta di viaggio e giungiamo a destinazione.

Bamberg è ancor più bella di quanto ricordassimo. La visitammo d’estate e ci conquistò completamente, per questo non fatichiamo a destinare una giornata al rivederla.
Ci godiamo il suo centro storico, i suoi ponticelli paralleli, il Duomo e la parte alta.

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Ci perdiamo tra le viuzze, il mercatino allestito in una delle piazze cittadine e respiriamo il passaggio dell’inverno che anche qui, sferza un colpo di coda e della primavera che scalcia per trovare spazio.
Quanto amo la Baviera. Non riesco a stancarmi di questi luoghi.
Per sfruttare al meglio il Tages Ticket, prima di arrivare alla stazione centrale di Norimberga,  facciamo tappa a Erlangen  e scopriamo una cittadina in piena festa di “primavera”, che ci regala un ulteriore mercatino, un centro storico carinissimo e due dolci pasquali che compriamo in panetteria, emulando alcuni anziani locali, in fila prima di noi. Ogni scusa è buona per riuscire a parlare in tedesco e il confronto con negozianti e commessi, resta una delle occasioni migliori.
Spazzoliamo le bontà in una panchina sotto qualche timido raggio di sole.

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Erlangen è una cittadina viva, probabilmente per la presenza massiccia di giovani universitari, la scopriamo per puro caso, scegliendola unicamente perché ci colpisce il suo nome e ciò che scorgiamo dai finestrini del treno.

Ci stupiamo nel trovare un viale di negozi e punti ristoro, caffè e lo percorriamo mano nella mano, respirando gli aromi della cucina tedesca che abbraccia quella orientale.
Approfittando dei negozi aperti, facciamo un po’ di shopping, qualche dono per i nostri cari (il trovare un carillon per mia madre, che li colleziona, mi rende felicissima), calze per Massi e qualche altro sfizio.
Siamo completamente a nostro agio.

La giornata volge al termine, ceniamo e rientriamo in Hotel, portando con noi il benessere che i momenti vissuti ci hanno regalato.

Il giorno successivo, direzione Regensburg (Ratisbona), dopo una colazione che fungerà anche da pranzo pasquale.
Per raggiungere la cittadina, non inclusa nel raggio del Tages Ticket, acquistiamo alle macchinette della stazione centrale, il Bayern Ticket per due persone, al costo di 31 euro, con il quale, abbiamo la possibilità di utilizzare  Ubahn, Sbahn, tram, bus e treni regionali, nell’intera Baviera. Nel 2013, ci spingemmo fino a Monaco con questa opzione e fu davvero conveniente. Regensburg è sullo stesso percorso, ma raggiungibile in circa un’ora e mezza.

Per altro, vogliamo goderci anche un po’ dei mercatini pasquali di Nürnberg, ci accontentiamo perciò dei paesaggi che scorgiamo all’andata e al ritorno (per quest’ultimo, scegliamo una tratta con più fermate, proprio per familiarizzare con più paesini, catturare immagini bavaresi, ed eventualmente, scegliere di scendere senza aspettative e rimanere stupiti, come nel caso di Erlangen).
Dalla stazione centrale di Ratisbona, raggiungiamo il centro storico in circa dieci minuti di passeggiata, con un fitto sottofondo di cori da stadio, che provengono da un’ala di binari affollata da tifosi (che partita ci sarà?). La polizia è schierata per evitare eventuali disagi e ci indica la strada per evitare incontri ravvicinati con gli appassionati di calcio.
La cittadina è densa di una storia rimasta intatta e non è stata devastata dalla guerra,  esperienza vissuta da Berlino e da tante altre città tedesche.

Vicoletti, strade acciottolate, addirittura una porta Pretoria che ancora resiste in parte, tra abitazioni private e ristoranti.
L’imponente Duomo, purtroppo circondato da lavori in corso e  i meravigliosi ponti che si affacciano su un Danubio parecchio arrabbiato, ma sempre suggestivo. Il vento è talmente trainante, da condurre le anatre a 50km/h senza che esse facciano alcuno sforzo fisico: una danza di code e zampe palmate.

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Tanti giovani locali, corrono e si allenano, nonostante le temperature ancora rigide e qualche irruzione piovana. Noi siamo sommersi da strati di sciarpe e maglioni e travolti da folate di vento improvvise quanto brevi.
Ci godiamo tutto il godibile, poi riprendiamo il treno per salutare Nürnberg e lo facciamo nel migliore dei modi, tra mercatini pasquali, tazze di caldo Frankenwein (cugino primo del Gluehwein) e patatine fritte, tra ponticelli e oggettistica artigianale, proprio come piace a noi.

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Un arrivederci come si vede.
Il vino ci dona tepore e una discreta allegria che ci fa immergere completamente nel clima festoso.

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Come ci capitò nel 2013, salutiamo questa cittadina appagati da ciò che ci ha concesso e malinconici, all’idea di dovercene separare.

Torniamo a casa, dopo una lunga giornata tra aeroporti bavaresi e lombardi, carichi e soddisfatti per questa esperienza breve, ma veramente intensa.

 

Tschüss Nuernberg! Bis bald!

Ben ritrovata LONDRA!

Una diagnosi relativa alla mia persona, giunge improvvisa di recente: “Silvia, tu hai la Poriomania!”.
È il sorriso di mia madre ad accompagnare questa definizione psichiatrica, mentre siamo in volo e ci dirigiamo insieme ad altri 4 compagni di viaggio, a Londra. In un contesto che potrebbe confermare l’azzardo diagnostico della mia genitrice, taccio e rifletto, sorridendo a mia volta.
Lontana da Londra da quindici anni (la visitai durante una gita scolastica nel 1999), non attendo di essere implorata per progettare e realizzare il verbalizzato desiderio materno di visitare la metropoli inglese e trovo nel mese di giugno, un volo molto conveniente Ryanair diretto a Londra, con partenza da Alghero (70 euro a testa A/R) per il 10 ottobre (rientro il 13).
Parallelamente, parte la ricerca di un alloggio, che trova il suo epilogo nella prenotazione di tre stanze all’hotel IBIS London Stratford (148 euro a testa, per 3 notti).
Come nelle precedenti occasioni, i giudizi positivi degli ospiti, rivestono un ruolo fondamentale nella mia scelta finale. Clienti entusiasti, soprattutto per la tranquillità della zona e per i servizi in essa presenti: due fornitissimi centri commerciali a cinque minuti dall’albergo (uno, il Westfield, è il più grande d’Europa), stazione di bus e metro alla stessa distanza dalla struttura (con linea rossa Central, che conduce in 20 minuti al centro della città) e nei pressi dell’Underground Stratford, il capolinea del bus Terravision che dall’aeroporto di Stansted ci porterà a Londra city.
Tutto è pianificato, non ci resta che attendere il 10 ottobre.
Partenza da Cagliari all’alba, poiché il volo da Alghero è previsto per le 10.40.
All’arrivo all’aeroporto algherese, amara sorpresa: il parcheggio low cost (nel quale siamo soliti lasciare l’auto quando decolliamo dal Nord Sardegna), è completo e giungono notizie di un’ analoga situazione, relativa al vicino parcheggio con tariffe non scontate. Riusciamo faticosamente a trovare posto per le nostre auto, ma il disagio è stato rilevante ed è stata rilevante anche la discrepanza tra la spesa che avevamo preventivato (16 euro totali) e quella che siamo stati costretti a fare a causa del cambio di zona di sosta (30 euro, 12 per il primo giorno e 6 per i successivi).
Il volo è affollatissimo, tanto che, all’imbarco, il personale di terra ci suggerisce di mettere in stiva (gratuitamente) anche il bagaglio a mano. Siamo temerari e decidiamo di provare a sistemarlo in cabina, riuscendoci, per fortuna.
Decollo puntuale e atterraggio in anticipo, Ryanair non ci delude mai!
Purtroppo, causa ISIS, Ebola e lavori gestionali in corso, i controlli post-atterraggio sono di una lunghezza disarmante: due ore di fila per la verifica dei documenti di identità e un fiume di persone che sbuffa e si lamenta in tutte le lingue del mondo. Non abbiamo comunque alternativa, se desideriamo uscire da Stansted, siamo costretti a seguire il percorso delle centinaia di persone che ci precedono.

Dopo l’estenuante imprinting con l’aeroporto londinese, ci dirigiamo verso la piazzola di sosta del Bus Terravision, che ci condurrà a London City. Avevamo acquistato i biglietti andata e ritorno, ad Alghero, al costo di 13 euro a testa  ( 12 sterline, per informazioni: http://www.terravision.eu/italiano/london.html ).   Per raggiungere il bus, seguiamo le indicazioni per l’uscita (siamo ancora dentro l’aeroporto), ma non varchiamo le porte scorrevoli per andare all’esterno, prendendo invece l’ascensore che si trova alla destra delle porte e scendendo al piano 0 (zero).    Troveremo lì, il bus che ci condurrà a Stratford, esattamente nella piazzola di sosta n.12 (rimane invariata, perciò, per coloro i quali, devono raggiungere lo stesso capolinea, valgono le informazioni che ho fornito).
In circa 45 minuti, giungiamo in una Londra colorata e caotica: sono le 16.00.
Il nostro albergo, si trova a circa dieci minuti di cammino dal capolinea del bus Terravision. Dalla stazione di Stratford, percorriamo lo Stratford Centre (centro commerciale) fino all’ingresso opposto a quello principale e giriamo a sinistra, seguendo la piazzola della chiesa, attraversiamo poi , girando a destra, il parchetto della chiesa e proprio di fronte a noi, scorgiamo l’insegna dell’IBIS (è necessario attraversare per raggiungerlo).
Il personale dell’albergo è molto gentile, alla reception, al nostro arrivo, è di turno Giuseppe, un giovane ragazzo italiano disponibilissimo.
Le stanze sono confortevoli e pulite, insonorizzate e dotate di bollitore e te in omaggio. Bagno ampio e materasso comodo. Ottima scelta, anche in questa occasione.
La nostra avventura londinese, può avere ufficialmente inizio.
Organizzatrice e guida, scelgo come prima tappa Piccadilly Circus!

Piccadilly
Prima di raggiungere il famosissimo luogo di interesse, ci fermiamo però da Subway, per riempire i nostri stomaci, che durante la giornata avevano accolto solo stuzzichini e dolciumi. Al costo di circa 3 sterline a testa, mangiamo un panino e ci dissetiamo (1 sterlina equivale a circa 1,20 euro).
Rifocillati, ci dirigiamo alla stazione di Stratford per acquistare, per ciascuno di noi, la Oyster Card, card plastificata ricaricabile, che permette di scegliere differenti tipi di abbonamenti , grazie ai quali è possibile agevolmente utilizzare i mezzi di trasporto londinesi.
Premessa: nemmeno scalatori, maratoneta, corridori e grandi atleti, potrebbero visitare Londra SOLO a piedi, ma la bella notizia è che grazie a metropolitana, bus a due piani, treni di superficie etc, puntuali e frequenti, gli spostamenti in città sono semplici e facilmente gestibili.
Prima della partenza, mi documento scrupolosamente sui costi e sui mezzi pubblici londinesi e scelgo, tra le varie opzioni la Oyster in modalità “pay as you go” (tutte le info in questo utilissimo sito: http://www.vivilondra.it/trasporti/londra-biglietti-oyster-card-travelcard.html ), che consente con una ricarica di circa 8.50 sterline al giorno (meno durante i week end), di utilizzare tutti i principali mezzi di trasporto della metropoli, per tutto il giorno, senza limiti di accesso, nelle zone 1-2-3 (le zone londinesi sono 6, ma quelle turistiche sono la 1 e la 2, la 3 è quella dove si trova l’IBIS hotel).
Per coloro i quali si trattengono a Londra per una settimana o più, risulta maggiormente economica la Travel Card, che può essere caricata sulla Oyster stessa (ovvero, nella card plastificata, possono essere caricati differenti tipi di abbonamento –settimanale, mensile etc., noi, vista la breve permanenza – 4 giorni – avremo speso molto di più con un abbonamento settimanale. Per informazioni utili, visionare il sito che ho postato poco sopra).
In regola con il pagamento delle tariffe di viaggio, ci dirigiamo con la Central line verso Oxford Circus, fermata da cui raggiungeremo facilmente a piedi Piccadilly. Lungo i corridoi della Tube londinese musicisti e artisti accompagnano i nostri tragitti verso i vagoni, in ogni occasione cerco di dar loro qualche sterlina, sono bravissimi!

the Tube
All’uscita dalla metro, ci accoglie una Oxford Street, affollata, illuminata e viva! I famosi bus rossi a due piani, simbolo londinese, si susseguono nelle strade ampie, circondate da negozi e persone di ogni etnia.
È fantastico, più emozionante di quanto ricordassi.
Camminiamo affascinati e adrenalinici e raggiungiamo il grande schermo illuminato di Piccadilly, pensando a quanto sia strano, in poche ore, raggiungere un mondo completamente differente da quello in cui vivi e sei cresciuto.
Ci godiamo ogni attimo, seduti in una piazzetta di fronte al multi schermo.
Cena a base di “Fish and Chips” per parte del gruppo, io e Massi, vegetariani, non fatichiamo a trovare una alternativa.
Attendiamo con ansia la giornata successiva.

Colazione da Starbucks per il secondo giorno londinese: nuova esperienza per i nostri compagni di viaggio, una consuetudine per me e Massi, quando ci troviamo all’estero. Cappuccino e pasta, circa 4 sterline a testa, il che, ci sembra veramente low cost dopo la recente esperienza norvegese.
In un sabato timidamente soleggiato, scelgo di accompagnare il gruppo alla scoperta di Portobello Road e del suo mercato. Fermata Nothing Hill e siamo subito immersi in un quartiere variopinto, allegro e come sempre affollato. Bancarelle e negozietti “sfilano” in una coreografica scelta di oggetti e sapori.

Portobello Road
Siamo incantati davanti a sorrisi, lingue differenti, culture fuse e integrate. Sperimento una discreta soddisfazione per aver scelto di visitare questa zona, così caratteristica, ancor più animata durante il sabato, poiché proprio in questo giorno settimanale, si svolge anche il mercatino d’antiquariato, che visitiamo e troviamo gradevole.
Foto e souvenir e poi via! Verso il Big Ben!

Big Ben
Un quarto d’ora di metro con opportune coincidenze e raggiungiamo la stazione di Westminster. All’uscita dalla metro, l’orologio più famoso del mondo, è lì ad attenderci insieme al Parlamento, imponente e fiero. Aerei in fila con frequenza di uno al minuto, attraversano i cieli londinesi, ipnotizzandoci e facendoci sognare il momento in cui saremo noi ad imbarcarci in un velivolo con quattro motori, specializzato in tratte intercontinentali, come quelli che solcano l’azzurro sopra di noi.

Prima di pranzo, raggiungiamo la Wenstminster Abbey , poco distante dalla Clock Tower (il tanto amato Big Ben), e passeggiamo nei suoi giardini esterni.
(Comunicazione di servizio: tra le tante cose, mi colpisce la difficoltà di trovare bagni pubblici, a parte quelli della metro [costo utilizzo 50 pence]. Visto il bacino di turisti, immaginavo di trovarne tantissimi lungo le vie cittadine, ma così non è stato.)
Attirati da una folla sempre più compatta, apparsa nei giardini dai quali si può ammirare il complesso dello Houses of Parliament, notiamo che sta prendendo piede una manifestazione anti ISIS, che attraverso cartelli e slogan, si propone di sensibilizzare il governo britannico sulla pericolosità dell’atteggiamento turco, percepito non collaborativo dagli astanti.

manifestazione

Ci uniamo per un po’ ai presenti e scattiamo qualche foto, ma quando la situazione pare degenerare e interviene la polizia, scegliamo di allontanarci e consumato il nostro pranzo, ci dirigiamo verso la Ruota Panoramica: il London Eye.
È il Tamigi ad accompagnarci verso l’attrazione, solcato da imbarcazioni turistiche e illuminato da un sole che si fa spazio tra le nuvole. La vista è bellissima e non possiamo resistere alla tentazione di immortalare lo spettacolo davanti ai nostri occhi. Sul ponte, scorgiamo un’altra manifestazione, questa volta di un folto gruppo di ambientalisti.
Il traffico risente della folla e questo ci permette di notare un bus a due piani, del tipico colore rosso, interamente dedicato alle nozze di due giovani, che festeggiano insieme ai loro ospiti, con una originale visita della città.

wedding
Vicino al London Eye, Massi e Manrico gustano una birra londinese presa al bar, troviamo una panchina libera nel lungo Tamigi e ci rilassiamo, osservando con curiosità il via vai di turisti di svariate nazionalità che si dirige alla ruota, per accedere alla quale una lunga fila di almeno tre quarti d’ora e una spesa di 17 sterline, ci scoraggiano. Abbiamo pochi giorni e scegliamo di comune accordo, di goderci la città, senza dedicarci troppo alle visite” interne”.
Dopo il relax, propongo al gruppo di raggiungere Buckingham Palace. Il consenso è unanime e con la metro, raggiungiamo la Stazione Victoria, poco distante dal Palazzo. Sono le 18 di una bellissima giornata di ottobre, immaginiamo la Sovrana, William, Kate e famiglia, intenti a preparare la loro tipica cena inglese e sorridiamo.
Scattiamo tante foto e ci rilassiamo poi in una panchina del vicino Green Park.
Le energie sono ancora tantissime e scegliamo di visitare anche Trafalgar Square, che raggiungiamo con la metro.
Fervono i preparativi per un evento che coinvolge la comunità africana, non riusciamo perciò a entrare nella Piazza, godendocela comunque lungo il perimetro e ammirando l’edificio che ospita la National Gallery, proprio lì accanto.
Una Londra notturna, ci regala ancora tante emozioni, siamo appagati da un viaggio che ci sta offrendo davvero moltissimo.

National Gallery
Spesa da Tesco (presentissima catena di supermercati) per la nostra cena. Ottimi panini, dolci e bibite, ad una cifra irrisoria, con 5 sterline a testa, siamo sazi e soddisfatti, dopo una giornata così positivamente stancante.

Dopo una abbondante colazione da Starbucks, la nostra domenica è inaugurata con la visita alla Torre di Londra (fermata metro Tower Hill, della District Line verde). Ad attenderci i mille papaveri rossi, in memoria della Grande Guerra e delle vittime della stessa. Ci godiamo il complesso sorto durante l’ XI secolo e ricordiamo che fu famoso soprattutto come luogo di detenzione (ad esempio di Thomas More) e proprio per via della sua funzione, sono tante le lugubri leggende riconducibili alla Torre.
Una gradevole passeggiata, ci conduce poi lungo il Tower Bridge, poco distante e semplicemente mozzafiato. Lo percorriamo con calma, nonostante la folla, perché non vogliamo perdere nulla del momento che stiamo vivendo.
Su richiesta e per desiderio di Manrico, nostro compagno di viaggio, scegliamo di visitare la nave-museo Belfast, al costo di 15 sterline. Un spesa d’ingresso rara per i musei londinesi, poiché nella maggior parte dei casi, sono gratuiti, ma comunque compensata dalla piacevole esperienza. Il percorso museale, ripercorre con una eccellente attenzione al dettaglio, la vita dei militari di marina, durante la seconda guerra mondiale. Tutti gli ambienti della nave, sono strutturati in modo da condurre il visitatore in un interessante viaggio mentale storico: dalla cucina di bordo, all’infermeria, dalla sala dei comandi, alle cuccette. È stata una esperienza particolare e arricchente.

Belfast
Dopo la visita, pranziamo nei tavolini di un M&S, altra catena di market fornitissimi, dove con una modica cifra (circa 6 sterline a testa), ci godiamo un pranzo estremamente soddisfacente e gustoso, comprendente macedonia e dolce.
Trascorriamo il pomeriggio ad Hyde Park, tra scoiattoli e cigni. Relax e sorrisi, immersi in una natura socializzata e per niente intimorita dall’uomo.

hyde park
Purtroppo nuvole minacciose si avvicinano e scegliamo di andare a visitare la National Gallery, gratuita e aperta fino alle 18. Artisti italiani e stranieri sono esposti nelle colorate sale, che visitiamo con vivo interesse e commozione.
Purtroppo, la pioggia ci attende e ci accompagnerà fino alla fine della serata, che concluderemo alla Cattedrale di St. Paul, maestosa davanti ai nostri occhi, con la cupola simile a quella di San Pietro.
È la nostra ultima notte a Londra e scegliamo di cenare in un locale di cucina portoghese, nei pressi del nostro Hotel: Nando’s.
In un ambiente allegro e colorato, il personale sorridente e di rara gentilezza, ci accompagna al tavolo e ci spiega che per poter cenare, dobbiamo ordinare e pagare al banco e poi attendere che i camerieri consegnino le ordinazioni ai tavoli.
Scegliamo perciò seguendo i nostri gusti, la scelta è vastissima, anche per vegetariani, nonostante la maggior parte dei piatti sia a base di pollo.
Per circa 10 sterline a testa, ci rimpinziamo di patatine fritte e hamburger vegetali (e di carne per i non vegetariani) e beviamo una eccellente birra (anche più d’una). Nando’s è una scelta suggerita caldamente.

Giunge troppo presto la data del rientro.
Il volo è previsto per le 17, ma alla luce delle file interminabili all’arrivo, scegliamo di prendere il bus alle 13.10, per non rischiare ritardi o peggio ancora di perdere il volo.
Dedichiamo la mattina allo shopping e sfruttiamo il fornitissimo centro commerciale di Westfield che sorge vicinissimo al nostro hotel. All’ibis chiediamo di poter lasciare i bagagli nel deposito e scopriamo che, a differenza di tutte le altre esperienze in strutture all’estero, è richiesto il pagamento di 2 sterline. Nonostante la cifra sia irrisoria e non abbia influito sul viaggio, ritengo sarebbe più adeguato consentire l’utilizzo gratuito della stanza custode delle valigie.
Il bus di Terravision ci accompagna a Stansted, dove, per fortuna, i controlli sono scorrevoli e non estenuanti.
Il volo decolla e atterra secondo programma.
Arrivederci Londra!

Se vi occorressero ulteriori informazioni e pensate possa essere io a fornirvele, contattatemi pure: initineremassimo10chili@gmail.com

Sarà un piacere esservi d’aiuto!

Silvia

La nostra OSLO feat Drøbak!

Nel cassetto dei sogni turistici (nel mio caso, straripante), il desiderio di realizzare alcuni progetti, lievita e si arricchisce di aspettativa e impazienza, fin quando l’itinerario per tanto tempo immaginato, diviene tangibile e l’overdose di emozioni ti assale.
Oslo, definita la città più cara d’Europa, scoraggia la mia foga in stile tour operator per tanti anni, fino a quando nel giugno scorso, “spulciando” come mio solito le tratte sarde verso l’estero, scopro che il costo del volo A/R Alghero – Oslo Torp, è di circa 64 euro. Inizio a credere a questo punto, di poter addomesticare la cara (in tutti i sensi) capitale norvegese.
D’altronde, mi dico, chi attribuisce alla fiordica cittadina, il fastidioso primato, potrebbe aver banchettato in ristoranti di lusso con renna e alce di prima scelta.
Basta poco per autoconvincermi e per coinvolgere il mio compagno.
Partenza prevista per mercoledì 27 agosto 2014, rientro domenica 31.
Durante la ricerca di un alloggio, tra gli hotel dai prezzi discretamente proibitivi, ne scorgo uno giudicato ottimo dagli ospiti che vi hanno soggiornato, sogno o son desta? Centrale, acclamato e dai costi contenuti: con Citybox Oslo, è amore a prima vista. Per 4 notti 352 euro in stanza matrimoniale (176 euro a testa), con possibilità di disdire senza alcun costo fino al giorno prima dell’arrivo. Prenoto senza esitazione e coinvolgo altri 4 compagni di viaggio, che con entusiasmo scelgono di vivere con noi questa avventura.

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Partenza da Alghero prevista per le 16, raggiungiamo l’aeroporto intorno alle 14.45. Non dobbiamo imbarcare bagagli in stiva, per questo siamo abbastanza rilassati e calmi ad un’ora dal decollo.
Ci dividono da Oslo tre ore di volo, ma Ryanair ci sorprende e non solo, decolla in lieve anticipo, ma raggiunge Torp venti minuti prima rispetto all’orario previsto.
All’arrivo in Norvegia, il clima è meno rigido di quanto ci aspettassimo e non piove, condizione meteo assai gradita, visto il cattivo tempo delle tre settimane precedenti la nostra vacanza.
Lo scalo aeroportuale è piccolo, ma ben organizzato, con negozi , ristoranti e supermercati. Mi colpisce subito la tranquillità e la totale assenza di folla.
Torp dista circa 110 km dal centro città, ma è ben collegata grazie ai bus e ai treni.
Noi optiamo per la prima soluzione, poiché la fermata dell’autobus Torp-Expressen (qui info utili su orari, costi ed eventuali prenotazioni online: http://torpekspressen.no/index.php/torp_eng) è esattamente di fronte all’uscita dell’aeroporto e ci porterà alla stazione centrale di Oslo (OSLO BUSSTERMINAL), dalla quale il nostro Hotel è distante 5 minuti di cammino.
Il biglietto costa 250 Nok se di sola andata, preferibile l’andata e ritorno che consente un risparmio di 50 Nok, per un costo a testa di 450 Nok.
Leggiamo su internet prima della partenza, che è possibile pagare i biglietti sul bus anche con la carta di credito, ma i tentativi di utilizzare una mastercard ricaricabile e una postpay, risultano fallimentari e riusciamo ad acquistarli per l’intero gruppo, solo con la carta NON ricaricabile di Massi. Per dovere di cronaca, un autista di uno dei bus, che non riusciremo a prendere (evento fortunato, poiché il successivo che partirà 5 minuti più tardi, sarà praticamente vuoto) ha accettato il pagamento in euro per uno dei biglietti, con un cambio comunque per noi sfavorevole.
Nella confusione dell’acquisto, compriamo un biglietto in più, ma sdrammatizziamo, aggiungendo al nostro gruppo un amico immaginario che chiameremo Drubeck e che sarà un utile capro espiatorio in molte occasioni successive.
Acquistati i tickets ci accomodiamo sul mezzo e ci godiamo il fantastico panorama durante il tragitto. Foreste, laghetti, casette in mezzo ai boschi: è fantastico.
Raggiungiamo Oslo in circa 2 ore. Alla stazione centrale troviamo un bancomat, dal quale prelevare moneta locale (anche con la postpay). Gli uffici per il cambio, saranno invece utilizzabili solo nella giornata successiva, perché seguono gli orari dei negozi (dalle 10 alle 18 circa, nei giorni feriali).
Non fatichiamo a trovare il Citybox Hotel e ci rendiamo subito conto di quanto sia vicino al centro città e alla famosissima Karl Johans gate, strada dello shopping e uno dei simboli della capitale norvegese.
Caratteristica dell’albergo, risultano il Check in e Check out “self service”.
In una postazione con schermo bi-lingue (norvegese e inglese), inserendo il proprio numero di prenotazione e una carta di credito (anche post pay o ricaricabile), si ottiene la card magnetica (o due per camera, se si preferisce una maggiore autonomia) con la quale è possibile accedere all’ingresso principale della struttura, alla propria stanza e utilizzare l’ascensore. Ottima e veloce soluzione, che consente di giungere anche a tarda notte, senza scontrarsi con limiti d’orario, sovente previsti da altri alloggi. Effettueremo agevolmente anche il Check out, per il quale è richiesto semplicemente il numero della stanza (la card smagnetizzata, va riposta in un contenitore all’ingresso, la cui funzione è segnalata da una etichetta in inglese).
La Hall e la zona comune sono accoglienti e ben arredate e con numerosi servizi gratuiti (ad esempio forno e frigo), dobbiamo ancora vedere la stanza, ma la struttura con questo “antipasto” di design, cammina verso l’eccellenza.
La camera è piccola (per nostra scelta) ma molto carina! La filosofia dell’albergo è quella secondo la quale il mondo va scoperto fuori e noi siamo d’accordo. Non c’è TV, non c’è frigobar, ma ci sono in compenso un comodo lettone, lenzuola pulite, un ampio box doccia e un bagno più che sufficiente per le nostre esigenze. All’arrivo si trova un unico asciugamano a testa, ma su richiesta ne vengono forniti gratuitamente altri e sempre su richiesta si può ottenere un asciuga capelli (gratuitamente).

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Ci rinfreschiamo e ritroviamo il gruppo per l’ora di cena.
Prima di uscire prendo dalla Hall una guida della città in lingua italiana, disponibile su uno scaffale in bella vista (in qualcosa si può anche risparmiare!), noterò le stesse guide, nei principali luoghi di interesse.
Le 22 sono passate e gli orari nordici non prevedono cene servite in tarda nottata, per questo scegliamo di degustare un panino nella catena 7-eleven, a pochi passi dall’hotel e aperta 24 su 24 (una salvezza in tante occasioni).
Al costo di 90 Nok per due, mangiamo un panino farcito con pesto, pomodorini e formaggio (siamo vegetariani, ma non avremo mai difficoltà a trovare pietanze adatte alla nostra scelta alimentare). I nostri compagni di viaggio, spendono più o meno lo stesso tanto.
Passeggiamo lungo la via dello shopping e continua a colpirmi l’assenza di folla turistica, incontrata in altre capitali europee. Il viale è quasi tutto per noi, possiamo fermarci, accelerare il passo, goderci ogni angolo, senza doverlo condividere con un numero eccessivo di altri viaggiatori.
Durante la nostra passeggiata, veniamo fermati da una “eccentrica” toscana emigrata in Norvegia, che intuite le nostre sarde origini, ci rivolge una domanda in dialetto nostrano maccheronico, che inizialmente non capiamo e schiviamo con una risposta inglese. Ma la ragazza non demorde e scandisce le parole per conquistare la nostra attenzione e prodigarsi in calorose dimostrazioni di affetto fisico, che mostrino tutta la sua passione per la terra sarda: abbracci collosi e carezze. Dopo un quarto d’ora, ritroviamo la nostra autonomia , salutandola senza vittime.

Il secondo giorno ci accoglie col bel tempo.
Facciamo colazione da Wayne’s Coffe, in una perpendicolare della Karl Johans. Per due cappuccini e due croissant, spendiamo l’equivalente di circa 8 euro a testa. È il duro scontro con il costo della vita norvegese, ma soprattutto con il costo della colazione, che anche nei giorni successivi, scambieremo economicamente quasi per un pasto principale.
Scegliamo di inaugurare la giornata con il Bus Turistico, che prendiamo di fronte alla Stazione Centrale. Il biglietto ci costerà 250 Nok a testa, non è economico, ce ne rendiamo conto, ma sarà il nostro mezzo di trasporto giornaliero e ci consentirà di familiarizzare con questa fantastica città.
In estate la prima corsa è prevista per le 9.30, l’ultima intorno alle 17. Nei piani alti del bus (parzialmente scoperto), soffia un venticello nordico donatore di stalattiti! Ci imbacucchiamo per bene, poiché la lieve brezzolina, non è affatto amichevole.
Ascoltiamo la guida in lingua italiana e ci perdiamo tra verde e monumenti, abitazioni e boschi, parchi ed edifici. La città è fantastica, molto differente dalle altre visitate, lontana anche dalla “cugina” Stoccolma che vedemmo nel 2011.
Scegliamo come prima tappa il Norsk Folkemuseum, ovvero il Museo del Folklore norvegese, dove 155 casette in legno e una coreografica distesa verde che ospita mucche in libertà, accompagnano il visitatore nelle varie regioni e città della Norvegia. È un luogo molto carino, per certi versi incantato, dove comparse vestite con il costume tipico della propria regione, camminano, si affacciano alle finestre delle casupole o ti invitano (come nel nostro caso) a sederti accanto al camino, mentre lavorano a maglia.

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Il costo del biglietto, intero, è di 110 corone, noi riceviamo uno sconto del 15% grazie al ticket del bus turistico.
Mangiamo al caffè del museo: un panino, un piatto vegetariano a base di verdure e formaggio, caffè e dolce ci costano l’equivalente di 14 euro a testa (respiro di sollievo garantito), anche i nostri compagni di viaggio, spendono più o meno lo stesso tanto per piatti anche a base di salmone e carne. È importante sapere che l’acqua è GRATIS in tutti i ristoranti o locali in cui si può mangiare, è disponibile in caraffe sopra mensole e ci si può servire da soli.
Nel pomeriggio, propongo la visita al Centro di ricerca sull’Olocausto (HL-senteret) e i miei compagni di avventura sono d’accordo. Raggiungiamo a piedi il luogo di interesse in circa un quarto d’ora e l’ingresso si rivela un lungo viale alberato e circondato dal verde.
Il biglietto ci costa 45 Nok a testa, usufruiamo di un piccolo sconto, rispetto ai 50 Nok previsti, poiché non c’è una guida in italiano e ci forniscono un Tablet con spiegazioni in inglese (da restituire a visita conclusa), per noi non sarebbe stato un disagio, ma la ragazza all’accettazione, insiste per agevolarci economicamente.
Foto e documenti sull’olocausto norvegese, si susseguono in una visita molto toccante, durante la quale leggo e traduco le informazioni che ci sono state fornite attraverso il supporto elettronico.
Terza tappa della giornata: Vikingskipshuset, Museo delle Navi Vichinghe, che d’estate accoglie i visitatori fino alle 18. Biglietto di ingresso 45 Nok (usufruiamo anche in questo caso dello sconto previsto per gli utilizzatori del bus turistico). Navi perfettamente conservate possono essere osservate da distanza ravvicinata e la guida cartacea disponibile all’ingresso, permette di conoscere la loro storia e la loro funzione.
Ci fermiamo al Chiosco del museo (all’esterno dello stesso), per un caffè e una coca cola, in compagnia di un numero discretamente fastidioso di api assetate e invadenti e di un gabbiano gigante sfamato dal gestore del locale con quello che definiremo “un panino imbottito intero”. I gabbiani norvegesi si riveleranno molto discreti e socializzati e li incontreremo in tante occasioni.
Con il biglietto del Museo avremo avuto accesso gratuitamente anche al Museo di Storia Culturale per le successive 48 ore, purtroppo il tempo non è dalla nostra parte e i pochi giorni a disposizione, non possono essere più intensi.
Una valutazione erronea della distanza tra il Museo delle Navi Vichinghe e il Parco Vigeland, mi fanno trainare il gruppo lungo una passeggiata che si tradurrà in circa 40 minuti tra casupole e verde norvegese, con passaggio adiacente alla casa estiva dei reali. Ne è valsa la pena, nonostante la fatica. Lungo la strada scorgiamo una vista fantastica sul Fiordo di Oslo.
Raggiungiamo il famoso parco intorno alle 19, ma l’orario non è un problema, visto che è sempre aperto e l’ ingresso gratuito.
Il Vigeland ci lascia senza fiato, sculture dalle espressioni e le movenze umane, si susseguono lasciando addosso al visitatore una inquietudine che riflette i vissuti ambivalenti di un’artista senza uguali. Salutiamo il famoso “bambino arrabbiato” e ci arrabbiamo accanto a lui per un selfie che ci fa sorridere.
Godiamo del tramonto, mentre una mongolfiera rossa conclude il suo viaggio e tocca terra nei pressi del parco.
Che meraviglia.

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Stanchi ma energici, ci dirigiamo verso l’hotel e raggiungiamo a piedi il ristorante scelto per la nostra cena: Mamma Pizza.
Gestito da gentilissimi e giovani ragazzi italiani, si rivelerà un luogo accogliente nel quale degusteremo sapori nostrani di alta qualità. Per un totale di 500 Nok (da dividere in 6), assaggeremo, raggiungendo una gratificante sazietà, una pizza al metro ottima e riccamente farcita (è possibile scegliere 4 gusti con cui la pizza verrà condita).
Mamma Pizza risulta una eccellente soluzione per coloro i quali non desiderano spendere cifre esorbitanti, ma amano la buona cucina e per chi come me e Massi, vegetariani, non ha tra le ambizioni, quella di assaggiare la tipica cucina norvegese, a base di alce, renna e pesce del Nord.

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Alla conclusione di questa giornata, permane la sensazione di relax e l’assenza di estenuanti file per l’ingresso ai Musei o per l’utilizzo del bus turistico.

Dedichiamo il terzo giorno ad una escursione fuori Oslo, ci aspetta Drøbak, villaggio di pescatori su cui ho letto meraviglie.
Colazione a pochi passi dal nostro hotel, in un bar, dove per 124 Nok io e Massi, beviamo un gustoso cappuccino e compriamo 3 paste, che mangiamo comodamente seduti in dei divanetti, anche i nostri compagni di viaggio sono soddisfatti.
Ci dirigiamo poi alla Stazione Centrale, dove scegliamo di acquistare i biglietti al punto informazioni che si trova proprio di fronte all’ingresso principale (accanto alla scalinata che conduce all’entrata). Il biglietto individuale A/R, per raggiungere il paesello (che dista circa un’ora dalla capitale norvegese), costa 120 Nok, il bus che conduce alla meta è il 541, il cui capolinea, si può trovare seguendo le indicazioni di direzione che rimandano al Bussterminal all’interno della stazione e il cartello che si riferisce specificatamente al bus. Noi lo prendiamo nella piattaforma di sosta n.41 (potrebbe però variare a seconda dell’orario di partenza).
Il biglietto acquistato, va timbrato sull’autobus, davanti ai gentili occhi dell’autista. Troviamo facilmente posto a sedere e ci godiamo un panorama meraviglioso, vista boschi e vista mare (lungo la strada, scorgiamo anche l’ingresso del famosissimo Tusenfryd, l’enorme Parco divertimenti a circa 10 minuti da Oslo, perciò, per chi volesse visitarlo, il bus di riferimento è ugualmente il 541).
Raggiungiamo la piazza principale di Drøbak e ci sentiamo catapultati in altri tempi, casette e sentieri si susseguono in un paesino che da su un fiordo meraviglioso. Ci godiamo un caffè espresso (28 Nok) nel bar della piazza e assaporiamo un clima mite e una giornata che per fortuna ci regala un timido sole (anche se nuvoloni incombono all’orizzonte).
Ci dirigiamo poi all’attrazione più pubblicizzata della piccola cittadina: La casa del Babbo Natale Norvegese, che si trova proprio di fronte al bar, ingresso gratuito in quello che si rivelerà in realtà un negozio di oggettistica natalizia su due piani, carino, ma non eccezionale (compro comunque una pallina per addobbare il nostro albero a dicembre).

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Dalla casa, passiamo all’Ufficio postale di Babbo Natale, dove i turisti possono scrivere una lettera che riceverà l’ufficiale timbro del Babbo Natale Norvegese.
Anche in questo caso, non la riteniamo una meta straordinaria, ma comunque gradevole.
Preferiamo di gran lunga il porticciolo e il Fiordo della cittadina, che ci catturano profondamente, lasciandoci sognanti davanti a un panorama suggestivo.

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Carichi ed energici, scegliamo un ristorantino per il pranzo, dove spendiamo circa 90 Nok a testa per pietanze gustose e di discreta qualità.
Nel post pranzo, facciamo in tempo a fare un giro del paesello, prima di dirigerci alla fermata del 541 (esattamente di fronte alla piazza, segnalata da un cartello con gli orari di passaggio) e ritornare verso Oslo.
Dedichiamo la serata alla visita del Teatro dell’Opera e del Balletto (la parte esterna), impressionante struttura dall’architettura affascinante e originale, di recente costruzione, risulta attualmente uno dei simboli della capitale.

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Passeggiamo poi lungo il molo e attraversiamo un porticciolo nel quale numerosi pescatori, portano avanti fortunate (per loro) catture. Sappiamo che l’acqua, anche in prossimità dei porti, è poco inquinata, un altro primato di Oslo che ci viene confermato dalla presenza di appassionati di pesce, attivi lungo la costa urbanizzata.
A fine serata riusciamo a visitare anche la Fortezza di Akershus, che attraversiamo per sfociare in una piazzetta dove scegliamo di degustare una ottima birra locale, accompagnata da patatine fritte (67 Nok a testa).

Condividiamo al fresco, sensazioni e considerazioni, su un viaggio che si sta rivelando bellissimo ed emozionante.
Prima del rientro in hotel, ci fermiamo in un market (molti restano aperti fino alle 23 o addirittura 24 ore) e scopro che, quando si paga con monete, non bisogna porgerle al commesso, ma inserirle in una macchinetta che effettuerà il conteggio e fornirà l’eventuale resto!

Penultimo giorno in terra norvegese, un sabato nuvoloso e freschino, nel quale scopriamo che gli orari di apertura di bar e negozi alla vigilia della domenica, vengono spesso posticipati alle 11. Ci accomodiamo da Starbucks, alla Stazione centrale, in un ampio locale al primo piano. Cappuccino e pasta, circa 70 Nok a testa (siamo nella media, purtroppo).
Una lunga camminata in un quartiere residenziale, ci porta poi al Museo Munch, dove per 95 Nok, abbiamo la possibilità di ammirare opere quali L’Urlo (che sarà spesso rappresentato dalla nostra abilità di attori, nei vari selfie scattati in giro per la città), la Madonna e la pittoresca Vulva. Una concitata discussione “artistica”, in una sala del museo, ci regala una sgridata epocale, da parte di una guardia, che ci chiede di abbassare i toni.
Decidiamo dopo la visita di acquistare un biglietto per i mezzi con validità 24 ore, che per la zona 1 (ovvero la zona relativa ai luoghi di interesse turistico della città di Oslo), costa 90 Nok a testa e permette di usufruire di bus, tram e metro (è possibile acquistare il ticket con monete, carta di credito e post pay, nei distributori automatici della RUTER, l’azienda che si occupa dei trasporti. https://ruter.no/en/ Un biglietto di corsa singola, costa invece 30 Nok ). Ci dirigiamo proprio con la metropolitana nei pressi del Museo Nazionale, dove consumiamo il nostro pranzo e dal quale ci dirigiamo verso l’Aker Brygge, zona turistica e lungo mare, vitale e piena di locali, per arrivare alla quale, passiamo dal Centro Nobel per la Pace, dove compriamo alcuni ricordi. Percorrendo il lungo mare, arriviamo ad una spiaggetta incantevole, dove trascorriamo un po’ di tempo e ci godiamo un panorama rigenerante (sullo sfondo, la caratteristica crociera della sightseeing, che accompagna turisti lungo il fiordo).
Visitiamo poi su proposta di Massi, la House of Oslo, paradiso del design d’arredamento.
Chiudiamo la serata, nei famosi giardini del Palazzo Reale, dove una spettacolare fontana, casa di anatroccoli già posizionati per il riposo notturno, si erge in una distesa di alberi sconfinata.
Abbiamo la fortuna di assistere al Cambio della Guardia, coreografico e interessante, prima di recarci a cena da“Mamma Pizza”.

Dedichiamo l’ultima giornata alla visita dell’ Holmenkollen, che raggiungiamo in metro. Un luogo incantato dove il verde boschivo fa da padrone. Visitiamo per 120 Nok a testa il Museo dello scii e saliamo sulla Jump Tower (la torre del trampolino), sulla quale ci attendono una vista mozzafiato della città e un venticello nordico particolarmente pungente (indosso cappuccio e sciarpa senza vergogna, davanti a scandinavi in pantaloncini e canottiera).
Pranzo alla stazione centrale, in uno dei tanti punti ristoro e rientro in hotel, dove avevamo lasciato (gratuitamente) i bagagli.
Ci attende alle 15.40 il bus Torp-Expressen che ci accompagnerà a Torp, dove decolliamo con un discreto ritardo, recuperato in volo con accelerate da urlo! Suggerisco di verificare nel sito della compagnia dei bus, l’orario utile che consente di prendere il proprio volo con tranquillità. La compagnia di trasporti, dedica infatti a ciascuna tratta aerea, una corrispondente tratta a terra che permetta di raggiungere l’aeroporto circa due ore prima del volo. L’organizzazione è impeccabile e gli orari vengono rispettati perfettamente.

Una città che rivedrei una, due e “sempre” altre volte. Che spero di raggiungere in futuro da Bergen, per godere di quel panorama lungo i Fiordi, tanto amato, da chi è riuscito ad effettuare la tratta Bergen-Oslo con il treno. Resta il dispiacere per non aver avuto il tempo di fare una crociera sul Fiordo, ma la gioia di aver assaporato davvero al massimo e con una compagnia da dieci e lode, questa esperienza così desiderata che si è rivelata addirittura superiore alle mie aspettative.
Noi abbiamo scelto deliberatamente di NON acquistare la Oslo Pass (http://www.visitoslo.com/it/attivita-e-attrazioni/oslo-pass/), perché un calcolo approssimativo prima della partenza, ha fatto emergere che nel nostro caso, non ci sarebbe stata nessuna convenienza. È comunque una scelta che dipende da diversi fattori e da quanto si utilizzano i mezzi di trasporto (avendo un hotel centrale, noi abbiamo usufruito ben poco di bus, autobus e metro).
Credo sia di importanza universalmente riconosciuta, informare che il costo per l’utilizzo dei bagni pubblici è pari a 10 Nok, che è compreso perfettamente l’inglese e che un ombrello come amico, è una ottima scelta.

Questa è stata la nostra avventura.
Buon viaggio e
alla prossima meta!
Silvia

Düsseldorf, Bonn e Colonia, dolce antipasto delle vacanze estive.

È una sveglia dalle tinte albeggianti, quella che precede la nostra (mia e del mio compagno) partenza per Düsseldorf .

Apriamo faticosamente gli occhi alle 4.30, ma l’energia per alzarci dal comodo lettone, ci raggiunge lesta, al pensiero di scoprire una nuova parte della Germania, in un lungo week end (venerdì-lunedì) che ci concediamo grazie ad una ottima offerta Ryanair (45 euro a testa andata-ritorno, da Alghero) e ad una spesa contenuta per un hotel praticamente centrale (189 euro per tre notti, camera matrimoniale).
Organizzo la nuova avventura con circa 3 mesi di anticipo, carica e intenzionata a testare le conoscenze di lingua tedesca di fresca acquisizione.
Il tempo scorre e arriva la data prevista per il viaggio: il 27 giugno 2014.
Raggiungiamo Alghero da Cagliari, nostra città di residenza, due orette di viaggio senza grande traffico e per fortuna prive di afa, visto l’orario (salutiamo casa intorno alle 5,30). Parcheggiamo come in analoghe occasioni nel parcheggio low cost dell’aeroporto, che con i suoi 4 euro di spesa giornaliere, risulta essere una ottima soluzione.
È il nostro primo incontro con la nuova Ryanair, cortese assegnatrice di posti a sedere. La ressa e le interminabili file prima dell’imbarco, sono notevolmente diminuite, anche se, il ricordo di quei momenti drammatici, ha lasciato il segno.
Il volo parte puntuale e in circa due ore, atterriamo nell’aeroporto di WEEZE, distante circa 80 km dalla stazione centrale di Düsseldorf (l’equivalente di un’ora e trenta di treno), facilmente raggiungibile con due valide alternative: bus navetta o bus + treno.
Noi scegliamo la seconda. Appena usciti dall’aeroporto (piccolo per dimensioni, ma ricco di punti di ristoro e negozietti ), sulla destra, scorgiamo le fermate segnalate dalla H (Haltestelle, che significa Fermata). Ogni piazzola dispone di un cartello con la descrizione del bus che accoglie. Appena leggiamo WEEZE, verifichiamo nella tabella oraria e nell’itinerario, che il tragitto preveda la stazione (bahnhof) dalla quale prenderemo il treno per Düsseldorf.
Facciamo i biglietti direttamente sul pullman, sarà l’imprinting per il mio tedesco. Chiedo due biglietti e.. l’autista mi capisce! Emozioni come se piovesse! Mi spiega che posso fare sul bus anche il biglietto per il treno (16.50 euro a testa), accetto l’offerta e prendo posto a sedere con Massi.
Arriviamo alla stazione di Weeze in circa 10 minuti, è piccolissima e scorgo solo due binari, nel numero 2 ci attende il treno che ci condurrà alla stazione centrale della nostra meta. Partiamo subito, perché il treno attende l’arrivo dell’autobus e viceversa.
Il viaggio dura circa un’ora e dieci: eccoci Düsseldorf!!
La stazione centrale è affollata e ricca di luoghi per lo shopping e ristorantini. Giungiamo per l’ora di pranzo, perciò, prima di dirigerci in Hotel (distante circa 7 minuti a piedi dalla stazione), scegliamo un chiosco di prelibatezze e compriamo due brezel e due focacce farcite, che placheranno i nostri stomaci, digiuni da troppe ore.
Rifocillati, verifichiamo nella mappa la direzione da seguire per raggiungere l’HOTEL BATAVIA (in Bahnstrasse), vittorioso tra tanti per posizione e servizi offerti (quello a noi più gradito, risulta sempre la disponibilità della WiFi gratuita, che annulla le spese telefoniche e ci permette di sentire i nostri cari). Di strada entriamo in un Tourist Info, dove chiedo una mappa e una guida, entrambe ci vengono fornite in lingua italiana, gratuitamente.
Il personale dell’ albergo ci accoglie con un caloroso sorriso, il check in è veloce e a differenza di numerose esperienze precedenti, il pagamento è previsto alla fine del soggiorno. A disposizione degli ospiti della struttura, caffè gratuito da preparare con un bollitore posizionato in un angolino della Hall, tra divanetti e distributore di bevande, un’idea molto carina, anche se si tratta di caffè lungo, consente senza dubbio un momento di relax.
Alla reception ci viene data una mappa, gratuitamente e il personale di turno ci spiega come raggiungere i luoghi di interesse (centro storico e lungo Reno), distanti circa dieci minuti di cammino.
Prendiamo poi possesso della camera, molto carina, pulita e dotata di frigo bar e cassaforte. In omaggio due paia di pantofole in spugna, utilissime, visto che nella fretta, avevo dimenticato le mie!
Il phon in dotazione funziona e funziona bene! Non con la solita intensità in stile flebile alito di cane affaticato.
In sostanza, l’hotel si è rivelato una ottima scelta.
Un breve riposino e una doccia rigenerante, ci donano le energie per tuffarci nella visita della città.

La passione profonda dei tedeschi, per il mondiale calcistico in corso, passa attraverso le bandiere esposte alle finestre o che sventolano dalle auto. Tante le creazioni dedicate all’evento, oggettistica o a sfondo culinario. Ci colpiscono i giocatori abilmente riprodotti, in bella vista nella vetrina di un allettante panificio. Un aspetto decisamente caratteristico.

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In circa dieci minuti, raggiungiamo la Königsallee, famoso viale dello shopping, dove si scorgiamo grandi firme italiane e straniere. Suggestiva, affollata, vitale, una zona caratteristica piena di caffè all’aperto.
Camminiamo avidi di scorci e raggiungiamo in brevissimo tempo la città vecchia (ALTSTADT) un chilometro quadrato di viuzze, negozietti, locali e osterie lungo il Reno.
Un sogno, ogni volta resto affascinata e folgorata dalla bellezza di questi angoli straordinari.
Le strade sono colme di giovani allegri, che chiacchierano e degustano la propria birra.
Quanta vita. Quante emozioni.
Il lungo Reno si estende davanti a noi, uno spettacolo che riempie il cuore.
Incontriamo famiglie con bambini, sportivi che si allenano e ragazzi contagiati dalla moda del “Selfie” che, sui prati, si mettono in posa tenendo stretto in mano il loro smartphone.
Approfittiamo anche noi per fare delle foto, ricordi che amo rivedere spesso durante l’inverno, una coccola tutta mia.
Scorgo gli attracchi dei battelli con cui è possibile fare una breve gita. Il tempo però, non sembra dalla nostra parte, per tutto il fine settimana purtroppo, una pioggia più o meno insistente ci farà compagnia.
Questo, ovviamente non ci ha scoraggiato, la gioia per essere in viaggio, ha prevalso su qualsiasi fatto negativo.
Inizialmente decisi a goderci la cena in uno tra i tanti localini del centro storico, ci facciamo tentare da Donkin Donuts e il ciambellone ultra carico che mangiamo, non lascia spazio per ulteriori assaggi.

Felice di aver scoperto il giorno prima della partenza, che la distanza tra Bonn e Düsseldorf è di circa un’ora di treno, prima di addormentarmi, progetto la giornata successiva.

Sveglia, doccia e via! Verso la stazione centrale, nella quale ritroviamo in nostro amato Back Werk, self service dispensatore di eccellenti colazioni. Per circa 3 euro a testa, mangiamo (ognuno) 2 paste e beviamo un ottimo cappuccino (in albergo la colazione sarebbe costata il triplo).
Siamo pronti per dirigerci alle macchinette e fare il nostro SchönerTagTicket NRW (biglietto che permette di viaggiare tutto il giorno, sui mezzi di trasporto pubblico (escluso i treni ultra veloci IC e ICE) della North Rhine-Westphalia, ovvero nelle città che potete vedere nel seguente link: http://www.tripadvisor.com/Tourism-g187366-North_Rhine_Westphalia-Vacations.html .
Il costo è di 41 euro per un gruppo che può arrivare fino a 5 persone, noi eravamo in due, perciò abbiamo speso 20 euro a testa, ma la convenienza quando si è in gruppo è sorprendente, soprattutto rispetto ad un normale biglietto. (Altre informazioni utili, sono reperibili sul sito delle ferrovie tedesche: http://www.bahn.de/i/view/ITA/it/index.shtml )
Attendiamo il treno che dovrebbe passare alle 10, secondo gli orari di partenza esposti nei tabelloni iper presenti lungo tutta la stazione (gialli, uno con la dicitura Nur S-bahn –solo S-bahn, che fornisce unicamente gli orari della metro di superficie, l’altro con la dicitura ohne S-bahn –senza S-bahn, che fornisce gli orari dei treni regionali RB e RE e degli ultraveloci), ma stranamente c’è un lieve ritardo. Mentre aspettiamo, decido di prendere il biglietto, sul quale vanno scritti il proprio nome e cognome e mi rendo conto di averlo PERSO..
Inizialmente in preda al più totale sconforto, consolata da Massi, scelgo di non rovinare una giornata potenzialmente indimenticabile, mi sforzo di inghiottire le lacrimucce che premevano per cadere e rifaccio il biglietto, tenendolo stretto, questa volta.
Per fortuna Bonn e la sua bellezza, leniscono i nervi. Il centro è vicinissimo alla stazione, non abbiamo perciò bisogno di prendere la metro.
Camminiamo seguendo la fiumana di gente che assapora questa città fantastica, famosa per essere stata Capitale della Germania Ovest. Al primo Tourist Info chiedo una mappa e una guida, che mi vengono fornite per 50 centesimi.
L’affollatissimo centro storico è molto carino, ampio e pieno di negozietti e ristoranti. Camminiamo lungo le viuzze e raggiungiamo la casa Museo di Beethoven. Decidiamo però di non visitarla, perché vista la brevità della vacanza, prediligiamo la conoscenza della città a piedi, gustando gli angoli all’aperto e le bellezze esterne.
Per pranzo ci fermiamo in uno dei numerosi ristorantini, piove, ma ci ripara il gazebo.
Per 12 euro a testa, mangiamo un’ottima focaccia alla rucola e un piatto di gnocchi di verdure, abbondante e sostanzioso, nella spesa sono incluse birra, acqua e caffè, un ottimo prezzo direi.

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Ci godiamo anche a Bonn una lunga passeggiata sul Reno, la pioggia come sempre è il terzo incomodo, ma la ignoriamo e a poco a poco smettiamo di sentirla.
Approfittiamo per fare shopping, prima di tornare a Düsseldorf, souvenir, qualche cioccolato Hussel e la immancabile spesa da H&M! Nonostante non sia stato previsto dalla nostra tabella di marcia, Bonn offre tantissime attrazioni, museali e non, elencate e segnalate nella guida fornita al punto informazioni.
In stazione, assistiamo all’esilarante esperienza di una futura sposa, durante il suo addio al nubilato, con lo strascico e una cassetta piena di oggettini, si improvvisa venditrice, con il sottofondo delle risate delle amiche. È il terzo addio al nubilato che incontriamo dalla mattina, in stazione: deduco che il sabato sia il giorno prescelto per queste occasioni e la stazione il luogo preferito per lo svolgimento.

Il giorno successivo ci aspetta Colonia, distante circa mezz’ora di treno da Düsseldorf.
Alla stazione centrale facciamo un biglietto giornaliero, che ci costerà circa 16 euro a testa, varrà fino alla stazione centrale di Köln , non oltre (era inutile e dispendioso rifare lo STT), anche in questo caso, se fossimo stati in gruppo, avremo speso una cifra irrisoria, perché il ticket includeva il viaggio per un gruppo fino a 5 persone.
Ad accoglierci all’arrivo (a parte la solita pioggia), il maestoso Duomo, che ci regala una ventata di gotico. È davvero imponente, fantastico e proprio accanto alla stazione centrale.
Scorgo con il mio occhio esperto, un bus turistico parcheggiato poco distante. Scegliamo di fare un giro, per capire quali luoghi di interesse visitare durante la nostra giornata.
Il costo del biglietto è di 15 euro Hop on, Hop off, valido per l’intera giornata, fino all’ultima corsa, che d’estate è intorno alle 17.
Dopo aver goduto dell’intero giro, ci dirigiamo a piedi, dalla stazione centrale verso il Museo del Cioccolato, famosissima attrazione di Colonia (ebbene si, abbiamo rinunciato alla Casa Museo, ma NON abbiamo rinunciato al cioccolato!).
In dieci minuti arriviamo a destinazione e al costo di 9 euro a testa, viviamo la golosa avventura di scoprire la storia del cioccolato, dalla fava di cacao al lindor. Confesso che la mia attenzione è stata indirizzata soprattutto verso le degustazioni di cioccolatini e waffer immersi nel cioccolato caldo. Una dolce esperienza che si è conclusa con una tappa nel negozio del museo, un paradiso per occhi e palato, dove compriamo tavolette di ogni gusto, delle quali, la metà, sparirà la notte stessa.
Dopo il museo andiamo a pranzo in un ristorantino dove per esigenze alimentari (siamo vegetariani), scegliamo una pizza, che si rivelerà discreta e soddisfacente (12 euro a testa, incluse bibite e caffè).
Proseguiamo poi lungo le vie del centro, un po’ di shopping, foto e purtroppo la serata vola.

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Ci affezioniamo profondamente ad una cittadina viva ma allo stesso rilassata. Tante le attrazioni da visitare per chi ha più tempo a disposizione, tra cui un centro documentaristico sul nazismo. Suggerisco di non spendere soldi per la mappa della città, poiché alla fermata del bus turistico vicino alla stazione ci sono gli opuscoli di riferimento, all’interno dei quali c’è anche una mappa del centro (che noi abbiamo utilizzato per spostarci).
In stazione, nonostante fosse segnalato sul tabellone il binario 2 per la partenza verso Düsseldorf, la DB sceglie di farci uno scherzo e cambia binario all’ultimo minuto. “Sempre caro fu” il mio tedesco di sopravvivenza, che mi fa intuire il cambio di programma e non ci fa perdere il treno.
Ovviamente da assaggiare, prima di lasciare Colonia, la birra locale Kölsch!

Ultimo giorno, il decollo è previsto per le ore 11.35 dall’aeroporto di Weeze. Colazione da Back Werk, biglietti alla biglietteria automatica e scelta di prendere il treno delle 8.09 che arriva alla stazione di WEEZE alle 9.13. Giunti alla stazione di Weeze, però, sbagliamo direzione per raggiungere la fermata del Bus diretto all’aeroporto e per un minuto di ritardo, LO PERDIAMO (un errore veramente stupido ed evitabile, viste le dimensioni minimali della stazione!) . Scopriamo, avendo una impennata ansiogena, che il successivo sarebbe passato alle 10.20. Il terrore di perdere l’aereo, corre sui nostri volti, ma per fortuna, alle 10.40, riusciamo a raggiungere il piccolo scalo e una corsa in stile centometristi affermati, ci permette di tornare a casa secondo i piani.

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Atterraggio algherese dondolante a causa del forte vento, ma tocchiamo terra sani e salvi.
Una vacanza ossigenante, breve ma intensa, un antipasto della nostra estate che presto dovrebbe donarci nuove emozioni.
Come sempre, spero di essere stata d’aiuto e di aver fornito informazioni utilizzabili.
Buon viaggio a tutti,
Silvia

Volare low cost nel 2014!

Udite, udite fruitori di Ryanair!
Un’epocale novità attende i viaggiatori che utilizzeranno in futuro la compagnia irlandese.  A darne comunicazione, Michael O’Leary (o meglio lo staff per lui), attraverso una mail (ho sperato inizialmente mi avvisassero di un meritato “premio fedeltà”, ma pare che per questo, dovrò ancora attendere).
Utile, estrapolare almeno una parte della virtuale missiva, che permetta di comprendere la portata della novità:
nel 2014 cambieremo in meglio […] un secondo bagaglio a mano gratuito e posti assegnati a partire dal 1 febbraio, che ci auguriamo consentiranno di eliminare le code e lo stress alla porta d’imbarco
Se già da dicembre, una notifica sulla casella di posta, aveva informato gli utenti in merito alla possibilità di portare a bordo una borsa, insieme al bagaglio a mano, la vera e inaspettata news  risiede nell’assegnazione dei posti a sedere, cioè, per davvero: Ryanair ha deciso di assegnare i posti a sedere! Non si scherza!
Il passeggero, l’assiduo e fedele utilizzatore del  low cost, avrà senz’altro compreso la portata di tale cambiamento imminente.
Appena letta la mail, tutta una serie di esperienze di vita vissuta in aeroporto, nei preliminari dell’imbarco, hanno attraversato la mia mente. La gestione dello stress derivante dall’impossibilità di avere gratuitamente (a pagamento era possibile, ma da quel che ho visto l’opzione non ha avuto un grande successo) un posto assegnato  e della conseguente necessità di “conquistare” una seduta comoda e conforme ai propri desideri (che spesso corrispondevano ai desideri di altri cento passeggeri), ha infatti assunto in questi anni forme diverse, osservabili in atteggiamenti diversi.
Tra le tante immagini impresse,
come  non notare  i viaggiatori instancabili, che pur di salire tra i primi sull’aeromobile, attendevano in piedi, in fila, anche per ore, avidi di mostrare la propria carta di imbarco al gate. Regola numero uno in questo caso: pazienza (tanta, tanta pazienza) e polpacci non cedevoli, che permettessero di aspettare nello stile dei fan più accaniti, che desiderano accaparrarsi i primi posti nelle immediate vicinanze di un palco, prima di un mega concerto.
Resteranno memorabili anche, gli sguardi sospettosi, scrutanti e minaccianti, di quei passeggeri che (legittimamente, vista la frequente tendenza alla furbizia di molti utenti in attesa di un servizio), temendo un “sorpasso” da parte di terzi non altrimenti identificati, durante la fila, tentavano di salvaguardare con ogni mezzo la propria preziosa postazione. A supporto della tutela del turno faticosamente conquistato, trolley sistemato come roccaforte e gomitate abilmente mascherate da spostamenti casuali, inferte ai potenziali usurpatori.
Sempre care sono state anche le corse in stile olimpico, verso i portelloni dell’aeromobile, successive alla verifica della carta d’imbarco al gate. “Diecimetristi” pronti a tutto, pur di giungere tra i primi sulle scalette e accomodarsi velocemente. Nemmeno piste scivolose o ghiacciate facevano desistere gli improvvisati corridori, capaci di superare i propri record pur con il bagaglio al seguito.
E poi c’era anche chi, pur giunto tra i primi nel corridoio e quindi coronato della possibilità di scegliere gli agognati sedili, veniva colto da incomprensibile indecisione e intasava per lunghi minuti il passaggio, rendendosi origine di un ingorgo a bordo, babele di imprecazioni, sospiri e scontenti dei passeggeri giunti successivamente.
Vogliamo poi parlare dei sogni infranti dall’arrivo di un bus navetta che conducesse all’aereo?  Quanta tristezza negli occhi di coloro i quali, per ore in fila, si vedevano costretti ad accalcarsi tra la folla di ritardatari, su un mezzo in cui ogni linea di demarcazione tra primo e ultimo, andava perduta. Attese bruciate dalle corse, delle quali ho parlato poco sopra, progettate sul bus e messe in atto all’apertura della portiera.
Questo è stato, questo resterà. Da osservatrice e da attrice di almeno una delle modalità di approccio descritte, attendo di imbarcarmi con quel relax che O’Leary ha scelto di garantirci.
Buoni voli nel 2014!
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CRACOVIA, nella “citta piccola” c’è il “bel viaggio”.

Viaggi: uno ne assapori e cento ne desideri.

La verità, almeno per quel che mi riguarda, è che appena rientrata a casa, all’atto di disfare il trolley, faccio sempre grande fatica a riporlo in mansarda o nell’angolo in cui attende di imbarcarsi per la meta successiva e la voglia di progettare nuove avventure, riemerge al risveglio dopo la prima notte in terra madre. Per fortuna, grazie a tariffe vantaggiose e alla scelta di momenti dell’anno strategici nei quali “spiccare il volo” verso terre lontane, i desideri possono essere spesso esauditi.

Gli entusiastici racconti di chi aveva potuto visitare Cracovia e la piacevolezza dei loro ricordi condivisi, mi fanno sperare a lungo di poter approdare in terra polacca e familiarizzare con la cittadina, per questo,  approfittando dei prezzi non troppo esorbitanti, io e il mio compagno, ci concediamo una piccola tappa vacanziera tra le “sue braccia” dal 25 al 28 maggio 2012.
Prenotiamo con un anticipo di circa due mesi e Ryanair, ci permette di spendere circa 60 euro a testa, da Cagliari, per andata e ritorno (se non ci fossero state le varie tasse e la commissione per l’utilizzo della carta di credito (12 euro!), forse, in questa occasione, sarei davvero riuscita a prenotare un low cost nel vero senso della parola.).

Assicurato un posto sul “boeing bianco, giallo, blu”, ci attende il prezioso booking.com, nel quale, come al solito cerchiamo un alloggio adatto alle nostre esigenze. Ci cattura subito un appartamento giudicato “favoloso” dai precedenti clienti che vi hanno soggiornato, la vicinanza al centro città è allettante (circa 10 minuti a piedi), siamo convinti: una stanza degli “Apartamenty Galeria” (http://www.apartamentywkrakowie.eu/index.php?jezyk=it)  sarà nostra.

Mai scelta fu più azzeccata! Scopriremo in seguito (grazie a una sua telefonata), che il titolare della struttura, giovanissimo ragazzo di rara gentilezza, parla un perfetto italiano (tra l’altro ha un micio dolcissimo, Riccardo, che coccoleremo ad ogni occasione utile).

Inoltre, l’appartamento possiede tutti i confort (frigo, cucina, ferro da stiro, forno a microonde etc.) e  avremo a disposizione addirittura una vasca idromassaggio (funzionante e ampia). Il tutto per tre notti a circa 70 euro a testa.

Non ci resta che attendere la data del grande giorno. Il tempo vola, l’aereo ci aspetta: Cracovia, arriviamo!

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Partenza da Cagliari lievemente in ritardo, giungiamo in Polonia intorno alle 21.30, dopo circa due ore e dieci di volo. I trasporti che conducono al centro, funzionano fino a tardi e grazie alle informazioni raccolte prima della vacanza, non ci preoccupa l’arrivo in notturna. Ci colpisce subito la tranquillità dello scalo aeroportuale, piccolo ma bene organizzato e soprattutto collegato in maniera eccellente con la città.

Sappiamo, grazie ai preziosi diari di viaggio letti prima dell’avventura, che non è conveniente prelevare tanti soldi ai bancomat, perciò chiedo a Massi 25 euro e mi avvicino al primo Kantor (chioschetto di cambio) utile per ottenere moneta locale (Zloty). Avevo preparato un piccolo schema prima della partenza, per familiarizzare con la valuta polacca, spero possa essere utile anche a voi: 1 Zloty = 0.23 euro;  5 Zloty = 1,15 EURO; 10 Zloty = 2,30 euro; 15 Zloty = 3.45 euro; 20 Zloty = 4.60 euro; 25 Zloty = 5.75 euro; 50 Zloty = 11.51 euro; 100 Zloty = 23 euro.  (ad oggi, gennaio 2014 1 Zloty Polacco = 0,24 euro )

E’ stato prezioso per capire sempre quanto stavamo spendendo.

A cambio effettuato ci dirigiamo verso la fermata del bus che ci porterà alla stazione centrale. Appena usciti dall’aeroporto, è necessario svoltare a destra e a circa 100 metri si noterà una pensilina blu, nella quale passano i bus utili a raggiungere la città. Noi prendiamo il 292 e acquistiamo per 8 Zloty due biglietti di durata 60 minuti, che convalideremo nell’obliteratrice gialla all’interno del mezzo. E’ importante sapere che i distributori automatici di biglietti accettano solo banconote da 10 Zloty e monete da 1, 2, 5 Zloty e da alcuni centesimi di Zloty. Noi avevamo una banconota da 20 e siamo dovuti tornare dentro a cambiarla in due da 10.

Avevo letto la possibilità di fare i biglietti anche sull’autobus, domandando all’autista, ma nonostante glielo abbia chiesto, mi ha liquidato senza troppe spiegazioni indirizzandomi alla macchinetta, perciò meglio procurarseli prima di salire.

In 40 minuti arriviamo alla stazione centrale. Purtroppo il sole è tramontato da un po’ e durante il tragitto non possiamo assaporare i primi scorci di panorama. Arriviamo nell’alloggio in circa 15 minuti di cammino (Massi aveva già studiato il percorso grazie alle mappe di google) e la stanza si rivela molto al di sopra delle nostre aspettative, troveremo in un cestino anche la mappa della città e tanti utili opuscoli.

Ormai è tardi,  inizieremo a conoscere Cracovia, la mattina successiva.

Al risveglio, energici e curiosi, ci dirigiamo verso la Galeria Krakowska, imponente centro commerciale nei pressi della stazione centrale dei bus e dei treni, dove scegliamo di fare colazione da Sturbucks.

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Con circa sei euro, beviamo un mega cappuccino a testa e ci strafoghiamo di dolci. Siamo pronti a goderci la giornata!

Dalla Galeria, dopo aver cambiato altri euro in un Kantor (ce ne sono davvero tantissimi in città, nei centri commerciali e persino nei ristoranti, non esiste perciò rischio di rimanere senza Zloty! ) camminiamo per circa 5 minuti prima di raggiungere la città vecchia (Stare Miasto), le indicazioni sono chiarissime e ci permettono di dirigerci con sicurezza verso i luoghi di interesse.

La piazza centrale è meravigliosa, immensa, restiamo estasiati. Tantissimi bar e chioschetti (con i caratteristici draghetti verdi, simili a Denver) fanno da coreografia e ai lati, imponenti chiese (delle quali si trovano dettagliatissime descrizioni storico –architettoniche nelle più comuni guide) rendono lo scorcio ancora più caratteristico. Troviamo subito i famosi mercatini degli artigiani locali, situati nell’edificio proprio al centro della piazza. Gioielli d’ambra, cofanetti e giocattoli in legno, collane, bracciali.. sospiro all’idea di non poter acquistare tanto, Ryanair non perdona se si supera il peso consentito e abbiamo solo il bagaglio a mano (da dicembre 2013, per fortuna, è possibile portare a bordo anche una borsetta, oltre al trolley e questo, vi assicuro è di rara utilità!)

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Ci addentriamo nelle stradine limitrofe e seguiamo le indicazioni per raggiungere il Wawel e il lungo fiume.

In dieci minuti siamo nei pressi del castello. Scegliamo di non entrare, preferiamo godere del panorama e rilassarci sull’erba, visto che la giornata ce lo permette. Che relax, che meraviglia.

Ci sono tanti giovani e tante giovani coppie con bambini. Cracovia si rivelerà una città sicura, vivibile anche nelle ore serali e notturne e questo renderà ancora più gradevole la nostra permanenza. Trascorriamo un po’ di tempo insieme ad una famiglia di cigni stupendi che socializzano con anatre e piccioni. E, a proposito di questi ultimi, credo di non aver mai visto una città con un grado così elevato di rispetto per questi, troppo spesso maltrattati volatili. I piccioni rivestono a Cracovia un ruolo di primo piano, sono numerosissimi e i polacchi riservano loro particolari attenzioni, non per ultima, quella di donare pane e cibo in grandissima quantità. Per strada è possibile vedere piccioni alle prese con panini al sesamo di almeno mezzo kg, gentilmente offerti da persone sedute nelle panchine o semplicemente dai passanti. Sono tutelati anche dagli inaspettati “attacchi” di stranieri e bambini. Abbiamo visto con i nostri occhi una ragazza che sgridava dei bambini, beccati a lanciare pallini di gomma verso i volatili.

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Nonostante ci siano tantissimi turisti, il clima e rilassato e sereno, Cracovia è una cittadina che elabora efficacemente il peso della folla e permette di godersi pienamente gli attimi di vacanza.

I polacchi si sono rivelati affabili, gentili e gradevoli. Non tutti padroneggiano adeguatamente l’inglese, ma in compenso l’italiano è una lingua compresa e non di rado utilizzata, questo ha facilitato non poco la nostra comunicazione.

Approfittando dell’angolo cottura nel nostro appartamento, dopo il gradevole momento di relax sull’erba del lungo-fiume, decidiamo di fare un po’ di spesa al Carrefour, che si trova alla Galeria Krakowska. Con circa 15 euro compriamo cibarie varie adattissime per la nostra scelta alimentare vegetariana (al supermercato, molte le abbiamo dovute scartare, perché impossibile comprendere gli ingredienti in polacco!).

La sera scegliamo di visitare il quartiere ebraico di Kazimierz a circa mezz’ora di cammino dal nostro alloggio.

Un altro aspetto positivo di Cracovia, è stata la possibilità di visitare i luoghi d’interesse a piedi e questo ha implicato costo zero per i biglietti di eventuali mezzi pubblici.

Il quartiere ebraico è bellissimo, lo scorcio che maggiormente ci ha affascinato di questa sorprendente città polacca. Risulta essere il cuore pulsante della vita notturna e brulica di giovani, pub, locali e birrerie. Mentre passeggiamo, notiamo una strada vietata al traffico, incuriositi cerchiamo di capire il perché e notiamo che alcuni bambini si improvvisano artisti disegnando sull’asfalto con colori accessi e allegri. Uno spettacolo eccezionale.

Sarà a questo punto della nostra avventura che conosceremo Paolo, un autista di uno dei numerosissimi mini-bus turistici che girano per i quartieri (e che ad ogni angolo cercano di vendere i tour). Anche lui sfodera un ottimo italiano e non impiegherà troppo tempo a convincerci a salire a bordo: per circa 200 Zloty, ci accompagnerà  lungo gli angoli più nascosti e interessati di Cracovia, uno tra tutti, la famosa Fabbrica di Oscar Schindler.

Ho amato profondamente il film dedicato alla commovente vicenda storica e vedere alcuni dei luoghi in cui scene importanti sono state girate, è stato veramente emozionante.

Il giro turistico dura oltre un’ora, durante la quale Paolo ci intrattiene con interessanti notizie sulla città e ci racconta avventure personali. Al momento dei saluti, ci propone un tour molto articolato per la giornata successiva, ma scegliamo di organizzare la visita ad Auschwitz autonomamente e risparmiamo non poco, rispetto alla sua offerta.

Il tempo è volato, la città ci sta conquistando ogni attimo di più.

Per cena decidiamo di assaggiare i famosi pierogi (piatto tipico locale, ravioli con diversi ripieni). L’aspettativa è alta. Ci fermiamo in un locale che io ribattezzerò “Pierogeria”, visto che cucina e propone soltanto questa pietanza. Per un totale di 6 euro, mangiamo una quantità di ravioli che secondo la mia stima si avvicinava al Kg (a testa). Spieghiamo di essere vegetariani e ci propongono pierogi agli spinaci, pierogi ai broccoli e funghi e pierogi al formaggio e patate. Non sono esattamente un piatto “leggero”, li ho trovati una via di mezzo tra ravioli a vapore cinesi e ravioli sardi (culurgiones). Gustosi, ma una serata con “loro” è stata per noi più che sufficiente.

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Mano nella mano, passeggiamo per la città e ci dirigiamo all’alloggio, la giornata successiva sarà emotivamente pregnante, poiché visiteremo il tristemente noto Campo di Sterminio.

Sveglia intorno alle 8.15, ci dirigiamo verso la stazione centrale dei bus (arrivati alla Galeria Krakowska è ottimamente segnalata da cartelli gialli) dopo aver fatto colazione in un localino molto intimo nei pressi della stessa: torta di mele, cheese cake, succo di mele, acqua a un costo irrisorio.

Giunti alla stazione centrale, è l’autista sul bus a farci i biglietti (NON li fanno alla biglietteria), spenderemo 26 Zloty e testa tra andata e ritorno.

Il bus da prendere è quello per Oswiecim ( Auschwitz in lingua tedesca), impossibile sbagliarsi, perché è ottimamente segnalato in un tabellone in stazione e da un cartello affisso sul vetro del mezzo.

Partiremo alle ore 10.05 e arriveremo all’ingresso di Auschwitz alle 11.40 circa. Consiglio vivamente, una volta arrivati all’ingresso del Campo di controllare gli orari dei bus per il ritorno, in modo da arrivare alla fermata con largo anticipo, la nostra leggerezza in tal senso, ci ha purtroppo costretto a stare in piedi durante il tragitto di ritorno, per ben un’ora e quaranta minuti (il fatto che siano esauriti i posti a sedere, non limita l’accesso al mezzo). L’ideale sarebbe prendere il bus alla fermata precedente rispetto a quella dove si è scesi all’andata, in modo da evitare la ressa di persone che attendono al capolinea. Noi abbiamo preso il bus per rientrare a Cracovia alle ore 17.25, il successivo sarebbe stato alle 18.30.

Rispetto alla visita al Campo, inutile cercare di condividere la costellazione di emozioni sperimentate. Troppe, intensissime, inenarrabili. Ci accompagna una guida che parla un perfetto italiano (dalle 10 alle 15 è possibile visitare il campo solo accompagnati da una guida, al costo di 80 Zloty per due. Prima delle 10 e dopo le 15, l’ingresso è libero e gratuito. Arriviamo purtroppo eccessivamente tardi per il tour italiano delle 11.45, faremo perciò quello delle 13.30 che si concluderà alle 17.15).

I dettagli che la guida ci racconta, spaccano il cuore in due. Nella fase iniziale della visita, a stento riesco a trattenere le lacrime, ma credo sia importante per ciascuno, vivere soggettivamente la propria esperienza e custodirla dentro di sé. Le foto dei deportati, sono appese lungo il corridoio dal quale iniziamo la visita, occhi di donne, uomini, poco più che bambini, trafiggono l’anima. Momenti che non scorderò.

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Il giorno successivo, ultima giornata utile, lasciamo i trolley nell’appartamento del responsabile del nostro alloggio e approfittiamo per tornare in centro e fare qualche acquisto. Il tempo vola e arriva il momento di riappropriarci dei bagagli e dirigerci verso il capolinea del bus 292 che ci riporterà all’aeroporto. Nella pensilina delle fermate, è possibile controllare gli orari in modo da organizzarsi nella maniera più adeguata. Noi scegliamo di prendere il bus alle ore 17.44.

Il volo parte in orario, atterriamo in terra sarda alle 23.40 circa. L’ultima sorpresa ancora ci attende: il costo del parcheggio a pagamento dell’aeroporto di Cagliari – Elmas, dove avevamo lasciato l’auto. Spenderemo 53 euro per tre giorni, quasi quanto il nostro volo per Cracovia. Io e Massi, non abbiamo bisogno di manifestare il nostro disappunto attraverso chissà quali parole, ci basta uno sguardo per accordarci sul fatto che non sceglieremo mai più in futuro, questa soluzione.

Cracovia si è rivelata meravigliosa e ci sarebbe piaciuto immensamente trattenerci almeno una giornata in più, per visitare le famosissime Miniere Di Sale, raggiungibili (per chi fosse interessato), con il bus numero 304, la cui fermata si trova in una strada nei pressi di un’uscita secondaria della Galeria Krakowska.

Serena, ma allo stesso tempo vitale, la cittadina polacca è in grado di stabilirsi tra i ricordi più gradevoli.

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Da assaggiare i famosi panini al sesamo (i Bagel), venduti in ogni angolo della città all’interno di carretti blu. Costano 1,50 Zloty e sono buonissimi.

Spero di essere stata d’aiuto per chi intende passare poche, ma intense giornate, in questa gradevole meta.

Tra le future tappe, senza dubbio è annoverata Varsavia, della quale ho ugualmente sentito allettanti recensioni. Avete qualche suggerimento da darmi?

Graditi, come sempre, rispetto a Cracovia: puntualizzazioni, ulteriori informazioni, eventuali aggiornamenti. Insomma, tutto ciò che può arricchire il diario e soprattutto arricchire me!

Silvia

Berlino e Potsdam, una Germania che conquista.

Alcuni tra i sintomi principali con cui convive il viaggiatore compulsivo: mente spesso impegnata in nuovi progetti vacanzieri, sogni ad occhi aperti relativi alle mete non ancora visitate, valutazioni concernenti i periodi migliori per recarsi  nelle diverse zone geografiche e sorriso travolgente immediatamente successivo alla prenotazione tanto desiderata.  Se ti riconosci in uno o più di essi e ne vai fiero, il seguente racconto di viaggio, è dedicato a te!

 Berlino, accattivante Berlino, il cielo è stato azzurro sopra di  te nel 2006 e tanti  italiani, soprattutto i tifosi, lo ricordano bene.

La Berlino del bellissimo film “Good Bye, Lenin”, quella di Christiane F, drammaticamente indimenticabile. Una città che da tanti anni desideravo visitare e che finalmente, nell’estate del 2012, riesco a raggiungere e amare.

Io e il mio compagno, organizziamo la vacanza intorno al 9 agosto, circa dieci giorni prima della partenza.  Impegni di lavoro e vita quotidiana, non ci permettono purtroppo, questa volta di usufruire del risparmio tipico della prenotazione anticipata.

Mettiamo da parte per questa tappa, la nostra tanto amata (o meglio, utilizzata) Ryanair e familiarizziamo con Easyjet che copre delle rotte molto interessanti da e per la Sardegna. Inizialmente valutiamo la tratta Cagliari – Berlino, ma i costi, con così poco anticipo, sono davvero proibitivi e ormai  quasi rassegnati all’idea di rimandare il viaggio, scopro per caso che la partenza da Olbia, è molto più economica (tenendo conto anche della benzina per raggiungere l’aeroporto e del parcheggio per l’auto) e ci consentirebbe di risparmiare circa 250 euro rispetto a quella dalla nostra città di residenza. Essendo il volo intorno alle 17, avremo tutto il tempo per raggiungere con calma l’aeroporto Olbia Costa Smeralda, addirittura con possibilità di mettere la sveglia ad un orario “umano”. Galeotto fu uno sguardo complice tra di noi:  è il momento di cliccare e acquistare il nostro passaggio per Berlino.

Prenotiamo due biglietti, spendendo circa 280 euro a testa, bagaglio in stiva incluso: partenza il 22 agosto, rientro il 29.  Non siamo amanti della ressa delle festività e per noi, la fine di agosto (o ancora meglio, l’inizio di settembre), resta sempre il periodo ideale per gli spostamenti estivi.

Con Easyjet non è prevista franchigia per il bagaglio a mano e quello in stiva può raggiungere 20 kg: lasciamo sul comodino le bilance portatili e soprattutto l’ansia che la nostra (forse ex) amica Ryanair, per tanto tempo ci ha fatto sperimentare.

Amiamo gli aeromobili arancioni, nostri nuovi alleati!

Biglietti alla mano, o meglio, alla mail, iniziamo la ricerca del nostro alloggio.

Rispetto alle volte precedenti, la scelta dell’hotel si rivela più difficoltosa, Berlino è una città molto estesa (quattro milioni e mezzo di abitanti) e non vogliamo alloggiare in una zona poco servita o eccessivamente distante dai luoghi di interesse. Attente valutazioni su booking.com e soprattutto i giudizi lasciati dagli utenti (che per quanto riguarda la nostra esperienza, si sono sempre rivelati attendibili), dirigono la nostra attenzione verso il Best Western Hotel City Ost.

Fermata della metro a circa dieci minuti dall’ingresso/uscita dell’albergo, un discount (Netto) praticamente accanto e il prezzo conveniente rispetto ai servizi offerti, ci conducono ad una scelta unanime: prenotazione! Per 7 notti, spenderemo circa 240 euro a testa e resteremo pienamente soddisfatti.

Berlino arriviamo!

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Il volo parte puntualissimo e in circa due ore raggiungiamo l’aeroporto di Schoenefeld (che nel 2013 sarebbe dovuto diventare Brandeburgo, ma credo mantenga ancore il nome originario), distante 24 km dal centro città.

Scegliamo di fare all’arrivo, al box delle informazioni turistiche dentro l’aeroporto, la Berlin WelcomeCard per 5 giorni, zone A,B,C (la ri-faremo anche per gli ultimi due, purtroppo non esiste con una valenza settimanale) al costo di circa 37 euro a testa.

L’impiegata del botteghino dedicato, ci accoglie con un caloroso sorriso, pronta a fornirci tutte le informazioni sulla card, ma noi siamo turisti molto scrupolosi e le facciamo risparmiare diversi minuti, perché sappiamo già tutto sui costi e i vantaggi di questa offerta berlinese.  La card si è rivelata molto conveniente, ci ha permesso di viaggiare senza limiti su tutti i trasporti delle tre zone cittadine e di usufruire di sconti nelle principali attrazioni e in diversi negozi (qui potete trovare maggiori informazioni: http://www.visitberlin.de/it/welcomecard ) .

Un biglietto di corsa singola per la metro, sarebbe costato 2.80 euro, un approssimativo calcolo fa comprendere l’entità del risparmio, soprattutto perché, anche con le migliori intenzioni, è impossibile visitare Berlino solo a piedi (qui, il sito in inglese relativo alla metropolitana cittadina, estesa, ma di facile utilizzo: http://www.bvg.de/index.php/en/index.html )

L’aeroporto è collegato in maniera ottimale con il centro città, usciti dalla zona arrivi, svoltando a sinistra si trovano le indicazioni per raggiungere la S-bahn (metropolitana di superficie che insieme alla U-bahn, ai bus, ai tram e ai treni regionali – tutti inclusi nella BWC, permette di raggiungere qualsiasi meta), la stazione è a circa 500 metri. La mappa dei trasporti è chiarissima e disponibile in tutti i box di informazioni turistiche gratuitamente. La puntualità regna sovrana e la frequenza molto elevata, ci ha permesso di usufruire sempre di vagoni non affollati e di sederci durante i tragitti.

Raggiungiamo il nostro albergo in circa mezz’ora, è ormai tardi, approfittiamo del market aperto fino alle 22 e compriamo lì la nostra cena. Assaggiamo il buonissimo pane tedesco, del quale ci innamoriamo subito.

Il giorno dopo, comincia la nostra avventura a Berlino.

Bacca, catena self service di panificio-pasticceria, sarà il luogo dove ogni mattina faremo la nostra abbondante e saporita colazione (è proprio accanto all’albergo). In hotel, per placare la nostra fame mattutina, avremo speso 9 euro a testa quotidianamente, per questo decidiamo di trovare una alternativa, che si rivelerà eccellente.

Da Bacca, panini, paste, dolci di ogni genere, attendono solo di essere posati sul vassoio e degustati sui comodi sgabelli del locale, rivolti verso la strada e la vita berlinese. In alternativa, se si ha la fortuna di trovarli liberi, ci sono anche dei tavolini all’aperto. Abbiamo speso in media 2,50 a testa al giorno, per due paste (a volte tre, a testa) e cappuccino.

Tanto è stato scritto sulle attrazioni berlinesi, per questo non mi soffermerò troppo su descrizioni stile “guida”.

Berlino è una città travolgente, in essa c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire, un angolo diverso da assaporare, uno scorcio da rivedere, che muta prospetticamente a seconda del momento in cui lo si visita. La capitale tedesca parla della sua storia, della faticosa ricostruzione post-bellica, del peso della dittatura nazista e delle atrocità commesse dai sostenitori del regime hitleriano. Nonostante sia stata rasa al suolo completamente e ricostruita, senza mantenere nessuna testimonianza monumentale originale di quel che è stato, le vicende storiche sono respirabili in maniera intensa e profonda, in ogni memoriale, in ogni sito dedicato al terribile passato di distruzione.

Berlino, parla della divisione negli interminabili decenni del muro, del quale ancora possono essere visti resti in diverse parti della città, soprattutto nella East Side Gallery, dove per un km e mezzo, opere di artisti di tutte le nazionalità, hanno sovrascritto quei mattoni divisori, causa di sofferenza e vittime innocenti.

Meravigliosi i luoghi del ricordo in memoria delle vittime del nazionalsocialismo:

–         l’Anne Frank Zentrum, in Rosenthaler Str., nel quartiere Mitte (3,75 euro a testa con la Berlin Card), museo che ripercorre la vita della giovane e della sua famiglia e parallelamente fa sperimentare l’angoscia dell’ascesa nazista, delle leggi razziali, dell’olocausto. Bellissimo, toccante, con una galleria fotografica molto vasta e commovente. Le foto di Anna, bambina e adolescente, sono appese una accanto all’altra e scorrono vicino alle foto dell’avvento e consolidamento del regime hitleriano. E’ possibile all’interno del museo, lasciare un proprio contributo in poesia o in prosa su un foglio bianco, non ho esitato e l’ho lasciato accanto a quello scritto da Roberto Vecchioni (forse il professore-cantante?) pochi giorni prima.

–         il monumento in memoria delle vittime dell’olocausto (quartiere Mitte, non troppo lontano dalla Porta di Brandeburgo), labirintico, per certi versi claustrofobico, da vivere e da rivivere, per riflettere su ciò che è stato e non dovrebbe mai più accadere. Grigie postazioni rettangolari che si susseguono e costituiscono un vasto memoriale all’aperto.

Ad un piano sottostante, è possibile visitare il museo che ripercorre gli anni del terrore, lo sterminio delle famiglie di religione ebraica. Gratuito se lo si visita senza audio-guida, noi vogliamo capire al meglio e per 2 euro a testa, lasciando la carta di identità all’ingresso fino alla conclusione della visita, ne prendiamo due. Se si desidera ascoltare e leggere con attenzione tutta la documentazione esposta, la visita potrebbe durare parecchio.

–         la topografia del terrore, altro museo gratuito, dedicato alla storia del nazionalsocialismo (si, lo ammetto, sono particolarmente appassionata del tema), alla tragedia che ha fatto da cornice all’ascesa hitleriana. Veramente bellissimo, istruttivo e toccante.

–         il campo di concentramento di Sachenausen, poco fuori Berlino, ma raggiungibile con la linea S1 in circa 45 minuti (bisogna scendere a Oranienburg e dalla stazione si può prendere il bus 804 che porta direttamente all’ex lager, oppure fare una bella passeggiata di venti minuti per la cittadina e seguendo le indicazioni, raggiungerlo a piedi). L’ingresso anche in questo caso è gratuito, abbiamo speso tre euro per l’audio-guida.  Le descrizioni in alcuni momenti erano talmente forti e “crude”, che ho dovuto interrompere l’ascolto della registrazione, perché emotivamente non sono riuscita a reggere (soprattutto nella parte dedicata agli esperimenti dei medici delle SS, sui bambini ebrei). Nonostante avessi già visitato in precedenti viaggi, altri campi di concentramento, tra cui  AuschwitzBirkenau, l’esperienza a Sachenausen, è stata senza dubbio la più intensa e toccante nell’ambito di tali percorsi storici.

Altrettanto interessanti i musei dedicati al periodo della Germania divisa e della storia di Berlino:

–         il museo del Checkpoint Charlie, vicinissimo allo stesso Checkpoint Charlie, ricordo di uno dei più importanti e temuti luoghi di passaggio nel periodo della guerra fredda, nel quale ancora intimorisce il famoso cartello:  “YOU ARE NOW LEAVING THE AMERICAN SECTOR – STATE LASCIANDO IL SETTORE AMERICANO”, monito per coloro i quali avevano intenzione di passare dall’altra parte del muro.

–          il DDR Museum, in  Karl-Liebknecht-Str. 1 (questo il sito di riferimento: http://www.ddr-museum.de/en/ ) , proprio accanto all’attracco dei battelli con i quali si può fare un piacevolissimo e romantico giro della città (potevamo forse rinunciare a questa esperienza?).

–         il museo di Storia Tedesca (Deutsches Historisches Museum), che si trova nel famosissimo viale Unter den Linden, il viale sotto i tigli, che passo dopo passo conduce fino alla Porta di Brandeburgo, simbolo di Berlino.

Ma Berlino è stata molto più che musei, è stata passeggiare mano nella mano tra le viuzze dei vari quartieri, assaporare le birre Weisse, aromatizzate ai frutti di bosco e all’asperula, gustare la vitalità di una metropoli che è riuscita nonostante la devastazione bellica a rialzarsi e ricrearsi, a tornare un centro privilegiato e potente dal punto di vista economico e politico.

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Berlino è stata sedersi su una panchina, accanto alla Porta di Brandeburgo e ridere nel vedere l’uno accanto all’altro un orso, i personaggi di Guerre Stellari e i militari di guardia durante il periodo della Guerra Fredda, magistralmente interpretati dagli artisti di strada.

E’ stata “stringere amicizia” con ampelmann, simbolo indiscusso della metropoli, presente nei semafori, nei negozi, sulle magliette indossate dai passanti. Un omino, un mito (che abbiamo ovviamente portato in Sardegna con noi, in forma di poggia bicchieri, segnalibri, blocchetti per appunti, varie ed eventuali).

Accoccolarsi sui sedili del bus turistico e notare scorci fantastici, per poi sussurrare al compagno di viaggio: “dobbiamo assolutamente andarci!”.

Berlino è stata passeggiare nei mercatini, la notte, nei pressi dell’università e innamorarsi delle bancarelle degli artigiani, degli odori, dei sapori del buon pane tedesco. Fare un giro sui bus 100 e 200 (a due piani, stile bus turistico), che attraversano tutto il centro storico e sentirsi cittadini del mondo tedesco. Crogiolarsi al sole, durante il romantico giro in battello lungo il fiume e tentare di imparare il tedesco così ben parlato dalla guida.

Sentirsi per un attimo perduti, ma ritrovare l’orientamento grazie alla torre della televisione e capire che Alexanderplatz, di cui la torre è l’emblema, è un punto fermo, una bussola alla quale si può sempre fare affidamento.

E’ stata questo e tanto altro.

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Durante la settimana ci siamo concessi anche una escursione nella bellissima Potsdam, cittadina prussiana, molto diversa dalla vicina Berlino, con un centro storico ricco di negozietti e ristorantini, il castello Sansoucci, sterminata oasi verde, dove passeggiare mano nella mano, il quartiere olandese.. meravigliosa. L’abbiamo assaporata a piedi e anche sul bus turistico (12 euro con la BerlinWelcomeCard, ebbene si, siamo appassionati anche di bus turistici!).

Potsdam si raggiunge con la S7, il cui capolinea è proprio la stazione della cittadina, il centro si può raggiungere anche a piedi, con una camminata di circa un quarto d’ora, seguendo le indicazioni.

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Porto con me tantissimi ricordi, tra cui uno particolarmente bizzarro e divertente. Affamati per le lunghe camminate, decidiamo un giorno di viziarci un po’ con un ipercalorico Dunkin’ Donuts, che scorgiamo nei pressi della Porta di Brandeburgo (un connubio perfetto tra moderno e antico). Entrati nel locale, alcune persone sono in fila prima di noi e scelgono con convinzione la propria ciambella, comunicandone il nome al commesso, il quale si avvicina alla postazione dolciaria e prende il dessert tanto amato da Homer. A questo punto le nostre bocche si spalancano, non per la fame, ma per la sorpresa. Insieme alla ciambella glassata, il commesso porge al cliente anche uno sciame di api, che tenta faticosamente di rimanere attaccato alla zuccherata pietanza. Impariamo in quella occasione che tra donuts, clienti della catena e api, esiste una pacifica convivenza e che nemmeno uno sciame con ape regina inclusa, può far desistere tedeschi affamati. Noi invece, restiamo discretamente sconvolti e a grandi passi abbandoniamo il locale, optando per un altro spuntino. Non siamo riusciti ad adottare nessuno tra i membri della famiglia di api che banchettava tra le ciambelle.

La malinconia, alla fine della vacanza, è stata particolarmente intensa, una meta che suggerisco caldamente.

Qualche suggerimento organizzativo:

-il clima anche in estate può essere varabile (si passava dal sole alla pioggia, dal caldo al fresco), meglio avere sempre con sé un maglioncino e preferibilmente una scarpa chiusa.

– l’acqua in bottiglietta (mezzo litro) ha un prezzo che può variare dai 2 ai 3,40 euro nei bar, nei negozietti etc. Meglio entrare in uno dei market Netto e comprarne qualche litro da lasciare in albergo e da travasare in una bottiglietta più piccola (al discount 1,5 l costavano 38 centesimi, un bel risparmio direi!)

– se volete assaggiare il concorrente veg-bio del Mcdonald, vi consiglio caldamente di fare un salto nel fast food Yellow Sunshine, in Wienerstr. N.19 (fermata metro U1 Gorlitzer), non resterete delusi.

-se siete abili ciclisti, penso sia un’esperienza impagabile usufruire delle spettacolari piste ciclabili berlinesi. Spero di poterli fare un giorno anche io.

Spero possa esservi utile la mia esperienza e ricordo che sono sempre graditi e preziosi, ulteriori suggerimenti, informazioni, descrizioni di luoghi o aggiornamenti maggiormente attuali.

Silvia

Il mio diario di viaggio, è stato accolto e pubblicato anche sul sito http://www.chimiconsigliaunviaggio.it

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Norimberga e Baviera, indimenticabili.

Un viaggio, vale sempre la pena, perché ogni ricordo portato con sé dalla meta più o meno lontana, addolcisce lo stress delle giornate lavorative più pesanti e dona la carica.
Per questo, condivido con piacere, gli esiti della mia “dipendenza da viaggi”, gradevole compagna di vita che ormai mi accompagna da oltre un decennio. Ponderati costi e prospettive, decidiamo di visitare una parte della Germania che ci lascerà senza fiato: Norimberga e la Baviera.
Con circa 100 euro a testa (comprensive di un bagaglio in stiva), io e il mio compagno di vita (e di viaggi) prenotiamo da Cagliari, un volo per la città resa tristemente famosa dal Processo post Nazismo, scegliendo come data di partenza il 25 agosto. Compagnia aerea:Ryanair, fedele alleata in tante occasioni precedenti.
Non ci resta che immergerci tra le informazioni di Booking.com e mettere un altro tassello al progetto, trovando un hotel. Tra i tanti disponibili, colpisce la nostra attenzione il B&B Hotel Nürnberg-City, definito ottimo dagli ospiti che vi hanno soggiornato.
Giunge veloce il giorno della partenza, volo previsto per le 18 circa, ma un temporale intenso a Norimberga, causa un ritardo di oltre due ore. Un po’ tristi al pensiero di dover far fronte al maltempo nel corso della nostra vacanza, veniamo rassicurati da un gentilissimo signore tedesco, che ci carica di ottimismo, spiegandoci che i temporali, a Norimberga, durano sempre poco.
Parole profetiche! All’arrivo, la pioggia è solo un ricordo. Lo scalo aeroportuale è ampio e organizzato, la metro (U), è segnalata in maniera precisa, perciò facilmente raggiungibile seguendo le indicazioni.
Prima tappa, macchinette automatiche per acquistare i biglietti da corsa singola (costo 2,50 euro a testa), le istruzioni per l’acquisto ci sono anche in italiano, perciò è stato estremamente facile. Consiglio di partire con soldi in cambio, perché ovviamente, le macchinette non accettano biglietti di grosso taglio (dai 20 in su).
L’hotel è praticamente accanto alla fermata Opernhaus (linea U2, diretta da e per l’aeroporto), a pochi metri dal Teatro dell’Opera. Appena giunti in stanza, veniamo accolti da pareti colorate e rallegrate da disegni: un alloggio davvero carino e consigliato! Nonostante il nostro arrivo non abbia coinciso con gli orari previsti per il check-in (14-22), attraverso una comunicazione via e.mail, il gentilissimo staff ci ha fornito tutte le indicazioni per poter effettuare l’accesso all’alloggio. L’hotel non consegna una card per aprire le stanze, come spesso accade, ma un codice numerico personale, che consente di aprire l’ingresso della struttura e la propria stanza. Ovviamente il codice scade alla data di partenza, perciò risulta inutilizzabile da terzi o successivi ospiti.
Ormai è notte inoltrata, la scoperta della città, è rimandata al mattino successivo.

26 agosto 2013
Ci dirigiamo verso il centro storico, racchiuso dentro le famose “mura” di Norimberga, ricostruite dopo la distruzione causata dai bombardamenti nella  seconda guerra mondiale. Il novanta per cento delle abitazioni e del patrimonio monumentale fu devastato dalle bombe degli alleati, la ricostruzione iniziò nel dopoguerra e si concluse negli anni Sessanta.
L’impatto, nonostante le costruzioni non siano originali, è comunque intenso. Ci fermiamo da Starbucks, per la nostra prima colazione e scopriamo che in media un caffè espresso ci costerà 1,99 euro e un cappuccino oltre 2 euro. Il costo medio dei pasti, sarà tuttavia molto contenuto e riusciremo a mangiare dignitosamente con circa 12 euro a testa a pranzo e a cena.
Rifocillati, proseguiamo la nostra passeggiata e in meno di cinque minuti ci ritroviamo nella grande piazza del mercato, la Hauptmarkt, dove bancarelle di frutta, verdura e creazioni artigianali sono già allestite.
Identifico il centro di Informazioni Turistiche (segnalato da numerosi cartelli lungo le strade) e faccio scorta di mappe e guide della città, un’impiegata parla un buon italiano, che fortuna!
Ci sediamo su un muretto e assaporiamo il risveglio di questa cittadina, che comincia a conquistarci.  Decidiamo di seguire le indicazioni in mappa e, a piedi, in un lasso di tempo veramente ridotto, raggiungiamo il Castello Imperiale e ci godiamo una meravigliosa veduta della città dall’alto.
Il desiderio di fotografare ogni angolo è molto forte, è davvero tutto tremendamente affascinante! Scorgiamo  i tipici balconi fioriti, le casette con il tetto spiovente, che io, personalmente, adoro!
Da subito ci rendiamo conto che non sarà necessario utilizzare i mezzi pubblici, il centro storico va vissuto e assaporato così: di scorcio in scorcio, di ponte in ponte. Questo ovviamente, influirà in maniera positiva anche sulle nostre spese.
Proseguendo la nostra camminata, raggiungiamo la famosa Corte degli Artigiani, un mondo a parte, dove graziosissimi oggettini e cibi tipici, fanno sentire in festa. Appare come un piccolo paesino nella città, racchiuso in uno spazio protetto, che apre al pubblico dal lunedì al sabato, eccezion fatta per il periodo natalizio, in cui accoglie i turisti anche la domenica. Nei localini allestiti all’interno, è possibile degustare birra e pietanze locali.
Andiamo poi nella zona dove si trova la casa-museo di Durer, veramente fantastica e caratteristica.
Ci piace da impazzire Norimberga!

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27 agosto
Dopo una pianificazione notturna, avvenuta davanti ad una zuppa calda, in classico stile tedesco, decidiamo di visitare il Centro di Documentazione zona del congresso del Reichstag (fermata metro S2 N-Duzendteich, poi un brevissimo tratto a piedi), dove vengono ripercorse attraverso una serie di interessantissimi documenti, la storia, l’ideologia, le conseguenze della dittatura Nazista. Appassionata del tema, non potevo mancare! Per spostarci senza problemi, decidiamo di fare il biglietto giornaliero della metro, valido su tutti i mezzi per un numero di viaggi illimitato, al costo di 4,25 euro a testa.
Per la visita spendiamo 5 euro a testa (l’audioguida in italiano è compresa nel prezzo), ne vale assolutamente la pena.
Ci ridirigiamo poi verso il centro città e pranziamo in un ristorante giapponese buonissimo, che offre diverse opzioni per la nostra scelta alimentare vegetariana. Per circa dieci euro a testa, mangiamo spaghetti con verdure, involtini e hosomaki con avocado,restiamo veramente soddisfatti!
Dopo il lauto pasto, ci attende il Museo del Giocattolo, famosissimo punto di interesse della città, nominato in tutti i diari di viaggio e segnalato su tutte le cartine. Ingresso 5 euro, audioguida disponibile in italiano facoltativa, al costo di 1 euro, noi la prendiamo.
Personalmente, immaginavo il museo del giocattolo molto diverso, pieno di colori, musica etc. La mia aspettativa è stata sostituita da un percorso museale sulla storia del giocattolo, dal 1800 agli anni Settanta, raccontata attraverso bambole, utensili, pupazzi e oggetti risalenti a diversi periodi. Le bambole erano per altro, come sempre, discretamente inquietanti. E’ stato tutto sommato interessante, soprattutto scoprire che il famoso orsetto Teddy, deve il nome a Teodor Roosvelt, che, a quanto narra la storia, risparmiò un cucciolo d’orso durante una battuta di caccia, divenendo così il rappresentante ufficiale dei salva-orsi. I musei cittadini sono numerosi, dipenderà dal gusto personale visitarne solo alcuni, o dedicare l’intera giornata ad essi. Nel caso in cui, si abbia una passione per le attrazioni museali, credo sia utilissima e fonte di risparmio la Nuremberg Card, che al costo di circa 20 euro, offre viaggi illimitati sui mezzi pubblici e ingressi gratuiti alla totalità dei principali musei.
Noi, amanti delle passeggiate in città, scegliamo di non farla.
Ancora carichi di energia, in serata sfruttiamo il nostro biglietto giornaliero per visitare la cittadina di Furth a pochi chilometri da Norimberga. La raggiungiamo con la metro U1, ma nelle giornate successive ci renderemo conto che con i treni regionali, avremo fatto molta meno fatica.
Il centro è molto carino, pieno di negozietti e gelaterie (immancabili in ogni angolo di questa parte della Germania, tutte italiane o quasi), assaporiamo questo momento e restiamo fino al tramonto, per poi rientrare a Norimberga.

28 agosto
Inizia da questa data, una nuova fase del nostro viaggio, poiché il Bayern Ticket, biglietto che permette ad un prezzo conveniente di spostarsi per la Baviera, con tutti i mezzi (metro, bus, tram, treni regionali) ad eccezione dei treni ultra veloci (ICE, IC), diventerà il nostro “migliore amico”. Norimberga è infatti un punto strategico per visitare diverse bellissime cittadine. Prima di partire scegliamo quelle che più di altre, sembrano assolutamente imperdibili: Bamberga, Monaco, Rothenburg ob der Tauber e Wurzburg. Il piano è ambizioso, ma il fatto che siano tutte raggiungibili in un lasso di tempo che va dall’ora, all’ora e quaranta, ci rende ottimisti e motivati.
Giungiamo alla stazione centrale di Norimberga (Hauptbahnof) e acquistiamo alla macchinetta il nostro primo BayernTicket, che, al costo di 26 euro (tredici euro a testa), ci permetterà di spostarci serenamente (in settimana è valido dalle 9 del mattino alle 2 di notte, nel week end, non ci sono limiti d’orario). Prima tappa: BAMBERGA!

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Credo sia una informazione importante per chi ha intenzione di spostarsi in giornata, sapere che in tutte le stazioni, c’è un tabellone cartaceo giallo, dove è possibile visionare gli orari di partenza dei treni, che raggiungono le varie città. Sul cartellone, accanto agli orari di partenza, vengono segnalati anche i tipi di treno, perciò, nel nostro caso, abbiamo cercato quelli con la dicitura RE (Regionale), inclusi nella tariffa del nostro biglietto. Giunti alla stazione della città prescelta (ad esempio Bamberga), è importante verificare gli orari di partenza per la sera, in modo da essere in stazione per tempo. Ci è capitato infatti che un treno partisse in
anticipo e ci lasciasse in vana attesa .
Bamberga si è rivelata una cittadina meravigliosa, assolutamente imperdibile. Il centro storico è facilmente raggiungibile a piedi, dalla stazione, in circa dieci minuti. Per non sbagliare direzione, noi abbiamo seguito i cartelli relativi ai parcheggi in zona centrale (Zentrum). Tutto è ottimamente conservato, tanto da essere ritenuto patrimonio dell’ UNESCO, per fortuna, in un paradiso come Bamberga, la Guerra non ha portato devastazione e rovine.
Localini all’aperto, ponticelli e casette tipiche, si susseguono in un itinerario da sogno. Si dice che Bamberga, somigli a Venezia, ma credo siano in realtà, città profondamente diverse. Al centro di Informazioni Turistiche, richiediamo mappa e guida della città in italiano, che ci vengono fornite gratuitamente. Le attrazioni e punti di interesse sono tanti e ben segnalati.
Per chi ama l’esperienza, è possibile fare un giro in battello, che certamente varrà il costo di 9 euro (noi, purtroppo, siamo arrivati all’attracco troppo tardi, quando l’ultimo battello era già salpato ). Da assaggiare assolutamente la tipica birra affumicata di produzione locale (Rauchbier) e da evitare la trattoria Casa Italia, dove assaggiamo la pizza peggiore di tutta la nostra vita (sottolineo che non avevamo un gran desiderio di pizza, anzi, però risultava l’unica alternativa vegetariana per il nostro pranzo).
Dopo aver camminato e ammirato ogni scorcio, prima di dirigerci alla stazione e tornare a Norimberga, riusciamo a fare una bellissima passeggiata nel parco cittadino, oasi verde curatissima e ampia, dove rilassarsi.
Al rientro, sul treno, assistiamo in prima persona all’efficienza della polizia tedesca. Un passeggero ubriaco e molesto, viene prontamente contenuto dall’intervento di due agenti, ai quali, bastano poche ma precise parole (noi abbiamo compreso solo il nonverbale) per gestire la situazione e riportare la calma sul vagone.

29 agosto
Emozionati e carichi, dopo aver fatto un altro Bayern Ticket, ci dirigiamo verso MONACO. Il viaggio dura circa 1 ora e 40 minuti, che trascorre veloce tra panorami da sogno e verde sconfinato. La stazione centrale di questa grande metropoli è immensa e popolata da fiumi di persone di molteplici nazionalità. Norimberga e Bamberga, in confronto, sono davvero dei piccoli centri. Monaco con il suo milione e mezzo di abitanti, è enorme! Prendiamo un caffè in uno dei chioschetti all’interno della stazione, ma più della gradevolezza della bevanda, ci colpisce il gesto del barista, che emette lo scontrino e poi lo strappa! Tutto il mondo è paese, pensiamo!
Raggiungiamo grazie alla metro S1 (direzione Ostbahnof) la  Marienplatz, corrispondente al cuore della città e vicinissima a diversi punti di interesse e al famosissimo mercato all’aperto.
Sappiamo che in una giornata riusciremo a vedere veramente poco, ma siamo certi che quel poco, varrà la pena e lo porteremo nel cuore. Monaco meriterebbe almeno una intera settimana di permanenza.
La Piazza è bellissima, enorme, con le varie chiese lungo il perimetro e una intelaiatura di viuzze che si diffondono lungo il corso del centro. Passeggiamo estasiati, tra negozi e locali. Il centro è bellissimo! Da quel che vediamo, Monaco è molto amata dai turisti arabi, ne vediamo decine, uscire da lussuosi alberghi per dirigersi nei punti diinteresse.
Nel pomeriggio raggiungiamo il mercato all’aperto, dove un labirinto di bancarelle alimentari e artigianali, lasciano senza fiato. Sulla guida, avevo letto che i proprietari dei banchi di frutta, si dedicano meticolosamente all’esposizione dei loro prodotti e che esigono la perfezione assoluta. Confermo che tutto era assolutamente impeccabile, ogni frutto colorato ed esposto con la massima cura. Un paradiso per gli occhi, oltre che per il palato.
La giornata vola purtroppo e nostro malgrado, dobbiamo tornare alla stazione, dove il treno che contavamo di prendere, parte in anticipo, lasciandoci per un attimo disorientati. Attendiamo poco per prendere il treno successivo, che purtroppo (o per fortuna, visto il panorama che si gode dai finestrini), percorre un tragitto più lungo, raggiungendo Norimberga in quasi tre ore! Per fortuna i sedili sono comodi e nei treni ci sono le pulitissime toiletten. Nel nostro caso, a metà viaggio, è stato necessario spostarsi nei vagoni anteriori, perché quelli posteriori sono stati staccati dal resto della convoglio. In pratica il treno ha proseguito a metà. Un gentilissimo passeggero tedesco, su nostra richiesta, ci ha spiegato cosa accadeva in perfetto inglese.

30 agosto
Bayern Ticket e direzione Rothenburg ob der tauber!

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Per raggiungerla è necessario fare un percorso che prevede dei cambi, che in circa 1 ora e quaranta condurrà a destinazione. Dalla stazione centrale di Norimberga, prendiamo il treno regionale fino a Neustadt (la direzione è Markt Bibart), poi da lì, quello fino a Steinach e infine, da Steinach il treno diretto a Rothenbug (quest’ultima tratta è brevissima, circa 10 minuti e il treno è l’unico che arriva alla stazione di R., tornando poi indietro verso S. a cadenze orarie).
Il centro storico è vicinissimo alla stazione ed è bellissimo, uno dei più belli che abbia visto nella mia vita. Le recensioni lette prima della partenza si rivelano corrispondenti alla realtà, è un’esperienza da “paese delle favole”, lontano dal mondo moderno. Negozietti di dolci (da assaggiare assolutamente le tipiche Palle di Neve, vendute da quasi tutti i negozi di alimentari), di souvenir, localini e ristoranti con i tavoli all’aperto, ma soprattutto le mura del castello, originali, da percorrere in lungo e in largo per vedere panorami mozzafiato. In
città ci sono delle utilissime fontanelle di acqua potabile, che ci consentono di riempire più volte la nostra bottiglietta.
Tappa alla quale non avrei mai rinunciato: il negozio di Kathe Wohlfahrt, ovvero il più famoso esercizio commerciale
dedicato al Natale. Non importa la stagione in cui si decide di visitarlo, gli addobbi sono presenti tutto l’anno e in un attimo, varcata la soglia, ci sembra già dicembre! La scelta di oggetti natalizi è vastissima, alcuni prezzi sono proibitivi, ma riusciamo comunque ad acquistare dei piccoli doni che possano ricordare a noi e ai nostri cari, questa giornata così particolare. Nello stesso edificio del negozio c’è anche il Museo sul Natale (costo 4 euro), noi siamo già abbastanza natalizi e scegliamo di non visitarlo.
Proseguiamo la passeggiata nella cittadina e, giunta l’ora di fare rientro a Norimberga, siamo davvero dispiaciuti, non dimenticheremo mai la giornata bellissima trascorsa a Rothenburg.

31 agosto – 1 settembre
E’ proprio vero che quando si fanno esperienze indimenticabili, il tempo sembra scorrere più veloce. Arriva il penultimo giorno del nostro viaggio e ci dirigiamo a Wurzburg, cittadina a circa un’oretta da Norimberga (sempre lodato sia il B. Ticket, anche in questo caso!). Un’altra tappa veramente azzeccata, carinissima e piena di vita! Il centro è vicinissimo alla stazione, perciò, come nelle precedenti occasioni, non abbiamo bisogno di utilizzare bus, tram o quant’altro: camminare a piedi è la soluzione migliore per fisico e animo. Wurzburg è rinomata per le sue produzioni vinicole, ci dirigiamo perciò verso i ponticelli che danno sul Meno, per
degustare due deliziosi bicchieri di vino bianco (al costo di 3 euro l’uno, più 5 euro di caparra per il calice che verranno poi restituiti) che rallegreranno non poco la nostra giornata. Trascorriamo l’ultima giornata a Norimberga, ri-immergendoci nel bellissimo centro storico e visitando il Meseo Nuovo (del Design), per visitare il quale, la domenica si paga un euro! E’ molto particolare, per gli amanti dell’arte moderna e contemporanea, una visita da non perdere. Ho pensato potessero essere utili ai viaggiatori che sceglieranno un viaggio simile a quello che io e Massi ci siamo concessi, una serie di informazioni logistiche, dal momento che, nelle varie recensioni, chiese, cattedrali e monumenti, sono nominati e indicati con la massima precisione.
Personalmente, il viaggio tra Norimberga e la Baviera, è stato indimenticabile, tra le più belle esperienze turistiche che abbia fatto. I tedeschi comprendono perfettamente l’inglese, anche se spesso, preferiscono rispondere nella loro lingua madre. Non è stato mai difficoltoso capire e farsi capire.
Ottimi i panini e i famosissimi Brezel, venduti nei carretti a 0.50 centesimi di euro e nei vari bar, panifici etc.
Organizzatissimi i trasporti, come sempre.
I negozi sono tutti chiusi la domenica, anche i centri commerciali e le varie catene. Mentre, i musei chiudono il lunedì.
E’ stata una fortuna, scegliere questa tappa durante i nostri progetti vacanzieri.
Spero questo diario possa fornirvi preziosi spunti e facilitare in termini gestionali, la vostra strepitosa vacanza.

Sono sempre ben accolti, ulteriori suggerimenti, commenti, informazioni che possano arricchire il diario di viaggio!

Silvia

Questo diario di viaggio, è stato pubblicato anche sul sito http://www.chimiconsigliaunviaggio.it/

La leggerezza dei pani fritti assaggiati in Austria

La leggerezza dei pani fritti austriaci

Vi presento Langos, amico decisamente placa-fame di origine ungherese ma conosciuto durante la recente vacanza viennese (si è senza dubbio conquistato un posto nei desideri culinari austriaci, vista la frequenza dei “nostri incontri”). Se nello spot che attualmente passa in tv, uno snack in forma di yogurt, riesce a sconfiggere i languorini che solo una mattina di digiuno sa concedere, state pur certi che Langos dona energia anche dopo una settimana di lontananza dal frigo e dalla dispensa. Incuriositi dal numero decisamente alto di persone, che tenevano tra le mani il rotondo alimento, io e il mio compagno, ci avviciniamo ad uno dei tanti chioschetti allestiti nell’ambito dei mercatini di natale, sgomitando tra la folla famelica nell’ora di pranzo.
Al nostro turno, chiediamo al gestore del punto di ristoro, il caldo panino, che può essere arricchito (ma soprattutto appesantito) da un “delicato” olio fritto all’aglio, pace per i sensi di chi ha la fortuna di sentire l’alito post degustazione, di chi familiarizza con la piadina. Scegliamo di provare la versione light e lasciamo l’aglio a successive esperienze (con grande sgomento da parte dell’operatore del chiosco).
Un morso dopo l’altro, ci allontaniamo da qualsiasi dieta, scelta ipocalorica, desiderio di tenerci in forma, leggerezza.
Il Langos va gustato così, senza sensi di colpa, senza pensieri relativi all’ambita taglia 40.
Un’ esperienza di frittura unica, ma soprattutto unta, nonostante la scelta di evitare l’olio all’aglio.
Un sapore indimenticabile, che si è aggrappato alle papille gustative per l’intera giornata e ci ha dato l’energia per affrontare chilometri e chilometri.
Da assaggiare, da ricordare, da raccontare.
Arrivederci Mr Langos.