Mesi Berlinesi: l’Alloggio.

Raggiungo l’ingresso dell’appartamento nel quartiere Friedrichshain, che custodirà per mesi il mio quotidiano e oscillo tra la morbosa curiosità di conoscere la proprietaria/coinquilina, che ha scelto di affittarmi una camera e il timore che tra noi, l’imprinting non sia positivo, compromettendo la convivenza.
Premo il tasto del citofono e attendo.
Una voce flebile, la cui origine geografica sembrerebbe all’apparenza localizzata almeno a due chilometri di distanza, appresa la mia identità bisbiglia qualcosa, ovviamente in tedesco accelerato e dialettalizzato e altrettanto ovviamente io non comprendo.
Resto impalata all’ingresso senza sapere esattamente cosa fare, fino a che una bella signora di mezza età, bionda e sorridente, apre il portone, mi porge la mano e senza che io possa proferire obiezioni, trascina la mia valigia da 25 kg fino alla porta di casa: è lei, è R.!
Poggiati i miei bagagli, si dirige a passo veloce verso una scarpiera “a cielo aperto” e mi porge un paio di pantofole. Siamo ancora nell’ambito dei primi venti secondi di conoscenza e io resto un po’ spiazzata, temo una sua ossessione per la pulizia dei pavimenti con pattine annesse e tento di spiegarle che ho le mie pantofole in valigia, ringraziandola comunque per la premura. Il mio tedesco è acerbo e imbarazzato. Il mio non verbale è certamente più chiaro, per questo R. cerca di mettermi a mio agio utilizzando il suo bagaglio inglese, bagaglio che tuttavia deve richiudere nell’immediato, poiché discretamente impolverato causa inutilizzo dagli anni Settanta (almeno).
Così rimaniamo io, lei, le pantofole e il tentativo di costruire una comunicazione sufficientemente comprensibile per entrambe, fatta di vocaboli tedeschi reali (i suoi) e neologismi improbabili (i miei).
Scoprirò che è usanza comune in Germania, indossare le pantofole all’ingresso , che si sia ospiti o residenti. R. in quell’occasione, mi dava solo un tedesco benvenuto.
La prima sera, mi chiede di cenare con lei e la sua gentilezza mi rassicura e mi fa sentire accolta.
Prepara insalata di rucola, formaggi e cetrioli alla tedesca. La condivisione di aspetti delle nostre vite è intervallata da lunghi momenti di silenzio, che purtroppo visto il limite iniziale del mio vocabolario, non possono essere facilmente riempiti. È frustrante, ma il pasto all’arrivo, quella sera, diverrà il simbolo della mia crescita nell’apprendimento del tedesco, aneddoto natalizio da raccontare a parenti e amici che domanderanno se davvero sia stato utile, fare una esperienza all’estero per agevolare l’acquisizione della lingua.
E di quella cena ricorderò anche l’audacia con cui R., ha esplorato la sua cavità orale con manualità avida e decisa, facendomi inizialmente temere un rischio soffocamento derivante dall’ingestione di un boccone di dimensione eccessive. Ma davanti alla richiesta di rassicurazioni, l’esibizione da parte sua, di un pezzo di rucola incastrato tra i denti e vittoriosamente estratto, è stata in grado di rasserenare il mio animo turbato.
Siamo così diverse io e R.:
vegetariana io, avida consumatrice di carne rossa, grassa e succosa, impadellata e imburrata quotidianamente, lei (l’odore delle sue cene, penetrerà nei miei abiti, seppur custoditi nell’armadio, legandosi alle fibre di tessuto con un patto di sangue a lunga scadenza),
anti fumo io, accanita fumatrice lei (ogni sera, varcato l’ingresso al rientro a casa, verrò abbracciata da una nuvola di fumo di dimensioni epocali, anch’essa ancorata ai miei abiti e ai miei capelli)
eppure, fin da subito troviamo una discreta sintonia nell’organizzazione della convivenza.
Prima di abbandonarmi al sonno, quella sera, nel caldo divano letto in Finowstraße, in una camera accogliente e adatta alle mie esigenze, sistemo i miei prodotti nel bagno (che condividerò ovviamente con R.) e mi preparo per la notte. Lavaggio denti, spazzolate ai capelli e test della comodità del wc. Proprio in quest’ultima fase, volgo lo sguardo verso l’ampia finestra della stanza e mi accorgo dell’assenza di tende che proteggano la mia privacy. Sono in un ambiente illuminato da luce artificiale, perciò ad alta visibilità dall’esterno, di notte, esposta a tutti i potenziali osservatori che abitano nel palazzo di fronte, costituito da circa sette piani di finestroni a distanza ravvicinata, tutti puntati sul bagno di R. . Vorrei avvolgermi nella tenda della vasca, avere uno scudo, una tuta spaziale o almeno un passamontagna, ma dopo la cascata di imbarazzo associata a quel momento, mi rendo conto col passare dei giorni, che soltanto io, ho interesse verso ciò che accade all’esterno dell’appartamento, che alle famiglie tedesche, del tutto disinteressate all’utilizzo di tende, non importa violare la privacy altrui, ma focalizzarsi sulla propria esistenza. L’immagine del mio vicinato cagliaritano, al corrente anche del numero di volte in cui durante la settimana butto la spazzatura, lentamente cede spazio all’amabile abitudine di farsi gli affari propri e pur con giornate altalenanti, mi abituo al nuovo assetto della mia vita.
Prendere possesso della camera, sancisce il definitivo inizio di un’avventura che segnerà in maniera significativa la mia esistenza. Mi aspetterà successivamente l’avvio del corso di tedesco, del quale presto mi piacerebbe raccontarvi.

Berlin

Berlin

Mesi Berlinesi: L’ARRIVO.

Chiedetemi se ero felice e vi risponderò di SI.

Nonostante l’ansia mi incellofanasse mente e stomaco, concedendo con parsimonia celle di respiro. Nulla di cui stupirsi, il mio coraggio è fatto così: gode di interminabili momenti letargici, per poi palesarsi improvvisamente attraverso eruzioni energiche e fertili, che mi permettono di VIVERE.

Rinchiuse in spazi remoti le mie paure, semino la via di realizzazione di uno dei miei più grandi desideri: vivere in Germania, vivere l’evoluzione: da turista ad abitante, migliorare l’adorato tedesco, ricominciare professionalmente da zero, mettendomi in gioco. Contatto una scuola di lingue a Berlino e mi iscrivo per un corso della durata iniziale di due mesi, che senza troppo indugio, proseguirà per cinque. Saluto il mio compagno, alleato e sostegno, quasi annegando tra le lacrime, in un mite quattordici febbraio sardo, spodestato poche ore dopo, da un glaciale inverno berlinese. Realizzo di aver superato il confine tra il “pensato” e l’”agito”, quando prendo posto sul velivolo Alitalia, che da Elmas mi condurrà a Roma e da lì nella capitale tedesca. Mi guardo intorno e cerco la mano di Massi, feticcio anti-aerofobia, concessa sempre in comodato d’uso durante atterraggi, decolli e turbolenze. Ma sono sola, sola con i miei desideri e i miei timori, sola con la mia eruzione di coraggio, che un po’ maledico e un po’ ringrazio.

Atterro a Tegel terminal C e trascino fino al bus TXL (terminal B), trenta chili tra stiva e cabina. Sento parzialmente la fatica fisica, perché l’adrenalina lievita, agevolata da ciò che vedo, da ciò che ascolto, dagli odori che sento. Sono arrivata, la mia esperienza comincia da qui, dalla richiesta di un biglietto all’autista, nel mio tedesco ancora un po’ maccheronico, dal percorso del Bus, che prima di raggiungere Alexanderplatz, saluta la Stazione Centrale, la porta di Brandeburgo, il Viale dei Tigli, l’isola dei Musei. Mi commuovo, osservando quella che sarà la mia città per lunghe settimane, guardo la mia immagine riflessa sui finestrini del mezzo e provo un po’ di tenerezza per quella giovane donna, abbracciata alle sue valigie, dall’aria stanca, ma dagli occhi attenti e felini, che catturano tutto, per non perdere nulla di quella cascata emozionale.

Raggiungo l’hotel, nel quale alloggerò la prima notte, senza alcuna fatica e soprattutto senza mappa, seguendo solamente l’istinto d’orientamento che, per la prima volta nella mia vita, non fallirà. Su Booking.com avevo prenotato una stanza presso l’H2 Berlin- Alexanderplatz, poco distante dalla fermata capolinea del TXL. Fatico a portare le valigie fino alla Reception, ma ce la faccio e mi espongo spiegando in tedesco, che ho prenotato una singola, aspettando la classica risposta con annessa richiesta di documento e consegna chiavi. Ma il ragazzo che mi accoglie parla a lungo, parla velocemente (troppo velocemente) e troppo in tedesco. Frustrata ma eccessivamente orgogliosa per cambiare lingua, utilizzo i concetti raccolti per costruire informazioni di senso logico e capisco che mi devo recare nell’Hotel accanto a quello in cui mi trovo, perché per un problema con le stanze, alloggerò lì, allo stesso prezzo e per gli stessi servizi. Prima di entrare nell’altro albergo, incrocio anche le dita dei piedi, nella speranza di aver compreso bene quanto sentito all’alloggio precedente. La posta in gioco è troppo alta, non voglio dormire la prima notte nella U-bahn insieme ai senza tetto, perciò al Ramada Hotel (questo il nome), parlo in inglese e sperimento un senso di maggiore leggerezza.

La stanza mi aspetta, finalmente posso riposare le stanche membra. È il mio stomaco “canterino” a ricordarmi che dalla mattina non mangio qualcosa che sia definibile come cibo, a parte i vari snack Alitalia. Accompagnata da sciarpa, guanti, cuffia e calzamaglia sotto strati di maglie e maglioni, esco e vado a procacciare provviste prima che i supermercati chiudano.

Berlino mi accoglie tra luci e persone che affollano Alexanderplatz. Non so esattamente dove troverò un supermercato, ma mi sento al sicuro, accolta fin dal principio e cammino in direzione della Fernsehturm (torre della televisione), che mi guiderà ogni giorno per cinque mesi, catturandomi come l’occhio di Sauron attraeva l’anello, punto di riferimento saldo e rassicurante, in una città dove non ho mai sperimentato disorientamento. Proprio sotto la Fernsehturm, scorgo l’insegna gialla del discount Netto e la mia fame viene placata da pane e formaggio. Il peso dell’overdose emozionale comincia e farsi sentire, mi dirigo in albergo e sogno di avventure e nuove esperienze su un diversamente comodo cuscino berlinese, ripiegato in quattro per raggiungere il volume desiderato.

Mi aspetta tanto, mi aspetta ancora tutto e condividerò tutto, a piccole dosi, proprio qui.

l'arrivo

l’arrivo

Berlino e Potsdam, una Germania che conquista.

Alcuni tra i sintomi principali con cui convive il viaggiatore compulsivo: mente spesso impegnata in nuovi progetti vacanzieri, sogni ad occhi aperti relativi alle mete non ancora visitate, valutazioni concernenti i periodi migliori per recarsi  nelle diverse zone geografiche e sorriso travolgente immediatamente successivo alla prenotazione tanto desiderata.  Se ti riconosci in uno o più di essi e ne vai fiero, il seguente racconto di viaggio, è dedicato a te!

 Berlino, accattivante Berlino, il cielo è stato azzurro sopra di  te nel 2006 e tanti  italiani, soprattutto i tifosi, lo ricordano bene.

La Berlino del bellissimo film “Good Bye, Lenin”, quella di Christiane F, drammaticamente indimenticabile. Una città che da tanti anni desideravo visitare e che finalmente, nell’estate del 2012, riesco a raggiungere e amare.

Io e il mio compagno, organizziamo la vacanza intorno al 9 agosto, circa dieci giorni prima della partenza.  Impegni di lavoro e vita quotidiana, non ci permettono purtroppo, questa volta di usufruire del risparmio tipico della prenotazione anticipata.

Mettiamo da parte per questa tappa, la nostra tanto amata (o meglio, utilizzata) Ryanair e familiarizziamo con Easyjet che copre delle rotte molto interessanti da e per la Sardegna. Inizialmente valutiamo la tratta Cagliari – Berlino, ma i costi, con così poco anticipo, sono davvero proibitivi e ormai  quasi rassegnati all’idea di rimandare il viaggio, scopro per caso che la partenza da Olbia, è molto più economica (tenendo conto anche della benzina per raggiungere l’aeroporto e del parcheggio per l’auto) e ci consentirebbe di risparmiare circa 250 euro rispetto a quella dalla nostra città di residenza. Essendo il volo intorno alle 17, avremo tutto il tempo per raggiungere con calma l’aeroporto Olbia Costa Smeralda, addirittura con possibilità di mettere la sveglia ad un orario “umano”. Galeotto fu uno sguardo complice tra di noi:  è il momento di cliccare e acquistare il nostro passaggio per Berlino.

Prenotiamo due biglietti, spendendo circa 280 euro a testa, bagaglio in stiva incluso: partenza il 22 agosto, rientro il 29.  Non siamo amanti della ressa delle festività e per noi, la fine di agosto (o ancora meglio, l’inizio di settembre), resta sempre il periodo ideale per gli spostamenti estivi.

Con Easyjet non è prevista franchigia per il bagaglio a mano e quello in stiva può raggiungere 20 kg: lasciamo sul comodino le bilance portatili e soprattutto l’ansia che la nostra (forse ex) amica Ryanair, per tanto tempo ci ha fatto sperimentare.

Amiamo gli aeromobili arancioni, nostri nuovi alleati!

Biglietti alla mano, o meglio, alla mail, iniziamo la ricerca del nostro alloggio.

Rispetto alle volte precedenti, la scelta dell’hotel si rivela più difficoltosa, Berlino è una città molto estesa (quattro milioni e mezzo di abitanti) e non vogliamo alloggiare in una zona poco servita o eccessivamente distante dai luoghi di interesse. Attente valutazioni su booking.com e soprattutto i giudizi lasciati dagli utenti (che per quanto riguarda la nostra esperienza, si sono sempre rivelati attendibili), dirigono la nostra attenzione verso il Best Western Hotel City Ost.

Fermata della metro a circa dieci minuti dall’ingresso/uscita dell’albergo, un discount (Netto) praticamente accanto e il prezzo conveniente rispetto ai servizi offerti, ci conducono ad una scelta unanime: prenotazione! Per 7 notti, spenderemo circa 240 euro a testa e resteremo pienamente soddisfatti.

Berlino arriviamo!

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Il volo parte puntualissimo e in circa due ore raggiungiamo l’aeroporto di Schoenefeld (che nel 2013 sarebbe dovuto diventare Brandeburgo, ma credo mantenga ancore il nome originario), distante 24 km dal centro città.

Scegliamo di fare all’arrivo, al box delle informazioni turistiche dentro l’aeroporto, la Berlin WelcomeCard per 5 giorni, zone A,B,C (la ri-faremo anche per gli ultimi due, purtroppo non esiste con una valenza settimanale) al costo di circa 37 euro a testa.

L’impiegata del botteghino dedicato, ci accoglie con un caloroso sorriso, pronta a fornirci tutte le informazioni sulla card, ma noi siamo turisti molto scrupolosi e le facciamo risparmiare diversi minuti, perché sappiamo già tutto sui costi e i vantaggi di questa offerta berlinese.  La card si è rivelata molto conveniente, ci ha permesso di viaggiare senza limiti su tutti i trasporti delle tre zone cittadine e di usufruire di sconti nelle principali attrazioni e in diversi negozi (qui potete trovare maggiori informazioni: http://www.visitberlin.de/it/welcomecard ) .

Un biglietto di corsa singola per la metro, sarebbe costato 2.80 euro, un approssimativo calcolo fa comprendere l’entità del risparmio, soprattutto perché, anche con le migliori intenzioni, è impossibile visitare Berlino solo a piedi (qui, il sito in inglese relativo alla metropolitana cittadina, estesa, ma di facile utilizzo: http://www.bvg.de/index.php/en/index.html )

L’aeroporto è collegato in maniera ottimale con il centro città, usciti dalla zona arrivi, svoltando a sinistra si trovano le indicazioni per raggiungere la S-bahn (metropolitana di superficie che insieme alla U-bahn, ai bus, ai tram e ai treni regionali – tutti inclusi nella BWC, permette di raggiungere qualsiasi meta), la stazione è a circa 500 metri. La mappa dei trasporti è chiarissima e disponibile in tutti i box di informazioni turistiche gratuitamente. La puntualità regna sovrana e la frequenza molto elevata, ci ha permesso di usufruire sempre di vagoni non affollati e di sederci durante i tragitti.

Raggiungiamo il nostro albergo in circa mezz’ora, è ormai tardi, approfittiamo del market aperto fino alle 22 e compriamo lì la nostra cena. Assaggiamo il buonissimo pane tedesco, del quale ci innamoriamo subito.

Il giorno dopo, comincia la nostra avventura a Berlino.

Bacca, catena self service di panificio-pasticceria, sarà il luogo dove ogni mattina faremo la nostra abbondante e saporita colazione (è proprio accanto all’albergo). In hotel, per placare la nostra fame mattutina, avremo speso 9 euro a testa quotidianamente, per questo decidiamo di trovare una alternativa, che si rivelerà eccellente.

Da Bacca, panini, paste, dolci di ogni genere, attendono solo di essere posati sul vassoio e degustati sui comodi sgabelli del locale, rivolti verso la strada e la vita berlinese. In alternativa, se si ha la fortuna di trovarli liberi, ci sono anche dei tavolini all’aperto. Abbiamo speso in media 2,50 a testa al giorno, per due paste (a volte tre, a testa) e cappuccino.

Tanto è stato scritto sulle attrazioni berlinesi, per questo non mi soffermerò troppo su descrizioni stile “guida”.

Berlino è una città travolgente, in essa c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire, un angolo diverso da assaporare, uno scorcio da rivedere, che muta prospetticamente a seconda del momento in cui lo si visita. La capitale tedesca parla della sua storia, della faticosa ricostruzione post-bellica, del peso della dittatura nazista e delle atrocità commesse dai sostenitori del regime hitleriano. Nonostante sia stata rasa al suolo completamente e ricostruita, senza mantenere nessuna testimonianza monumentale originale di quel che è stato, le vicende storiche sono respirabili in maniera intensa e profonda, in ogni memoriale, in ogni sito dedicato al terribile passato di distruzione.

Berlino, parla della divisione negli interminabili decenni del muro, del quale ancora possono essere visti resti in diverse parti della città, soprattutto nella East Side Gallery, dove per un km e mezzo, opere di artisti di tutte le nazionalità, hanno sovrascritto quei mattoni divisori, causa di sofferenza e vittime innocenti.

Meravigliosi i luoghi del ricordo in memoria delle vittime del nazionalsocialismo:

–         l’Anne Frank Zentrum, in Rosenthaler Str., nel quartiere Mitte (3,75 euro a testa con la Berlin Card), museo che ripercorre la vita della giovane e della sua famiglia e parallelamente fa sperimentare l’angoscia dell’ascesa nazista, delle leggi razziali, dell’olocausto. Bellissimo, toccante, con una galleria fotografica molto vasta e commovente. Le foto di Anna, bambina e adolescente, sono appese una accanto all’altra e scorrono vicino alle foto dell’avvento e consolidamento del regime hitleriano. E’ possibile all’interno del museo, lasciare un proprio contributo in poesia o in prosa su un foglio bianco, non ho esitato e l’ho lasciato accanto a quello scritto da Roberto Vecchioni (forse il professore-cantante?) pochi giorni prima.

–         il monumento in memoria delle vittime dell’olocausto (quartiere Mitte, non troppo lontano dalla Porta di Brandeburgo), labirintico, per certi versi claustrofobico, da vivere e da rivivere, per riflettere su ciò che è stato e non dovrebbe mai più accadere. Grigie postazioni rettangolari che si susseguono e costituiscono un vasto memoriale all’aperto.

Ad un piano sottostante, è possibile visitare il museo che ripercorre gli anni del terrore, lo sterminio delle famiglie di religione ebraica. Gratuito se lo si visita senza audio-guida, noi vogliamo capire al meglio e per 2 euro a testa, lasciando la carta di identità all’ingresso fino alla conclusione della visita, ne prendiamo due. Se si desidera ascoltare e leggere con attenzione tutta la documentazione esposta, la visita potrebbe durare parecchio.

–         la topografia del terrore, altro museo gratuito, dedicato alla storia del nazionalsocialismo (si, lo ammetto, sono particolarmente appassionata del tema), alla tragedia che ha fatto da cornice all’ascesa hitleriana. Veramente bellissimo, istruttivo e toccante.

–         il campo di concentramento di Sachenausen, poco fuori Berlino, ma raggiungibile con la linea S1 in circa 45 minuti (bisogna scendere a Oranienburg e dalla stazione si può prendere il bus 804 che porta direttamente all’ex lager, oppure fare una bella passeggiata di venti minuti per la cittadina e seguendo le indicazioni, raggiungerlo a piedi). L’ingresso anche in questo caso è gratuito, abbiamo speso tre euro per l’audio-guida.  Le descrizioni in alcuni momenti erano talmente forti e “crude”, che ho dovuto interrompere l’ascolto della registrazione, perché emotivamente non sono riuscita a reggere (soprattutto nella parte dedicata agli esperimenti dei medici delle SS, sui bambini ebrei). Nonostante avessi già visitato in precedenti viaggi, altri campi di concentramento, tra cui  AuschwitzBirkenau, l’esperienza a Sachenausen, è stata senza dubbio la più intensa e toccante nell’ambito di tali percorsi storici.

Altrettanto interessanti i musei dedicati al periodo della Germania divisa e della storia di Berlino:

–         il museo del Checkpoint Charlie, vicinissimo allo stesso Checkpoint Charlie, ricordo di uno dei più importanti e temuti luoghi di passaggio nel periodo della guerra fredda, nel quale ancora intimorisce il famoso cartello:  “YOU ARE NOW LEAVING THE AMERICAN SECTOR – STATE LASCIANDO IL SETTORE AMERICANO”, monito per coloro i quali avevano intenzione di passare dall’altra parte del muro.

–          il DDR Museum, in  Karl-Liebknecht-Str. 1 (questo il sito di riferimento: http://www.ddr-museum.de/en/ ) , proprio accanto all’attracco dei battelli con i quali si può fare un piacevolissimo e romantico giro della città (potevamo forse rinunciare a questa esperienza?).

–         il museo di Storia Tedesca (Deutsches Historisches Museum), che si trova nel famosissimo viale Unter den Linden, il viale sotto i tigli, che passo dopo passo conduce fino alla Porta di Brandeburgo, simbolo di Berlino.

Ma Berlino è stata molto più che musei, è stata passeggiare mano nella mano tra le viuzze dei vari quartieri, assaporare le birre Weisse, aromatizzate ai frutti di bosco e all’asperula, gustare la vitalità di una metropoli che è riuscita nonostante la devastazione bellica a rialzarsi e ricrearsi, a tornare un centro privilegiato e potente dal punto di vista economico e politico.

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Berlino è stata sedersi su una panchina, accanto alla Porta di Brandeburgo e ridere nel vedere l’uno accanto all’altro un orso, i personaggi di Guerre Stellari e i militari di guardia durante il periodo della Guerra Fredda, magistralmente interpretati dagli artisti di strada.

E’ stata “stringere amicizia” con ampelmann, simbolo indiscusso della metropoli, presente nei semafori, nei negozi, sulle magliette indossate dai passanti. Un omino, un mito (che abbiamo ovviamente portato in Sardegna con noi, in forma di poggia bicchieri, segnalibri, blocchetti per appunti, varie ed eventuali).

Accoccolarsi sui sedili del bus turistico e notare scorci fantastici, per poi sussurrare al compagno di viaggio: “dobbiamo assolutamente andarci!”.

Berlino è stata passeggiare nei mercatini, la notte, nei pressi dell’università e innamorarsi delle bancarelle degli artigiani, degli odori, dei sapori del buon pane tedesco. Fare un giro sui bus 100 e 200 (a due piani, stile bus turistico), che attraversano tutto il centro storico e sentirsi cittadini del mondo tedesco. Crogiolarsi al sole, durante il romantico giro in battello lungo il fiume e tentare di imparare il tedesco così ben parlato dalla guida.

Sentirsi per un attimo perduti, ma ritrovare l’orientamento grazie alla torre della televisione e capire che Alexanderplatz, di cui la torre è l’emblema, è un punto fermo, una bussola alla quale si può sempre fare affidamento.

E’ stata questo e tanto altro.

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Durante la settimana ci siamo concessi anche una escursione nella bellissima Potsdam, cittadina prussiana, molto diversa dalla vicina Berlino, con un centro storico ricco di negozietti e ristorantini, il castello Sansoucci, sterminata oasi verde, dove passeggiare mano nella mano, il quartiere olandese.. meravigliosa. L’abbiamo assaporata a piedi e anche sul bus turistico (12 euro con la BerlinWelcomeCard, ebbene si, siamo appassionati anche di bus turistici!).

Potsdam si raggiunge con la S7, il cui capolinea è proprio la stazione della cittadina, il centro si può raggiungere anche a piedi, con una camminata di circa un quarto d’ora, seguendo le indicazioni.

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Porto con me tantissimi ricordi, tra cui uno particolarmente bizzarro e divertente. Affamati per le lunghe camminate, decidiamo un giorno di viziarci un po’ con un ipercalorico Dunkin’ Donuts, che scorgiamo nei pressi della Porta di Brandeburgo (un connubio perfetto tra moderno e antico). Entrati nel locale, alcune persone sono in fila prima di noi e scelgono con convinzione la propria ciambella, comunicandone il nome al commesso, il quale si avvicina alla postazione dolciaria e prende il dessert tanto amato da Homer. A questo punto le nostre bocche si spalancano, non per la fame, ma per la sorpresa. Insieme alla ciambella glassata, il commesso porge al cliente anche uno sciame di api, che tenta faticosamente di rimanere attaccato alla zuccherata pietanza. Impariamo in quella occasione che tra donuts, clienti della catena e api, esiste una pacifica convivenza e che nemmeno uno sciame con ape regina inclusa, può far desistere tedeschi affamati. Noi invece, restiamo discretamente sconvolti e a grandi passi abbandoniamo il locale, optando per un altro spuntino. Non siamo riusciti ad adottare nessuno tra i membri della famiglia di api che banchettava tra le ciambelle.

La malinconia, alla fine della vacanza, è stata particolarmente intensa, una meta che suggerisco caldamente.

Qualche suggerimento organizzativo:

-il clima anche in estate può essere varabile (si passava dal sole alla pioggia, dal caldo al fresco), meglio avere sempre con sé un maglioncino e preferibilmente una scarpa chiusa.

– l’acqua in bottiglietta (mezzo litro) ha un prezzo che può variare dai 2 ai 3,40 euro nei bar, nei negozietti etc. Meglio entrare in uno dei market Netto e comprarne qualche litro da lasciare in albergo e da travasare in una bottiglietta più piccola (al discount 1,5 l costavano 38 centesimi, un bel risparmio direi!)

– se volete assaggiare il concorrente veg-bio del Mcdonald, vi consiglio caldamente di fare un salto nel fast food Yellow Sunshine, in Wienerstr. N.19 (fermata metro U1 Gorlitzer), non resterete delusi.

-se siete abili ciclisti, penso sia un’esperienza impagabile usufruire delle spettacolari piste ciclabili berlinesi. Spero di poterli fare un giorno anche io.

Spero possa esservi utile la mia esperienza e ricordo che sono sempre graditi e preziosi, ulteriori suggerimenti, informazioni, descrizioni di luoghi o aggiornamenti maggiormente attuali.

Silvia

Il mio diario di viaggio, è stato accolto e pubblicato anche sul sito http://www.chimiconsigliaunviaggio.it

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