Di cannella, arancia e Mercatini di Natale (tra Francia, Germania e Belgio)

I Mercatini vanno raccontati quando il ricordo è ancora “caldo”, caldo come il vino sorseggiato tra le bancarelle addobbate e le luminarie del fine serata.  Caldo come l’aroma di cannella, arancia e come il cioccolato fuso che crea un sentiero  sui Waffle, abbracciandone le forme.

I Mercatini sono l’aspetto natalizio che amo maggiormente (direi anche l’unico), portatori di atmosfere fiabesche  e ornamenti preziosi della stagione invernale.

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Per questo, Massi ed io, abbiamo scelto di ritagliare un piccolo spazio tutto nostro, uno spazio importante, quasi in concomitanza con il nostro primo anniversario di matrimonio, che ci permettesse di assaporare ancora una volta l’incanto natalizio di paesi un po’ più a Nord rispetto alla nostra isola.

Organizzo il tour circa due mesi prima della partenza, partorendo un progetto discretamente ambizioso, ma senza dubbio fattibile per chi come noi, ama profondamente viaggiare: tre nazioni in cinque giorni utilizzando gli efficienti treni  veloci tedeschi e francesi.

Cagliari, nostra città natale, offre ormai pochissime opportunità di voli diretti lowcost, ma non mi arrendo. Scelgo Bruxelles Charleroi come punto d’arrivo e pernottamento e valuto quali mete sono raggiungibili con tragitti ferroviari.

Vincitrici saranno Lille, Colonia e la meravigliosa Bruges, che rivedremo per la terza volta (Massi ironizza sulla possibilità che ci possano dare la cittadinanza per la costante presenza in Belgio).

Data di partenza: 5 dicembre 2016, un tiepido lunedì cagliaritano che si evolve in un rigido fine serata belga.

Due ore e mezza di volo ci conducono a Charleroi, dove ormai ci destreggiamo con familiarità. Raggiungiamo il Bus Shuttle che ci porterà in circa 40 minuti a Bruxelles MIDI (la fluidità della circolazione stradale riduce i tempi del tragitto, che solitamente è di circa un’ora), da cui il nostro Hotel dista meno di 5 minuti di camminata (scelta strategica, in vista dei viaggi in treno che caratterizzeranno le giornate successive).

L’albergo è il Nekotel  (http://nekotel-concept-art-hotel-brussels.hotel-ds.com/it/), 180 euro per 4 notti e da me recensito al rientro a casa con punteggio ottimo.  La nostra camera (506) era silenziosa, pulita, con una WiFi eccellente e dotata di tutti i comfort per noi importanti.  Nei pressi della Reception, due distributori automatici di bevande calde e snacks, utili fornitori di zuccheri al mattino (costo medio 1 euro a prodotto).

Prendiamo possesso della nostra stanza a tarda notte e un sonno rigenerante ci culla verso il nostro primo, vero giorno di viaggio.

A Cagliari, una volta scelte le mete, avevo acquistato i biglietti dei treni nel sito ufficiale delle ferrovie del Belgio (https://www.belgianrail.be/) . La nostra prima tratta sarà con L’Eurostar  da Bruxelles e la seconda con il Thalys  da Lille, per circa 50 euro a testa.

Mentre verifichiamo l’orario di partenza al tabellone di Gare du Midi, un impiegato ci offre sorridente aiuto, che accettiamo per chiedere conferma su alcuni dubbi. Sarà lui a spiegarci che per il treno verso Lille (con capolinea a Londra), è necessario affrontare un check in. Corriamo verso la zona preposta al controllo e solo allora ci rendiamo conto di quanto siano rigide le verifiche di sicurezza per la nostra tratta. Bagagli ispezionati e metal detector come negli aeroporti, attesa del treno in una stanza “ghetto” e grappoli di agenti della sicurezza che prima della partenza effettuano ripetute verifiche all’interno e all’esterno dei vagoni. Ci colpisce il cambiamento post attentati di Parigi e Nizza, lo comprendiamo e lo accettiamo, anche se ha l’ambivalente esito di farci sentire sicuri da un lato, ma di acutizzare i pensieri d’ansia dall’altro.

Prendiamo posto sui nostri sedili e in trenta minuti raggiungiamo la cittadina francese (stazione Lille Europe). Dieci minuti di camminata ci separano dal centro storico cittadino. Non siamo mai stati a Lille e siamo molto curiosi.

Individuato un Info Point, prendiamo una mappa che ci permetta di orientarci e soprattutto identificare le postazioni dei Mercatini natalizi. Percorriamo viuzze cui fanno da coreografia bar, ristorantini, vetrine che espongono saporiti prodotti locali e quasi subito, cominciamo a sentire profumo di cannella, formaggio fuso, dolci e fritti: il mercatino è davanti a noi! Casette in festa che si susseguono tra luci e colori.

Una guardia verifica il contenuto delle nostre borse prima di farci entrare e conferma la rigidità dei controlli.

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Tanti artigiani espongono le loro creazioni, passeggiamo mano nella mano e scegliamo qualche pensierino da portare ai nostri affetti. Ma al di là degli acquisti, ciò che maggiormente ci attrae, è la casetta da cui sgorga il Vin Chaud (cugino del tedesco Gluehwein), dolce vino caldo arricchito con arancia e cannella. Non esitiamo e prendiamo il primo bicchiere della nostra vacanza.

Quello che amo dei mercatini, è la condivisione degli spazi comuni durante le degustazioni. Massi ed io, sorseggiamo in un tavolo  l’amabile fruttato caldo, accanto a una coppia che sorseggia una meno amabile zuppa di cipolla, discretamente aromatica.

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Proseguiamo il percorso tra gli espositori, fino all’uscita del mercatino e ci addentriamo nella Vieux Lille, centro storico cittadino e gioiello d’architettura, cartolina inalterata del passato. La Grand Place ci accoglie con una maestosa ruota panoramica e l’imponente albero di Natale.

La giornata prende vita col passare delle ore e sappiamo che dopo il tramonto, con le luminarie accese, sarà davvero uno spettacolo indimenticabile. Osserviamo tutto e scegliamo di sederci a prendere un cappuccino e un dolce in un Bar della zona, per scaldarci un po’ e ritrovare energie dopo ore di camminata. I gestori sono di rara gentilezza e anche se non c’è grande spazio di manovra con l’inglese o con il tedesco (è giunta l’ora di studiare il francese!), riusciamo comunque a comunicare e beviamo un buonissimo cappuccino aromatizzato alla nocciola, accompagnato da due dolci deliziosi.

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Salutiamo e ci rituffiamo in una città che scopriamo più viva e affollata, tra musiche e caldarroste, sorrisi di bimbi che corrono e la ruota che colora la piazza con le sue luci.

Che meraviglia.

Ultima tappa, una libreria nella quale godiamo del panorama di Lille dall’alto. Prima dei saluti e di tornare in stazione, prendiamo un cono extra large di caldarroste e ci perdiamo tra le luminarie e il fascino degli addobbi della Place du Theatre.

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Siamo felici. Affrontiamo il check in del rientro, nel quale dimentico il cellulare in tasca, facendo così allertare mezzo esercito e in trenta minuti giungiamo in una Bruxelles notturna, alla vigilia della nostra seconda tappa: Nach Koeln, Colonia!

Per raggiungere la Germania, prendiamo il mio amato ICE, treno veloce tedesco per cui ho fatto i biglietti prima della partenza (50 euro a testa AR con posto assegnato). Due orette di viaggio a circa 250Km orari e raggiungiamo la stazione centrale di Colonia, già visitata nella primavera del 2014, ma dal fascino completamente differente durante il periodo natalizio. Il grande Duomo sovrasta il primo mercatino della giornata, nel quale, dopo esserci coperti come fossimo nel gelido inverno Russo, ingraniamo con un bollente Gluehwein e contorno di caldarroste.

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Sono così felice e desiderosa di chiacchierare in tedesco, che in ogni bancarella alimentare acquisto qualcosa: Brezel, Castagne, Vino, cioccolato, ed è subito adipe riscaldante.             Ci tratteniamo fino al primo pomeriggio nel mercatino iniziale, perché leggo nel programma che una orchestra di mandolini terrà un concerto, a cui scegliamo di assistere. Musicisti over sessantacinque, accordano con maestria i loro strumenti e diretti magistralmente, allietano il post pranzo con melodie da tutto il mondo, anche le nostrane “O sole Mio” e “Santa Lucia”, che tanti presenti canteranno e conosceranno meglio di noi! Salutato il concerto, trovo in un Info Point una mappa interamente dedicata ai Mercatini. Seguiremo il percorso indicato per visitarli tutti prima del nostro rientro (che avevo programmato intorno alle 22,  visto l’amore viscerale che mi lega alla Germania).

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Passeggiamo fino ad incontrare il secondo della giornata, quello del Centro Storico, donatore di altro Gluehwein e delle tazze che porteremo con noi come souvenir.             Ogni dettaglio è curato con arte e impegno, ogni mercatino tedesco ha la sua personalità e identità, nonostante l’atmosfera comune sia quella del natale, anche le tazze sono differenti e la gamma dei prodotti proposti è vastissima.

Respiriamo i profumi tipici delle cotture e delle spezie, camminiamo, ammiriamo e raggiungiamo altre casette di legno, quello del Porto nei pressi del museo del Cioccolato e infine, quelle del Mercato Nuovo, che maggiormente mi hanno lasciato senza fiato. Immense, affollate, meravigliose. Giochi di luci e profumi.

Vorrei trattenermi in Germania, vorrei poter chiacchierare ancora nella lingua che tanto amo, perdermi tra i colori, le persone sorridenti che stringono tra le mani tazze straripanti, panini, patatine fritte.  Ma l’ICE ci aspetta.

Saluto Colonia, ma so che con la Germania è soltanto un arrivederci a presto.

La penultima giornata è dedicata a Bruges, gioiello del Belgio a cui facciamo visita per la terza volta. Abbiamo ormai familiarità con i treni e con i percorsi che ci conducono al centro città e alla grande piazza, architettura d’arcobaleno, impreziosita dai mercatini, da una pista da pattinaggio sul ghiaccio e dall’aroma di Waffel, frittelle, cioccolate calde e Vin chaud.

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Viviamo ogni momento di quest’incanto, battezzando ovviamente la giornata con una tazza di vino e un Waffel grondante ci cioccolato fuso, cui faranno seguito delle frittelle di mela, ugualmente annegate nel cioccolato caldo fuso. Apporto calorico non pervenuto, ma ipotizziamo e per smaltire percorriamo la splendida cittadina a piedi, per rivederne la bellezza dalle mille sfumature.

Tra una casetta di legno e l’altra, troviamo il tempo anche per un po’ di shopping.

La giornata vola, il sole tramonta e le luminarie si accendono, attraendo il nostro sguardo come fossero calamite. Con le buste ci dirigiamo alla stazione dove il treno regionale ci porterà verso  la nostra ultima notte al Nekotel.

Il giorno della partenza abbiamo una intera giornata a Bruxelles. Dopo il check out, lasciati i bagagli al deposito dell’Hotel per spostarci in leggerezza, ci dirigiamo verso il centro città, che raggiungiamo in una mezz’ora di passeggiata.

Ormai di casa anche nella capitale, riscopriamo una Grand Place in abito natalizio, che accoglie al centro un altissimo albero addobbato. I mercatini sono in una zona vicina (Bourse), ma scopriremo poi, perdendoci tra le viuzze centrali, che un intero percorso è dedicato alle casette, dislocate su più punti e legate dall’evento Plaisirs d’Hiver (Winter Pret). I mercatini si susseguono uno dopo l’altro, fino al culmine della Ruota Panoramica, osservatrice di una distesa di casette di legno, tra le quali ci perdiamo, mano nella mano, bicchiere nell’altra, vino caldo con noi.

Troppo veloce trascorre il tempo, quando si vivono esperienze felici.

Troppo velocemente siamo passati dai mercatini a Charleroi  e da Charleroi a Cagliari, dove alla tristezza per il rientro, si aggiunge la solitudine della nostra attesa di un taxi, che pur prenotato con largo anticipo, si dimentica di noi, sperduti nella sala arrivi dell’aeroporto in un orario inumano (23.45) per disturbare qualcuno che non fosse un altro taxi.

Ora mi aspettano i mercatini della mia città natale, novità assoluta e gradita. Ma per stemperare l’inverno alle porte, presto prenderà forma il troppo a lungo rimandato, diario di viaggio dell’Olanda, visitata e amata lo scorso agosto.

 

 

 

 

 

 

Mesi Berlinesi: l’Alloggio.

Raggiungo l’ingresso dell’appartamento nel quartiere Friedrichshain, che custodirà per mesi il mio quotidiano e oscillo tra la morbosa curiosità di conoscere la proprietaria/coinquilina, che ha scelto di affittarmi una camera e il timore che tra noi, l’imprinting non sia positivo, compromettendo la convivenza.
Premo il tasto del citofono e attendo.
Una voce flebile, la cui origine geografica sembrerebbe all’apparenza localizzata almeno a due chilometri di distanza, appresa la mia identità bisbiglia qualcosa, ovviamente in tedesco accelerato e dialettalizzato e altrettanto ovviamente io non comprendo.
Resto impalata all’ingresso senza sapere esattamente cosa fare, fino a che una bella signora di mezza età, bionda e sorridente, apre il portone, mi porge la mano e senza che io possa proferire obiezioni, trascina la mia valigia da 25 kg fino alla porta di casa: è lei, è R.!
Poggiati i miei bagagli, si dirige a passo veloce verso una scarpiera “a cielo aperto” e mi porge un paio di pantofole. Siamo ancora nell’ambito dei primi venti secondi di conoscenza e io resto un po’ spiazzata, temo una sua ossessione per la pulizia dei pavimenti con pattine annesse e tento di spiegarle che ho le mie pantofole in valigia, ringraziandola comunque per la premura. Il mio tedesco è acerbo e imbarazzato. Il mio non verbale è certamente più chiaro, per questo R. cerca di mettermi a mio agio utilizzando il suo bagaglio inglese, bagaglio che tuttavia deve richiudere nell’immediato, poiché discretamente impolverato causa inutilizzo dagli anni Settanta (almeno).
Così rimaniamo io, lei, le pantofole e il tentativo di costruire una comunicazione sufficientemente comprensibile per entrambe, fatta di vocaboli tedeschi reali (i suoi) e neologismi improbabili (i miei).
Scoprirò che è usanza comune in Germania, indossare le pantofole all’ingresso , che si sia ospiti o residenti. R. in quell’occasione, mi dava solo un tedesco benvenuto.
La prima sera, mi chiede di cenare con lei e la sua gentilezza mi rassicura e mi fa sentire accolta.
Prepara insalata di rucola, formaggi e cetrioli alla tedesca. La condivisione di aspetti delle nostre vite è intervallata da lunghi momenti di silenzio, che purtroppo visto il limite iniziale del mio vocabolario, non possono essere facilmente riempiti. È frustrante, ma il pasto all’arrivo, quella sera, diverrà il simbolo della mia crescita nell’apprendimento del tedesco, aneddoto natalizio da raccontare a parenti e amici che domanderanno se davvero sia stato utile, fare una esperienza all’estero per agevolare l’acquisizione della lingua.
E di quella cena ricorderò anche l’audacia con cui R., ha esplorato la sua cavità orale con manualità avida e decisa, facendomi inizialmente temere un rischio soffocamento derivante dall’ingestione di un boccone di dimensione eccessive. Ma davanti alla richiesta di rassicurazioni, l’esibizione da parte sua, di un pezzo di rucola incastrato tra i denti e vittoriosamente estratto, è stata in grado di rasserenare il mio animo turbato.
Siamo così diverse io e R.:
vegetariana io, avida consumatrice di carne rossa, grassa e succosa, impadellata e imburrata quotidianamente, lei (l’odore delle sue cene, penetrerà nei miei abiti, seppur custoditi nell’armadio, legandosi alle fibre di tessuto con un patto di sangue a lunga scadenza),
anti fumo io, accanita fumatrice lei (ogni sera, varcato l’ingresso al rientro a casa, verrò abbracciata da una nuvola di fumo di dimensioni epocali, anch’essa ancorata ai miei abiti e ai miei capelli)
eppure, fin da subito troviamo una discreta sintonia nell’organizzazione della convivenza.
Prima di abbandonarmi al sonno, quella sera, nel caldo divano letto in Finowstraße, in una camera accogliente e adatta alle mie esigenze, sistemo i miei prodotti nel bagno (che condividerò ovviamente con R.) e mi preparo per la notte. Lavaggio denti, spazzolate ai capelli e test della comodità del wc. Proprio in quest’ultima fase, volgo lo sguardo verso l’ampia finestra della stanza e mi accorgo dell’assenza di tende che proteggano la mia privacy. Sono in un ambiente illuminato da luce artificiale, perciò ad alta visibilità dall’esterno, di notte, esposta a tutti i potenziali osservatori che abitano nel palazzo di fronte, costituito da circa sette piani di finestroni a distanza ravvicinata, tutti puntati sul bagno di R. . Vorrei avvolgermi nella tenda della vasca, avere uno scudo, una tuta spaziale o almeno un passamontagna, ma dopo la cascata di imbarazzo associata a quel momento, mi rendo conto col passare dei giorni, che soltanto io, ho interesse verso ciò che accade all’esterno dell’appartamento, che alle famiglie tedesche, del tutto disinteressate all’utilizzo di tende, non importa violare la privacy altrui, ma focalizzarsi sulla propria esistenza. L’immagine del mio vicinato cagliaritano, al corrente anche del numero di volte in cui durante la settimana butto la spazzatura, lentamente cede spazio all’amabile abitudine di farsi gli affari propri e pur con giornate altalenanti, mi abituo al nuovo assetto della mia vita.
Prendere possesso della camera, sancisce il definitivo inizio di un’avventura che segnerà in maniera significativa la mia esistenza. Mi aspetterà successivamente l’avvio del corso di tedesco, del quale presto mi piacerebbe raccontarvi.

Berlin

Berlin

Mesi Berlinesi: L’ARRIVO.

Chiedetemi se ero felice e vi risponderò di SI.

Nonostante l’ansia mi incellofanasse mente e stomaco, concedendo con parsimonia celle di respiro. Nulla di cui stupirsi, il mio coraggio è fatto così: gode di interminabili momenti letargici, per poi palesarsi improvvisamente attraverso eruzioni energiche e fertili, che mi permettono di VIVERE.

Rinchiuse in spazi remoti le mie paure, semino la via di realizzazione di uno dei miei più grandi desideri: vivere in Germania, vivere l’evoluzione: da turista ad abitante, migliorare l’adorato tedesco, ricominciare professionalmente da zero, mettendomi in gioco. Contatto una scuola di lingue a Berlino e mi iscrivo per un corso della durata iniziale di due mesi, che senza troppo indugio, proseguirà per cinque. Saluto il mio compagno, alleato e sostegno, quasi annegando tra le lacrime, in un mite quattordici febbraio sardo, spodestato poche ore dopo, da un glaciale inverno berlinese. Realizzo di aver superato il confine tra il “pensato” e l’”agito”, quando prendo posto sul velivolo Alitalia, che da Elmas mi condurrà a Roma e da lì nella capitale tedesca. Mi guardo intorno e cerco la mano di Massi, feticcio anti-aerofobia, concessa sempre in comodato d’uso durante atterraggi, decolli e turbolenze. Ma sono sola, sola con i miei desideri e i miei timori, sola con la mia eruzione di coraggio, che un po’ maledico e un po’ ringrazio.

Atterro a Tegel terminal C e trascino fino al bus TXL (terminal B), trenta chili tra stiva e cabina. Sento parzialmente la fatica fisica, perché l’adrenalina lievita, agevolata da ciò che vedo, da ciò che ascolto, dagli odori che sento. Sono arrivata, la mia esperienza comincia da qui, dalla richiesta di un biglietto all’autista, nel mio tedesco ancora un po’ maccheronico, dal percorso del Bus, che prima di raggiungere Alexanderplatz, saluta la Stazione Centrale, la porta di Brandeburgo, il Viale dei Tigli, l’isola dei Musei. Mi commuovo, osservando quella che sarà la mia città per lunghe settimane, guardo la mia immagine riflessa sui finestrini del mezzo e provo un po’ di tenerezza per quella giovane donna, abbracciata alle sue valigie, dall’aria stanca, ma dagli occhi attenti e felini, che catturano tutto, per non perdere nulla di quella cascata emozionale.

Raggiungo l’hotel, nel quale alloggerò la prima notte, senza alcuna fatica e soprattutto senza mappa, seguendo solamente l’istinto d’orientamento che, per la prima volta nella mia vita, non fallirà. Su Booking.com avevo prenotato una stanza presso l’H2 Berlin- Alexanderplatz, poco distante dalla fermata capolinea del TXL. Fatico a portare le valigie fino alla Reception, ma ce la faccio e mi espongo spiegando in tedesco, che ho prenotato una singola, aspettando la classica risposta con annessa richiesta di documento e consegna chiavi. Ma il ragazzo che mi accoglie parla a lungo, parla velocemente (troppo velocemente) e troppo in tedesco. Frustrata ma eccessivamente orgogliosa per cambiare lingua, utilizzo i concetti raccolti per costruire informazioni di senso logico e capisco che mi devo recare nell’Hotel accanto a quello in cui mi trovo, perché per un problema con le stanze, alloggerò lì, allo stesso prezzo e per gli stessi servizi. Prima di entrare nell’altro albergo, incrocio anche le dita dei piedi, nella speranza di aver compreso bene quanto sentito all’alloggio precedente. La posta in gioco è troppo alta, non voglio dormire la prima notte nella U-bahn insieme ai senza tetto, perciò al Ramada Hotel (questo il nome), parlo in inglese e sperimento un senso di maggiore leggerezza.

La stanza mi aspetta, finalmente posso riposare le stanche membra. È il mio stomaco “canterino” a ricordarmi che dalla mattina non mangio qualcosa che sia definibile come cibo, a parte i vari snack Alitalia. Accompagnata da sciarpa, guanti, cuffia e calzamaglia sotto strati di maglie e maglioni, esco e vado a procacciare provviste prima che i supermercati chiudano.

Berlino mi accoglie tra luci e persone che affollano Alexanderplatz. Non so esattamente dove troverò un supermercato, ma mi sento al sicuro, accolta fin dal principio e cammino in direzione della Fernsehturm (torre della televisione), che mi guiderà ogni giorno per cinque mesi, catturandomi come l’occhio di Sauron attraeva l’anello, punto di riferimento saldo e rassicurante, in una città dove non ho mai sperimentato disorientamento. Proprio sotto la Fernsehturm, scorgo l’insegna gialla del discount Netto e la mia fame viene placata da pane e formaggio. Il peso dell’overdose emozionale comincia e farsi sentire, mi dirigo in albergo e sogno di avventure e nuove esperienze su un diversamente comodo cuscino berlinese, ripiegato in quattro per raggiungere il volume desiderato.

Mi aspetta tanto, mi aspetta ancora tutto e condividerò tutto, a piccole dosi, proprio qui.

l'arrivo

l’arrivo

La neve che avanza: tra Frankfurt, Heidelberg e Mainz.

Ormai appassionatissimi di “fast-trip”, io e il mio compagno progettiamo un weekend lungo nella nostra amata Germania, per rivedere (almeno inizialmente così crediamo) i mercatini natalizi, che ci conquistarono nel 2013 a Vienna e per tornare a Francoforte e ad Heidelberg, esplorate nel 2009.
Periodo scelto per il viaggio: 12-15 dicembre 2014.
Periodo di prenotazione: metà settembre.
Periodo di sconvolgimento programmi causa sciopero nazionale epocale con praticamente unanime adesione: inizio dicembre.
Allertati dalle notizie rimbalzate sui media, abbiamo la certezza di dover rinunciare al tanto atteso viaggio, circa due giorni prima della partenza, quando Ryanair, ci comunica via e.mail, la cancellazione del nostro volo.
Il mio picco nevrotico originato dalla brutta notizia, viene fortunatamente addolcito dalla chat con l’operatrice della compagnia Low Cost, che inizialmente un po’ restia e riservata, cede al mio pressing in stile stalkeraggio incalzante e ci concede senza spese, il cambio data per entrambi i voli: andata e ritorno.
Purtroppo, i mercatini saranno già conclusi al nostro arrivo, ma le vacanze natalizie avranno tinte tedesche dal 26 al 29 dicembre (spesa a testa AR tratta Cagliari-Frankfurt Hahn: 65 euro).
Il cambio data, implica anche un cambio Hotel, poiché per quel periodo, non troviamo camere disponibili presso l’alloggio inizialmente prenotato. Un’analisi accurata di prezzi, posizione e servizi, mi porta a scegliere l’Hotel Excelsior (http://www.hotelexcelsior-frankfurt.de/cms/index.php/it/ circa 200 euro totali per 3 notti, colazione inclusa, wifi e frigo bar free –quotidianamente rifornito), praticamente di fronte alla Stazione Centrale (Hauptbahnof) di Francoforte.

Partiamo dall’aeroporto di Cagliari-Elmas nel primo pomeriggio di un 26 dicembre tiepido e soleggiato, che cederà il posto ad un freddo inverno tedesco, carico di neve e temperature sotto lo zero.
Decollo puntuale e atterraggio in orario perfetto all’aeroporto di Frankfurt-Hahn, distante circa 180km dal centro città(1 ora e 45 minuti).
Alla stazione centrale, ci accompagnerà per 15 euro a testa (30 in totale tra andata e ritorno) il comodo bus della compagnia Bohr ( utili informazioni in lingua inglese o tedesca, sono reperibili nel seguente sito: http://www.bohr.de/en/) , che fortunatamente non rispetta gli orari tabulati e condivisi nella propria pagina internet e parte con un’ora d’anticipo rispetto al previsto (17.30 e non 18.30), dalla piazzola di sosta del Terminal B, fronte ingresso-uscita Aeroporto (facilissimo trovarla, poiché l’aeroporto è veramente di dimensioni ridotte, perciò tutto è a portata di mano e soprattutto perché un cartello indica la direzione da seguire una volta usciti dall’ala arrivi).
Intorno alle 19.15, raggiungiamo la fermata capolinea del Bus a Francoforte città, esattamente a 5 minuti di cammino dall’Hotel che ci accoglierà.
La Stazione Centrale è già davanti a noi e ci rendiamo conto di quanto breve sia la distanza dal nostro albergo (20 passi, forse).
Il freddo è pungente e scegliamo di entrare proprio alla stazione per rifocillarci e verificare gli orari dei treni per le nostre escursioni dei giorni successivi (Heidelberg e Mainz ci aspettano), nei tabelloni su sfondo giallo presenti in vari punti dello snodo ferroviario.

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All’interno dell’imponente struttura, gli addobbi natalizi sono ancora protagonisti, tra luci e alberi carichi e colorati, scorgiamo tra i vari negozi e punti di ristoro, un chiosco a noi familiare e fornitore di pasti veloci particolarmente gustosi: Ditsch! Focacce e pizze farcite, saranno la nostra cena per questa prima nottata in Germania.
Mentre aspettiamo il nostro turno, si avvicina a noi un ragazzo con un aspetto poco rassicurante che ci chiede qualche moneta in perfetto tedesco (al di là della richiesta e del non verbale inquietante, approfitto per incrementare la mia conoscenza della lingua locale), ma scopriamo poco dopo che si tratta di un italiano. Immediatamente però, la polizia interviene e lo fa allontanare: forze dell’ordine da 10 e lode.
Acquistiamo prelibatezze e ci dirigiamo in Hotel per il Check in.
L’ambiente è accogliente e riscaldato nel classico stile tropical-invernale della Germania. Mappe della città, sono disponibili gratuitamente all’ingresso e un’ampia sala relax attende gli ospiti che possono sorseggiare bibite calde a disposizione su un’ampia tavola (gentile offerta dell’Hotel), su comodi divanetti.
In dieci minuti, sbrighiamo le formalità relative al check in e scopriamo con piacere che la camera è molto carina e spaziosa, ma soprattutto (come accennato poco sopra), che le bevande nel frigo bar sono un gentile, quotidiano omaggio. Perché privarsene, dunque? La frase che durante le ore in albergo, andrà per la maggiore tra me e Massi, sarà: “Birretta?” e parliamo di una eccellente birretta tedesca!
Direi che anche per questa tappa, l’alloggio si è rivelato una fantastica scelta. Giudizio rinforzato la mattina seguente, quando, dopo un sonno ristoratore e la neve al risveglio, familiarizziamo con la colazione inclusa nel prezzo.
Scelta vastissima di dolce e salato (addirittura i Noodle vegetariani, che però, purtroppo, la mattina ammazzerebbero il mio povero, delicato stomaco), bibite calde e fresche e un ampio spazio dove sedersi e energizzarsi prima della giornata in città.

Siamo carichi e pronti per la nostra prima gita: Heidelberg arriviamo!

Heidelberg

Heidelberg

Grazie alle informazioni raccolte prima del viaggio, so che per spostarci con i treni regionali (RE), in modalità economica, durante il fine settimana, la scelta migliore è lo Schönes-Wochenende-Ticket (http://www.bahn.com/i/view/ITA/it/prices/germany/schoenes-wochenende-ticket.shtml ), un biglietto per gruppi fino a 5 persone che per 40 euro totali, ti permette di prendere i mezzi tedeschi (ad eccezione dei treni veloci ICE e IC), per illimitati viaggi, dalle 9 della mattina alle 3 a.m del giorno seguente.
Intenzionati a rivedere la graziosa cittadina che dista circa un’ora e mezza da Francoforte, acquistiamo il biglietto alle macchinette automatiche (che hanno istruzioni anche in Italiano e forniscono il resto anche di banconote di grosso taglio, tutto in monete, però!) e prendiamo il treno delle 10.
Il paesaggio che si può scorgere dai finestrini è da sogno, boschi innevati che ricordano il film “Le Cronache di Narnia”, bianco e candore, riflessi di luce e la natura che si arrende all’inverno. Resto affascinata, incantata.
Giungiamo in una Heidelberg innevata, intorno alle 11.36 e ci dirigiamo subito al Tourist Info, dove recuperiamo mappe e suggerimenti su come raggiungere il centro storico.
In un quarto d’ora di cammino, sotto la neve, ma felici, ci immergiamo nella zona pedonale della cittadina (dopo Bismarckplatz), nella quale negozi, persone e altri turisti, non intimoriti dalle condizioni atmosferiche avverse, come noi si godono le viuzze e gli angoli che Heidelberg regala.

Camminiamo tenendoci per mano, scattando foto ove possibile e piano, piano, la perturbazione diminuisce, fino a cessare, lasciando un manto bianco sopra marciapiedi, strade e tettoie, che, scopriremo in prima persona, ogni tanto lasciano scivolare qualche kg di neve sui passanti.

Heidelberg

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Pur avendolo già visitato, ci dirigiamo verso il Castello, ma l’ingresso da noi prescelto (ovvero quello dai giardini), è chiuso nel periodo invernale, per questo scegliamo di proseguire la nostra passeggiata, senza rivedere l’attrazione turistica visitata nel 2009.
Ci fermiamo per pranzo in un locale self service, dove per circa 10 euro totali, ci strafoghiamo di panini, focacce e dolci.
Abbiamo così la giusta carica calorica per affrontare il pomeriggio, durante il quale, raggiungiamo la zona dell’ Alte Brücke (il ponte vecchio), che ci regala una suggestiva vista su tutta la città, imbiancata dalla neve e colorata di grigio dal fumo dei caminetti accesi: meraviglia indimenticabile.

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Riesco a scattare qualche foto, schivando le decine di turisti giapponesi che occupano quasi tutto il ponte e quando intravedo il negozio di Käthe Wohlfahrt, simbolo del natale per eccellenza, trascino Massi e mi perdo tra addobbi, palline, alberi e candele, come accadde qualche anno prima a Rothenburg ob der Tauber, cittadina nella quale visitammo per la prima volta l’esercizio commerciale che vive (e fa vivere) il natale tutto l’anno.
Dopo una breve tappa in un negozio di souvenir, ci dirigiamo alla stazione, dove un puntualissimo treno, ci riporterà a Francoforte, anch’essa innevata.
Prima di rientrare in Hotel, verifichiamo gli orari dei treni per il giorno successivo, visto il nostro desiderio di raggiungere Mainz (Magonza in italiano), piccola cittadina, descritta con lode, dai viaggiatori che vi hanno fatto tappa.

Colazione abbondante e direzione stazione centrale, dove per circa 26 euro, acquistiamo un biglietto giornaliero (che anche in questo caso sarebbe stato valido per un gruppo di massimo 5 persone), che ci consentirà di raggiungere Mainz e di utilizzare i trasporti cittadini di Francoforte entro un certo perimetro (info utilissime nel sito ufficiale dei trasporti della regione di Francoforte: http://www.rmv.de/it/ ).
È la S8 a condurci alla nostra meta (la metropolitana veloce di superficie Schnell-bahn), in circa mezz’ora.
Nevica delicatamente, senza infastidire chi come noi, ha il desiderio di respirare l’inverno tedesco e assaporare tutto in una breve vacanza.

Mainz

Mainz

L’Altstadt (il centro storico) di Mainz, dista circa 10 minuti a piedi dalla stazione centrale della cittadina.
Ancora sopravvive qualche bancarella natalizia nei pressi di una pista di pattinaggio sul ghiaccio, dove bimbi e adulti corrono e concedono coreografie in stile Carolina Kostner , anche se, il vuoto fisico lasciato dai mercatini recentemente smontati, è palpabile. Sarebbe stata senza dubbio un’esperienza ancora più ricca.
La strada che percorriamo è innevata con punti mediamente scongelati e per tale ragione un po’ scivolosa. Mantenere l’equilibrio, diventa per noi obiettivo prioritario, per questo gli abitanti di Mainz che si destreggiano in un jogging acrobatico sul lungo fiume, ci turbano un po’.
Il paesaggio però, cura ogni turbamento e ci culla in una sensazione positiva e rigenerante di benessere.
Cigni, anatre e piccioni, condividono le sponde innevate del fiume, cercando timidi raggi di sole, che scaldano anche le nostre guance rosse e gelate.

Mainz

Mainz

Ci dirigiamo alla stazione all’ora di pranzo, per rifocillarci e riprendere la S8 che ci riporterà a Frankfurt, desideriamo rivedere la città-base ed è la nostra ultima sera in Germania, purtroppo.
Tornati sul Meno, raggiungiamo a piedi dalla Haptbahnof la zona del Römer, passando accanto alla Banca Centrale Europea, dove l’imponente Euro, non risulta in 5 anni mutato.
Il Römer, simbolo cittadino, è affascinante come lo ricordavo, con i suoi tre frontoni e il maestoso albero natalizio che si erge davanti ad esso, accanto al quale, come nel 2009, io e Massi scattiamo una foto.

Frankfurt

Frankfurt

I turisti affollano la piazza, che percorriamo sentendo l’aroma dei dolci e delle cialde, sfornate da una pasticceria davanti alla quale, scorgiamo una lunga fila di clienti affamati e infreddoliti.
Raggiungiamo il ponte, dirigendoci verso il quartiere Sachsenhausen, famoso per i suoi locali e le sue attrazioni. Proprio dal ponte, riusciamo a godere di una vista mozzafiato su una Francoforte al tramonto. Uno dei momenti più intensi ed emozionanti della nostra breve vacanza.

Frankfurt

Frankfurt

La città ci saluta a sua volta con l’ultima nevicata, che imbiancherà ulteriormente i tetti e le strade.

Il giorno della partenza, dopo una colazione abbondante e come sempre gustosa, raggiungiamo la fermata del bus Bohr, magistralmente guidato e gestito, da un autista che credo parlasse correttamente almeno 5 lingue, di rara simpatia. Ci accomodiamo al calduccio, nel mezzo, intorno alle 8.00, partiremo mezz’ora dopo e raggiungeremo alle 10.30 l’ aeroporto, che fronteggia una fitta nevicata, a causa della quale il nostro volo, subirà circa due ore di ritardo. Lo scalo aeroportuale, resterà infatti chiuso per le avverse condizioni meteorologiche.
Un po’ di turbolenze accompagneranno il viaggio di ritorno, ma atterriamo puntualmente nella nostra Cagliari.
Un altro viaggio è nei ricordi, un’altra avventura che precede quella imminente e di più lunga durata, che sto per affrontare.
Vi terrò aggiornati.

Resto a disposizione per qualsiasi altra curiosità o informazione.
Buoni Viaggi a voi tutti!
Silvia

Berlino e Potsdam, una Germania che conquista.

Alcuni tra i sintomi principali con cui convive il viaggiatore compulsivo: mente spesso impegnata in nuovi progetti vacanzieri, sogni ad occhi aperti relativi alle mete non ancora visitate, valutazioni concernenti i periodi migliori per recarsi  nelle diverse zone geografiche e sorriso travolgente immediatamente successivo alla prenotazione tanto desiderata.  Se ti riconosci in uno o più di essi e ne vai fiero, il seguente racconto di viaggio, è dedicato a te!

 Berlino, accattivante Berlino, il cielo è stato azzurro sopra di  te nel 2006 e tanti  italiani, soprattutto i tifosi, lo ricordano bene.

La Berlino del bellissimo film “Good Bye, Lenin”, quella di Christiane F, drammaticamente indimenticabile. Una città che da tanti anni desideravo visitare e che finalmente, nell’estate del 2012, riesco a raggiungere e amare.

Io e il mio compagno, organizziamo la vacanza intorno al 9 agosto, circa dieci giorni prima della partenza.  Impegni di lavoro e vita quotidiana, non ci permettono purtroppo, questa volta di usufruire del risparmio tipico della prenotazione anticipata.

Mettiamo da parte per questa tappa, la nostra tanto amata (o meglio, utilizzata) Ryanair e familiarizziamo con Easyjet che copre delle rotte molto interessanti da e per la Sardegna. Inizialmente valutiamo la tratta Cagliari – Berlino, ma i costi, con così poco anticipo, sono davvero proibitivi e ormai  quasi rassegnati all’idea di rimandare il viaggio, scopro per caso che la partenza da Olbia, è molto più economica (tenendo conto anche della benzina per raggiungere l’aeroporto e del parcheggio per l’auto) e ci consentirebbe di risparmiare circa 250 euro rispetto a quella dalla nostra città di residenza. Essendo il volo intorno alle 17, avremo tutto il tempo per raggiungere con calma l’aeroporto Olbia Costa Smeralda, addirittura con possibilità di mettere la sveglia ad un orario “umano”. Galeotto fu uno sguardo complice tra di noi:  è il momento di cliccare e acquistare il nostro passaggio per Berlino.

Prenotiamo due biglietti, spendendo circa 280 euro a testa, bagaglio in stiva incluso: partenza il 22 agosto, rientro il 29.  Non siamo amanti della ressa delle festività e per noi, la fine di agosto (o ancora meglio, l’inizio di settembre), resta sempre il periodo ideale per gli spostamenti estivi.

Con Easyjet non è prevista franchigia per il bagaglio a mano e quello in stiva può raggiungere 20 kg: lasciamo sul comodino le bilance portatili e soprattutto l’ansia che la nostra (forse ex) amica Ryanair, per tanto tempo ci ha fatto sperimentare.

Amiamo gli aeromobili arancioni, nostri nuovi alleati!

Biglietti alla mano, o meglio, alla mail, iniziamo la ricerca del nostro alloggio.

Rispetto alle volte precedenti, la scelta dell’hotel si rivela più difficoltosa, Berlino è una città molto estesa (quattro milioni e mezzo di abitanti) e non vogliamo alloggiare in una zona poco servita o eccessivamente distante dai luoghi di interesse. Attente valutazioni su booking.com e soprattutto i giudizi lasciati dagli utenti (che per quanto riguarda la nostra esperienza, si sono sempre rivelati attendibili), dirigono la nostra attenzione verso il Best Western Hotel City Ost.

Fermata della metro a circa dieci minuti dall’ingresso/uscita dell’albergo, un discount (Netto) praticamente accanto e il prezzo conveniente rispetto ai servizi offerti, ci conducono ad una scelta unanime: prenotazione! Per 7 notti, spenderemo circa 240 euro a testa e resteremo pienamente soddisfatti.

Berlino arriviamo!

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Il volo parte puntualissimo e in circa due ore raggiungiamo l’aeroporto di Schoenefeld (che nel 2013 sarebbe dovuto diventare Brandeburgo, ma credo mantenga ancore il nome originario), distante 24 km dal centro città.

Scegliamo di fare all’arrivo, al box delle informazioni turistiche dentro l’aeroporto, la Berlin WelcomeCard per 5 giorni, zone A,B,C (la ri-faremo anche per gli ultimi due, purtroppo non esiste con una valenza settimanale) al costo di circa 37 euro a testa.

L’impiegata del botteghino dedicato, ci accoglie con un caloroso sorriso, pronta a fornirci tutte le informazioni sulla card, ma noi siamo turisti molto scrupolosi e le facciamo risparmiare diversi minuti, perché sappiamo già tutto sui costi e i vantaggi di questa offerta berlinese.  La card si è rivelata molto conveniente, ci ha permesso di viaggiare senza limiti su tutti i trasporti delle tre zone cittadine e di usufruire di sconti nelle principali attrazioni e in diversi negozi (qui potete trovare maggiori informazioni: http://www.visitberlin.de/it/welcomecard ) .

Un biglietto di corsa singola per la metro, sarebbe costato 2.80 euro, un approssimativo calcolo fa comprendere l’entità del risparmio, soprattutto perché, anche con le migliori intenzioni, è impossibile visitare Berlino solo a piedi (qui, il sito in inglese relativo alla metropolitana cittadina, estesa, ma di facile utilizzo: http://www.bvg.de/index.php/en/index.html )

L’aeroporto è collegato in maniera ottimale con il centro città, usciti dalla zona arrivi, svoltando a sinistra si trovano le indicazioni per raggiungere la S-bahn (metropolitana di superficie che insieme alla U-bahn, ai bus, ai tram e ai treni regionali – tutti inclusi nella BWC, permette di raggiungere qualsiasi meta), la stazione è a circa 500 metri. La mappa dei trasporti è chiarissima e disponibile in tutti i box di informazioni turistiche gratuitamente. La puntualità regna sovrana e la frequenza molto elevata, ci ha permesso di usufruire sempre di vagoni non affollati e di sederci durante i tragitti.

Raggiungiamo il nostro albergo in circa mezz’ora, è ormai tardi, approfittiamo del market aperto fino alle 22 e compriamo lì la nostra cena. Assaggiamo il buonissimo pane tedesco, del quale ci innamoriamo subito.

Il giorno dopo, comincia la nostra avventura a Berlino.

Bacca, catena self service di panificio-pasticceria, sarà il luogo dove ogni mattina faremo la nostra abbondante e saporita colazione (è proprio accanto all’albergo). In hotel, per placare la nostra fame mattutina, avremo speso 9 euro a testa quotidianamente, per questo decidiamo di trovare una alternativa, che si rivelerà eccellente.

Da Bacca, panini, paste, dolci di ogni genere, attendono solo di essere posati sul vassoio e degustati sui comodi sgabelli del locale, rivolti verso la strada e la vita berlinese. In alternativa, se si ha la fortuna di trovarli liberi, ci sono anche dei tavolini all’aperto. Abbiamo speso in media 2,50 a testa al giorno, per due paste (a volte tre, a testa) e cappuccino.

Tanto è stato scritto sulle attrazioni berlinesi, per questo non mi soffermerò troppo su descrizioni stile “guida”.

Berlino è una città travolgente, in essa c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire, un angolo diverso da assaporare, uno scorcio da rivedere, che muta prospetticamente a seconda del momento in cui lo si visita. La capitale tedesca parla della sua storia, della faticosa ricostruzione post-bellica, del peso della dittatura nazista e delle atrocità commesse dai sostenitori del regime hitleriano. Nonostante sia stata rasa al suolo completamente e ricostruita, senza mantenere nessuna testimonianza monumentale originale di quel che è stato, le vicende storiche sono respirabili in maniera intensa e profonda, in ogni memoriale, in ogni sito dedicato al terribile passato di distruzione.

Berlino, parla della divisione negli interminabili decenni del muro, del quale ancora possono essere visti resti in diverse parti della città, soprattutto nella East Side Gallery, dove per un km e mezzo, opere di artisti di tutte le nazionalità, hanno sovrascritto quei mattoni divisori, causa di sofferenza e vittime innocenti.

Meravigliosi i luoghi del ricordo in memoria delle vittime del nazionalsocialismo:

–         l’Anne Frank Zentrum, in Rosenthaler Str., nel quartiere Mitte (3,75 euro a testa con la Berlin Card), museo che ripercorre la vita della giovane e della sua famiglia e parallelamente fa sperimentare l’angoscia dell’ascesa nazista, delle leggi razziali, dell’olocausto. Bellissimo, toccante, con una galleria fotografica molto vasta e commovente. Le foto di Anna, bambina e adolescente, sono appese una accanto all’altra e scorrono vicino alle foto dell’avvento e consolidamento del regime hitleriano. E’ possibile all’interno del museo, lasciare un proprio contributo in poesia o in prosa su un foglio bianco, non ho esitato e l’ho lasciato accanto a quello scritto da Roberto Vecchioni (forse il professore-cantante?) pochi giorni prima.

–         il monumento in memoria delle vittime dell’olocausto (quartiere Mitte, non troppo lontano dalla Porta di Brandeburgo), labirintico, per certi versi claustrofobico, da vivere e da rivivere, per riflettere su ciò che è stato e non dovrebbe mai più accadere. Grigie postazioni rettangolari che si susseguono e costituiscono un vasto memoriale all’aperto.

Ad un piano sottostante, è possibile visitare il museo che ripercorre gli anni del terrore, lo sterminio delle famiglie di religione ebraica. Gratuito se lo si visita senza audio-guida, noi vogliamo capire al meglio e per 2 euro a testa, lasciando la carta di identità all’ingresso fino alla conclusione della visita, ne prendiamo due. Se si desidera ascoltare e leggere con attenzione tutta la documentazione esposta, la visita potrebbe durare parecchio.

–         la topografia del terrore, altro museo gratuito, dedicato alla storia del nazionalsocialismo (si, lo ammetto, sono particolarmente appassionata del tema), alla tragedia che ha fatto da cornice all’ascesa hitleriana. Veramente bellissimo, istruttivo e toccante.

–         il campo di concentramento di Sachenausen, poco fuori Berlino, ma raggiungibile con la linea S1 in circa 45 minuti (bisogna scendere a Oranienburg e dalla stazione si può prendere il bus 804 che porta direttamente all’ex lager, oppure fare una bella passeggiata di venti minuti per la cittadina e seguendo le indicazioni, raggiungerlo a piedi). L’ingresso anche in questo caso è gratuito, abbiamo speso tre euro per l’audio-guida.  Le descrizioni in alcuni momenti erano talmente forti e “crude”, che ho dovuto interrompere l’ascolto della registrazione, perché emotivamente non sono riuscita a reggere (soprattutto nella parte dedicata agli esperimenti dei medici delle SS, sui bambini ebrei). Nonostante avessi già visitato in precedenti viaggi, altri campi di concentramento, tra cui  AuschwitzBirkenau, l’esperienza a Sachenausen, è stata senza dubbio la più intensa e toccante nell’ambito di tali percorsi storici.

Altrettanto interessanti i musei dedicati al periodo della Germania divisa e della storia di Berlino:

–         il museo del Checkpoint Charlie, vicinissimo allo stesso Checkpoint Charlie, ricordo di uno dei più importanti e temuti luoghi di passaggio nel periodo della guerra fredda, nel quale ancora intimorisce il famoso cartello:  “YOU ARE NOW LEAVING THE AMERICAN SECTOR – STATE LASCIANDO IL SETTORE AMERICANO”, monito per coloro i quali avevano intenzione di passare dall’altra parte del muro.

–          il DDR Museum, in  Karl-Liebknecht-Str. 1 (questo il sito di riferimento: http://www.ddr-museum.de/en/ ) , proprio accanto all’attracco dei battelli con i quali si può fare un piacevolissimo e romantico giro della città (potevamo forse rinunciare a questa esperienza?).

–         il museo di Storia Tedesca (Deutsches Historisches Museum), che si trova nel famosissimo viale Unter den Linden, il viale sotto i tigli, che passo dopo passo conduce fino alla Porta di Brandeburgo, simbolo di Berlino.

Ma Berlino è stata molto più che musei, è stata passeggiare mano nella mano tra le viuzze dei vari quartieri, assaporare le birre Weisse, aromatizzate ai frutti di bosco e all’asperula, gustare la vitalità di una metropoli che è riuscita nonostante la devastazione bellica a rialzarsi e ricrearsi, a tornare un centro privilegiato e potente dal punto di vista economico e politico.

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Berlino è stata sedersi su una panchina, accanto alla Porta di Brandeburgo e ridere nel vedere l’uno accanto all’altro un orso, i personaggi di Guerre Stellari e i militari di guardia durante il periodo della Guerra Fredda, magistralmente interpretati dagli artisti di strada.

E’ stata “stringere amicizia” con ampelmann, simbolo indiscusso della metropoli, presente nei semafori, nei negozi, sulle magliette indossate dai passanti. Un omino, un mito (che abbiamo ovviamente portato in Sardegna con noi, in forma di poggia bicchieri, segnalibri, blocchetti per appunti, varie ed eventuali).

Accoccolarsi sui sedili del bus turistico e notare scorci fantastici, per poi sussurrare al compagno di viaggio: “dobbiamo assolutamente andarci!”.

Berlino è stata passeggiare nei mercatini, la notte, nei pressi dell’università e innamorarsi delle bancarelle degli artigiani, degli odori, dei sapori del buon pane tedesco. Fare un giro sui bus 100 e 200 (a due piani, stile bus turistico), che attraversano tutto il centro storico e sentirsi cittadini del mondo tedesco. Crogiolarsi al sole, durante il romantico giro in battello lungo il fiume e tentare di imparare il tedesco così ben parlato dalla guida.

Sentirsi per un attimo perduti, ma ritrovare l’orientamento grazie alla torre della televisione e capire che Alexanderplatz, di cui la torre è l’emblema, è un punto fermo, una bussola alla quale si può sempre fare affidamento.

E’ stata questo e tanto altro.

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Durante la settimana ci siamo concessi anche una escursione nella bellissima Potsdam, cittadina prussiana, molto diversa dalla vicina Berlino, con un centro storico ricco di negozietti e ristorantini, il castello Sansoucci, sterminata oasi verde, dove passeggiare mano nella mano, il quartiere olandese.. meravigliosa. L’abbiamo assaporata a piedi e anche sul bus turistico (12 euro con la BerlinWelcomeCard, ebbene si, siamo appassionati anche di bus turistici!).

Potsdam si raggiunge con la S7, il cui capolinea è proprio la stazione della cittadina, il centro si può raggiungere anche a piedi, con una camminata di circa un quarto d’ora, seguendo le indicazioni.

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Porto con me tantissimi ricordi, tra cui uno particolarmente bizzarro e divertente. Affamati per le lunghe camminate, decidiamo un giorno di viziarci un po’ con un ipercalorico Dunkin’ Donuts, che scorgiamo nei pressi della Porta di Brandeburgo (un connubio perfetto tra moderno e antico). Entrati nel locale, alcune persone sono in fila prima di noi e scelgono con convinzione la propria ciambella, comunicandone il nome al commesso, il quale si avvicina alla postazione dolciaria e prende il dessert tanto amato da Homer. A questo punto le nostre bocche si spalancano, non per la fame, ma per la sorpresa. Insieme alla ciambella glassata, il commesso porge al cliente anche uno sciame di api, che tenta faticosamente di rimanere attaccato alla zuccherata pietanza. Impariamo in quella occasione che tra donuts, clienti della catena e api, esiste una pacifica convivenza e che nemmeno uno sciame con ape regina inclusa, può far desistere tedeschi affamati. Noi invece, restiamo discretamente sconvolti e a grandi passi abbandoniamo il locale, optando per un altro spuntino. Non siamo riusciti ad adottare nessuno tra i membri della famiglia di api che banchettava tra le ciambelle.

La malinconia, alla fine della vacanza, è stata particolarmente intensa, una meta che suggerisco caldamente.

Qualche suggerimento organizzativo:

-il clima anche in estate può essere varabile (si passava dal sole alla pioggia, dal caldo al fresco), meglio avere sempre con sé un maglioncino e preferibilmente una scarpa chiusa.

– l’acqua in bottiglietta (mezzo litro) ha un prezzo che può variare dai 2 ai 3,40 euro nei bar, nei negozietti etc. Meglio entrare in uno dei market Netto e comprarne qualche litro da lasciare in albergo e da travasare in una bottiglietta più piccola (al discount 1,5 l costavano 38 centesimi, un bel risparmio direi!)

– se volete assaggiare il concorrente veg-bio del Mcdonald, vi consiglio caldamente di fare un salto nel fast food Yellow Sunshine, in Wienerstr. N.19 (fermata metro U1 Gorlitzer), non resterete delusi.

-se siete abili ciclisti, penso sia un’esperienza impagabile usufruire delle spettacolari piste ciclabili berlinesi. Spero di poterli fare un giorno anche io.

Spero possa esservi utile la mia esperienza e ricordo che sono sempre graditi e preziosi, ulteriori suggerimenti, informazioni, descrizioni di luoghi o aggiornamenti maggiormente attuali.

Silvia

Il mio diario di viaggio, è stato accolto e pubblicato anche sul sito http://www.chimiconsigliaunviaggio.it

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Norimberga e Baviera, indimenticabili.

Un viaggio, vale sempre la pena, perché ogni ricordo portato con sé dalla meta più o meno lontana, addolcisce lo stress delle giornate lavorative più pesanti e dona la carica.
Per questo, condivido con piacere, gli esiti della mia “dipendenza da viaggi”, gradevole compagna di vita che ormai mi accompagna da oltre un decennio. Ponderati costi e prospettive, decidiamo di visitare una parte della Germania che ci lascerà senza fiato: Norimberga e la Baviera.
Con circa 100 euro a testa (comprensive di un bagaglio in stiva), io e il mio compagno di vita (e di viaggi) prenotiamo da Cagliari, un volo per la città resa tristemente famosa dal Processo post Nazismo, scegliendo come data di partenza il 25 agosto. Compagnia aerea:Ryanair, fedele alleata in tante occasioni precedenti.
Non ci resta che immergerci tra le informazioni di Booking.com e mettere un altro tassello al progetto, trovando un hotel. Tra i tanti disponibili, colpisce la nostra attenzione il B&B Hotel Nürnberg-City, definito ottimo dagli ospiti che vi hanno soggiornato.
Giunge veloce il giorno della partenza, volo previsto per le 18 circa, ma un temporale intenso a Norimberga, causa un ritardo di oltre due ore. Un po’ tristi al pensiero di dover far fronte al maltempo nel corso della nostra vacanza, veniamo rassicurati da un gentilissimo signore tedesco, che ci carica di ottimismo, spiegandoci che i temporali, a Norimberga, durano sempre poco.
Parole profetiche! All’arrivo, la pioggia è solo un ricordo. Lo scalo aeroportuale è ampio e organizzato, la metro (U), è segnalata in maniera precisa, perciò facilmente raggiungibile seguendo le indicazioni.
Prima tappa, macchinette automatiche per acquistare i biglietti da corsa singola (costo 2,50 euro a testa), le istruzioni per l’acquisto ci sono anche in italiano, perciò è stato estremamente facile. Consiglio di partire con soldi in cambio, perché ovviamente, le macchinette non accettano biglietti di grosso taglio (dai 20 in su).
L’hotel è praticamente accanto alla fermata Opernhaus (linea U2, diretta da e per l’aeroporto), a pochi metri dal Teatro dell’Opera. Appena giunti in stanza, veniamo accolti da pareti colorate e rallegrate da disegni: un alloggio davvero carino e consigliato! Nonostante il nostro arrivo non abbia coinciso con gli orari previsti per il check-in (14-22), attraverso una comunicazione via e.mail, il gentilissimo staff ci ha fornito tutte le indicazioni per poter effettuare l’accesso all’alloggio. L’hotel non consegna una card per aprire le stanze, come spesso accade, ma un codice numerico personale, che consente di aprire l’ingresso della struttura e la propria stanza. Ovviamente il codice scade alla data di partenza, perciò risulta inutilizzabile da terzi o successivi ospiti.
Ormai è notte inoltrata, la scoperta della città, è rimandata al mattino successivo.

26 agosto 2013
Ci dirigiamo verso il centro storico, racchiuso dentro le famose “mura” di Norimberga, ricostruite dopo la distruzione causata dai bombardamenti nella  seconda guerra mondiale. Il novanta per cento delle abitazioni e del patrimonio monumentale fu devastato dalle bombe degli alleati, la ricostruzione iniziò nel dopoguerra e si concluse negli anni Sessanta.
L’impatto, nonostante le costruzioni non siano originali, è comunque intenso. Ci fermiamo da Starbucks, per la nostra prima colazione e scopriamo che in media un caffè espresso ci costerà 1,99 euro e un cappuccino oltre 2 euro. Il costo medio dei pasti, sarà tuttavia molto contenuto e riusciremo a mangiare dignitosamente con circa 12 euro a testa a pranzo e a cena.
Rifocillati, proseguiamo la nostra passeggiata e in meno di cinque minuti ci ritroviamo nella grande piazza del mercato, la Hauptmarkt, dove bancarelle di frutta, verdura e creazioni artigianali sono già allestite.
Identifico il centro di Informazioni Turistiche (segnalato da numerosi cartelli lungo le strade) e faccio scorta di mappe e guide della città, un’impiegata parla un buon italiano, che fortuna!
Ci sediamo su un muretto e assaporiamo il risveglio di questa cittadina, che comincia a conquistarci.  Decidiamo di seguire le indicazioni in mappa e, a piedi, in un lasso di tempo veramente ridotto, raggiungiamo il Castello Imperiale e ci godiamo una meravigliosa veduta della città dall’alto.
Il desiderio di fotografare ogni angolo è molto forte, è davvero tutto tremendamente affascinante! Scorgiamo  i tipici balconi fioriti, le casette con il tetto spiovente, che io, personalmente, adoro!
Da subito ci rendiamo conto che non sarà necessario utilizzare i mezzi pubblici, il centro storico va vissuto e assaporato così: di scorcio in scorcio, di ponte in ponte. Questo ovviamente, influirà in maniera positiva anche sulle nostre spese.
Proseguendo la nostra camminata, raggiungiamo la famosa Corte degli Artigiani, un mondo a parte, dove graziosissimi oggettini e cibi tipici, fanno sentire in festa. Appare come un piccolo paesino nella città, racchiuso in uno spazio protetto, che apre al pubblico dal lunedì al sabato, eccezion fatta per il periodo natalizio, in cui accoglie i turisti anche la domenica. Nei localini allestiti all’interno, è possibile degustare birra e pietanze locali.
Andiamo poi nella zona dove si trova la casa-museo di Durer, veramente fantastica e caratteristica.
Ci piace da impazzire Norimberga!

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27 agosto
Dopo una pianificazione notturna, avvenuta davanti ad una zuppa calda, in classico stile tedesco, decidiamo di visitare il Centro di Documentazione zona del congresso del Reichstag (fermata metro S2 N-Duzendteich, poi un brevissimo tratto a piedi), dove vengono ripercorse attraverso una serie di interessantissimi documenti, la storia, l’ideologia, le conseguenze della dittatura Nazista. Appassionata del tema, non potevo mancare! Per spostarci senza problemi, decidiamo di fare il biglietto giornaliero della metro, valido su tutti i mezzi per un numero di viaggi illimitato, al costo di 4,25 euro a testa.
Per la visita spendiamo 5 euro a testa (l’audioguida in italiano è compresa nel prezzo), ne vale assolutamente la pena.
Ci ridirigiamo poi verso il centro città e pranziamo in un ristorante giapponese buonissimo, che offre diverse opzioni per la nostra scelta alimentare vegetariana. Per circa dieci euro a testa, mangiamo spaghetti con verdure, involtini e hosomaki con avocado,restiamo veramente soddisfatti!
Dopo il lauto pasto, ci attende il Museo del Giocattolo, famosissimo punto di interesse della città, nominato in tutti i diari di viaggio e segnalato su tutte le cartine. Ingresso 5 euro, audioguida disponibile in italiano facoltativa, al costo di 1 euro, noi la prendiamo.
Personalmente, immaginavo il museo del giocattolo molto diverso, pieno di colori, musica etc. La mia aspettativa è stata sostituita da un percorso museale sulla storia del giocattolo, dal 1800 agli anni Settanta, raccontata attraverso bambole, utensili, pupazzi e oggetti risalenti a diversi periodi. Le bambole erano per altro, come sempre, discretamente inquietanti. E’ stato tutto sommato interessante, soprattutto scoprire che il famoso orsetto Teddy, deve il nome a Teodor Roosvelt, che, a quanto narra la storia, risparmiò un cucciolo d’orso durante una battuta di caccia, divenendo così il rappresentante ufficiale dei salva-orsi. I musei cittadini sono numerosi, dipenderà dal gusto personale visitarne solo alcuni, o dedicare l’intera giornata ad essi. Nel caso in cui, si abbia una passione per le attrazioni museali, credo sia utilissima e fonte di risparmio la Nuremberg Card, che al costo di circa 20 euro, offre viaggi illimitati sui mezzi pubblici e ingressi gratuiti alla totalità dei principali musei.
Noi, amanti delle passeggiate in città, scegliamo di non farla.
Ancora carichi di energia, in serata sfruttiamo il nostro biglietto giornaliero per visitare la cittadina di Furth a pochi chilometri da Norimberga. La raggiungiamo con la metro U1, ma nelle giornate successive ci renderemo conto che con i treni regionali, avremo fatto molta meno fatica.
Il centro è molto carino, pieno di negozietti e gelaterie (immancabili in ogni angolo di questa parte della Germania, tutte italiane o quasi), assaporiamo questo momento e restiamo fino al tramonto, per poi rientrare a Norimberga.

28 agosto
Inizia da questa data, una nuova fase del nostro viaggio, poiché il Bayern Ticket, biglietto che permette ad un prezzo conveniente di spostarsi per la Baviera, con tutti i mezzi (metro, bus, tram, treni regionali) ad eccezione dei treni ultra veloci (ICE, IC), diventerà il nostro “migliore amico”. Norimberga è infatti un punto strategico per visitare diverse bellissime cittadine. Prima di partire scegliamo quelle che più di altre, sembrano assolutamente imperdibili: Bamberga, Monaco, Rothenburg ob der Tauber e Wurzburg. Il piano è ambizioso, ma il fatto che siano tutte raggiungibili in un lasso di tempo che va dall’ora, all’ora e quaranta, ci rende ottimisti e motivati.
Giungiamo alla stazione centrale di Norimberga (Hauptbahnof) e acquistiamo alla macchinetta il nostro primo BayernTicket, che, al costo di 26 euro (tredici euro a testa), ci permetterà di spostarci serenamente (in settimana è valido dalle 9 del mattino alle 2 di notte, nel week end, non ci sono limiti d’orario). Prima tappa: BAMBERGA!

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Credo sia una informazione importante per chi ha intenzione di spostarsi in giornata, sapere che in tutte le stazioni, c’è un tabellone cartaceo giallo, dove è possibile visionare gli orari di partenza dei treni, che raggiungono le varie città. Sul cartellone, accanto agli orari di partenza, vengono segnalati anche i tipi di treno, perciò, nel nostro caso, abbiamo cercato quelli con la dicitura RE (Regionale), inclusi nella tariffa del nostro biglietto. Giunti alla stazione della città prescelta (ad esempio Bamberga), è importante verificare gli orari di partenza per la sera, in modo da essere in stazione per tempo. Ci è capitato infatti che un treno partisse in
anticipo e ci lasciasse in vana attesa .
Bamberga si è rivelata una cittadina meravigliosa, assolutamente imperdibile. Il centro storico è facilmente raggiungibile a piedi, dalla stazione, in circa dieci minuti. Per non sbagliare direzione, noi abbiamo seguito i cartelli relativi ai parcheggi in zona centrale (Zentrum). Tutto è ottimamente conservato, tanto da essere ritenuto patrimonio dell’ UNESCO, per fortuna, in un paradiso come Bamberga, la Guerra non ha portato devastazione e rovine.
Localini all’aperto, ponticelli e casette tipiche, si susseguono in un itinerario da sogno. Si dice che Bamberga, somigli a Venezia, ma credo siano in realtà, città profondamente diverse. Al centro di Informazioni Turistiche, richiediamo mappa e guida della città in italiano, che ci vengono fornite gratuitamente. Le attrazioni e punti di interesse sono tanti e ben segnalati.
Per chi ama l’esperienza, è possibile fare un giro in battello, che certamente varrà il costo di 9 euro (noi, purtroppo, siamo arrivati all’attracco troppo tardi, quando l’ultimo battello era già salpato ). Da assaggiare assolutamente la tipica birra affumicata di produzione locale (Rauchbier) e da evitare la trattoria Casa Italia, dove assaggiamo la pizza peggiore di tutta la nostra vita (sottolineo che non avevamo un gran desiderio di pizza, anzi, però risultava l’unica alternativa vegetariana per il nostro pranzo).
Dopo aver camminato e ammirato ogni scorcio, prima di dirigerci alla stazione e tornare a Norimberga, riusciamo a fare una bellissima passeggiata nel parco cittadino, oasi verde curatissima e ampia, dove rilassarsi.
Al rientro, sul treno, assistiamo in prima persona all’efficienza della polizia tedesca. Un passeggero ubriaco e molesto, viene prontamente contenuto dall’intervento di due agenti, ai quali, bastano poche ma precise parole (noi abbiamo compreso solo il nonverbale) per gestire la situazione e riportare la calma sul vagone.

29 agosto
Emozionati e carichi, dopo aver fatto un altro Bayern Ticket, ci dirigiamo verso MONACO. Il viaggio dura circa 1 ora e 40 minuti, che trascorre veloce tra panorami da sogno e verde sconfinato. La stazione centrale di questa grande metropoli è immensa e popolata da fiumi di persone di molteplici nazionalità. Norimberga e Bamberga, in confronto, sono davvero dei piccoli centri. Monaco con il suo milione e mezzo di abitanti, è enorme! Prendiamo un caffè in uno dei chioschetti all’interno della stazione, ma più della gradevolezza della bevanda, ci colpisce il gesto del barista, che emette lo scontrino e poi lo strappa! Tutto il mondo è paese, pensiamo!
Raggiungiamo grazie alla metro S1 (direzione Ostbahnof) la  Marienplatz, corrispondente al cuore della città e vicinissima a diversi punti di interesse e al famosissimo mercato all’aperto.
Sappiamo che in una giornata riusciremo a vedere veramente poco, ma siamo certi che quel poco, varrà la pena e lo porteremo nel cuore. Monaco meriterebbe almeno una intera settimana di permanenza.
La Piazza è bellissima, enorme, con le varie chiese lungo il perimetro e una intelaiatura di viuzze che si diffondono lungo il corso del centro. Passeggiamo estasiati, tra negozi e locali. Il centro è bellissimo! Da quel che vediamo, Monaco è molto amata dai turisti arabi, ne vediamo decine, uscire da lussuosi alberghi per dirigersi nei punti diinteresse.
Nel pomeriggio raggiungiamo il mercato all’aperto, dove un labirinto di bancarelle alimentari e artigianali, lasciano senza fiato. Sulla guida, avevo letto che i proprietari dei banchi di frutta, si dedicano meticolosamente all’esposizione dei loro prodotti e che esigono la perfezione assoluta. Confermo che tutto era assolutamente impeccabile, ogni frutto colorato ed esposto con la massima cura. Un paradiso per gli occhi, oltre che per il palato.
La giornata vola purtroppo e nostro malgrado, dobbiamo tornare alla stazione, dove il treno che contavamo di prendere, parte in anticipo, lasciandoci per un attimo disorientati. Attendiamo poco per prendere il treno successivo, che purtroppo (o per fortuna, visto il panorama che si gode dai finestrini), percorre un tragitto più lungo, raggiungendo Norimberga in quasi tre ore! Per fortuna i sedili sono comodi e nei treni ci sono le pulitissime toiletten. Nel nostro caso, a metà viaggio, è stato necessario spostarsi nei vagoni anteriori, perché quelli posteriori sono stati staccati dal resto della convoglio. In pratica il treno ha proseguito a metà. Un gentilissimo passeggero tedesco, su nostra richiesta, ci ha spiegato cosa accadeva in perfetto inglese.

30 agosto
Bayern Ticket e direzione Rothenburg ob der tauber!

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Per raggiungerla è necessario fare un percorso che prevede dei cambi, che in circa 1 ora e quaranta condurrà a destinazione. Dalla stazione centrale di Norimberga, prendiamo il treno regionale fino a Neustadt (la direzione è Markt Bibart), poi da lì, quello fino a Steinach e infine, da Steinach il treno diretto a Rothenbug (quest’ultima tratta è brevissima, circa 10 minuti e il treno è l’unico che arriva alla stazione di R., tornando poi indietro verso S. a cadenze orarie).
Il centro storico è vicinissimo alla stazione ed è bellissimo, uno dei più belli che abbia visto nella mia vita. Le recensioni lette prima della partenza si rivelano corrispondenti alla realtà, è un’esperienza da “paese delle favole”, lontano dal mondo moderno. Negozietti di dolci (da assaggiare assolutamente le tipiche Palle di Neve, vendute da quasi tutti i negozi di alimentari), di souvenir, localini e ristoranti con i tavoli all’aperto, ma soprattutto le mura del castello, originali, da percorrere in lungo e in largo per vedere panorami mozzafiato. In
città ci sono delle utilissime fontanelle di acqua potabile, che ci consentono di riempire più volte la nostra bottiglietta.
Tappa alla quale non avrei mai rinunciato: il negozio di Kathe Wohlfahrt, ovvero il più famoso esercizio commerciale
dedicato al Natale. Non importa la stagione in cui si decide di visitarlo, gli addobbi sono presenti tutto l’anno e in un attimo, varcata la soglia, ci sembra già dicembre! La scelta di oggetti natalizi è vastissima, alcuni prezzi sono proibitivi, ma riusciamo comunque ad acquistare dei piccoli doni che possano ricordare a noi e ai nostri cari, questa giornata così particolare. Nello stesso edificio del negozio c’è anche il Museo sul Natale (costo 4 euro), noi siamo già abbastanza natalizi e scegliamo di non visitarlo.
Proseguiamo la passeggiata nella cittadina e, giunta l’ora di fare rientro a Norimberga, siamo davvero dispiaciuti, non dimenticheremo mai la giornata bellissima trascorsa a Rothenburg.

31 agosto – 1 settembre
E’ proprio vero che quando si fanno esperienze indimenticabili, il tempo sembra scorrere più veloce. Arriva il penultimo giorno del nostro viaggio e ci dirigiamo a Wurzburg, cittadina a circa un’oretta da Norimberga (sempre lodato sia il B. Ticket, anche in questo caso!). Un’altra tappa veramente azzeccata, carinissima e piena di vita! Il centro è vicinissimo alla stazione, perciò, come nelle precedenti occasioni, non abbiamo bisogno di utilizzare bus, tram o quant’altro: camminare a piedi è la soluzione migliore per fisico e animo. Wurzburg è rinomata per le sue produzioni vinicole, ci dirigiamo perciò verso i ponticelli che danno sul Meno, per
degustare due deliziosi bicchieri di vino bianco (al costo di 3 euro l’uno, più 5 euro di caparra per il calice che verranno poi restituiti) che rallegreranno non poco la nostra giornata. Trascorriamo l’ultima giornata a Norimberga, ri-immergendoci nel bellissimo centro storico e visitando il Meseo Nuovo (del Design), per visitare il quale, la domenica si paga un euro! E’ molto particolare, per gli amanti dell’arte moderna e contemporanea, una visita da non perdere. Ho pensato potessero essere utili ai viaggiatori che sceglieranno un viaggio simile a quello che io e Massi ci siamo concessi, una serie di informazioni logistiche, dal momento che, nelle varie recensioni, chiese, cattedrali e monumenti, sono nominati e indicati con la massima precisione.
Personalmente, il viaggio tra Norimberga e la Baviera, è stato indimenticabile, tra le più belle esperienze turistiche che abbia fatto. I tedeschi comprendono perfettamente l’inglese, anche se spesso, preferiscono rispondere nella loro lingua madre. Non è stato mai difficoltoso capire e farsi capire.
Ottimi i panini e i famosissimi Brezel, venduti nei carretti a 0.50 centesimi di euro e nei vari bar, panifici etc.
Organizzatissimi i trasporti, come sempre.
I negozi sono tutti chiusi la domenica, anche i centri commerciali e le varie catene. Mentre, i musei chiudono il lunedì.
E’ stata una fortuna, scegliere questa tappa durante i nostri progetti vacanzieri.
Spero questo diario possa fornirvi preziosi spunti e facilitare in termini gestionali, la vostra strepitosa vacanza.

Sono sempre ben accolti, ulteriori suggerimenti, commenti, informazioni che possano arricchire il diario di viaggio!

Silvia

Questo diario di viaggio, è stato pubblicato anche sul sito http://www.chimiconsigliaunviaggio.it/