Il ritrovato Belgio e la ritrovata voglia di raccontare.

Ricomincio dal verde sconfinato, dalle mucche rilassate sulle distese erbose, dal cioccolato che non vorresti smettere di degustare, esposto come fosse un  prezioso  di cui aver cura, nelle vetrine dei negozietti affacciate su strade affollate.

Ricomincio dal Belgio, che mi colpì con freccia cupidica nel 2010 e che per tanto tempo ho sperato di rivedere, desiderio realizzato dopo sei anni, nel giugno scorso.

Riprendo a coltivare il mio amato blog, per troppi mesi trascurato, nonostante le piccole tappe europee esplorate dall’inizio dell’anno,  di cui custodisco appunti di viaggio, in attesa che  le mie mani e i miei sguardi nostalgici li facciano sbocciare in pubblicazione.

A Cagliari la stagione balneare è già cominciata con successo, quando Massi ed io, atterriamo a Charleroi- Bruxelles con volo Ryanair (circa 60 euro a testa AR), in un umido pomeriggio.  Le previsioni meteo sbirciate durante la mattinata, non sono particolarmente confortanti. Una sinfonia temporalesca in stile fine del mondo, è prevista per tutti i giorni della nostra permanenza.

Ma l’assenza di perturbazioni al nostro arrivo, ci riempie di ottimismo.

Ci dirigiamo verso il Bus Shuttle per il quale abbiamo acquistato i biglietti online  poi stampati (https://www.brussels-city-shuttle.com/it#/) prima della partenza, usufruendo per questo di uno sconto di circa un euro per ticket. La piazzola di sosta dei mezzi si identifica e raggiunge facilmente, poiché superata l’uscita, voltando a destra e percorrendo qualche metro, si scorgono immediatamente  le transenne “ammazza furbizia” che contengono la fila.

La salita sul Bus avviene in modo molto ordinato e sereno e c’è posto per tutti i viaggiatori paganti.

In un’ora circa raggiungiamo la Stazione Midi di Bruxelles, distante (in teoria) quindici minuti a piedi dal nostro hotel.  La teoria è però sconfitta da stanchezza, sopravvalutazione del nostro senso dell’orientamento e dal calar del sole, così, arriviamo in Hotel dopo più di mezz’ora di camminata, appesantita da bagagli e pioggia che in ritardo ci da il benvenuto.

Alloggiamo al Bedford, un quattro stelle per il quale ottengo uno sconto eccezionale grazie al mio essere utente Genius su booking.com (http://www.booking.com/hotel/be/bedford.it.html ), saremo a cinque minuti dalla Grand Place e la colazione abbondante e variegata sarà inclusa.

Alla Reception ci accoglie un giovane e sorridente ragazzo siciliano.

Socializziamo e condividiamo qualcosa delle nostre vite.

Ci assegna poco dopo una camera al quinto piano, augurandoci una buona serata.

Massi  e io, iniziamo a sentirci discretamente provati per il lungo viaggio, abbiamo voglia di rilassarci e di abbuffarci con le leccornie comprate in stazione all’arrivo in città. Proprio la stanchezza non ci mette in allerta, quando dopo diversi tentativi, non siamo in grado di aprire la porta della camera.

Insisto nell’appoggiare la scheda sull’oasi dedicata, nei pressi della maniglia, ma l’uscio resta serrato.

Poi, finalmente (penso) la porta cede, ma non per merito nostro.

Un robusto signore anglofono è davanti a noi, sconcertato, ma soprattutto nudo.

L’imbarazzo prende forma nei nostri sguardi (prontamente puntati verso il soffitto per evitare sgradite visioni) e nelle nostre bocche spalancate. Gli spiego che c’è stato un errore nella attribuzione del numero della stanza e mi scuso.

Quando torniamo in Reception e spieghiamo l’accaduto, riceviamo cascate di scuse e una quadrupla più grande del nostro appartamento a Cagliari, senza nessun costo aggiuntivo.

Il sonno nell’accogliente lettone, ci rigenera.

Il giorno successivo è domenica e abbiamo in programma una gita a Brugge, scelta pianificata per usufruire degli sconti nel weekend  (biglietti acquistati online e stampati prima della partenza http://www.belgianrail.be/en/Default.aspx  ).

Una ricca colazione ci mette energie in zaino, ci dirigiamo grintosi alla Stazione Centrale (Gare Central).

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Forti del nostro ticket che ci permetterebbe di visitare tutto il Belgio in una giornata, alla modica cifra di 20 euro, guardiamo il tabellone delle partenze tanto euforici quanto superficiali e cadiamo nella tela di una profezia che si auto avvera. Invece del diretto verso la cittadina, prendiamo un treno con circa seicento tappe intermedie su tutto il territorio e siamo a Brugge in tre ore. Pur avendo tentato di tamponare il danno, chiedendo informazioni al Capo Stazione, dobbiamo attendere l’arrivo a Brugge senza poter cambiare vettura, poiché impiegheremo un tempo superiore nel tornare a Bruxelles e prendere un altro treno.

Ma che ci importa in fondo? Siamo in vacanza, la giornata è soleggiata contro tutte le previsioni e poco distante dalla Stazione di Brugge (dove prendiamo una mappa della città, gratuitamente, all’Info Point), vediamo,  immerso nel verde un fantastico Food Truck Festival che durerà tutto il giorno.

Ci immergiamo tra la gente, assorbendo profumo di fritto e arrosto, integrati perfettamente nel contesto.

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Poi proseguiamo per rivedere una cittadina che amammo moltissimo durante la nostra prima volta in Belgio.

La Piazza ci attende con le sue casupole colorate, le cioccolaterie, turisti.

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I furgoncini che vendono fritti e oleosi spuntini, ci chiamano, cediamo e degustiamo in piazza una porzione extra large di patatine imburrate (i nostri stomaci vanno in ferie per qualche ora).

Passeggiamo tra scorci e canali, la giornata vola.

Scegliamo di concluderla con una birra, prima di rientrare a Bruxelles.

Seduti verso la piazza, viviamo uno di quei momenti nei quali la mente è travolta da note serotoninergiche e tutto ci sembra leggero e possibile.

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Il rientro non riserva sorprese. Solo ci colpisce la ferita ancora aperta di una Bruxelles che ha subito il recente attentato e si scopre esposta. I militari sono presenti in molte zone strategiche della città, scrutanti e attenti.

Dedichiamo il terzo giorno alla capitale.

Dopo la nostra soddisfacente colazione, raggiungiamo in un soffio la Grand Place, dove ci fermiamo  a lungo per trattenere quanto più possibile ricordi visivi, di tanta bellezza, dei colori, dei volti.

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Tappa obbligata al Manneken Pis, il bimbo dall’urina incontrollabile, sempre molto elegante  e curato nei dettagli.  A parte noi, c’è un limitato gruppo di orientali che scatta e sorride, quindi riesco a ritagliarmi uno spazio ottimo per qualche foto.

Nonostante avessimo già vissuto nel 2010 l’esperienza, decidiamo di rispolverare i nostri ricordi utilizzando i Bus turistici della City SightSeeing, che al costo di 25 euro a testa, ci accompagnano in un tour delle principali attrazioni, fino a quando non scorgiamo un verde parco con laghetti, nel quale scegliamo di improvvisare un pic-nic e rilassarci.

A fine serata, una fitta, anche se non aggressiva, pioggerella, ci costringe ad alzarci.  Passeggiamo mano nella mano, protetti dai nostri ombrelli. Nemmeno la pioggia è in grado di rovinare la bellezza di certi momenti, anzi, se discreta ne intensifica la portata. L’unico nemico, almeno per i miei capelli, è l’umidità quasi intollerabile.

Il giorno seguente, abbiamo il volo alle 21.20, possiamo perciò dedicare ancora una intera giornata alla nostra amata Bruxelles.

Dopo il check out,  ci dirigiamo verso il Birrificio a conduzione familiare Cantillon, aperto al pubblico e soprattutto dispensatore di ottime degustazioni.

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Al costo di 7 euro a testa, è possibile visitare la struttura,  guida cartacea alla mano, dopo  aver ascoltato un preambolo sulla sua storia esposto in inglese, dallo stesso proprietario e alla fine del tour, bere due birre del campionario, incluse nel biglietto ed eventualmente  proseguire fino a ubriachezza molesta, pagando di tasca, se lo si desidera.

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Bere alle 11 del mattino, cambia e migliora la prospettiva della nostra ultima giornata in Belgio.Rassicura me, simil-aerofobica e rassicura Massi, il cui ruolo ufficiale di calmante, viene alleggerito dalle proprietà distensive della birra.

Trascorriamo le ore successive tra negozi e cioccolaterie, un po’ per degustare, un po’ per acquistare.

Il tragitto verso il Bus Shuttle che ci condurrà in aeroporto, è illuminato dai lampi e musicalizzato dai tuoni di un temporale fuori misura.Siamo stati veramente fortunati e ringrazio l’apocalisse che ha scelto di posticipare la propria visita.

Volo parzialmente sereno, con picchi di ansia regalati da una signora che utilizzava tranquillamente facebook ad alta quota, nonostante i rimproveri degli assistenti di volo e i miei.

Mi affido alla sorte, che benevola ci riconduce a casa. Sono pronta per l’avventura che ci attende tra qualche settimana.

 

 

 

Di Copenaghen e di altre meraviglie nordiche.

Sveglia alle 3.30, il Taxi passerà alle 4.45 per condurci all’aeroporto in una calda e umida nottata di fine agosto.
I più lucidi appaiono i nostri mici, che superata l’iniziale perplessità derivante dal buio totale ancora imperante, pretenderanno la colazione e intoneranno, per raggiungere lo scopo, miagolii da tenore lirico.
Io e Massi, palpebre cascanti e ripresa lenta, verifichiamo di non aver scordato nulla e iniziamo l’avventura: Copenaghen ci aspetta!
Il volo Alitalia da Cagliari AR (con scalo a Roma Fiumicino), ci costerà circa 200 euro a testa, un’offerta che, trattandosi della capitale danese, “non si poteva proprio rifiutare”.

Atterriamo all’aeroporto di Kastrup intorno alle 12 e raggiungiamo in circa dieci minuti il binario del treno che ci condurrà alla stazione centrale (Københavns Hovedbanegård). Lo scalo aeroportuale ha le sembianze di un centro commerciale: per gli affamati appena giunti in città, un paradiso di ristoranti, chioschi e punti ristoro. Noi decidiamo di pranzare dopo aver raggiunto l’hotel, acquistiamo i biglietti del treno alle macchinette automatiche (che NON sono in prossimità dei binari, ma al piano superiore) e prendiamo posto nel silenzioso e veloce mezzo, che raggiungerà il principale snodo ferroviario in circa 7 minuti, durante i quali discorriamo con una studentessa italiana, appena atterrata, la quale ci spiegherà di dover trascorrere due anni a Copenaghen e condividerà con noi le proprie paure. Reduce dalla lunga esperienza berlinese e empatizzando profondamente con lei, fungo da mamma chioccia, rassicurandola con autentico interesse.
La Stazione Centrale dista circa cinque minuti di camminata dall’Hotel Løven, nel quale alloggeremo (scelto tra tanti per prezzo e posizione), che si rivelerà una struttura senza pretese, senza televisione, senza un utilizzabile segnale wifi, ma con un supermercato LIDL salva portafoglio a circa 200m e un frigo enorme in camera, che ne risolleveranno le sorti. Mentre ci dirigiamo verso l’albergo, grida di intensità riconducibile ad un massacro da film Horror, attirano la nostra attenzione: è il caloroso benvenuto del Parco di divertimenti Tivoli, paradiso ludico, al quale perfino Walt Disney si ispirò, che permette ai visitatori uno sfogo da competizione attraverso l’urlo libero in concomitanza con l’utilizzo dei numerosissimi giochi.

Tivoli

Tivoli

Dopo un veloce check in e un pisolino ristoratore, percorriamo a piedi le ampie strade che portano al centro e ci perdiamo in una Copenaghen rinfrescata da un nordico venticello e affollata da pedoni e ciclisti. L’altezza media locale ci inquieta e perfino il metro e ottanta di Massi potrebbe ricevere la candidatura per la “sindrome da Folletto Lannister”.
Raggiungiamo lo Strøget nel centro storico cittadino, isola pedonale attorno alla quale si diramano viuzze animate da artisti di strada, negozi, ristoranti, gelaterie e lo percorriamo mano nella mano, sentendoci parte di una atmosfera rilassata e gradevole che culminerà nei colori di Nyhavn, antico porticciolo da cartolina, icona della città e magia per occhi e anima di chi ha la fortuna di trascorrervi del tempo. La sveglia notturna è valsa la pena, il tramonto assaporato tra i ristoranti, i profumi e le sfumature di Copenaghen, ci concede emozioni e ricordi di rara bellezza.

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Il giorno successivo scegliamo, come spesso in occasioni precedenti, di familiarizzare con la città attraverso il Bus Turistico – Red Bus (175 corone a testa, per l’intera giornata, Hop On, Hop Off). Spiegazione anche in italiano, dettagliata e interessante, relativa ai principali luoghi di interesse. Scendiamo nei pressi della Statua della Sirenetta, che ci attende cupa e inquieta, volta verso l’orizzonte. Tanti turisti in fila per la foto di rito, ma a destare la mia attenzione, sono purtroppo i numerosi rifiuti che galleggiano nei pressi delle rocce che sostengono la scultura: plastica, cartone, addirittura frutta, annebbiano la bellezza del simbolo danese ed è un vero peccato.

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La nostra mattinata prosegue nella Langelinie, tra verde sconfinato, azzurro del cielo, blu dei laghetti e nero delle magliette indossate dai crocieristi della “Full Metal Cruise” attraccata in zona, completamente dedicata agli amanti del genere, che popolano le strade del centro. Dedicheremo la serata alla visita del quartiere Nørrebro multietnico e accogliente, dispensatore di positività, al rientro dal quale ci fermeremo in una panchina lungo un laghetto dove cigni veri e in sembianze di pedalò, ci accompagneranno fino al calar del sole, che ci concederà una vista mozzafiato sulla città.
Grazie ai preziosi consigli di due cari amici ex abitanti danesi, scegliamo di dedicare le giornate successive, alla visita di Roskilde e Malmoe (in Svezia), cittadine poco distanti da Copenaghen e facilmente raggiungibili con gli efficienti treni locali.
Spenderemo per raggiungere la prima, famosa città legata profondamente alla storia vichinga, 192 corone AR a testa. Sul treno che partirà dalla stazione centrale di Copenaghen e avrà come capolinea proprio Roskilde, wifi gratuito e bustine con i logo della compagnia ferroviaria a disposizione dei passeggeri, le trovo carine e ne prenderò una decina come souvenir a costo zero! In venticinque minuti siamo a destinazione, la stazione è minimale, con un solo binario e le macchinette dispensatrici di biglietti lungo le banchine d’attesa. Il centro è raggiungibile con una breve camminata che allungata di poco, conduce anche al museo vichingo (l’assenza di veri e propri confini tra museo ed esterno, creerà confusione in me e Massi, che ci renderemo conto solo dopo aver visitato parte della struttura, di essere al suo interno senza biglietto!). Pausa relax su una panchina e pranzo nei tavolino all’aperto del centro grazie ad un clima tiepido e coccolante.

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Rientriamo a Copenaghen nel pomeriggio e visitiamo il parco Tivoli (99 corone a testa per l’ingresso, giochi da pagare a parte, all’interno), luogo magico, dove prati, specchi d’acqua dimora di pesci, anatre, cigni e gabbiani, giochi, punti di ristoro e colorate strutture, regalano una esperienza senza uguali. Visitai il parco divertimenti nei pressi di Parigi, circa dieci anni fa, ma nulla a paragone con la meraviglia tivoliana, una città dentro la città, dove l’età perde significato e dove grandi e piccini possono vivere un piccolo sogno. Scorgo adulti che accompagnano i propri bambini in giochi più o meno audaci e leggo più ansia nei loro occhi che in quella dei loro piccoli. Il sottofondo di grida, ci fa compagnia e ci fa sorridere.

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La serata si conclude con la piacevole esibizione dell’orchestra di Tivoli. Ricordi preziosi che custodiamo gelosamente.
Penultima giornata dedicata a Malmoe, che raggiungiamo in circa trenta minuti, con 172 corone danesi (all’andata), 105 corone svedesi (al ritorno) dalla stazione centrale. Un bellissimo panorama accompagna il nostro viaggio in treno, dal quale scorgiamo le tipiche pale eoliche nordiche che spuntano dall’acqua e paiono galleggiare sul mare, sono tante, tantissime!
Giunti nella cittadina svedese, identifico nei pressi della stazione un info point, dove ci danno una mappa della città (gratuitamente) e sorrisi di buona giornata. Il centro è vicinissimo. Passeggiamo tra viuzze, piazze e ponticelli e ci godiamo questa perla nordica, dove l’architettura ci rimanda al 2011 e al nostro indimenticabile viaggio a Stoccolma.

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Tornati nella “cugina” Danimarca, in serata visitiamo la tanto discussa e controversa Christiania, quartiere-cittadina parzialmente autogovernato all’interno di Copenaghen, che tra le altre cose, possiede un ampio e fornitissimo Green Light District, nel quale erba e “cannoni”, vengono venduti e fumati in amicizia totale. Letture precedenti alla visita, ci mettono al corrente delle regole da rispettare all’interno della zona ormai polo turistico affollatissimo:
-non fotografare
-non utilizzare i cellulari (no telefonate)
-non ostentare (?)
L’ultima regola ci lascia perplessi, ma cerchiamo di rispettarla. Resto affascinata dai colori, dai sorrisi e dal profumo intenso dell’erba che stende l’olfatto di grandi e piccini.Un’esperienza particolare, affatto pericolosa (come alcuni l’avevano definita) e assolutamente da depennare nella lista di cose da fare. L’atmosfera è distesa ed è possibile accomodarsi nei tavoli all’aperto, bere una birretta e per chi lo desidera, fumare i prodotti locali. Senza dubbio una fetta turistica sui generis.

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Percorriamo al rientro il bellissimo quartiere di Christianshavn, perla cittadina dove il fascino delle case risalenti al Diciannovesimo secolo, si fonde con una modernità in continua evoluzione.
La nostra esperienza danese, dinamica e arricchente, si conclude con quella velocità accelerata, tipica dei momenti di gioia e passione. Una tappa non economica, ma il cui costo è stato ripagato dalla bellezza dei luoghi, dei profumi e delle sensazioni vissute.
Resto a disposizione, per qualunque più precisa informazione che possa essere utile a quanti tra voi, progetteranno un viaggio in questa nordica, amabile cittadina.

Mesi Berlinesi: l’Alloggio.

Raggiungo l’ingresso dell’appartamento nel quartiere Friedrichshain, che custodirà per mesi il mio quotidiano e oscillo tra la morbosa curiosità di conoscere la proprietaria/coinquilina, che ha scelto di affittarmi una camera e il timore che tra noi, l’imprinting non sia positivo, compromettendo la convivenza.
Premo il tasto del citofono e attendo.
Una voce flebile, la cui origine geografica sembrerebbe all’apparenza localizzata almeno a due chilometri di distanza, appresa la mia identità bisbiglia qualcosa, ovviamente in tedesco accelerato e dialettalizzato e altrettanto ovviamente io non comprendo.
Resto impalata all’ingresso senza sapere esattamente cosa fare, fino a che una bella signora di mezza età, bionda e sorridente, apre il portone, mi porge la mano e senza che io possa proferire obiezioni, trascina la mia valigia da 25 kg fino alla porta di casa: è lei, è R.!
Poggiati i miei bagagli, si dirige a passo veloce verso una scarpiera “a cielo aperto” e mi porge un paio di pantofole. Siamo ancora nell’ambito dei primi venti secondi di conoscenza e io resto un po’ spiazzata, temo una sua ossessione per la pulizia dei pavimenti con pattine annesse e tento di spiegarle che ho le mie pantofole in valigia, ringraziandola comunque per la premura. Il mio tedesco è acerbo e imbarazzato. Il mio non verbale è certamente più chiaro, per questo R. cerca di mettermi a mio agio utilizzando il suo bagaglio inglese, bagaglio che tuttavia deve richiudere nell’immediato, poiché discretamente impolverato causa inutilizzo dagli anni Settanta (almeno).
Così rimaniamo io, lei, le pantofole e il tentativo di costruire una comunicazione sufficientemente comprensibile per entrambe, fatta di vocaboli tedeschi reali (i suoi) e neologismi improbabili (i miei).
Scoprirò che è usanza comune in Germania, indossare le pantofole all’ingresso , che si sia ospiti o residenti. R. in quell’occasione, mi dava solo un tedesco benvenuto.
La prima sera, mi chiede di cenare con lei e la sua gentilezza mi rassicura e mi fa sentire accolta.
Prepara insalata di rucola, formaggi e cetrioli alla tedesca. La condivisione di aspetti delle nostre vite è intervallata da lunghi momenti di silenzio, che purtroppo visto il limite iniziale del mio vocabolario, non possono essere facilmente riempiti. È frustrante, ma il pasto all’arrivo, quella sera, diverrà il simbolo della mia crescita nell’apprendimento del tedesco, aneddoto natalizio da raccontare a parenti e amici che domanderanno se davvero sia stato utile, fare una esperienza all’estero per agevolare l’acquisizione della lingua.
E di quella cena ricorderò anche l’audacia con cui R., ha esplorato la sua cavità orale con manualità avida e decisa, facendomi inizialmente temere un rischio soffocamento derivante dall’ingestione di un boccone di dimensione eccessive. Ma davanti alla richiesta di rassicurazioni, l’esibizione da parte sua, di un pezzo di rucola incastrato tra i denti e vittoriosamente estratto, è stata in grado di rasserenare il mio animo turbato.
Siamo così diverse io e R.:
vegetariana io, avida consumatrice di carne rossa, grassa e succosa, impadellata e imburrata quotidianamente, lei (l’odore delle sue cene, penetrerà nei miei abiti, seppur custoditi nell’armadio, legandosi alle fibre di tessuto con un patto di sangue a lunga scadenza),
anti fumo io, accanita fumatrice lei (ogni sera, varcato l’ingresso al rientro a casa, verrò abbracciata da una nuvola di fumo di dimensioni epocali, anch’essa ancorata ai miei abiti e ai miei capelli)
eppure, fin da subito troviamo una discreta sintonia nell’organizzazione della convivenza.
Prima di abbandonarmi al sonno, quella sera, nel caldo divano letto in Finowstraße, in una camera accogliente e adatta alle mie esigenze, sistemo i miei prodotti nel bagno (che condividerò ovviamente con R.) e mi preparo per la notte. Lavaggio denti, spazzolate ai capelli e test della comodità del wc. Proprio in quest’ultima fase, volgo lo sguardo verso l’ampia finestra della stanza e mi accorgo dell’assenza di tende che proteggano la mia privacy. Sono in un ambiente illuminato da luce artificiale, perciò ad alta visibilità dall’esterno, di notte, esposta a tutti i potenziali osservatori che abitano nel palazzo di fronte, costituito da circa sette piani di finestroni a distanza ravvicinata, tutti puntati sul bagno di R. . Vorrei avvolgermi nella tenda della vasca, avere uno scudo, una tuta spaziale o almeno un passamontagna, ma dopo la cascata di imbarazzo associata a quel momento, mi rendo conto col passare dei giorni, che soltanto io, ho interesse verso ciò che accade all’esterno dell’appartamento, che alle famiglie tedesche, del tutto disinteressate all’utilizzo di tende, non importa violare la privacy altrui, ma focalizzarsi sulla propria esistenza. L’immagine del mio vicinato cagliaritano, al corrente anche del numero di volte in cui durante la settimana butto la spazzatura, lentamente cede spazio all’amabile abitudine di farsi gli affari propri e pur con giornate altalenanti, mi abituo al nuovo assetto della mia vita.
Prendere possesso della camera, sancisce il definitivo inizio di un’avventura che segnerà in maniera significativa la mia esistenza. Mi aspetterà successivamente l’avvio del corso di tedesco, del quale presto mi piacerebbe raccontarvi.

Berlin

Berlin

Mesi Berlinesi: L’ARRIVO.

Chiedetemi se ero felice e vi risponderò di SI.

Nonostante l’ansia mi incellofanasse mente e stomaco, concedendo con parsimonia celle di respiro. Nulla di cui stupirsi, il mio coraggio è fatto così: gode di interminabili momenti letargici, per poi palesarsi improvvisamente attraverso eruzioni energiche e fertili, che mi permettono di VIVERE.

Rinchiuse in spazi remoti le mie paure, semino la via di realizzazione di uno dei miei più grandi desideri: vivere in Germania, vivere l’evoluzione: da turista ad abitante, migliorare l’adorato tedesco, ricominciare professionalmente da zero, mettendomi in gioco. Contatto una scuola di lingue a Berlino e mi iscrivo per un corso della durata iniziale di due mesi, che senza troppo indugio, proseguirà per cinque. Saluto il mio compagno, alleato e sostegno, quasi annegando tra le lacrime, in un mite quattordici febbraio sardo, spodestato poche ore dopo, da un glaciale inverno berlinese. Realizzo di aver superato il confine tra il “pensato” e l’”agito”, quando prendo posto sul velivolo Alitalia, che da Elmas mi condurrà a Roma e da lì nella capitale tedesca. Mi guardo intorno e cerco la mano di Massi, feticcio anti-aerofobia, concessa sempre in comodato d’uso durante atterraggi, decolli e turbolenze. Ma sono sola, sola con i miei desideri e i miei timori, sola con la mia eruzione di coraggio, che un po’ maledico e un po’ ringrazio.

Atterro a Tegel terminal C e trascino fino al bus TXL (terminal B), trenta chili tra stiva e cabina. Sento parzialmente la fatica fisica, perché l’adrenalina lievita, agevolata da ciò che vedo, da ciò che ascolto, dagli odori che sento. Sono arrivata, la mia esperienza comincia da qui, dalla richiesta di un biglietto all’autista, nel mio tedesco ancora un po’ maccheronico, dal percorso del Bus, che prima di raggiungere Alexanderplatz, saluta la Stazione Centrale, la porta di Brandeburgo, il Viale dei Tigli, l’isola dei Musei. Mi commuovo, osservando quella che sarà la mia città per lunghe settimane, guardo la mia immagine riflessa sui finestrini del mezzo e provo un po’ di tenerezza per quella giovane donna, abbracciata alle sue valigie, dall’aria stanca, ma dagli occhi attenti e felini, che catturano tutto, per non perdere nulla di quella cascata emozionale.

Raggiungo l’hotel, nel quale alloggerò la prima notte, senza alcuna fatica e soprattutto senza mappa, seguendo solamente l’istinto d’orientamento che, per la prima volta nella mia vita, non fallirà. Su Booking.com avevo prenotato una stanza presso l’H2 Berlin- Alexanderplatz, poco distante dalla fermata capolinea del TXL. Fatico a portare le valigie fino alla Reception, ma ce la faccio e mi espongo spiegando in tedesco, che ho prenotato una singola, aspettando la classica risposta con annessa richiesta di documento e consegna chiavi. Ma il ragazzo che mi accoglie parla a lungo, parla velocemente (troppo velocemente) e troppo in tedesco. Frustrata ma eccessivamente orgogliosa per cambiare lingua, utilizzo i concetti raccolti per costruire informazioni di senso logico e capisco che mi devo recare nell’Hotel accanto a quello in cui mi trovo, perché per un problema con le stanze, alloggerò lì, allo stesso prezzo e per gli stessi servizi. Prima di entrare nell’altro albergo, incrocio anche le dita dei piedi, nella speranza di aver compreso bene quanto sentito all’alloggio precedente. La posta in gioco è troppo alta, non voglio dormire la prima notte nella U-bahn insieme ai senza tetto, perciò al Ramada Hotel (questo il nome), parlo in inglese e sperimento un senso di maggiore leggerezza.

La stanza mi aspetta, finalmente posso riposare le stanche membra. È il mio stomaco “canterino” a ricordarmi che dalla mattina non mangio qualcosa che sia definibile come cibo, a parte i vari snack Alitalia. Accompagnata da sciarpa, guanti, cuffia e calzamaglia sotto strati di maglie e maglioni, esco e vado a procacciare provviste prima che i supermercati chiudano.

Berlino mi accoglie tra luci e persone che affollano Alexanderplatz. Non so esattamente dove troverò un supermercato, ma mi sento al sicuro, accolta fin dal principio e cammino in direzione della Fernsehturm (torre della televisione), che mi guiderà ogni giorno per cinque mesi, catturandomi come l’occhio di Sauron attraeva l’anello, punto di riferimento saldo e rassicurante, in una città dove non ho mai sperimentato disorientamento. Proprio sotto la Fernsehturm, scorgo l’insegna gialla del discount Netto e la mia fame viene placata da pane e formaggio. Il peso dell’overdose emozionale comincia e farsi sentire, mi dirigo in albergo e sogno di avventure e nuove esperienze su un diversamente comodo cuscino berlinese, ripiegato in quattro per raggiungere il volume desiderato.

Mi aspetta tanto, mi aspetta ancora tutto e condividerò tutto, a piccole dosi, proprio qui.

l'arrivo

l’arrivo

La neve che avanza: tra Frankfurt, Heidelberg e Mainz.

Ormai appassionatissimi di “fast-trip”, io e il mio compagno progettiamo un weekend lungo nella nostra amata Germania, per rivedere (almeno inizialmente così crediamo) i mercatini natalizi, che ci conquistarono nel 2013 a Vienna e per tornare a Francoforte e ad Heidelberg, esplorate nel 2009.
Periodo scelto per il viaggio: 12-15 dicembre 2014.
Periodo di prenotazione: metà settembre.
Periodo di sconvolgimento programmi causa sciopero nazionale epocale con praticamente unanime adesione: inizio dicembre.
Allertati dalle notizie rimbalzate sui media, abbiamo la certezza di dover rinunciare al tanto atteso viaggio, circa due giorni prima della partenza, quando Ryanair, ci comunica via e.mail, la cancellazione del nostro volo.
Il mio picco nevrotico originato dalla brutta notizia, viene fortunatamente addolcito dalla chat con l’operatrice della compagnia Low Cost, che inizialmente un po’ restia e riservata, cede al mio pressing in stile stalkeraggio incalzante e ci concede senza spese, il cambio data per entrambi i voli: andata e ritorno.
Purtroppo, i mercatini saranno già conclusi al nostro arrivo, ma le vacanze natalizie avranno tinte tedesche dal 26 al 29 dicembre (spesa a testa AR tratta Cagliari-Frankfurt Hahn: 65 euro).
Il cambio data, implica anche un cambio Hotel, poiché per quel periodo, non troviamo camere disponibili presso l’alloggio inizialmente prenotato. Un’analisi accurata di prezzi, posizione e servizi, mi porta a scegliere l’Hotel Excelsior (http://www.hotelexcelsior-frankfurt.de/cms/index.php/it/ circa 200 euro totali per 3 notti, colazione inclusa, wifi e frigo bar free –quotidianamente rifornito), praticamente di fronte alla Stazione Centrale (Hauptbahnof) di Francoforte.

Partiamo dall’aeroporto di Cagliari-Elmas nel primo pomeriggio di un 26 dicembre tiepido e soleggiato, che cederà il posto ad un freddo inverno tedesco, carico di neve e temperature sotto lo zero.
Decollo puntuale e atterraggio in orario perfetto all’aeroporto di Frankfurt-Hahn, distante circa 180km dal centro città(1 ora e 45 minuti).
Alla stazione centrale, ci accompagnerà per 15 euro a testa (30 in totale tra andata e ritorno) il comodo bus della compagnia Bohr ( utili informazioni in lingua inglese o tedesca, sono reperibili nel seguente sito: http://www.bohr.de/en/) , che fortunatamente non rispetta gli orari tabulati e condivisi nella propria pagina internet e parte con un’ora d’anticipo rispetto al previsto (17.30 e non 18.30), dalla piazzola di sosta del Terminal B, fronte ingresso-uscita Aeroporto (facilissimo trovarla, poiché l’aeroporto è veramente di dimensioni ridotte, perciò tutto è a portata di mano e soprattutto perché un cartello indica la direzione da seguire una volta usciti dall’ala arrivi).
Intorno alle 19.15, raggiungiamo la fermata capolinea del Bus a Francoforte città, esattamente a 5 minuti di cammino dall’Hotel che ci accoglierà.
La Stazione Centrale è già davanti a noi e ci rendiamo conto di quanto breve sia la distanza dal nostro albergo (20 passi, forse).
Il freddo è pungente e scegliamo di entrare proprio alla stazione per rifocillarci e verificare gli orari dei treni per le nostre escursioni dei giorni successivi (Heidelberg e Mainz ci aspettano), nei tabelloni su sfondo giallo presenti in vari punti dello snodo ferroviario.

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All’interno dell’imponente struttura, gli addobbi natalizi sono ancora protagonisti, tra luci e alberi carichi e colorati, scorgiamo tra i vari negozi e punti di ristoro, un chiosco a noi familiare e fornitore di pasti veloci particolarmente gustosi: Ditsch! Focacce e pizze farcite, saranno la nostra cena per questa prima nottata in Germania.
Mentre aspettiamo il nostro turno, si avvicina a noi un ragazzo con un aspetto poco rassicurante che ci chiede qualche moneta in perfetto tedesco (al di là della richiesta e del non verbale inquietante, approfitto per incrementare la mia conoscenza della lingua locale), ma scopriamo poco dopo che si tratta di un italiano. Immediatamente però, la polizia interviene e lo fa allontanare: forze dell’ordine da 10 e lode.
Acquistiamo prelibatezze e ci dirigiamo in Hotel per il Check in.
L’ambiente è accogliente e riscaldato nel classico stile tropical-invernale della Germania. Mappe della città, sono disponibili gratuitamente all’ingresso e un’ampia sala relax attende gli ospiti che possono sorseggiare bibite calde a disposizione su un’ampia tavola (gentile offerta dell’Hotel), su comodi divanetti.
In dieci minuti, sbrighiamo le formalità relative al check in e scopriamo con piacere che la camera è molto carina e spaziosa, ma soprattutto (come accennato poco sopra), che le bevande nel frigo bar sono un gentile, quotidiano omaggio. Perché privarsene, dunque? La frase che durante le ore in albergo, andrà per la maggiore tra me e Massi, sarà: “Birretta?” e parliamo di una eccellente birretta tedesca!
Direi che anche per questa tappa, l’alloggio si è rivelato una fantastica scelta. Giudizio rinforzato la mattina seguente, quando, dopo un sonno ristoratore e la neve al risveglio, familiarizziamo con la colazione inclusa nel prezzo.
Scelta vastissima di dolce e salato (addirittura i Noodle vegetariani, che però, purtroppo, la mattina ammazzerebbero il mio povero, delicato stomaco), bibite calde e fresche e un ampio spazio dove sedersi e energizzarsi prima della giornata in città.

Siamo carichi e pronti per la nostra prima gita: Heidelberg arriviamo!

Heidelberg

Heidelberg

Grazie alle informazioni raccolte prima del viaggio, so che per spostarci con i treni regionali (RE), in modalità economica, durante il fine settimana, la scelta migliore è lo Schönes-Wochenende-Ticket (http://www.bahn.com/i/view/ITA/it/prices/germany/schoenes-wochenende-ticket.shtml ), un biglietto per gruppi fino a 5 persone che per 40 euro totali, ti permette di prendere i mezzi tedeschi (ad eccezione dei treni veloci ICE e IC), per illimitati viaggi, dalle 9 della mattina alle 3 a.m del giorno seguente.
Intenzionati a rivedere la graziosa cittadina che dista circa un’ora e mezza da Francoforte, acquistiamo il biglietto alle macchinette automatiche (che hanno istruzioni anche in Italiano e forniscono il resto anche di banconote di grosso taglio, tutto in monete, però!) e prendiamo il treno delle 10.
Il paesaggio che si può scorgere dai finestrini è da sogno, boschi innevati che ricordano il film “Le Cronache di Narnia”, bianco e candore, riflessi di luce e la natura che si arrende all’inverno. Resto affascinata, incantata.
Giungiamo in una Heidelberg innevata, intorno alle 11.36 e ci dirigiamo subito al Tourist Info, dove recuperiamo mappe e suggerimenti su come raggiungere il centro storico.
In un quarto d’ora di cammino, sotto la neve, ma felici, ci immergiamo nella zona pedonale della cittadina (dopo Bismarckplatz), nella quale negozi, persone e altri turisti, non intimoriti dalle condizioni atmosferiche avverse, come noi si godono le viuzze e gli angoli che Heidelberg regala.

Camminiamo tenendoci per mano, scattando foto ove possibile e piano, piano, la perturbazione diminuisce, fino a cessare, lasciando un manto bianco sopra marciapiedi, strade e tettoie, che, scopriremo in prima persona, ogni tanto lasciano scivolare qualche kg di neve sui passanti.

Heidelberg

Heidelberg

Pur avendolo già visitato, ci dirigiamo verso il Castello, ma l’ingresso da noi prescelto (ovvero quello dai giardini), è chiuso nel periodo invernale, per questo scegliamo di proseguire la nostra passeggiata, senza rivedere l’attrazione turistica visitata nel 2009.
Ci fermiamo per pranzo in un locale self service, dove per circa 10 euro totali, ci strafoghiamo di panini, focacce e dolci.
Abbiamo così la giusta carica calorica per affrontare il pomeriggio, durante il quale, raggiungiamo la zona dell’ Alte Brücke (il ponte vecchio), che ci regala una suggestiva vista su tutta la città, imbiancata dalla neve e colorata di grigio dal fumo dei caminetti accesi: meraviglia indimenticabile.

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Riesco a scattare qualche foto, schivando le decine di turisti giapponesi che occupano quasi tutto il ponte e quando intravedo il negozio di Käthe Wohlfahrt, simbolo del natale per eccellenza, trascino Massi e mi perdo tra addobbi, palline, alberi e candele, come accadde qualche anno prima a Rothenburg ob der Tauber, cittadina nella quale visitammo per la prima volta l’esercizio commerciale che vive (e fa vivere) il natale tutto l’anno.
Dopo una breve tappa in un negozio di souvenir, ci dirigiamo alla stazione, dove un puntualissimo treno, ci riporterà a Francoforte, anch’essa innevata.
Prima di rientrare in Hotel, verifichiamo gli orari dei treni per il giorno successivo, visto il nostro desiderio di raggiungere Mainz (Magonza in italiano), piccola cittadina, descritta con lode, dai viaggiatori che vi hanno fatto tappa.

Colazione abbondante e direzione stazione centrale, dove per circa 26 euro, acquistiamo un biglietto giornaliero (che anche in questo caso sarebbe stato valido per un gruppo di massimo 5 persone), che ci consentirà di raggiungere Mainz e di utilizzare i trasporti cittadini di Francoforte entro un certo perimetro (info utilissime nel sito ufficiale dei trasporti della regione di Francoforte: http://www.rmv.de/it/ ).
È la S8 a condurci alla nostra meta (la metropolitana veloce di superficie Schnell-bahn), in circa mezz’ora.
Nevica delicatamente, senza infastidire chi come noi, ha il desiderio di respirare l’inverno tedesco e assaporare tutto in una breve vacanza.

Mainz

Mainz

L’Altstadt (il centro storico) di Mainz, dista circa 10 minuti a piedi dalla stazione centrale della cittadina.
Ancora sopravvive qualche bancarella natalizia nei pressi di una pista di pattinaggio sul ghiaccio, dove bimbi e adulti corrono e concedono coreografie in stile Carolina Kostner , anche se, il vuoto fisico lasciato dai mercatini recentemente smontati, è palpabile. Sarebbe stata senza dubbio un’esperienza ancora più ricca.
La strada che percorriamo è innevata con punti mediamente scongelati e per tale ragione un po’ scivolosa. Mantenere l’equilibrio, diventa per noi obiettivo prioritario, per questo gli abitanti di Mainz che si destreggiano in un jogging acrobatico sul lungo fiume, ci turbano un po’.
Il paesaggio però, cura ogni turbamento e ci culla in una sensazione positiva e rigenerante di benessere.
Cigni, anatre e piccioni, condividono le sponde innevate del fiume, cercando timidi raggi di sole, che scaldano anche le nostre guance rosse e gelate.

Mainz

Mainz

Ci dirigiamo alla stazione all’ora di pranzo, per rifocillarci e riprendere la S8 che ci riporterà a Frankfurt, desideriamo rivedere la città-base ed è la nostra ultima sera in Germania, purtroppo.
Tornati sul Meno, raggiungiamo a piedi dalla Haptbahnof la zona del Römer, passando accanto alla Banca Centrale Europea, dove l’imponente Euro, non risulta in 5 anni mutato.
Il Römer, simbolo cittadino, è affascinante come lo ricordavo, con i suoi tre frontoni e il maestoso albero natalizio che si erge davanti ad esso, accanto al quale, come nel 2009, io e Massi scattiamo una foto.

Frankfurt

Frankfurt

I turisti affollano la piazza, che percorriamo sentendo l’aroma dei dolci e delle cialde, sfornate da una pasticceria davanti alla quale, scorgiamo una lunga fila di clienti affamati e infreddoliti.
Raggiungiamo il ponte, dirigendoci verso il quartiere Sachsenhausen, famoso per i suoi locali e le sue attrazioni. Proprio dal ponte, riusciamo a godere di una vista mozzafiato su una Francoforte al tramonto. Uno dei momenti più intensi ed emozionanti della nostra breve vacanza.

Frankfurt

Frankfurt

La città ci saluta a sua volta con l’ultima nevicata, che imbiancherà ulteriormente i tetti e le strade.

Il giorno della partenza, dopo una colazione abbondante e come sempre gustosa, raggiungiamo la fermata del bus Bohr, magistralmente guidato e gestito, da un autista che credo parlasse correttamente almeno 5 lingue, di rara simpatia. Ci accomodiamo al calduccio, nel mezzo, intorno alle 8.00, partiremo mezz’ora dopo e raggiungeremo alle 10.30 l’ aeroporto, che fronteggia una fitta nevicata, a causa della quale il nostro volo, subirà circa due ore di ritardo. Lo scalo aeroportuale, resterà infatti chiuso per le avverse condizioni meteorologiche.
Un po’ di turbolenze accompagneranno il viaggio di ritorno, ma atterriamo puntualmente nella nostra Cagliari.
Un altro viaggio è nei ricordi, un’altra avventura che precede quella imminente e di più lunga durata, che sto per affrontare.
Vi terrò aggiornati.

Resto a disposizione per qualsiasi altra curiosità o informazione.
Buoni Viaggi a voi tutti!
Silvia

Ben ritrovata LONDRA!

Una diagnosi relativa alla mia persona, giunge improvvisa di recente: “Silvia, tu hai la Poriomania!”.
È il sorriso di mia madre ad accompagnare questa definizione psichiatrica, mentre siamo in volo e ci dirigiamo insieme ad altri 4 compagni di viaggio, a Londra. In un contesto che potrebbe confermare l’azzardo diagnostico della mia genitrice, taccio e rifletto, sorridendo a mia volta.
Lontana da Londra da quindici anni (la visitai durante una gita scolastica nel 1999), non attendo di essere implorata per progettare e realizzare il verbalizzato desiderio materno di visitare la metropoli inglese e trovo nel mese di giugno, un volo molto conveniente Ryanair diretto a Londra, con partenza da Alghero (70 euro a testa A/R) per il 10 ottobre (rientro il 13).
Parallelamente, parte la ricerca di un alloggio, che trova il suo epilogo nella prenotazione di tre stanze all’hotel IBIS London Stratford (148 euro a testa, per 3 notti).
Come nelle precedenti occasioni, i giudizi positivi degli ospiti, rivestono un ruolo fondamentale nella mia scelta finale. Clienti entusiasti, soprattutto per la tranquillità della zona e per i servizi in essa presenti: due fornitissimi centri commerciali a cinque minuti dall’albergo (uno, il Westfield, è il più grande d’Europa), stazione di bus e metro alla stessa distanza dalla struttura (con linea rossa Central, che conduce in 20 minuti al centro della città) e nei pressi dell’Underground Stratford, il capolinea del bus Terravision che dall’aeroporto di Stansted ci porterà a Londra city.
Tutto è pianificato, non ci resta che attendere il 10 ottobre.
Partenza da Cagliari all’alba, poiché il volo da Alghero è previsto per le 10.40.
All’arrivo all’aeroporto algherese, amara sorpresa: il parcheggio low cost (nel quale siamo soliti lasciare l’auto quando decolliamo dal Nord Sardegna), è completo e giungono notizie di un’ analoga situazione, relativa al vicino parcheggio con tariffe non scontate. Riusciamo faticosamente a trovare posto per le nostre auto, ma il disagio è stato rilevante ed è stata rilevante anche la discrepanza tra la spesa che avevamo preventivato (16 euro totali) e quella che siamo stati costretti a fare a causa del cambio di zona di sosta (30 euro, 12 per il primo giorno e 6 per i successivi).
Il volo è affollatissimo, tanto che, all’imbarco, il personale di terra ci suggerisce di mettere in stiva (gratuitamente) anche il bagaglio a mano. Siamo temerari e decidiamo di provare a sistemarlo in cabina, riuscendoci, per fortuna.
Decollo puntuale e atterraggio in anticipo, Ryanair non ci delude mai!
Purtroppo, causa ISIS, Ebola e lavori gestionali in corso, i controlli post-atterraggio sono di una lunghezza disarmante: due ore di fila per la verifica dei documenti di identità e un fiume di persone che sbuffa e si lamenta in tutte le lingue del mondo. Non abbiamo comunque alternativa, se desideriamo uscire da Stansted, siamo costretti a seguire il percorso delle centinaia di persone che ci precedono.

Dopo l’estenuante imprinting con l’aeroporto londinese, ci dirigiamo verso la piazzola di sosta del Bus Terravision, che ci condurrà a London City. Avevamo acquistato i biglietti andata e ritorno, ad Alghero, al costo di 13 euro a testa  ( 12 sterline, per informazioni: http://www.terravision.eu/italiano/london.html ).   Per raggiungere il bus, seguiamo le indicazioni per l’uscita (siamo ancora dentro l’aeroporto), ma non varchiamo le porte scorrevoli per andare all’esterno, prendendo invece l’ascensore che si trova alla destra delle porte e scendendo al piano 0 (zero).    Troveremo lì, il bus che ci condurrà a Stratford, esattamente nella piazzola di sosta n.12 (rimane invariata, perciò, per coloro i quali, devono raggiungere lo stesso capolinea, valgono le informazioni che ho fornito).
In circa 45 minuti, giungiamo in una Londra colorata e caotica: sono le 16.00.
Il nostro albergo, si trova a circa dieci minuti di cammino dal capolinea del bus Terravision. Dalla stazione di Stratford, percorriamo lo Stratford Centre (centro commerciale) fino all’ingresso opposto a quello principale e giriamo a sinistra, seguendo la piazzola della chiesa, attraversiamo poi , girando a destra, il parchetto della chiesa e proprio di fronte a noi, scorgiamo l’insegna dell’IBIS (è necessario attraversare per raggiungerlo).
Il personale dell’albergo è molto gentile, alla reception, al nostro arrivo, è di turno Giuseppe, un giovane ragazzo italiano disponibilissimo.
Le stanze sono confortevoli e pulite, insonorizzate e dotate di bollitore e te in omaggio. Bagno ampio e materasso comodo. Ottima scelta, anche in questa occasione.
La nostra avventura londinese, può avere ufficialmente inizio.
Organizzatrice e guida, scelgo come prima tappa Piccadilly Circus!

Piccadilly
Prima di raggiungere il famosissimo luogo di interesse, ci fermiamo però da Subway, per riempire i nostri stomaci, che durante la giornata avevano accolto solo stuzzichini e dolciumi. Al costo di circa 3 sterline a testa, mangiamo un panino e ci dissetiamo (1 sterlina equivale a circa 1,20 euro).
Rifocillati, ci dirigiamo alla stazione di Stratford per acquistare, per ciascuno di noi, la Oyster Card, card plastificata ricaricabile, che permette di scegliere differenti tipi di abbonamenti , grazie ai quali è possibile agevolmente utilizzare i mezzi di trasporto londinesi.
Premessa: nemmeno scalatori, maratoneta, corridori e grandi atleti, potrebbero visitare Londra SOLO a piedi, ma la bella notizia è che grazie a metropolitana, bus a due piani, treni di superficie etc, puntuali e frequenti, gli spostamenti in città sono semplici e facilmente gestibili.
Prima della partenza, mi documento scrupolosamente sui costi e sui mezzi pubblici londinesi e scelgo, tra le varie opzioni la Oyster in modalità “pay as you go” (tutte le info in questo utilissimo sito: http://www.vivilondra.it/trasporti/londra-biglietti-oyster-card-travelcard.html ), che consente con una ricarica di circa 8.50 sterline al giorno (meno durante i week end), di utilizzare tutti i principali mezzi di trasporto della metropoli, per tutto il giorno, senza limiti di accesso, nelle zone 1-2-3 (le zone londinesi sono 6, ma quelle turistiche sono la 1 e la 2, la 3 è quella dove si trova l’IBIS hotel).
Per coloro i quali si trattengono a Londra per una settimana o più, risulta maggiormente economica la Travel Card, che può essere caricata sulla Oyster stessa (ovvero, nella card plastificata, possono essere caricati differenti tipi di abbonamento –settimanale, mensile etc., noi, vista la breve permanenza – 4 giorni – avremo speso molto di più con un abbonamento settimanale. Per informazioni utili, visionare il sito che ho postato poco sopra).
In regola con il pagamento delle tariffe di viaggio, ci dirigiamo con la Central line verso Oxford Circus, fermata da cui raggiungeremo facilmente a piedi Piccadilly. Lungo i corridoi della Tube londinese musicisti e artisti accompagnano i nostri tragitti verso i vagoni, in ogni occasione cerco di dar loro qualche sterlina, sono bravissimi!

the Tube
All’uscita dalla metro, ci accoglie una Oxford Street, affollata, illuminata e viva! I famosi bus rossi a due piani, simbolo londinese, si susseguono nelle strade ampie, circondate da negozi e persone di ogni etnia.
È fantastico, più emozionante di quanto ricordassi.
Camminiamo affascinati e adrenalinici e raggiungiamo il grande schermo illuminato di Piccadilly, pensando a quanto sia strano, in poche ore, raggiungere un mondo completamente differente da quello in cui vivi e sei cresciuto.
Ci godiamo ogni attimo, seduti in una piazzetta di fronte al multi schermo.
Cena a base di “Fish and Chips” per parte del gruppo, io e Massi, vegetariani, non fatichiamo a trovare una alternativa.
Attendiamo con ansia la giornata successiva.

Colazione da Starbucks per il secondo giorno londinese: nuova esperienza per i nostri compagni di viaggio, una consuetudine per me e Massi, quando ci troviamo all’estero. Cappuccino e pasta, circa 4 sterline a testa, il che, ci sembra veramente low cost dopo la recente esperienza norvegese.
In un sabato timidamente soleggiato, scelgo di accompagnare il gruppo alla scoperta di Portobello Road e del suo mercato. Fermata Nothing Hill e siamo subito immersi in un quartiere variopinto, allegro e come sempre affollato. Bancarelle e negozietti “sfilano” in una coreografica scelta di oggetti e sapori.

Portobello Road
Siamo incantati davanti a sorrisi, lingue differenti, culture fuse e integrate. Sperimento una discreta soddisfazione per aver scelto di visitare questa zona, così caratteristica, ancor più animata durante il sabato, poiché proprio in questo giorno settimanale, si svolge anche il mercatino d’antiquariato, che visitiamo e troviamo gradevole.
Foto e souvenir e poi via! Verso il Big Ben!

Big Ben
Un quarto d’ora di metro con opportune coincidenze e raggiungiamo la stazione di Westminster. All’uscita dalla metro, l’orologio più famoso del mondo, è lì ad attenderci insieme al Parlamento, imponente e fiero. Aerei in fila con frequenza di uno al minuto, attraversano i cieli londinesi, ipnotizzandoci e facendoci sognare il momento in cui saremo noi ad imbarcarci in un velivolo con quattro motori, specializzato in tratte intercontinentali, come quelli che solcano l’azzurro sopra di noi.

Prima di pranzo, raggiungiamo la Wenstminster Abbey , poco distante dalla Clock Tower (il tanto amato Big Ben), e passeggiamo nei suoi giardini esterni.
(Comunicazione di servizio: tra le tante cose, mi colpisce la difficoltà di trovare bagni pubblici, a parte quelli della metro [costo utilizzo 50 pence]. Visto il bacino di turisti, immaginavo di trovarne tantissimi lungo le vie cittadine, ma così non è stato.)
Attirati da una folla sempre più compatta, apparsa nei giardini dai quali si può ammirare il complesso dello Houses of Parliament, notiamo che sta prendendo piede una manifestazione anti ISIS, che attraverso cartelli e slogan, si propone di sensibilizzare il governo britannico sulla pericolosità dell’atteggiamento turco, percepito non collaborativo dagli astanti.

manifestazione

Ci uniamo per un po’ ai presenti e scattiamo qualche foto, ma quando la situazione pare degenerare e interviene la polizia, scegliamo di allontanarci e consumato il nostro pranzo, ci dirigiamo verso la Ruota Panoramica: il London Eye.
È il Tamigi ad accompagnarci verso l’attrazione, solcato da imbarcazioni turistiche e illuminato da un sole che si fa spazio tra le nuvole. La vista è bellissima e non possiamo resistere alla tentazione di immortalare lo spettacolo davanti ai nostri occhi. Sul ponte, scorgiamo un’altra manifestazione, questa volta di un folto gruppo di ambientalisti.
Il traffico risente della folla e questo ci permette di notare un bus a due piani, del tipico colore rosso, interamente dedicato alle nozze di due giovani, che festeggiano insieme ai loro ospiti, con una originale visita della città.

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Vicino al London Eye, Massi e Manrico gustano una birra londinese presa al bar, troviamo una panchina libera nel lungo Tamigi e ci rilassiamo, osservando con curiosità il via vai di turisti di svariate nazionalità che si dirige alla ruota, per accedere alla quale una lunga fila di almeno tre quarti d’ora e una spesa di 17 sterline, ci scoraggiano. Abbiamo pochi giorni e scegliamo di comune accordo, di goderci la città, senza dedicarci troppo alle visite” interne”.
Dopo il relax, propongo al gruppo di raggiungere Buckingham Palace. Il consenso è unanime e con la metro, raggiungiamo la Stazione Victoria, poco distante dal Palazzo. Sono le 18 di una bellissima giornata di ottobre, immaginiamo la Sovrana, William, Kate e famiglia, intenti a preparare la loro tipica cena inglese e sorridiamo.
Scattiamo tante foto e ci rilassiamo poi in una panchina del vicino Green Park.
Le energie sono ancora tantissime e scegliamo di visitare anche Trafalgar Square, che raggiungiamo con la metro.
Fervono i preparativi per un evento che coinvolge la comunità africana, non riusciamo perciò a entrare nella Piazza, godendocela comunque lungo il perimetro e ammirando l’edificio che ospita la National Gallery, proprio lì accanto.
Una Londra notturna, ci regala ancora tante emozioni, siamo appagati da un viaggio che ci sta offrendo davvero moltissimo.

National Gallery
Spesa da Tesco (presentissima catena di supermercati) per la nostra cena. Ottimi panini, dolci e bibite, ad una cifra irrisoria, con 5 sterline a testa, siamo sazi e soddisfatti, dopo una giornata così positivamente stancante.

Dopo una abbondante colazione da Starbucks, la nostra domenica è inaugurata con la visita alla Torre di Londra (fermata metro Tower Hill, della District Line verde). Ad attenderci i mille papaveri rossi, in memoria della Grande Guerra e delle vittime della stessa. Ci godiamo il complesso sorto durante l’ XI secolo e ricordiamo che fu famoso soprattutto come luogo di detenzione (ad esempio di Thomas More) e proprio per via della sua funzione, sono tante le lugubri leggende riconducibili alla Torre.
Una gradevole passeggiata, ci conduce poi lungo il Tower Bridge, poco distante e semplicemente mozzafiato. Lo percorriamo con calma, nonostante la folla, perché non vogliamo perdere nulla del momento che stiamo vivendo.
Su richiesta e per desiderio di Manrico, nostro compagno di viaggio, scegliamo di visitare la nave-museo Belfast, al costo di 15 sterline. Un spesa d’ingresso rara per i musei londinesi, poiché nella maggior parte dei casi, sono gratuiti, ma comunque compensata dalla piacevole esperienza. Il percorso museale, ripercorre con una eccellente attenzione al dettaglio, la vita dei militari di marina, durante la seconda guerra mondiale. Tutti gli ambienti della nave, sono strutturati in modo da condurre il visitatore in un interessante viaggio mentale storico: dalla cucina di bordo, all’infermeria, dalla sala dei comandi, alle cuccette. È stata una esperienza particolare e arricchente.

Belfast
Dopo la visita, pranziamo nei tavolini di un M&S, altra catena di market fornitissimi, dove con una modica cifra (circa 6 sterline a testa), ci godiamo un pranzo estremamente soddisfacente e gustoso, comprendente macedonia e dolce.
Trascorriamo il pomeriggio ad Hyde Park, tra scoiattoli e cigni. Relax e sorrisi, immersi in una natura socializzata e per niente intimorita dall’uomo.

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Purtroppo nuvole minacciose si avvicinano e scegliamo di andare a visitare la National Gallery, gratuita e aperta fino alle 18. Artisti italiani e stranieri sono esposti nelle colorate sale, che visitiamo con vivo interesse e commozione.
Purtroppo, la pioggia ci attende e ci accompagnerà fino alla fine della serata, che concluderemo alla Cattedrale di St. Paul, maestosa davanti ai nostri occhi, con la cupola simile a quella di San Pietro.
È la nostra ultima notte a Londra e scegliamo di cenare in un locale di cucina portoghese, nei pressi del nostro Hotel: Nando’s.
In un ambiente allegro e colorato, il personale sorridente e di rara gentilezza, ci accompagna al tavolo e ci spiega che per poter cenare, dobbiamo ordinare e pagare al banco e poi attendere che i camerieri consegnino le ordinazioni ai tavoli.
Scegliamo perciò seguendo i nostri gusti, la scelta è vastissima, anche per vegetariani, nonostante la maggior parte dei piatti sia a base di pollo.
Per circa 10 sterline a testa, ci rimpinziamo di patatine fritte e hamburger vegetali (e di carne per i non vegetariani) e beviamo una eccellente birra (anche più d’una). Nando’s è una scelta suggerita caldamente.

Giunge troppo presto la data del rientro.
Il volo è previsto per le 17, ma alla luce delle file interminabili all’arrivo, scegliamo di prendere il bus alle 13.10, per non rischiare ritardi o peggio ancora di perdere il volo.
Dedichiamo la mattina allo shopping e sfruttiamo il fornitissimo centro commerciale di Westfield che sorge vicinissimo al nostro hotel. All’ibis chiediamo di poter lasciare i bagagli nel deposito e scopriamo che, a differenza di tutte le altre esperienze in strutture all’estero, è richiesto il pagamento di 2 sterline. Nonostante la cifra sia irrisoria e non abbia influito sul viaggio, ritengo sarebbe più adeguato consentire l’utilizzo gratuito della stanza custode delle valigie.
Il bus di Terravision ci accompagna a Stansted, dove, per fortuna, i controlli sono scorrevoli e non estenuanti.
Il volo decolla e atterra secondo programma.
Arrivederci Londra!

Se vi occorressero ulteriori informazioni e pensate possa essere io a fornirvele, contattatemi pure: initineremassimo10chili@gmail.com

Sarà un piacere esservi d’aiuto!

Silvia

La nostra OSLO feat Drøbak!

Nel cassetto dei sogni turistici (nel mio caso, straripante), il desiderio di realizzare alcuni progetti, lievita e si arricchisce di aspettativa e impazienza, fin quando l’itinerario per tanto tempo immaginato, diviene tangibile e l’overdose di emozioni ti assale.
Oslo, definita la città più cara d’Europa, scoraggia la mia foga in stile tour operator per tanti anni, fino a quando nel giugno scorso, “spulciando” come mio solito le tratte sarde verso l’estero, scopro che il costo del volo A/R Alghero – Oslo Torp, è di circa 64 euro. Inizio a credere a questo punto, di poter addomesticare la cara (in tutti i sensi) capitale norvegese.
D’altronde, mi dico, chi attribuisce alla fiordica cittadina, il fastidioso primato, potrebbe aver banchettato in ristoranti di lusso con renna e alce di prima scelta.
Basta poco per autoconvincermi e per coinvolgere il mio compagno.
Partenza prevista per mercoledì 27 agosto 2014, rientro domenica 31.
Durante la ricerca di un alloggio, tra gli hotel dai prezzi discretamente proibitivi, ne scorgo uno giudicato ottimo dagli ospiti che vi hanno soggiornato, sogno o son desta? Centrale, acclamato e dai costi contenuti: con Citybox Oslo, è amore a prima vista. Per 4 notti 352 euro in stanza matrimoniale (176 euro a testa), con possibilità di disdire senza alcun costo fino al giorno prima dell’arrivo. Prenoto senza esitazione e coinvolgo altri 4 compagni di viaggio, che con entusiasmo scelgono di vivere con noi questa avventura.

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Partenza da Alghero prevista per le 16, raggiungiamo l’aeroporto intorno alle 14.45. Non dobbiamo imbarcare bagagli in stiva, per questo siamo abbastanza rilassati e calmi ad un’ora dal decollo.
Ci dividono da Oslo tre ore di volo, ma Ryanair ci sorprende e non solo, decolla in lieve anticipo, ma raggiunge Torp venti minuti prima rispetto all’orario previsto.
All’arrivo in Norvegia, il clima è meno rigido di quanto ci aspettassimo e non piove, condizione meteo assai gradita, visto il cattivo tempo delle tre settimane precedenti la nostra vacanza.
Lo scalo aeroportuale è piccolo, ma ben organizzato, con negozi , ristoranti e supermercati. Mi colpisce subito la tranquillità e la totale assenza di folla.
Torp dista circa 110 km dal centro città, ma è ben collegata grazie ai bus e ai treni.
Noi optiamo per la prima soluzione, poiché la fermata dell’autobus Torp-Expressen (qui info utili su orari, costi ed eventuali prenotazioni online: http://torpekspressen.no/index.php/torp_eng) è esattamente di fronte all’uscita dell’aeroporto e ci porterà alla stazione centrale di Oslo (OSLO BUSSTERMINAL), dalla quale il nostro Hotel è distante 5 minuti di cammino.
Il biglietto costa 250 Nok se di sola andata, preferibile l’andata e ritorno che consente un risparmio di 50 Nok, per un costo a testa di 450 Nok.
Leggiamo su internet prima della partenza, che è possibile pagare i biglietti sul bus anche con la carta di credito, ma i tentativi di utilizzare una mastercard ricaricabile e una postpay, risultano fallimentari e riusciamo ad acquistarli per l’intero gruppo, solo con la carta NON ricaricabile di Massi. Per dovere di cronaca, un autista di uno dei bus, che non riusciremo a prendere (evento fortunato, poiché il successivo che partirà 5 minuti più tardi, sarà praticamente vuoto) ha accettato il pagamento in euro per uno dei biglietti, con un cambio comunque per noi sfavorevole.
Nella confusione dell’acquisto, compriamo un biglietto in più, ma sdrammatizziamo, aggiungendo al nostro gruppo un amico immaginario che chiameremo Drubeck e che sarà un utile capro espiatorio in molte occasioni successive.
Acquistati i tickets ci accomodiamo sul mezzo e ci godiamo il fantastico panorama durante il tragitto. Foreste, laghetti, casette in mezzo ai boschi: è fantastico.
Raggiungiamo Oslo in circa 2 ore. Alla stazione centrale troviamo un bancomat, dal quale prelevare moneta locale (anche con la postpay). Gli uffici per il cambio, saranno invece utilizzabili solo nella giornata successiva, perché seguono gli orari dei negozi (dalle 10 alle 18 circa, nei giorni feriali).
Non fatichiamo a trovare il Citybox Hotel e ci rendiamo subito conto di quanto sia vicino al centro città e alla famosissima Karl Johans gate, strada dello shopping e uno dei simboli della capitale norvegese.
Caratteristica dell’albergo, risultano il Check in e Check out “self service”.
In una postazione con schermo bi-lingue (norvegese e inglese), inserendo il proprio numero di prenotazione e una carta di credito (anche post pay o ricaricabile), si ottiene la card magnetica (o due per camera, se si preferisce una maggiore autonomia) con la quale è possibile accedere all’ingresso principale della struttura, alla propria stanza e utilizzare l’ascensore. Ottima e veloce soluzione, che consente di giungere anche a tarda notte, senza scontrarsi con limiti d’orario, sovente previsti da altri alloggi. Effettueremo agevolmente anche il Check out, per il quale è richiesto semplicemente il numero della stanza (la card smagnetizzata, va riposta in un contenitore all’ingresso, la cui funzione è segnalata da una etichetta in inglese).
La Hall e la zona comune sono accoglienti e ben arredate e con numerosi servizi gratuiti (ad esempio forno e frigo), dobbiamo ancora vedere la stanza, ma la struttura con questo “antipasto” di design, cammina verso l’eccellenza.
La camera è piccola (per nostra scelta) ma molto carina! La filosofia dell’albergo è quella secondo la quale il mondo va scoperto fuori e noi siamo d’accordo. Non c’è TV, non c’è frigobar, ma ci sono in compenso un comodo lettone, lenzuola pulite, un ampio box doccia e un bagno più che sufficiente per le nostre esigenze. All’arrivo si trova un unico asciugamano a testa, ma su richiesta ne vengono forniti gratuitamente altri e sempre su richiesta si può ottenere un asciuga capelli (gratuitamente).

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Ci rinfreschiamo e ritroviamo il gruppo per l’ora di cena.
Prima di uscire prendo dalla Hall una guida della città in lingua italiana, disponibile su uno scaffale in bella vista (in qualcosa si può anche risparmiare!), noterò le stesse guide, nei principali luoghi di interesse.
Le 22 sono passate e gli orari nordici non prevedono cene servite in tarda nottata, per questo scegliamo di degustare un panino nella catena 7-eleven, a pochi passi dall’hotel e aperta 24 su 24 (una salvezza in tante occasioni).
Al costo di 90 Nok per due, mangiamo un panino farcito con pesto, pomodorini e formaggio (siamo vegetariani, ma non avremo mai difficoltà a trovare pietanze adatte alla nostra scelta alimentare). I nostri compagni di viaggio, spendono più o meno lo stesso tanto.
Passeggiamo lungo la via dello shopping e continua a colpirmi l’assenza di folla turistica, incontrata in altre capitali europee. Il viale è quasi tutto per noi, possiamo fermarci, accelerare il passo, goderci ogni angolo, senza doverlo condividere con un numero eccessivo di altri viaggiatori.
Durante la nostra passeggiata, veniamo fermati da una “eccentrica” toscana emigrata in Norvegia, che intuite le nostre sarde origini, ci rivolge una domanda in dialetto nostrano maccheronico, che inizialmente non capiamo e schiviamo con una risposta inglese. Ma la ragazza non demorde e scandisce le parole per conquistare la nostra attenzione e prodigarsi in calorose dimostrazioni di affetto fisico, che mostrino tutta la sua passione per la terra sarda: abbracci collosi e carezze. Dopo un quarto d’ora, ritroviamo la nostra autonomia , salutandola senza vittime.

Il secondo giorno ci accoglie col bel tempo.
Facciamo colazione da Wayne’s Coffe, in una perpendicolare della Karl Johans. Per due cappuccini e due croissant, spendiamo l’equivalente di circa 8 euro a testa. È il duro scontro con il costo della vita norvegese, ma soprattutto con il costo della colazione, che anche nei giorni successivi, scambieremo economicamente quasi per un pasto principale.
Scegliamo di inaugurare la giornata con il Bus Turistico, che prendiamo di fronte alla Stazione Centrale. Il biglietto ci costerà 250 Nok a testa, non è economico, ce ne rendiamo conto, ma sarà il nostro mezzo di trasporto giornaliero e ci consentirà di familiarizzare con questa fantastica città.
In estate la prima corsa è prevista per le 9.30, l’ultima intorno alle 17. Nei piani alti del bus (parzialmente scoperto), soffia un venticello nordico donatore di stalattiti! Ci imbacucchiamo per bene, poiché la lieve brezzolina, non è affatto amichevole.
Ascoltiamo la guida in lingua italiana e ci perdiamo tra verde e monumenti, abitazioni e boschi, parchi ed edifici. La città è fantastica, molto differente dalle altre visitate, lontana anche dalla “cugina” Stoccolma che vedemmo nel 2011.
Scegliamo come prima tappa il Norsk Folkemuseum, ovvero il Museo del Folklore norvegese, dove 155 casette in legno e una coreografica distesa verde che ospita mucche in libertà, accompagnano il visitatore nelle varie regioni e città della Norvegia. È un luogo molto carino, per certi versi incantato, dove comparse vestite con il costume tipico della propria regione, camminano, si affacciano alle finestre delle casupole o ti invitano (come nel nostro caso) a sederti accanto al camino, mentre lavorano a maglia.

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Il costo del biglietto, intero, è di 110 corone, noi riceviamo uno sconto del 15% grazie al ticket del bus turistico.
Mangiamo al caffè del museo: un panino, un piatto vegetariano a base di verdure e formaggio, caffè e dolce ci costano l’equivalente di 14 euro a testa (respiro di sollievo garantito), anche i nostri compagni di viaggio, spendono più o meno lo stesso tanto per piatti anche a base di salmone e carne. È importante sapere che l’acqua è GRATIS in tutti i ristoranti o locali in cui si può mangiare, è disponibile in caraffe sopra mensole e ci si può servire da soli.
Nel pomeriggio, propongo la visita al Centro di ricerca sull’Olocausto (HL-senteret) e i miei compagni di avventura sono d’accordo. Raggiungiamo a piedi il luogo di interesse in circa un quarto d’ora e l’ingresso si rivela un lungo viale alberato e circondato dal verde.
Il biglietto ci costa 45 Nok a testa, usufruiamo di un piccolo sconto, rispetto ai 50 Nok previsti, poiché non c’è una guida in italiano e ci forniscono un Tablet con spiegazioni in inglese (da restituire a visita conclusa), per noi non sarebbe stato un disagio, ma la ragazza all’accettazione, insiste per agevolarci economicamente.
Foto e documenti sull’olocausto norvegese, si susseguono in una visita molto toccante, durante la quale leggo e traduco le informazioni che ci sono state fornite attraverso il supporto elettronico.
Terza tappa della giornata: Vikingskipshuset, Museo delle Navi Vichinghe, che d’estate accoglie i visitatori fino alle 18. Biglietto di ingresso 45 Nok (usufruiamo anche in questo caso dello sconto previsto per gli utilizzatori del bus turistico). Navi perfettamente conservate possono essere osservate da distanza ravvicinata e la guida cartacea disponibile all’ingresso, permette di conoscere la loro storia e la loro funzione.
Ci fermiamo al Chiosco del museo (all’esterno dello stesso), per un caffè e una coca cola, in compagnia di un numero discretamente fastidioso di api assetate e invadenti e di un gabbiano gigante sfamato dal gestore del locale con quello che definiremo “un panino imbottito intero”. I gabbiani norvegesi si riveleranno molto discreti e socializzati e li incontreremo in tante occasioni.
Con il biglietto del Museo avremo avuto accesso gratuitamente anche al Museo di Storia Culturale per le successive 48 ore, purtroppo il tempo non è dalla nostra parte e i pochi giorni a disposizione, non possono essere più intensi.
Una valutazione erronea della distanza tra il Museo delle Navi Vichinghe e il Parco Vigeland, mi fanno trainare il gruppo lungo una passeggiata che si tradurrà in circa 40 minuti tra casupole e verde norvegese, con passaggio adiacente alla casa estiva dei reali. Ne è valsa la pena, nonostante la fatica. Lungo la strada scorgiamo una vista fantastica sul Fiordo di Oslo.
Raggiungiamo il famoso parco intorno alle 19, ma l’orario non è un problema, visto che è sempre aperto e l’ ingresso gratuito.
Il Vigeland ci lascia senza fiato, sculture dalle espressioni e le movenze umane, si susseguono lasciando addosso al visitatore una inquietudine che riflette i vissuti ambivalenti di un’artista senza uguali. Salutiamo il famoso “bambino arrabbiato” e ci arrabbiamo accanto a lui per un selfie che ci fa sorridere.
Godiamo del tramonto, mentre una mongolfiera rossa conclude il suo viaggio e tocca terra nei pressi del parco.
Che meraviglia.

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Stanchi ma energici, ci dirigiamo verso l’hotel e raggiungiamo a piedi il ristorante scelto per la nostra cena: Mamma Pizza.
Gestito da gentilissimi e giovani ragazzi italiani, si rivelerà un luogo accogliente nel quale degusteremo sapori nostrani di alta qualità. Per un totale di 500 Nok (da dividere in 6), assaggeremo, raggiungendo una gratificante sazietà, una pizza al metro ottima e riccamente farcita (è possibile scegliere 4 gusti con cui la pizza verrà condita).
Mamma Pizza risulta una eccellente soluzione per coloro i quali non desiderano spendere cifre esorbitanti, ma amano la buona cucina e per chi come me e Massi, vegetariani, non ha tra le ambizioni, quella di assaggiare la tipica cucina norvegese, a base di alce, renna e pesce del Nord.

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Alla conclusione di questa giornata, permane la sensazione di relax e l’assenza di estenuanti file per l’ingresso ai Musei o per l’utilizzo del bus turistico.

Dedichiamo il terzo giorno ad una escursione fuori Oslo, ci aspetta Drøbak, villaggio di pescatori su cui ho letto meraviglie.
Colazione a pochi passi dal nostro hotel, in un bar, dove per 124 Nok io e Massi, beviamo un gustoso cappuccino e compriamo 3 paste, che mangiamo comodamente seduti in dei divanetti, anche i nostri compagni di viaggio sono soddisfatti.
Ci dirigiamo poi alla Stazione Centrale, dove scegliamo di acquistare i biglietti al punto informazioni che si trova proprio di fronte all’ingresso principale (accanto alla scalinata che conduce all’entrata). Il biglietto individuale A/R, per raggiungere il paesello (che dista circa un’ora dalla capitale norvegese), costa 120 Nok, il bus che conduce alla meta è il 541, il cui capolinea, si può trovare seguendo le indicazioni di direzione che rimandano al Bussterminal all’interno della stazione e il cartello che si riferisce specificatamente al bus. Noi lo prendiamo nella piattaforma di sosta n.41 (potrebbe però variare a seconda dell’orario di partenza).
Il biglietto acquistato, va timbrato sull’autobus, davanti ai gentili occhi dell’autista. Troviamo facilmente posto a sedere e ci godiamo un panorama meraviglioso, vista boschi e vista mare (lungo la strada, scorgiamo anche l’ingresso del famosissimo Tusenfryd, l’enorme Parco divertimenti a circa 10 minuti da Oslo, perciò, per chi volesse visitarlo, il bus di riferimento è ugualmente il 541).
Raggiungiamo la piazza principale di Drøbak e ci sentiamo catapultati in altri tempi, casette e sentieri si susseguono in un paesino che da su un fiordo meraviglioso. Ci godiamo un caffè espresso (28 Nok) nel bar della piazza e assaporiamo un clima mite e una giornata che per fortuna ci regala un timido sole (anche se nuvoloni incombono all’orizzonte).
Ci dirigiamo poi all’attrazione più pubblicizzata della piccola cittadina: La casa del Babbo Natale Norvegese, che si trova proprio di fronte al bar, ingresso gratuito in quello che si rivelerà in realtà un negozio di oggettistica natalizia su due piani, carino, ma non eccezionale (compro comunque una pallina per addobbare il nostro albero a dicembre).

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Dalla casa, passiamo all’Ufficio postale di Babbo Natale, dove i turisti possono scrivere una lettera che riceverà l’ufficiale timbro del Babbo Natale Norvegese.
Anche in questo caso, non la riteniamo una meta straordinaria, ma comunque gradevole.
Preferiamo di gran lunga il porticciolo e il Fiordo della cittadina, che ci catturano profondamente, lasciandoci sognanti davanti a un panorama suggestivo.

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Carichi ed energici, scegliamo un ristorantino per il pranzo, dove spendiamo circa 90 Nok a testa per pietanze gustose e di discreta qualità.
Nel post pranzo, facciamo in tempo a fare un giro del paesello, prima di dirigerci alla fermata del 541 (esattamente di fronte alla piazza, segnalata da un cartello con gli orari di passaggio) e ritornare verso Oslo.
Dedichiamo la serata alla visita del Teatro dell’Opera e del Balletto (la parte esterna), impressionante struttura dall’architettura affascinante e originale, di recente costruzione, risulta attualmente uno dei simboli della capitale.

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Passeggiamo poi lungo il molo e attraversiamo un porticciolo nel quale numerosi pescatori, portano avanti fortunate (per loro) catture. Sappiamo che l’acqua, anche in prossimità dei porti, è poco inquinata, un altro primato di Oslo che ci viene confermato dalla presenza di appassionati di pesce, attivi lungo la costa urbanizzata.
A fine serata riusciamo a visitare anche la Fortezza di Akershus, che attraversiamo per sfociare in una piazzetta dove scegliamo di degustare una ottima birra locale, accompagnata da patatine fritte (67 Nok a testa).

Condividiamo al fresco, sensazioni e considerazioni, su un viaggio che si sta rivelando bellissimo ed emozionante.
Prima del rientro in hotel, ci fermiamo in un market (molti restano aperti fino alle 23 o addirittura 24 ore) e scopro che, quando si paga con monete, non bisogna porgerle al commesso, ma inserirle in una macchinetta che effettuerà il conteggio e fornirà l’eventuale resto!

Penultimo giorno in terra norvegese, un sabato nuvoloso e freschino, nel quale scopriamo che gli orari di apertura di bar e negozi alla vigilia della domenica, vengono spesso posticipati alle 11. Ci accomodiamo da Starbucks, alla Stazione centrale, in un ampio locale al primo piano. Cappuccino e pasta, circa 70 Nok a testa (siamo nella media, purtroppo).
Una lunga camminata in un quartiere residenziale, ci porta poi al Museo Munch, dove per 95 Nok, abbiamo la possibilità di ammirare opere quali L’Urlo (che sarà spesso rappresentato dalla nostra abilità di attori, nei vari selfie scattati in giro per la città), la Madonna e la pittoresca Vulva. Una concitata discussione “artistica”, in una sala del museo, ci regala una sgridata epocale, da parte di una guardia, che ci chiede di abbassare i toni.
Decidiamo dopo la visita di acquistare un biglietto per i mezzi con validità 24 ore, che per la zona 1 (ovvero la zona relativa ai luoghi di interesse turistico della città di Oslo), costa 90 Nok a testa e permette di usufruire di bus, tram e metro (è possibile acquistare il ticket con monete, carta di credito e post pay, nei distributori automatici della RUTER, l’azienda che si occupa dei trasporti. https://ruter.no/en/ Un biglietto di corsa singola, costa invece 30 Nok ). Ci dirigiamo proprio con la metropolitana nei pressi del Museo Nazionale, dove consumiamo il nostro pranzo e dal quale ci dirigiamo verso l’Aker Brygge, zona turistica e lungo mare, vitale e piena di locali, per arrivare alla quale, passiamo dal Centro Nobel per la Pace, dove compriamo alcuni ricordi. Percorrendo il lungo mare, arriviamo ad una spiaggetta incantevole, dove trascorriamo un po’ di tempo e ci godiamo un panorama rigenerante (sullo sfondo, la caratteristica crociera della sightseeing, che accompagna turisti lungo il fiordo).
Visitiamo poi su proposta di Massi, la House of Oslo, paradiso del design d’arredamento.
Chiudiamo la serata, nei famosi giardini del Palazzo Reale, dove una spettacolare fontana, casa di anatroccoli già posizionati per il riposo notturno, si erge in una distesa di alberi sconfinata.
Abbiamo la fortuna di assistere al Cambio della Guardia, coreografico e interessante, prima di recarci a cena da“Mamma Pizza”.

Dedichiamo l’ultima giornata alla visita dell’ Holmenkollen, che raggiungiamo in metro. Un luogo incantato dove il verde boschivo fa da padrone. Visitiamo per 120 Nok a testa il Museo dello scii e saliamo sulla Jump Tower (la torre del trampolino), sulla quale ci attendono una vista mozzafiato della città e un venticello nordico particolarmente pungente (indosso cappuccio e sciarpa senza vergogna, davanti a scandinavi in pantaloncini e canottiera).
Pranzo alla stazione centrale, in uno dei tanti punti ristoro e rientro in hotel, dove avevamo lasciato (gratuitamente) i bagagli.
Ci attende alle 15.40 il bus Torp-Expressen che ci accompagnerà a Torp, dove decolliamo con un discreto ritardo, recuperato in volo con accelerate da urlo! Suggerisco di verificare nel sito della compagnia dei bus, l’orario utile che consente di prendere il proprio volo con tranquillità. La compagnia di trasporti, dedica infatti a ciascuna tratta aerea, una corrispondente tratta a terra che permetta di raggiungere l’aeroporto circa due ore prima del volo. L’organizzazione è impeccabile e gli orari vengono rispettati perfettamente.

Una città che rivedrei una, due e “sempre” altre volte. Che spero di raggiungere in futuro da Bergen, per godere di quel panorama lungo i Fiordi, tanto amato, da chi è riuscito ad effettuare la tratta Bergen-Oslo con il treno. Resta il dispiacere per non aver avuto il tempo di fare una crociera sul Fiordo, ma la gioia di aver assaporato davvero al massimo e con una compagnia da dieci e lode, questa esperienza così desiderata che si è rivelata addirittura superiore alle mie aspettative.
Noi abbiamo scelto deliberatamente di NON acquistare la Oslo Pass (http://www.visitoslo.com/it/attivita-e-attrazioni/oslo-pass/), perché un calcolo approssimativo prima della partenza, ha fatto emergere che nel nostro caso, non ci sarebbe stata nessuna convenienza. È comunque una scelta che dipende da diversi fattori e da quanto si utilizzano i mezzi di trasporto (avendo un hotel centrale, noi abbiamo usufruito ben poco di bus, autobus e metro).
Credo sia di importanza universalmente riconosciuta, informare che il costo per l’utilizzo dei bagni pubblici è pari a 10 Nok, che è compreso perfettamente l’inglese e che un ombrello come amico, è una ottima scelta.

Questa è stata la nostra avventura.
Buon viaggio e
alla prossima meta!
Silvia

Düsseldorf, Bonn e Colonia, dolce antipasto delle vacanze estive.

È una sveglia dalle tinte albeggianti, quella che precede la nostra (mia e del mio compagno) partenza per Düsseldorf .

Apriamo faticosamente gli occhi alle 4.30, ma l’energia per alzarci dal comodo lettone, ci raggiunge lesta, al pensiero di scoprire una nuova parte della Germania, in un lungo week end (venerdì-lunedì) che ci concediamo grazie ad una ottima offerta Ryanair (45 euro a testa andata-ritorno, da Alghero) e ad una spesa contenuta per un hotel praticamente centrale (189 euro per tre notti, camera matrimoniale).
Organizzo la nuova avventura con circa 3 mesi di anticipo, carica e intenzionata a testare le conoscenze di lingua tedesca di fresca acquisizione.
Il tempo scorre e arriva la data prevista per il viaggio: il 27 giugno 2014.
Raggiungiamo Alghero da Cagliari, nostra città di residenza, due orette di viaggio senza grande traffico e per fortuna prive di afa, visto l’orario (salutiamo casa intorno alle 5,30). Parcheggiamo come in analoghe occasioni nel parcheggio low cost dell’aeroporto, che con i suoi 4 euro di spesa giornaliere, risulta essere una ottima soluzione.
È il nostro primo incontro con la nuova Ryanair, cortese assegnatrice di posti a sedere. La ressa e le interminabili file prima dell’imbarco, sono notevolmente diminuite, anche se, il ricordo di quei momenti drammatici, ha lasciato il segno.
Il volo parte puntuale e in circa due ore, atterriamo nell’aeroporto di WEEZE, distante circa 80 km dalla stazione centrale di Düsseldorf (l’equivalente di un’ora e trenta di treno), facilmente raggiungibile con due valide alternative: bus navetta o bus + treno.
Noi scegliamo la seconda. Appena usciti dall’aeroporto (piccolo per dimensioni, ma ricco di punti di ristoro e negozietti ), sulla destra, scorgiamo le fermate segnalate dalla H (Haltestelle, che significa Fermata). Ogni piazzola dispone di un cartello con la descrizione del bus che accoglie. Appena leggiamo WEEZE, verifichiamo nella tabella oraria e nell’itinerario, che il tragitto preveda la stazione (bahnhof) dalla quale prenderemo il treno per Düsseldorf.
Facciamo i biglietti direttamente sul pullman, sarà l’imprinting per il mio tedesco. Chiedo due biglietti e.. l’autista mi capisce! Emozioni come se piovesse! Mi spiega che posso fare sul bus anche il biglietto per il treno (16.50 euro a testa), accetto l’offerta e prendo posto a sedere con Massi.
Arriviamo alla stazione di Weeze in circa 10 minuti, è piccolissima e scorgo solo due binari, nel numero 2 ci attende il treno che ci condurrà alla stazione centrale della nostra meta. Partiamo subito, perché il treno attende l’arrivo dell’autobus e viceversa.
Il viaggio dura circa un’ora e dieci: eccoci Düsseldorf!!
La stazione centrale è affollata e ricca di luoghi per lo shopping e ristorantini. Giungiamo per l’ora di pranzo, perciò, prima di dirigerci in Hotel (distante circa 7 minuti a piedi dalla stazione), scegliamo un chiosco di prelibatezze e compriamo due brezel e due focacce farcite, che placheranno i nostri stomaci, digiuni da troppe ore.
Rifocillati, verifichiamo nella mappa la direzione da seguire per raggiungere l’HOTEL BATAVIA (in Bahnstrasse), vittorioso tra tanti per posizione e servizi offerti (quello a noi più gradito, risulta sempre la disponibilità della WiFi gratuita, che annulla le spese telefoniche e ci permette di sentire i nostri cari). Di strada entriamo in un Tourist Info, dove chiedo una mappa e una guida, entrambe ci vengono fornite in lingua italiana, gratuitamente.
Il personale dell’ albergo ci accoglie con un caloroso sorriso, il check in è veloce e a differenza di numerose esperienze precedenti, il pagamento è previsto alla fine del soggiorno. A disposizione degli ospiti della struttura, caffè gratuito da preparare con un bollitore posizionato in un angolino della Hall, tra divanetti e distributore di bevande, un’idea molto carina, anche se si tratta di caffè lungo, consente senza dubbio un momento di relax.
Alla reception ci viene data una mappa, gratuitamente e il personale di turno ci spiega come raggiungere i luoghi di interesse (centro storico e lungo Reno), distanti circa dieci minuti di cammino.
Prendiamo poi possesso della camera, molto carina, pulita e dotata di frigo bar e cassaforte. In omaggio due paia di pantofole in spugna, utilissime, visto che nella fretta, avevo dimenticato le mie!
Il phon in dotazione funziona e funziona bene! Non con la solita intensità in stile flebile alito di cane affaticato.
In sostanza, l’hotel si è rivelato una ottima scelta.
Un breve riposino e una doccia rigenerante, ci donano le energie per tuffarci nella visita della città.

La passione profonda dei tedeschi, per il mondiale calcistico in corso, passa attraverso le bandiere esposte alle finestre o che sventolano dalle auto. Tante le creazioni dedicate all’evento, oggettistica o a sfondo culinario. Ci colpiscono i giocatori abilmente riprodotti, in bella vista nella vetrina di un allettante panificio. Un aspetto decisamente caratteristico.

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In circa dieci minuti, raggiungiamo la Königsallee, famoso viale dello shopping, dove si scorgiamo grandi firme italiane e straniere. Suggestiva, affollata, vitale, una zona caratteristica piena di caffè all’aperto.
Camminiamo avidi di scorci e raggiungiamo in brevissimo tempo la città vecchia (ALTSTADT) un chilometro quadrato di viuzze, negozietti, locali e osterie lungo il Reno.
Un sogno, ogni volta resto affascinata e folgorata dalla bellezza di questi angoli straordinari.
Le strade sono colme di giovani allegri, che chiacchierano e degustano la propria birra.
Quanta vita. Quante emozioni.
Il lungo Reno si estende davanti a noi, uno spettacolo che riempie il cuore.
Incontriamo famiglie con bambini, sportivi che si allenano e ragazzi contagiati dalla moda del “Selfie” che, sui prati, si mettono in posa tenendo stretto in mano il loro smartphone.
Approfittiamo anche noi per fare delle foto, ricordi che amo rivedere spesso durante l’inverno, una coccola tutta mia.
Scorgo gli attracchi dei battelli con cui è possibile fare una breve gita. Il tempo però, non sembra dalla nostra parte, per tutto il fine settimana purtroppo, una pioggia più o meno insistente ci farà compagnia.
Questo, ovviamente non ci ha scoraggiato, la gioia per essere in viaggio, ha prevalso su qualsiasi fatto negativo.
Inizialmente decisi a goderci la cena in uno tra i tanti localini del centro storico, ci facciamo tentare da Donkin Donuts e il ciambellone ultra carico che mangiamo, non lascia spazio per ulteriori assaggi.

Felice di aver scoperto il giorno prima della partenza, che la distanza tra Bonn e Düsseldorf è di circa un’ora di treno, prima di addormentarmi, progetto la giornata successiva.

Sveglia, doccia e via! Verso la stazione centrale, nella quale ritroviamo in nostro amato Back Werk, self service dispensatore di eccellenti colazioni. Per circa 3 euro a testa, mangiamo (ognuno) 2 paste e beviamo un ottimo cappuccino (in albergo la colazione sarebbe costata il triplo).
Siamo pronti per dirigerci alle macchinette e fare il nostro SchönerTagTicket NRW (biglietto che permette di viaggiare tutto il giorno, sui mezzi di trasporto pubblico (escluso i treni ultra veloci IC e ICE) della North Rhine-Westphalia, ovvero nelle città che potete vedere nel seguente link: http://www.tripadvisor.com/Tourism-g187366-North_Rhine_Westphalia-Vacations.html .
Il costo è di 41 euro per un gruppo che può arrivare fino a 5 persone, noi eravamo in due, perciò abbiamo speso 20 euro a testa, ma la convenienza quando si è in gruppo è sorprendente, soprattutto rispetto ad un normale biglietto. (Altre informazioni utili, sono reperibili sul sito delle ferrovie tedesche: http://www.bahn.de/i/view/ITA/it/index.shtml )
Attendiamo il treno che dovrebbe passare alle 10, secondo gli orari di partenza esposti nei tabelloni iper presenti lungo tutta la stazione (gialli, uno con la dicitura Nur S-bahn –solo S-bahn, che fornisce unicamente gli orari della metro di superficie, l’altro con la dicitura ohne S-bahn –senza S-bahn, che fornisce gli orari dei treni regionali RB e RE e degli ultraveloci), ma stranamente c’è un lieve ritardo. Mentre aspettiamo, decido di prendere il biglietto, sul quale vanno scritti il proprio nome e cognome e mi rendo conto di averlo PERSO..
Inizialmente in preda al più totale sconforto, consolata da Massi, scelgo di non rovinare una giornata potenzialmente indimenticabile, mi sforzo di inghiottire le lacrimucce che premevano per cadere e rifaccio il biglietto, tenendolo stretto, questa volta.
Per fortuna Bonn e la sua bellezza, leniscono i nervi. Il centro è vicinissimo alla stazione, non abbiamo perciò bisogno di prendere la metro.
Camminiamo seguendo la fiumana di gente che assapora questa città fantastica, famosa per essere stata Capitale della Germania Ovest. Al primo Tourist Info chiedo una mappa e una guida, che mi vengono fornite per 50 centesimi.
L’affollatissimo centro storico è molto carino, ampio e pieno di negozietti e ristoranti. Camminiamo lungo le viuzze e raggiungiamo la casa Museo di Beethoven. Decidiamo però di non visitarla, perché vista la brevità della vacanza, prediligiamo la conoscenza della città a piedi, gustando gli angoli all’aperto e le bellezze esterne.
Per pranzo ci fermiamo in uno dei numerosi ristorantini, piove, ma ci ripara il gazebo.
Per 12 euro a testa, mangiamo un’ottima focaccia alla rucola e un piatto di gnocchi di verdure, abbondante e sostanzioso, nella spesa sono incluse birra, acqua e caffè, un ottimo prezzo direi.

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Ci godiamo anche a Bonn una lunga passeggiata sul Reno, la pioggia come sempre è il terzo incomodo, ma la ignoriamo e a poco a poco smettiamo di sentirla.
Approfittiamo per fare shopping, prima di tornare a Düsseldorf, souvenir, qualche cioccolato Hussel e la immancabile spesa da H&M! Nonostante non sia stato previsto dalla nostra tabella di marcia, Bonn offre tantissime attrazioni, museali e non, elencate e segnalate nella guida fornita al punto informazioni.
In stazione, assistiamo all’esilarante esperienza di una futura sposa, durante il suo addio al nubilato, con lo strascico e una cassetta piena di oggettini, si improvvisa venditrice, con il sottofondo delle risate delle amiche. È il terzo addio al nubilato che incontriamo dalla mattina, in stazione: deduco che il sabato sia il giorno prescelto per queste occasioni e la stazione il luogo preferito per lo svolgimento.

Il giorno successivo ci aspetta Colonia, distante circa mezz’ora di treno da Düsseldorf.
Alla stazione centrale facciamo un biglietto giornaliero, che ci costerà circa 16 euro a testa, varrà fino alla stazione centrale di Köln , non oltre (era inutile e dispendioso rifare lo STT), anche in questo caso, se fossimo stati in gruppo, avremo speso una cifra irrisoria, perché il ticket includeva il viaggio per un gruppo fino a 5 persone.
Ad accoglierci all’arrivo (a parte la solita pioggia), il maestoso Duomo, che ci regala una ventata di gotico. È davvero imponente, fantastico e proprio accanto alla stazione centrale.
Scorgo con il mio occhio esperto, un bus turistico parcheggiato poco distante. Scegliamo di fare un giro, per capire quali luoghi di interesse visitare durante la nostra giornata.
Il costo del biglietto è di 15 euro Hop on, Hop off, valido per l’intera giornata, fino all’ultima corsa, che d’estate è intorno alle 17.
Dopo aver goduto dell’intero giro, ci dirigiamo a piedi, dalla stazione centrale verso il Museo del Cioccolato, famosissima attrazione di Colonia (ebbene si, abbiamo rinunciato alla Casa Museo, ma NON abbiamo rinunciato al cioccolato!).
In dieci minuti arriviamo a destinazione e al costo di 9 euro a testa, viviamo la golosa avventura di scoprire la storia del cioccolato, dalla fava di cacao al lindor. Confesso che la mia attenzione è stata indirizzata soprattutto verso le degustazioni di cioccolatini e waffer immersi nel cioccolato caldo. Una dolce esperienza che si è conclusa con una tappa nel negozio del museo, un paradiso per occhi e palato, dove compriamo tavolette di ogni gusto, delle quali, la metà, sparirà la notte stessa.
Dopo il museo andiamo a pranzo in un ristorantino dove per esigenze alimentari (siamo vegetariani), scegliamo una pizza, che si rivelerà discreta e soddisfacente (12 euro a testa, incluse bibite e caffè).
Proseguiamo poi lungo le vie del centro, un po’ di shopping, foto e purtroppo la serata vola.

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Ci affezioniamo profondamente ad una cittadina viva ma allo stesso rilassata. Tante le attrazioni da visitare per chi ha più tempo a disposizione, tra cui un centro documentaristico sul nazismo. Suggerisco di non spendere soldi per la mappa della città, poiché alla fermata del bus turistico vicino alla stazione ci sono gli opuscoli di riferimento, all’interno dei quali c’è anche una mappa del centro (che noi abbiamo utilizzato per spostarci).
In stazione, nonostante fosse segnalato sul tabellone il binario 2 per la partenza verso Düsseldorf, la DB sceglie di farci uno scherzo e cambia binario all’ultimo minuto. “Sempre caro fu” il mio tedesco di sopravvivenza, che mi fa intuire il cambio di programma e non ci fa perdere il treno.
Ovviamente da assaggiare, prima di lasciare Colonia, la birra locale Kölsch!

Ultimo giorno, il decollo è previsto per le ore 11.35 dall’aeroporto di Weeze. Colazione da Back Werk, biglietti alla biglietteria automatica e scelta di prendere il treno delle 8.09 che arriva alla stazione di WEEZE alle 9.13. Giunti alla stazione di Weeze, però, sbagliamo direzione per raggiungere la fermata del Bus diretto all’aeroporto e per un minuto di ritardo, LO PERDIAMO (un errore veramente stupido ed evitabile, viste le dimensioni minimali della stazione!) . Scopriamo, avendo una impennata ansiogena, che il successivo sarebbe passato alle 10.20. Il terrore di perdere l’aereo, corre sui nostri volti, ma per fortuna, alle 10.40, riusciamo a raggiungere il piccolo scalo e una corsa in stile centometristi affermati, ci permette di tornare a casa secondo i piani.

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Atterraggio algherese dondolante a causa del forte vento, ma tocchiamo terra sani e salvi.
Una vacanza ossigenante, breve ma intensa, un antipasto della nostra estate che presto dovrebbe donarci nuove emozioni.
Come sempre, spero di essere stata d’aiuto e di aver fornito informazioni utilizzabili.
Buon viaggio a tutti,
Silvia

Volare low cost nel 2014!

Udite, udite fruitori di Ryanair!
Un’epocale novità attende i viaggiatori che utilizzeranno in futuro la compagnia irlandese.  A darne comunicazione, Michael O’Leary (o meglio lo staff per lui), attraverso una mail (ho sperato inizialmente mi avvisassero di un meritato “premio fedeltà”, ma pare che per questo, dovrò ancora attendere).
Utile, estrapolare almeno una parte della virtuale missiva, che permetta di comprendere la portata della novità:
nel 2014 cambieremo in meglio […] un secondo bagaglio a mano gratuito e posti assegnati a partire dal 1 febbraio, che ci auguriamo consentiranno di eliminare le code e lo stress alla porta d’imbarco
Se già da dicembre, una notifica sulla casella di posta, aveva informato gli utenti in merito alla possibilità di portare a bordo una borsa, insieme al bagaglio a mano, la vera e inaspettata news  risiede nell’assegnazione dei posti a sedere, cioè, per davvero: Ryanair ha deciso di assegnare i posti a sedere! Non si scherza!
Il passeggero, l’assiduo e fedele utilizzatore del  low cost, avrà senz’altro compreso la portata di tale cambiamento imminente.
Appena letta la mail, tutta una serie di esperienze di vita vissuta in aeroporto, nei preliminari dell’imbarco, hanno attraversato la mia mente. La gestione dello stress derivante dall’impossibilità di avere gratuitamente (a pagamento era possibile, ma da quel che ho visto l’opzione non ha avuto un grande successo) un posto assegnato  e della conseguente necessità di “conquistare” una seduta comoda e conforme ai propri desideri (che spesso corrispondevano ai desideri di altri cento passeggeri), ha infatti assunto in questi anni forme diverse, osservabili in atteggiamenti diversi.
Tra le tante immagini impresse,
come  non notare  i viaggiatori instancabili, che pur di salire tra i primi sull’aeromobile, attendevano in piedi, in fila, anche per ore, avidi di mostrare la propria carta di imbarco al gate. Regola numero uno in questo caso: pazienza (tanta, tanta pazienza) e polpacci non cedevoli, che permettessero di aspettare nello stile dei fan più accaniti, che desiderano accaparrarsi i primi posti nelle immediate vicinanze di un palco, prima di un mega concerto.
Resteranno memorabili anche, gli sguardi sospettosi, scrutanti e minaccianti, di quei passeggeri che (legittimamente, vista la frequente tendenza alla furbizia di molti utenti in attesa di un servizio), temendo un “sorpasso” da parte di terzi non altrimenti identificati, durante la fila, tentavano di salvaguardare con ogni mezzo la propria preziosa postazione. A supporto della tutela del turno faticosamente conquistato, trolley sistemato come roccaforte e gomitate abilmente mascherate da spostamenti casuali, inferte ai potenziali usurpatori.
Sempre care sono state anche le corse in stile olimpico, verso i portelloni dell’aeromobile, successive alla verifica della carta d’imbarco al gate. “Diecimetristi” pronti a tutto, pur di giungere tra i primi sulle scalette e accomodarsi velocemente. Nemmeno piste scivolose o ghiacciate facevano desistere gli improvvisati corridori, capaci di superare i propri record pur con il bagaglio al seguito.
E poi c’era anche chi, pur giunto tra i primi nel corridoio e quindi coronato della possibilità di scegliere gli agognati sedili, veniva colto da incomprensibile indecisione e intasava per lunghi minuti il passaggio, rendendosi origine di un ingorgo a bordo, babele di imprecazioni, sospiri e scontenti dei passeggeri giunti successivamente.
Vogliamo poi parlare dei sogni infranti dall’arrivo di un bus navetta che conducesse all’aereo?  Quanta tristezza negli occhi di coloro i quali, per ore in fila, si vedevano costretti ad accalcarsi tra la folla di ritardatari, su un mezzo in cui ogni linea di demarcazione tra primo e ultimo, andava perduta. Attese bruciate dalle corse, delle quali ho parlato poco sopra, progettate sul bus e messe in atto all’apertura della portiera.
Questo è stato, questo resterà. Da osservatrice e da attrice di almeno una delle modalità di approccio descritte, attendo di imbarcarmi con quel relax che O’Leary ha scelto di garantirci.
Buoni voli nel 2014!
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CRACOVIA, nella “citta piccola” c’è il “bel viaggio”.

Viaggi: uno ne assapori e cento ne desideri.

La verità, almeno per quel che mi riguarda, è che appena rientrata a casa, all’atto di disfare il trolley, faccio sempre grande fatica a riporlo in mansarda o nell’angolo in cui attende di imbarcarsi per la meta successiva e la voglia di progettare nuove avventure, riemerge al risveglio dopo la prima notte in terra madre. Per fortuna, grazie a tariffe vantaggiose e alla scelta di momenti dell’anno strategici nei quali “spiccare il volo” verso terre lontane, i desideri possono essere spesso esauditi.

Gli entusiastici racconti di chi aveva potuto visitare Cracovia e la piacevolezza dei loro ricordi condivisi, mi fanno sperare a lungo di poter approdare in terra polacca e familiarizzare con la cittadina, per questo,  approfittando dei prezzi non troppo esorbitanti, io e il mio compagno, ci concediamo una piccola tappa vacanziera tra le “sue braccia” dal 25 al 28 maggio 2012.
Prenotiamo con un anticipo di circa due mesi e Ryanair, ci permette di spendere circa 60 euro a testa, da Cagliari, per andata e ritorno (se non ci fossero state le varie tasse e la commissione per l’utilizzo della carta di credito (12 euro!), forse, in questa occasione, sarei davvero riuscita a prenotare un low cost nel vero senso della parola.).

Assicurato un posto sul “boeing bianco, giallo, blu”, ci attende il prezioso booking.com, nel quale, come al solito cerchiamo un alloggio adatto alle nostre esigenze. Ci cattura subito un appartamento giudicato “favoloso” dai precedenti clienti che vi hanno soggiornato, la vicinanza al centro città è allettante (circa 10 minuti a piedi), siamo convinti: una stanza degli “Apartamenty Galeria” (http://www.apartamentywkrakowie.eu/index.php?jezyk=it)  sarà nostra.

Mai scelta fu più azzeccata! Scopriremo in seguito (grazie a una sua telefonata), che il titolare della struttura, giovanissimo ragazzo di rara gentilezza, parla un perfetto italiano (tra l’altro ha un micio dolcissimo, Riccardo, che coccoleremo ad ogni occasione utile).

Inoltre, l’appartamento possiede tutti i confort (frigo, cucina, ferro da stiro, forno a microonde etc.) e  avremo a disposizione addirittura una vasca idromassaggio (funzionante e ampia). Il tutto per tre notti a circa 70 euro a testa.

Non ci resta che attendere la data del grande giorno. Il tempo vola, l’aereo ci aspetta: Cracovia, arriviamo!

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Partenza da Cagliari lievemente in ritardo, giungiamo in Polonia intorno alle 21.30, dopo circa due ore e dieci di volo. I trasporti che conducono al centro, funzionano fino a tardi e grazie alle informazioni raccolte prima della vacanza, non ci preoccupa l’arrivo in notturna. Ci colpisce subito la tranquillità dello scalo aeroportuale, piccolo ma bene organizzato e soprattutto collegato in maniera eccellente con la città.

Sappiamo, grazie ai preziosi diari di viaggio letti prima dell’avventura, che non è conveniente prelevare tanti soldi ai bancomat, perciò chiedo a Massi 25 euro e mi avvicino al primo Kantor (chioschetto di cambio) utile per ottenere moneta locale (Zloty). Avevo preparato un piccolo schema prima della partenza, per familiarizzare con la valuta polacca, spero possa essere utile anche a voi: 1 Zloty = 0.23 euro;  5 Zloty = 1,15 EURO; 10 Zloty = 2,30 euro; 15 Zloty = 3.45 euro; 20 Zloty = 4.60 euro; 25 Zloty = 5.75 euro; 50 Zloty = 11.51 euro; 100 Zloty = 23 euro.  (ad oggi, gennaio 2014 1 Zloty Polacco = 0,24 euro )

E’ stato prezioso per capire sempre quanto stavamo spendendo.

A cambio effettuato ci dirigiamo verso la fermata del bus che ci porterà alla stazione centrale. Appena usciti dall’aeroporto, è necessario svoltare a destra e a circa 100 metri si noterà una pensilina blu, nella quale passano i bus utili a raggiungere la città. Noi prendiamo il 292 e acquistiamo per 8 Zloty due biglietti di durata 60 minuti, che convalideremo nell’obliteratrice gialla all’interno del mezzo. E’ importante sapere che i distributori automatici di biglietti accettano solo banconote da 10 Zloty e monete da 1, 2, 5 Zloty e da alcuni centesimi di Zloty. Noi avevamo una banconota da 20 e siamo dovuti tornare dentro a cambiarla in due da 10.

Avevo letto la possibilità di fare i biglietti anche sull’autobus, domandando all’autista, ma nonostante glielo abbia chiesto, mi ha liquidato senza troppe spiegazioni indirizzandomi alla macchinetta, perciò meglio procurarseli prima di salire.

In 40 minuti arriviamo alla stazione centrale. Purtroppo il sole è tramontato da un po’ e durante il tragitto non possiamo assaporare i primi scorci di panorama. Arriviamo nell’alloggio in circa 15 minuti di cammino (Massi aveva già studiato il percorso grazie alle mappe di google) e la stanza si rivela molto al di sopra delle nostre aspettative, troveremo in un cestino anche la mappa della città e tanti utili opuscoli.

Ormai è tardi,  inizieremo a conoscere Cracovia, la mattina successiva.

Al risveglio, energici e curiosi, ci dirigiamo verso la Galeria Krakowska, imponente centro commerciale nei pressi della stazione centrale dei bus e dei treni, dove scegliamo di fare colazione da Sturbucks.

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Con circa sei euro, beviamo un mega cappuccino a testa e ci strafoghiamo di dolci. Siamo pronti a goderci la giornata!

Dalla Galeria, dopo aver cambiato altri euro in un Kantor (ce ne sono davvero tantissimi in città, nei centri commerciali e persino nei ristoranti, non esiste perciò rischio di rimanere senza Zloty! ) camminiamo per circa 5 minuti prima di raggiungere la città vecchia (Stare Miasto), le indicazioni sono chiarissime e ci permettono di dirigerci con sicurezza verso i luoghi di interesse.

La piazza centrale è meravigliosa, immensa, restiamo estasiati. Tantissimi bar e chioschetti (con i caratteristici draghetti verdi, simili a Denver) fanno da coreografia e ai lati, imponenti chiese (delle quali si trovano dettagliatissime descrizioni storico –architettoniche nelle più comuni guide) rendono lo scorcio ancora più caratteristico. Troviamo subito i famosi mercatini degli artigiani locali, situati nell’edificio proprio al centro della piazza. Gioielli d’ambra, cofanetti e giocattoli in legno, collane, bracciali.. sospiro all’idea di non poter acquistare tanto, Ryanair non perdona se si supera il peso consentito e abbiamo solo il bagaglio a mano (da dicembre 2013, per fortuna, è possibile portare a bordo anche una borsetta, oltre al trolley e questo, vi assicuro è di rara utilità!)

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Ci addentriamo nelle stradine limitrofe e seguiamo le indicazioni per raggiungere il Wawel e il lungo fiume.

In dieci minuti siamo nei pressi del castello. Scegliamo di non entrare, preferiamo godere del panorama e rilassarci sull’erba, visto che la giornata ce lo permette. Che relax, che meraviglia.

Ci sono tanti giovani e tante giovani coppie con bambini. Cracovia si rivelerà una città sicura, vivibile anche nelle ore serali e notturne e questo renderà ancora più gradevole la nostra permanenza. Trascorriamo un po’ di tempo insieme ad una famiglia di cigni stupendi che socializzano con anatre e piccioni. E, a proposito di questi ultimi, credo di non aver mai visto una città con un grado così elevato di rispetto per questi, troppo spesso maltrattati volatili. I piccioni rivestono a Cracovia un ruolo di primo piano, sono numerosissimi e i polacchi riservano loro particolari attenzioni, non per ultima, quella di donare pane e cibo in grandissima quantità. Per strada è possibile vedere piccioni alle prese con panini al sesamo di almeno mezzo kg, gentilmente offerti da persone sedute nelle panchine o semplicemente dai passanti. Sono tutelati anche dagli inaspettati “attacchi” di stranieri e bambini. Abbiamo visto con i nostri occhi una ragazza che sgridava dei bambini, beccati a lanciare pallini di gomma verso i volatili.

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Nonostante ci siano tantissimi turisti, il clima e rilassato e sereno, Cracovia è una cittadina che elabora efficacemente il peso della folla e permette di godersi pienamente gli attimi di vacanza.

I polacchi si sono rivelati affabili, gentili e gradevoli. Non tutti padroneggiano adeguatamente l’inglese, ma in compenso l’italiano è una lingua compresa e non di rado utilizzata, questo ha facilitato non poco la nostra comunicazione.

Approfittando dell’angolo cottura nel nostro appartamento, dopo il gradevole momento di relax sull’erba del lungo-fiume, decidiamo di fare un po’ di spesa al Carrefour, che si trova alla Galeria Krakowska. Con circa 15 euro compriamo cibarie varie adattissime per la nostra scelta alimentare vegetariana (al supermercato, molte le abbiamo dovute scartare, perché impossibile comprendere gli ingredienti in polacco!).

La sera scegliamo di visitare il quartiere ebraico di Kazimierz a circa mezz’ora di cammino dal nostro alloggio.

Un altro aspetto positivo di Cracovia, è stata la possibilità di visitare i luoghi d’interesse a piedi e questo ha implicato costo zero per i biglietti di eventuali mezzi pubblici.

Il quartiere ebraico è bellissimo, lo scorcio che maggiormente ci ha affascinato di questa sorprendente città polacca. Risulta essere il cuore pulsante della vita notturna e brulica di giovani, pub, locali e birrerie. Mentre passeggiamo, notiamo una strada vietata al traffico, incuriositi cerchiamo di capire il perché e notiamo che alcuni bambini si improvvisano artisti disegnando sull’asfalto con colori accessi e allegri. Uno spettacolo eccezionale.

Sarà a questo punto della nostra avventura che conosceremo Paolo, un autista di uno dei numerosissimi mini-bus turistici che girano per i quartieri (e che ad ogni angolo cercano di vendere i tour). Anche lui sfodera un ottimo italiano e non impiegherà troppo tempo a convincerci a salire a bordo: per circa 200 Zloty, ci accompagnerà  lungo gli angoli più nascosti e interessati di Cracovia, uno tra tutti, la famosa Fabbrica di Oscar Schindler.

Ho amato profondamente il film dedicato alla commovente vicenda storica e vedere alcuni dei luoghi in cui scene importanti sono state girate, è stato veramente emozionante.

Il giro turistico dura oltre un’ora, durante la quale Paolo ci intrattiene con interessanti notizie sulla città e ci racconta avventure personali. Al momento dei saluti, ci propone un tour molto articolato per la giornata successiva, ma scegliamo di organizzare la visita ad Auschwitz autonomamente e risparmiamo non poco, rispetto alla sua offerta.

Il tempo è volato, la città ci sta conquistando ogni attimo di più.

Per cena decidiamo di assaggiare i famosi pierogi (piatto tipico locale, ravioli con diversi ripieni). L’aspettativa è alta. Ci fermiamo in un locale che io ribattezzerò “Pierogeria”, visto che cucina e propone soltanto questa pietanza. Per un totale di 6 euro, mangiamo una quantità di ravioli che secondo la mia stima si avvicinava al Kg (a testa). Spieghiamo di essere vegetariani e ci propongono pierogi agli spinaci, pierogi ai broccoli e funghi e pierogi al formaggio e patate. Non sono esattamente un piatto “leggero”, li ho trovati una via di mezzo tra ravioli a vapore cinesi e ravioli sardi (culurgiones). Gustosi, ma una serata con “loro” è stata per noi più che sufficiente.

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Mano nella mano, passeggiamo per la città e ci dirigiamo all’alloggio, la giornata successiva sarà emotivamente pregnante, poiché visiteremo il tristemente noto Campo di Sterminio.

Sveglia intorno alle 8.15, ci dirigiamo verso la stazione centrale dei bus (arrivati alla Galeria Krakowska è ottimamente segnalata da cartelli gialli) dopo aver fatto colazione in un localino molto intimo nei pressi della stessa: torta di mele, cheese cake, succo di mele, acqua a un costo irrisorio.

Giunti alla stazione centrale, è l’autista sul bus a farci i biglietti (NON li fanno alla biglietteria), spenderemo 26 Zloty e testa tra andata e ritorno.

Il bus da prendere è quello per Oswiecim ( Auschwitz in lingua tedesca), impossibile sbagliarsi, perché è ottimamente segnalato in un tabellone in stazione e da un cartello affisso sul vetro del mezzo.

Partiremo alle ore 10.05 e arriveremo all’ingresso di Auschwitz alle 11.40 circa. Consiglio vivamente, una volta arrivati all’ingresso del Campo di controllare gli orari dei bus per il ritorno, in modo da arrivare alla fermata con largo anticipo, la nostra leggerezza in tal senso, ci ha purtroppo costretto a stare in piedi durante il tragitto di ritorno, per ben un’ora e quaranta minuti (il fatto che siano esauriti i posti a sedere, non limita l’accesso al mezzo). L’ideale sarebbe prendere il bus alla fermata precedente rispetto a quella dove si è scesi all’andata, in modo da evitare la ressa di persone che attendono al capolinea. Noi abbiamo preso il bus per rientrare a Cracovia alle ore 17.25, il successivo sarebbe stato alle 18.30.

Rispetto alla visita al Campo, inutile cercare di condividere la costellazione di emozioni sperimentate. Troppe, intensissime, inenarrabili. Ci accompagna una guida che parla un perfetto italiano (dalle 10 alle 15 è possibile visitare il campo solo accompagnati da una guida, al costo di 80 Zloty per due. Prima delle 10 e dopo le 15, l’ingresso è libero e gratuito. Arriviamo purtroppo eccessivamente tardi per il tour italiano delle 11.45, faremo perciò quello delle 13.30 che si concluderà alle 17.15).

I dettagli che la guida ci racconta, spaccano il cuore in due. Nella fase iniziale della visita, a stento riesco a trattenere le lacrime, ma credo sia importante per ciascuno, vivere soggettivamente la propria esperienza e custodirla dentro di sé. Le foto dei deportati, sono appese lungo il corridoio dal quale iniziamo la visita, occhi di donne, uomini, poco più che bambini, trafiggono l’anima. Momenti che non scorderò.

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Il giorno successivo, ultima giornata utile, lasciamo i trolley nell’appartamento del responsabile del nostro alloggio e approfittiamo per tornare in centro e fare qualche acquisto. Il tempo vola e arriva il momento di riappropriarci dei bagagli e dirigerci verso il capolinea del bus 292 che ci riporterà all’aeroporto. Nella pensilina delle fermate, è possibile controllare gli orari in modo da organizzarsi nella maniera più adeguata. Noi scegliamo di prendere il bus alle ore 17.44.

Il volo parte in orario, atterriamo in terra sarda alle 23.40 circa. L’ultima sorpresa ancora ci attende: il costo del parcheggio a pagamento dell’aeroporto di Cagliari – Elmas, dove avevamo lasciato l’auto. Spenderemo 53 euro per tre giorni, quasi quanto il nostro volo per Cracovia. Io e Massi, non abbiamo bisogno di manifestare il nostro disappunto attraverso chissà quali parole, ci basta uno sguardo per accordarci sul fatto che non sceglieremo mai più in futuro, questa soluzione.

Cracovia si è rivelata meravigliosa e ci sarebbe piaciuto immensamente trattenerci almeno una giornata in più, per visitare le famosissime Miniere Di Sale, raggiungibili (per chi fosse interessato), con il bus numero 304, la cui fermata si trova in una strada nei pressi di un’uscita secondaria della Galeria Krakowska.

Serena, ma allo stesso tempo vitale, la cittadina polacca è in grado di stabilirsi tra i ricordi più gradevoli.

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Da assaggiare i famosi panini al sesamo (i Bagel), venduti in ogni angolo della città all’interno di carretti blu. Costano 1,50 Zloty e sono buonissimi.

Spero di essere stata d’aiuto per chi intende passare poche, ma intense giornate, in questa gradevole meta.

Tra le future tappe, senza dubbio è annoverata Varsavia, della quale ho ugualmente sentito allettanti recensioni. Avete qualche suggerimento da darmi?

Graditi, come sempre, rispetto a Cracovia: puntualizzazioni, ulteriori informazioni, eventuali aggiornamenti. Insomma, tutto ciò che può arricchire il diario e soprattutto arricchire me!

Silvia