Di Cracovia, pierogi, freddo polare e natale senza fine.

“Cracovia non è molto nevosa e l’inverno è tollerabile”, dicevano gli amici emigrati.

“Il clima è molto meno rigido, rispetto a qualche decennio fa”,  dicevano i turisti sui forum.

“Ero in vacanza lì  in periodo natalizio e il freddo era più o meno come quello di Cagliari, anzi forse      meno!”, diceva la parrucchiera di fiducia.

Poi, Anna ed io, guardammo le previsioni meteo  relative al periodo della nostra mini vacanza e fu subito Artide: -20 gradi di media per i primi due giorni, -15 il terzo e, come nelle migliori storie a lieto fine,  -1 per la data del nostro rientro (praticamente primavera).

Atterriamo il 7 gennaio in territorio polacco, dopo due ore di volo Ryanair (circa 50 euro a testa AR), avvolte nei nostri indumenti meticolosamente selezionati e acquistati prima del viaggio.

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Strati di maglie e calze termiche, maglia della salute, maglione, calzamaglia normale, parka, sciarpa in stile Lenny Kravitz e cuffia, mi separano alla nascita dall’omino Michelin, ma assolvono pienamente la loro funzione isolante.

Dall’aeroporto, dopo aver cambiato in Zloty circa venti euro, ci dirigiamo alla stazione dei treni (raggiungibile in 5 minuti di passeggiata, seguendo le indicazioni) e dopo aver fatto due biglietti per la Stazione Centrale di Krakow (Krakòw Glowny) al costo di 8 Zloty a testa (circa due euro), prendiamo posto su uno dei caldi vagoni, emozionate per l’inizio della nostra vacanza tra sorelle.

La stazione, rinnovata nel 2016, è molto ampia e i treni efficienti e puntuali: in diciotto minuti esatti arriviamo a destinazione.

Seguiamo  le indicazioni per il Centro Storico (Stare Miasto), distante circa dieci minuti di passeggiata da Glowny  e una volta attraversata la Galeria Krakowska, imponente centro commerciale e passaggio pedonale in direzione cittadina, una Cracovia di bianco vestita e di gelo ghiacciata, ci accoglie.

La neve è indiscussa protagonista e concede una atmosfera magica.

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Non è la prima volta che trascorro qualche giorno in città, ma lo scenario invernale, da me particolarmente amato, mi permette di riviverla con sguardo nuovo e di scoprirne aspetti celati dalla primavera che mi accompagnò nel viaggio del 2012.

Mentre ci dirigiamo in Hotel, notiamo che sono ancora allestiti i Mercatini Natalizi.

La sorpresa mi emoziona e mi restituisce la gioia perduta nel dicembre 2014, anno in cui, a causa di uno sciopero dei controllori di volo, una vacanza in Germania slittò di due settimane, impedendo a me e a Massi di assaporare i mercatini, per i quali prenotammo il viaggio. Trovarli ad attenderci  il 7 gennaio, in maniera del tutto inaspettata, parifica quel debito turistico mai dimenticato.

Anna ed io, raggiungiamo l’albergo (http://pokoje-goscinne-isabel.krakowhotels.net/it/)  struttura a pochi passi dalla Piazza Centrale, costata a testa, per tre notti “addirittura” 36 euro.

Perfetta soluzione, con segnale Wi-fi eccezionale, camera accogliente, silenziosa e riscaldata, tè e caffè sempre a disposizione, gentile dono per gli ospiti.

Colazione non inclusa per mia scelta personale, sarebbe stata quasi completamente “salata” e non amo particolarmente uova sode e cetriolini al risveglio. (Abbiamo preferito sederci ogni mattina, in uno dei numerosissimi bar della piazza e per tre euro a testa, strafogarci di torte, dolci e cappuccini)

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All’arrivo in Reception, ci accoglie una ragazza sorridente e gentilissima, che ci consegna le chiavi e ci mostra la stanza.

Sistemiamo i bagagli, verifichiamo di essere abbastanza coperte e ci tuffiamo in città.

Prima tappa: chiosco dei Mercatini dedicato ai Pierogi, piatto tipico locale e mia passione.

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Chiedo due porzioni delle mezze lune del mio cuore e mentre mi accingo a cercare gli zloty per pagare, scelgo furbescamente di sfilarmi un guanto, convinta di accelerare l’operazione di estinzione del debito.

In meno di venti secondi, la maledizione dei -20 gradi si abbatte sulle mie dita, paralizzate e doloranti. Porgo gli zloty al ragazzo dei Pierogi e verbalizzo ad Anna il mio timore di rischiare una amputazione per congelamento.  Lei sorride e comincia a massaggiarmi. Qualche minuto e il sangue riprende a circolare, liberandomi da una sensazione terribile di immobilità e dolore.

Audaci e felici, mangiamo i nostri Pierogi in uno dei tavolini vicini al chiosco. È una esperienza mistica e indimenticabile, ma i ravioli sono davvero eccezionali, come li ricordavo!

Innaffiamo il pasto con l’amato  Gluehwein (impossibile pronunciarlo in polacco, ma la parola tedesca è universalmente riconosciuta), che ovviamente si sfredda in meno di un minuto, affievolendo la speranza che il bicchiere possa fungere da scaldino per le nostre mani bisognose di tepore.

Ma che ci importa? La Piazza è bellissima, abbiamo speso cinque euro per pranzare in due e nonostante i -20 gradi  tanti passeggiano tra i vari espositori e abbiamo un mezzo efficacissimo per riscaldarci: camminare!

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Percorriamo il centro storico, pieno di locali, ristoranti, negozi.

Il freddo è talmente intenso da far gelare il nostro stesso respiro, che si solidifica in bianca coreografia sulle sciarpe. La dimensione delle mie narici, rende la coreografia sulla mia, una vera e propria pista sciistica, ma sopravvivo.

Le luminarie natalizie colorano le strade e ci guidano verso il Wawel, il castello di Cracovia, i cui dintorni, abbracciati da una coltre bianca, restituiscono in pieno il fascino invernale.

La Vistola, il fiume che attraversa la città, è quasi completamente ghiacciato e solo qualche coraggioso gruppo di cigni e anatre, permette di individuare le oasi scongelate, che divengono per i volatili piscina e luogo sicuro.

Passeggiamo sul lungo fiume e il ricordo del maggio soleggiato e tiepido, cornice della mia prima esperienza a Krakow, nel quale famiglie, bambini, coppie e piccioni, si rilassavano sotto il tepore dei raggi, mi torna alla mente. Ora ci siamo solo io, Anna e una sagoma poco lontana che cammina in solitudine. Le nostre orme si affiancano a quelle palmate delle anatre.

Godiamo del silenzio per un po’, poi esigenze di riattivazione circolatoria, ci spingono verso il quartiere ebraico, che però non raggiungiamo e sostituiamo con un localino accogliente, nel quale ci ristoriamo con cioccolata e cappuccino.

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La serata vola, senza pensieri.

Ceniamo con una zuppa di funghi in un chiosco dei mercatini nella Piazza Centrale.
Degustiamo con tale avidità questo piatto tipico e soprattutto gradito per temperatura e funzione scongelante, da non renderci conto di aver scelto come postazione per assaporarlo,  un raccoglitore di rifiuti, mimetizzato perfettamente per forma e colore, con i tavolini a disposizione dei consumatori.

Sarà il via vai di persone che getta oggetti non identificati alle nostre spalle a far sorgere i primi dubbi, esplosi infine in un timido e imbarazzato trasloco verso luoghi di convivio più appropriati.

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La mattina successiva, mentre visitiamo i mercatini degli artisti e degli artigiani della Piazza Centrale, notiamo un giovane che con passione racconta la storia della città, in perfetto italiano, rivolto ad un gruppo di infreddoliti astanti. Scorge i nostri incuriositi sguardi e ci invita a seguirlo: si chiama Paolo, ed è una guida di un tour gratuito, che ci regalerà una splendida giornata, che resterà tra i miei ricordi più cari. (non perdetevelo, questo il sito per i punti di incontro, le date e i tours proposti:  https://freewalkingtour.com/krakow/ )

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Ci accompagna per tutta la mattinata nei luoghi significativi del centro storico, arricchendo ciascuna tappa con descrizioni avvincenti del passato di Krakow. Ricorda  la leggenda del trombettiere che suona sulla torre di guardia della Piazza del Mercato e quel piccolo punto luce che si scorge volgendo lo sguardo verso l’alto, grazie a lui prende vita e significato. Ci racconta, mentre passeggiamo nella zona del Wawel, l’affascinante leggenda del calzolaio che sposò la figlia del re, dopo aver ucciso, con astuzia e abilità, il drago che terrorizzava la città (grazie a Paolo, ho scoperto perché il drago è il simbolo cittadino). Condivide con noi la storia dei docenti polacchi deportati dai nazisti, mentre ci godiamo il tepore di  un bar dell’Università.

Nel pomeriggio, dopo un pranzo a base di Pierogi,  Paolo ci conduce attraverso Kazimierz (quartiere Ebraico), tra sinagoghe, il set di Schindler’s List e la famosa fabbrica di pentole e tegami (ora museo).

Ripercorriamo con lui il periodo della deportazione ebraica, la sofferenza, le lacrime. Condivide con noi le sue perplessità sulla ambivalente figura di Oskar Schindler e sottolinea le imprecisioni storiche presenti nel film di Spielberg (ad esempio il fatto che Schindler al momento dell’arrivo dei russi, fosse già scappato e non in lacrime come appare nella scena finale della mia amata pellicola).

Ci racconta che il regista considerò troppo moderna la reale zona del ghetto e scelse di girare le scene, in una altra parte del quartiere, che per caratteristiche, si sarebbe maggiormente avvicinata alla realtà del periodo narrato.  Riconosco il set e le scale dove, in una scena,  una madre e una figlia si nascondono e trovano l’aiuto di un compagno di classe di quest’ultima, sfuggendo alla deportazione.

Le ore scorrono d’un fiato e dobbiamo salutare  e ringraziare Paolo, studente universitario in lingua e letteratura Italiane, figlio di genitori emigrati in Italia nel periodo più nero del Comunismo Polacco e rientrato da circa un decennio nella sua terra d’origine.

È  stato in grado di coinvolgerci con passione e competenza e si è meritato una mancia dignitosa, che  purtroppo non è arrivata da parte di tutti i partecipanti (con mia grande irritazione).

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Prendiamo il tram per rientrare in centro (i biglietti possono essere acquistati alle macchinette presenti alla fermata e vanno validati all’interno del mezzo, 90 minuti costano 2,80 zloty), dove ci scaldiamo con una cioccolata calda prima della cena.

La mattina successiva, incontriamo nei pressi dell’Hotel,  i referenti per la nostra visita guidata ad Auschwitz-Birkenau, prenotata prima della partenza con una compagnia privata. L’idea originaria era di prenotare direttamente dal sito del museo, ma i posti, qualche giorno prima erano terminati (questo il sito, organizzate con anticipo: http://auschwitz.org/en/museum/news/)

Intorno alle 11.30, dopo circa un’ora e venti di viaggio in bus privato, arriviamo nei pressi del  Museo.     Ad accompagnarci  attraverso i luoghi del ricordo, sarà un ragazzo polacco, con eccellente padronanza della lingua italiana.

Rivedo Auschwitz dopo cinque anni, ma il magone che opprime il mio petto, al momento dell’ingresso e alla vista del famoso cancello che recita “Arbeit macht frei” è intenso come la prima volta.

Ascoltiamo il racconto dell’orrore, in silenzio.

Quel che resta del campo è completamente innevato.

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Mentre cammino, accanto ai miei compagni di gruppo, infreddolita nonostante la protezione di strati di indumenti termici, non posso fare a meno di ricordare gli appelli estenuanti sopportati dai prigionieri, nudi per ore, fuori dai blocchi, all’alba del gelido inverno polacco.

Sento il rumore dei miei passi, dei passi degli altri componenti del gruppo, unico suono udibile immerso nel silenzio delle nostre mute riflessioni e ricordo le testimonianze dei sopravvissuti, che settanta anni prima di noi, percorrevano quelle stesse strade, sfiniti e affamati, malati e scalzi.

La guida ci accompagna attraverso i blocchi visitabili, racconta di esecuzioni, esperimenti, ricorda quel che è stato Auschwitz, ma sottolinea quanto fosse terribile la vita dei deportati, già nella fase precedente all’arrivo al campo. Il campo era l’epilogo di un inferno già vissuto, che estenuava e massacrava psicologicamente e fisicamente. Il campo era solo un tassello conclusivo, ci spiega.

Dopo Auschwitz visitiamo Birkenau e la guida ci racconta degli arrivi, delle selezioni, delle condizioni di vita inumane all’interno delle baracche.

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Sottolinea come purtroppo, non ci siano adeguati finanziamenti  statali destinati alla tutela del memoriale e aggiunge che delle quindici baracche visitabili fino a qualche anno prima, soltanto una abbia resistito e abbia la responsabilità di custodire una memoria dal valore inestimabile. Ma se dovesse essere anch’essa abbandonata a se stessa, cosa accadrebbe?

Le sue parole sono cariche di amarezza e rassegnazione.

Prima di rientrare a Cracovia, acquisto due libri per sostenere il museo, piccolo gesto che tutti possiamo fare per tutelare un bene storico così prezioso. Si aggiungeranno alla fornita bibliografia della memoria, che custodisco a casa.

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Trascorriamo l’ultima parte della serata tra il centro storico e la Galeria Krakowska. È difficile smettere di pensare alla visita ad Auschwitz conclusa poco prima.

Il giorno della partenza, dopo il check out e un’ultima chiacchierata con la ragazza alla reception, raggiungiamo la stazione dei treni a piedi, con una passeggiata di circa un quarto d’ora.

Il clima è decisamente migliorato.

Sarebbe stato bello, potersi trattenere ancora, per visitare le Miniere di Sale o qualche città nei dintorni, sfruttando i collegamenti ferroviari. Ma il clima non troppo clemente e il tempo limitato, non mi hanno permesso di concretizzare itinerari che rimanderò alla prossima occasione.

Perchè Cracovia va scoperta in più occasioni, nelle diverse sfaccettature stagionali e certamente tra noi non è un addio, ma un arrivederci, un arrivederci a presto.

Il ritrovato Belgio e la ritrovata voglia di raccontare.

Ricomincio dal verde sconfinato, dalle mucche rilassate sulle distese erbose, dal cioccolato che non vorresti smettere di degustare, esposto come fosse un  prezioso  di cui aver cura, nelle vetrine dei negozietti affacciate su strade affollate.

Ricomincio dal Belgio, che mi colpì con freccia cupidica nel 2010 e che per tanto tempo ho sperato di rivedere, desiderio realizzato dopo sei anni, nel giugno scorso.

Riprendo a coltivare il mio amato blog, per troppi mesi trascurato, nonostante le piccole tappe europee esplorate dall’inizio dell’anno,  di cui custodisco appunti di viaggio, in attesa che  le mie mani e i miei sguardi nostalgici li facciano sbocciare in pubblicazione.

A Cagliari la stagione balneare è già cominciata con successo, quando Massi ed io, atterriamo a Charleroi- Bruxelles con volo Ryanair (circa 60 euro a testa AR), in un umido pomeriggio.  Le previsioni meteo sbirciate durante la mattinata, non sono particolarmente confortanti. Una sinfonia temporalesca in stile fine del mondo, è prevista per tutti i giorni della nostra permanenza.

Ma l’assenza di perturbazioni al nostro arrivo, ci riempie di ottimismo.

Ci dirigiamo verso il Bus Shuttle per il quale abbiamo acquistato i biglietti online  poi stampati (https://www.brussels-city-shuttle.com/it#/) prima della partenza, usufruendo per questo di uno sconto di circa un euro per ticket. La piazzola di sosta dei mezzi si identifica e raggiunge facilmente, poiché superata l’uscita, voltando a destra e percorrendo qualche metro, si scorgono immediatamente  le transenne “ammazza furbizia” che contengono la fila.

La salita sul Bus avviene in modo molto ordinato e sereno e c’è posto per tutti i viaggiatori paganti.

In un’ora circa raggiungiamo la Stazione Midi di Bruxelles, distante (in teoria) quindici minuti a piedi dal nostro hotel.  La teoria è però sconfitta da stanchezza, sopravvalutazione del nostro senso dell’orientamento e dal calar del sole, così, arriviamo in Hotel dopo più di mezz’ora di camminata, appesantita da bagagli e pioggia che in ritardo ci da il benvenuto.

Alloggiamo al Bedford, un quattro stelle per il quale ottengo uno sconto eccezionale grazie al mio essere utente Genius su booking.com (http://www.booking.com/hotel/be/bedford.it.html ), saremo a cinque minuti dalla Grand Place e la colazione abbondante e variegata sarà inclusa.

Alla Reception ci accoglie un giovane e sorridente ragazzo siciliano.

Socializziamo e condividiamo qualcosa delle nostre vite.

Ci assegna poco dopo una camera al quinto piano, augurandoci una buona serata.

Massi  e io, iniziamo a sentirci discretamente provati per il lungo viaggio, abbiamo voglia di rilassarci e di abbuffarci con le leccornie comprate in stazione all’arrivo in città. Proprio la stanchezza non ci mette in allerta, quando dopo diversi tentativi, non siamo in grado di aprire la porta della camera.

Insisto nell’appoggiare la scheda sull’oasi dedicata, nei pressi della maniglia, ma l’uscio resta serrato.

Poi, finalmente (penso) la porta cede, ma non per merito nostro.

Un robusto signore anglofono è davanti a noi, sconcertato, ma soprattutto nudo.

L’imbarazzo prende forma nei nostri sguardi (prontamente puntati verso il soffitto per evitare sgradite visioni) e nelle nostre bocche spalancate. Gli spiego che c’è stato un errore nella attribuzione del numero della stanza e mi scuso.

Quando torniamo in Reception e spieghiamo l’accaduto, riceviamo cascate di scuse e una quadrupla più grande del nostro appartamento a Cagliari, senza nessun costo aggiuntivo.

Il sonno nell’accogliente lettone, ci rigenera.

Il giorno successivo è domenica e abbiamo in programma una gita a Brugge, scelta pianificata per usufruire degli sconti nel weekend  (biglietti acquistati online e stampati prima della partenza http://www.belgianrail.be/en/Default.aspx  ).

Una ricca colazione ci mette energie in zaino, ci dirigiamo grintosi alla Stazione Centrale (Gare Central).

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Forti del nostro ticket che ci permetterebbe di visitare tutto il Belgio in una giornata, alla modica cifra di 20 euro, guardiamo il tabellone delle partenze tanto euforici quanto superficiali e cadiamo nella tela di una profezia che si auto avvera. Invece del diretto verso la cittadina, prendiamo un treno con circa seicento tappe intermedie su tutto il territorio e siamo a Brugge in tre ore. Pur avendo tentato di tamponare il danno, chiedendo informazioni al Capo Stazione, dobbiamo attendere l’arrivo a Brugge senza poter cambiare vettura, poiché impiegheremo un tempo superiore nel tornare a Bruxelles e prendere un altro treno.

Ma che ci importa in fondo? Siamo in vacanza, la giornata è soleggiata contro tutte le previsioni e poco distante dalla Stazione di Brugge (dove prendiamo una mappa della città, gratuitamente, all’Info Point), vediamo,  immerso nel verde un fantastico Food Truck Festival che durerà tutto il giorno.

Ci immergiamo tra la gente, assorbendo profumo di fritto e arrosto, integrati perfettamente nel contesto.

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Poi proseguiamo per rivedere una cittadina che amammo moltissimo durante la nostra prima volta in Belgio.

La Piazza ci attende con le sue casupole colorate, le cioccolaterie, turisti.

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I furgoncini che vendono fritti e oleosi spuntini, ci chiamano, cediamo e degustiamo in piazza una porzione extra large di patatine imburrate (i nostri stomaci vanno in ferie per qualche ora).

Passeggiamo tra scorci e canali, la giornata vola.

Scegliamo di concluderla con una birra, prima di rientrare a Bruxelles.

Seduti verso la piazza, viviamo uno di quei momenti nei quali la mente è travolta da note serotoninergiche e tutto ci sembra leggero e possibile.

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Il rientro non riserva sorprese. Solo ci colpisce la ferita ancora aperta di una Bruxelles che ha subito il recente attentato e si scopre esposta. I militari sono presenti in molte zone strategiche della città, scrutanti e attenti.

Dedichiamo il terzo giorno alla capitale.

Dopo la nostra soddisfacente colazione, raggiungiamo in un soffio la Grand Place, dove ci fermiamo  a lungo per trattenere quanto più possibile ricordi visivi, di tanta bellezza, dei colori, dei volti.

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Tappa obbligata al Manneken Pis, il bimbo dall’urina incontrollabile, sempre molto elegante  e curato nei dettagli.  A parte noi, c’è un limitato gruppo di orientali che scatta e sorride, quindi riesco a ritagliarmi uno spazio ottimo per qualche foto.

Nonostante avessimo già vissuto nel 2010 l’esperienza, decidiamo di rispolverare i nostri ricordi utilizzando i Bus turistici della City SightSeeing, che al costo di 25 euro a testa, ci accompagnano in un tour delle principali attrazioni, fino a quando non scorgiamo un verde parco con laghetti, nel quale scegliamo di improvvisare un pic-nic e rilassarci.

A fine serata, una fitta, anche se non aggressiva, pioggerella, ci costringe ad alzarci.  Passeggiamo mano nella mano, protetti dai nostri ombrelli. Nemmeno la pioggia è in grado di rovinare la bellezza di certi momenti, anzi, se discreta ne intensifica la portata. L’unico nemico, almeno per i miei capelli, è l’umidità quasi intollerabile.

Il giorno seguente, abbiamo il volo alle 21.20, possiamo perciò dedicare ancora una intera giornata alla nostra amata Bruxelles.

Dopo il check out,  ci dirigiamo verso il Birrificio a conduzione familiare Cantillon, aperto al pubblico e soprattutto dispensatore di ottime degustazioni.

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Al costo di 7 euro a testa, è possibile visitare la struttura,  guida cartacea alla mano, dopo  aver ascoltato un preambolo sulla sua storia esposto in inglese, dallo stesso proprietario e alla fine del tour, bere due birre del campionario, incluse nel biglietto ed eventualmente  proseguire fino a ubriachezza molesta, pagando di tasca, se lo si desidera.

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Bere alle 11 del mattino, cambia e migliora la prospettiva della nostra ultima giornata in Belgio.Rassicura me, simil-aerofobica e rassicura Massi, il cui ruolo ufficiale di calmante, viene alleggerito dalle proprietà distensive della birra.

Trascorriamo le ore successive tra negozi e cioccolaterie, un po’ per degustare, un po’ per acquistare.

Il tragitto verso il Bus Shuttle che ci condurrà in aeroporto, è illuminato dai lampi e musicalizzato dai tuoni di un temporale fuori misura.Siamo stati veramente fortunati e ringrazio l’apocalisse che ha scelto di posticipare la propria visita.

Volo parzialmente sereno, con picchi di ansia regalati da una signora che utilizzava tranquillamente facebook ad alta quota, nonostante i rimproveri degli assistenti di volo e i miei.

Mi affido alla sorte, che benevola ci riconduce a casa. Sono pronta per l’avventura che ci attende tra qualche settimana.

 

 

 

Ben ritrovata LONDRA!

Una diagnosi relativa alla mia persona, giunge improvvisa di recente: “Silvia, tu hai la Poriomania!”.
È il sorriso di mia madre ad accompagnare questa definizione psichiatrica, mentre siamo in volo e ci dirigiamo insieme ad altri 4 compagni di viaggio, a Londra. In un contesto che potrebbe confermare l’azzardo diagnostico della mia genitrice, taccio e rifletto, sorridendo a mia volta.
Lontana da Londra da quindici anni (la visitai durante una gita scolastica nel 1999), non attendo di essere implorata per progettare e realizzare il verbalizzato desiderio materno di visitare la metropoli inglese e trovo nel mese di giugno, un volo molto conveniente Ryanair diretto a Londra, con partenza da Alghero (70 euro a testa A/R) per il 10 ottobre (rientro il 13).
Parallelamente, parte la ricerca di un alloggio, che trova il suo epilogo nella prenotazione di tre stanze all’hotel IBIS London Stratford (148 euro a testa, per 3 notti).
Come nelle precedenti occasioni, i giudizi positivi degli ospiti, rivestono un ruolo fondamentale nella mia scelta finale. Clienti entusiasti, soprattutto per la tranquillità della zona e per i servizi in essa presenti: due fornitissimi centri commerciali a cinque minuti dall’albergo (uno, il Westfield, è il più grande d’Europa), stazione di bus e metro alla stessa distanza dalla struttura (con linea rossa Central, che conduce in 20 minuti al centro della città) e nei pressi dell’Underground Stratford, il capolinea del bus Terravision che dall’aeroporto di Stansted ci porterà a Londra city.
Tutto è pianificato, non ci resta che attendere il 10 ottobre.
Partenza da Cagliari all’alba, poiché il volo da Alghero è previsto per le 10.40.
All’arrivo all’aeroporto algherese, amara sorpresa: il parcheggio low cost (nel quale siamo soliti lasciare l’auto quando decolliamo dal Nord Sardegna), è completo e giungono notizie di un’ analoga situazione, relativa al vicino parcheggio con tariffe non scontate. Riusciamo faticosamente a trovare posto per le nostre auto, ma il disagio è stato rilevante ed è stata rilevante anche la discrepanza tra la spesa che avevamo preventivato (16 euro totali) e quella che siamo stati costretti a fare a causa del cambio di zona di sosta (30 euro, 12 per il primo giorno e 6 per i successivi).
Il volo è affollatissimo, tanto che, all’imbarco, il personale di terra ci suggerisce di mettere in stiva (gratuitamente) anche il bagaglio a mano. Siamo temerari e decidiamo di provare a sistemarlo in cabina, riuscendoci, per fortuna.
Decollo puntuale e atterraggio in anticipo, Ryanair non ci delude mai!
Purtroppo, causa ISIS, Ebola e lavori gestionali in corso, i controlli post-atterraggio sono di una lunghezza disarmante: due ore di fila per la verifica dei documenti di identità e un fiume di persone che sbuffa e si lamenta in tutte le lingue del mondo. Non abbiamo comunque alternativa, se desideriamo uscire da Stansted, siamo costretti a seguire il percorso delle centinaia di persone che ci precedono.

Dopo l’estenuante imprinting con l’aeroporto londinese, ci dirigiamo verso la piazzola di sosta del Bus Terravision, che ci condurrà a London City. Avevamo acquistato i biglietti andata e ritorno, ad Alghero, al costo di 13 euro a testa  ( 12 sterline, per informazioni: http://www.terravision.eu/italiano/london.html ).   Per raggiungere il bus, seguiamo le indicazioni per l’uscita (siamo ancora dentro l’aeroporto), ma non varchiamo le porte scorrevoli per andare all’esterno, prendendo invece l’ascensore che si trova alla destra delle porte e scendendo al piano 0 (zero).    Troveremo lì, il bus che ci condurrà a Stratford, esattamente nella piazzola di sosta n.12 (rimane invariata, perciò, per coloro i quali, devono raggiungere lo stesso capolinea, valgono le informazioni che ho fornito).
In circa 45 minuti, giungiamo in una Londra colorata e caotica: sono le 16.00.
Il nostro albergo, si trova a circa dieci minuti di cammino dal capolinea del bus Terravision. Dalla stazione di Stratford, percorriamo lo Stratford Centre (centro commerciale) fino all’ingresso opposto a quello principale e giriamo a sinistra, seguendo la piazzola della chiesa, attraversiamo poi , girando a destra, il parchetto della chiesa e proprio di fronte a noi, scorgiamo l’insegna dell’IBIS (è necessario attraversare per raggiungerlo).
Il personale dell’albergo è molto gentile, alla reception, al nostro arrivo, è di turno Giuseppe, un giovane ragazzo italiano disponibilissimo.
Le stanze sono confortevoli e pulite, insonorizzate e dotate di bollitore e te in omaggio. Bagno ampio e materasso comodo. Ottima scelta, anche in questa occasione.
La nostra avventura londinese, può avere ufficialmente inizio.
Organizzatrice e guida, scelgo come prima tappa Piccadilly Circus!

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Prima di raggiungere il famosissimo luogo di interesse, ci fermiamo però da Subway, per riempire i nostri stomaci, che durante la giornata avevano accolto solo stuzzichini e dolciumi. Al costo di circa 3 sterline a testa, mangiamo un panino e ci dissetiamo (1 sterlina equivale a circa 1,20 euro).
Rifocillati, ci dirigiamo alla stazione di Stratford per acquistare, per ciascuno di noi, la Oyster Card, card plastificata ricaricabile, che permette di scegliere differenti tipi di abbonamenti , grazie ai quali è possibile agevolmente utilizzare i mezzi di trasporto londinesi.
Premessa: nemmeno scalatori, maratoneta, corridori e grandi atleti, potrebbero visitare Londra SOLO a piedi, ma la bella notizia è che grazie a metropolitana, bus a due piani, treni di superficie etc, puntuali e frequenti, gli spostamenti in città sono semplici e facilmente gestibili.
Prima della partenza, mi documento scrupolosamente sui costi e sui mezzi pubblici londinesi e scelgo, tra le varie opzioni la Oyster in modalità “pay as you go” (tutte le info in questo utilissimo sito: http://www.vivilondra.it/trasporti/londra-biglietti-oyster-card-travelcard.html ), che consente con una ricarica di circa 8.50 sterline al giorno (meno durante i week end), di utilizzare tutti i principali mezzi di trasporto della metropoli, per tutto il giorno, senza limiti di accesso, nelle zone 1-2-3 (le zone londinesi sono 6, ma quelle turistiche sono la 1 e la 2, la 3 è quella dove si trova l’IBIS hotel).
Per coloro i quali si trattengono a Londra per una settimana o più, risulta maggiormente economica la Travel Card, che può essere caricata sulla Oyster stessa (ovvero, nella card plastificata, possono essere caricati differenti tipi di abbonamento –settimanale, mensile etc., noi, vista la breve permanenza – 4 giorni – avremo speso molto di più con un abbonamento settimanale. Per informazioni utili, visionare il sito che ho postato poco sopra).
In regola con il pagamento delle tariffe di viaggio, ci dirigiamo con la Central line verso Oxford Circus, fermata da cui raggiungeremo facilmente a piedi Piccadilly. Lungo i corridoi della Tube londinese musicisti e artisti accompagnano i nostri tragitti verso i vagoni, in ogni occasione cerco di dar loro qualche sterlina, sono bravissimi!

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All’uscita dalla metro, ci accoglie una Oxford Street, affollata, illuminata e viva! I famosi bus rossi a due piani, simbolo londinese, si susseguono nelle strade ampie, circondate da negozi e persone di ogni etnia.
È fantastico, più emozionante di quanto ricordassi.
Camminiamo affascinati e adrenalinici e raggiungiamo il grande schermo illuminato di Piccadilly, pensando a quanto sia strano, in poche ore, raggiungere un mondo completamente differente da quello in cui vivi e sei cresciuto.
Ci godiamo ogni attimo, seduti in una piazzetta di fronte al multi schermo.
Cena a base di “Fish and Chips” per parte del gruppo, io e Massi, vegetariani, non fatichiamo a trovare una alternativa.
Attendiamo con ansia la giornata successiva.

Colazione da Starbucks per il secondo giorno londinese: nuova esperienza per i nostri compagni di viaggio, una consuetudine per me e Massi, quando ci troviamo all’estero. Cappuccino e pasta, circa 4 sterline a testa, il che, ci sembra veramente low cost dopo la recente esperienza norvegese.
In un sabato timidamente soleggiato, scelgo di accompagnare il gruppo alla scoperta di Portobello Road e del suo mercato. Fermata Nothing Hill e siamo subito immersi in un quartiere variopinto, allegro e come sempre affollato. Bancarelle e negozietti “sfilano” in una coreografica scelta di oggetti e sapori.

Portobello Road
Siamo incantati davanti a sorrisi, lingue differenti, culture fuse e integrate. Sperimento una discreta soddisfazione per aver scelto di visitare questa zona, così caratteristica, ancor più animata durante il sabato, poiché proprio in questo giorno settimanale, si svolge anche il mercatino d’antiquariato, che visitiamo e troviamo gradevole.
Foto e souvenir e poi via! Verso il Big Ben!

Big Ben
Un quarto d’ora di metro con opportune coincidenze e raggiungiamo la stazione di Westminster. All’uscita dalla metro, l’orologio più famoso del mondo, è lì ad attenderci insieme al Parlamento, imponente e fiero. Aerei in fila con frequenza di uno al minuto, attraversano i cieli londinesi, ipnotizzandoci e facendoci sognare il momento in cui saremo noi ad imbarcarci in un velivolo con quattro motori, specializzato in tratte intercontinentali, come quelli che solcano l’azzurro sopra di noi.

Prima di pranzo, raggiungiamo la Wenstminster Abbey , poco distante dalla Clock Tower (il tanto amato Big Ben), e passeggiamo nei suoi giardini esterni.
(Comunicazione di servizio: tra le tante cose, mi colpisce la difficoltà di trovare bagni pubblici, a parte quelli della metro [costo utilizzo 50 pence]. Visto il bacino di turisti, immaginavo di trovarne tantissimi lungo le vie cittadine, ma così non è stato.)
Attirati da una folla sempre più compatta, apparsa nei giardini dai quali si può ammirare il complesso dello Houses of Parliament, notiamo che sta prendendo piede una manifestazione anti ISIS, che attraverso cartelli e slogan, si propone di sensibilizzare il governo britannico sulla pericolosità dell’atteggiamento turco, percepito non collaborativo dagli astanti.

manifestazione

Ci uniamo per un po’ ai presenti e scattiamo qualche foto, ma quando la situazione pare degenerare e interviene la polizia, scegliamo di allontanarci e consumato il nostro pranzo, ci dirigiamo verso la Ruota Panoramica: il London Eye.
È il Tamigi ad accompagnarci verso l’attrazione, solcato da imbarcazioni turistiche e illuminato da un sole che si fa spazio tra le nuvole. La vista è bellissima e non possiamo resistere alla tentazione di immortalare lo spettacolo davanti ai nostri occhi. Sul ponte, scorgiamo un’altra manifestazione, questa volta di un folto gruppo di ambientalisti.
Il traffico risente della folla e questo ci permette di notare un bus a due piani, del tipico colore rosso, interamente dedicato alle nozze di due giovani, che festeggiano insieme ai loro ospiti, con una originale visita della città.

wedding
Vicino al London Eye, Massi e Manrico gustano una birra londinese presa al bar, troviamo una panchina libera nel lungo Tamigi e ci rilassiamo, osservando con curiosità il via vai di turisti di svariate nazionalità che si dirige alla ruota, per accedere alla quale una lunga fila di almeno tre quarti d’ora e una spesa di 17 sterline, ci scoraggiano. Abbiamo pochi giorni e scegliamo di comune accordo, di goderci la città, senza dedicarci troppo alle visite” interne”.
Dopo il relax, propongo al gruppo di raggiungere Buckingham Palace. Il consenso è unanime e con la metro, raggiungiamo la Stazione Victoria, poco distante dal Palazzo. Sono le 18 di una bellissima giornata di ottobre, immaginiamo la Sovrana, William, Kate e famiglia, intenti a preparare la loro tipica cena inglese e sorridiamo.
Scattiamo tante foto e ci rilassiamo poi in una panchina del vicino Green Park.
Le energie sono ancora tantissime e scegliamo di visitare anche Trafalgar Square, che raggiungiamo con la metro.
Fervono i preparativi per un evento che coinvolge la comunità africana, non riusciamo perciò a entrare nella Piazza, godendocela comunque lungo il perimetro e ammirando l’edificio che ospita la National Gallery, proprio lì accanto.
Una Londra notturna, ci regala ancora tante emozioni, siamo appagati da un viaggio che ci sta offrendo davvero moltissimo.

National Gallery
Spesa da Tesco (presentissima catena di supermercati) per la nostra cena. Ottimi panini, dolci e bibite, ad una cifra irrisoria, con 5 sterline a testa, siamo sazi e soddisfatti, dopo una giornata così positivamente stancante.

Dopo una abbondante colazione da Starbucks, la nostra domenica è inaugurata con la visita alla Torre di Londra (fermata metro Tower Hill, della District Line verde). Ad attenderci i mille papaveri rossi, in memoria della Grande Guerra e delle vittime della stessa. Ci godiamo il complesso sorto durante l’ XI secolo e ricordiamo che fu famoso soprattutto come luogo di detenzione (ad esempio di Thomas More) e proprio per via della sua funzione, sono tante le lugubri leggende riconducibili alla Torre.
Una gradevole passeggiata, ci conduce poi lungo il Tower Bridge, poco distante e semplicemente mozzafiato. Lo percorriamo con calma, nonostante la folla, perché non vogliamo perdere nulla del momento che stiamo vivendo.
Su richiesta e per desiderio di Manrico, nostro compagno di viaggio, scegliamo di visitare la nave-museo Belfast, al costo di 15 sterline. Un spesa d’ingresso rara per i musei londinesi, poiché nella maggior parte dei casi, sono gratuiti, ma comunque compensata dalla piacevole esperienza. Il percorso museale, ripercorre con una eccellente attenzione al dettaglio, la vita dei militari di marina, durante la seconda guerra mondiale. Tutti gli ambienti della nave, sono strutturati in modo da condurre il visitatore in un interessante viaggio mentale storico: dalla cucina di bordo, all’infermeria, dalla sala dei comandi, alle cuccette. È stata una esperienza particolare e arricchente.

Belfast
Dopo la visita, pranziamo nei tavolini di un M&S, altra catena di market fornitissimi, dove con una modica cifra (circa 6 sterline a testa), ci godiamo un pranzo estremamente soddisfacente e gustoso, comprendente macedonia e dolce.
Trascorriamo il pomeriggio ad Hyde Park, tra scoiattoli e cigni. Relax e sorrisi, immersi in una natura socializzata e per niente intimorita dall’uomo.

hyde park
Purtroppo nuvole minacciose si avvicinano e scegliamo di andare a visitare la National Gallery, gratuita e aperta fino alle 18. Artisti italiani e stranieri sono esposti nelle colorate sale, che visitiamo con vivo interesse e commozione.
Purtroppo, la pioggia ci attende e ci accompagnerà fino alla fine della serata, che concluderemo alla Cattedrale di St. Paul, maestosa davanti ai nostri occhi, con la cupola simile a quella di San Pietro.
È la nostra ultima notte a Londra e scegliamo di cenare in un locale di cucina portoghese, nei pressi del nostro Hotel: Nando’s.
In un ambiente allegro e colorato, il personale sorridente e di rara gentilezza, ci accompagna al tavolo e ci spiega che per poter cenare, dobbiamo ordinare e pagare al banco e poi attendere che i camerieri consegnino le ordinazioni ai tavoli.
Scegliamo perciò seguendo i nostri gusti, la scelta è vastissima, anche per vegetariani, nonostante la maggior parte dei piatti sia a base di pollo.
Per circa 10 sterline a testa, ci rimpinziamo di patatine fritte e hamburger vegetali (e di carne per i non vegetariani) e beviamo una eccellente birra (anche più d’una). Nando’s è una scelta suggerita caldamente.

Giunge troppo presto la data del rientro.
Il volo è previsto per le 17, ma alla luce delle file interminabili all’arrivo, scegliamo di prendere il bus alle 13.10, per non rischiare ritardi o peggio ancora di perdere il volo.
Dedichiamo la mattina allo shopping e sfruttiamo il fornitissimo centro commerciale di Westfield che sorge vicinissimo al nostro hotel. All’ibis chiediamo di poter lasciare i bagagli nel deposito e scopriamo che, a differenza di tutte le altre esperienze in strutture all’estero, è richiesto il pagamento di 2 sterline. Nonostante la cifra sia irrisoria e non abbia influito sul viaggio, ritengo sarebbe più adeguato consentire l’utilizzo gratuito della stanza custode delle valigie.
Il bus di Terravision ci accompagna a Stansted, dove, per fortuna, i controlli sono scorrevoli e non estenuanti.
Il volo decolla e atterra secondo programma.
Arrivederci Londra!

Se vi occorressero ulteriori informazioni e pensate possa essere io a fornirvele, contattatemi pure: initineremassimo10chili@gmail.com

Sarà un piacere esservi d’aiuto!

Silvia

Indimenticabile Vienna, in attesa del Natale. (2013)

Il periodo natalizio: amato e odiato, atteso e sopportato.
Le auto su strada si moltiplicano per la “corsa al regalo” dell’ultimo minuto, i centri commerciali si affollano come la stazione Termini all’ora di punta.
Cosa c’è di meglio, allora, che fuggire, almeno per i giorni a ridosso della ricorrenza e dirigersi verso una splendida città europea?
Grazie alla prenotazione in largo anticipo e alla cara Ryanair che concede di giungere a Bratislava, da Alghero, ad un prezzo conveniente, io e il mio compagno, concretizziamo un piccolo-grande sogno, custodito da tanti anni in un cassetto: andare a Vienna, in inverno per il “mercatino natalizio-tour”.
Riusciamo a spendere per il volo circa 80 euro a testa, sfruttando la brevità del soggiorno ( 3 notti) che ci consentirà di partire senza il fardello (soprattutto economico) del bagaglio in stiva. Con grande gioia, scopriamo circa tre settimane prima della partenza, che Ryanair concede attualmente di portare anche una borsetta  in cabina, oltre al trolley  e questa nuova, gradita, opzione, si rivelerà veramente preziosa (riempiremo le borsette come culurgiones -tipici ravioli sardi- e recupereremo tantissimo spazio nel bagaglio a mano!).
Tra i tanti hotel lussuosi e dai prezzi esorbitanti che la capitale austriaca propone, scorgiamo su http://www.booking.com, stentando quasi a crederci, un fantastico albergo mediamente economico, valutato come favoloso dagli ospiti che vi hanno soggiornato e posizionato in maniera ottimale rispetto al centro storico: con  il MEININGER Hotel Wien Hauptbahnhof, è stato un colpo di fulmine! 138 euro totali per tre notti, che si riveleranno un ottimo investimento.
Partenza il 19 dicembre, arrivo previsto a Bratislava intorno alle 16. Temperatura algherese, 15 gradi circa, temperatura slovacca, in stile polo nord. Per fortuna, giungiamo nell’autentico inverno, attrezzati e protetti.
Bratislava dista circa un’ora e trenta da Vienna, proprio per questo la scegliamo come tappa intermedia.
Dall’aeroporto slovacco, prendiamo una delle linee di autobus che conducono direttamente nella capitale austriaca, ad un costo contenuto.
All’andata (Bratislava- Vienna), optiamo per il bus della BLAGUSS (http://www.blaguss.at/en), la cui fermata è proprio di fronte all’ingresso-uscita dell’aeroporto (la zona di sosta è facilmente identificabile grazie al cartello con il logo della compagnia di trasporti). Avremo avuto altre alternative per raggiungere l’Austria, ma il bus Blaguss, è risultato ottimale per le nostre esigenze.
Per dovere di cronaca, dall’aeroporto di Bratislava, è anche possibile prendere i bus della Slovak Lines (http://www.slovaklines.sk/index_en.html), con cui noi abbiamo familiarizzato al ritorno, oppure il bus numero 61, che fa capolinea proprio all’aeroporto e conduce alla stazione centrale di Bratislava, da cui è possibile prendere il treno per la stazione centrale di Vienna. I costi delle tre alternative, sono molto simili. Blaguss: 10 euro solo andata, 18 euro andata e ritorno; Slovak Lines: 7.70  + 1 euro per ciascuna valigia da sistemare nel cofano del bus, Bus n. 61: 70 centesimi e treno circa 7 euro.
Suggerisco di verificare gli orari di partenza online, reperibili sia sul sito delle compagnie di trasporti, che sul sito dell’aeroporto di Bratislava (http://www.bts.aero/en/passengers/navigation/to-the-airport/), in modo da organizzare efficacemente i propri tragitti.
Facciamo il biglietto sul bus, acquistandolo direttamente dall’autista. C’è spazio per tutti, il mezzo è molto ampio e in territorio austriaco, comodamente seduti, è anche possibile usufruire della wi-fi gratuita, il cui codice è esposto vicino al sedile del conducente.
Vienna ci aspetta, siamo emozionatissimi! Anche se sono solo le 17, è già buio fitto, questo impedisce di godere del panorama durante il tragitto.
Il  capolinea del bus, al quale scendiamo, è ERDBERG, dal quale raggiungiamo l’omonima metro della U3 gialla, che con un unico cambio ci condurrà al nostro hotel, situato a cinquanta metri dalla fermata Keplerplatz (U1 rossa). I biglietti della metro, per una singola corsa, hanno il costo di 2,10 euro. Al nostro arrivo ne acquistiamo due dalla biglietteria automatica (istruzioni anche in italiano), ma nei giorni successivi, opteremo quasi sempre per il biglietto giornaliero, che ci costerà circa 7 euro a testa.
Troviamo subito l’albergo, grazie all’inconfondibile M rossa che lo contraddistingue. Ci accorgiamo immediatamente che la zona nei pressi della struttura è gremita di negozi e locali di ristorazione, lungo una via pedonale, molto carina. Scopriremo in breve che si tratta della famosa Favoritenstrasse. L’alloggio è stato realmente un’ottima scelta!
Affrontiamo il check in, favorito dalla gentilezza e dalla perfetta conoscenza della lingua inglese dello staff. La giovane ragazza alla reception, ci consegna la nostra tessera-chiave e ci indica il numero della camera, veramente accogliente e carina! Ci colpisce subito la temperatura, alquanto elevata. Senza dubbio, un 10 e lode, va ai riscaldamenti, in grado di trasformare il rigido inverno viennese, in una tappa ai tropici (abbiamo dormito a maniche corte e riposto  nell’armadio i pigiami in pile!).
Posati i bagagli e rinfrescati gli animi, ci avventuriamo a piedi nei dintorni dell’albergo. Scorgiamo un locale di spettacoli erotici proprio accanto all’hotel, ma ci rendiamo conto che è una struttura perfettamente integrata (come le altre di analogo tenore), che non costituisce, come in altre città, l’indicatore di una zona poco raccomandabile, anzi.
Passeggiamo lungo la via dello shopping, ma tutti i negozi sono ormai chiusi (lo shopping a Vienna, si conclude alle 18, fatta eccezione per i negozi di souvenir). Affascinati e felici, ma soprattutto affamati, inauguriamo i pasti austriaci, fermandoci in una delle onnipresenti catene di “Lucky Noodles”, nella quale, per la modica cifra di 3 euro a testa, ci sentiamo come in “Man Vs Food” e ci armiamo di coraggio per mangiare il badile di spaghetti giapponesi con verdure corrispondenti alla porzione grande. L’acqua naturale è gratuita, poiché giunge dai rubinetti ed è ottima!
Dopo il lauto pasto, proseguiamo la nostra passeggiata e scorgiamo l’involucro di quello che la mattina seguente, diventerà un bellissimo mercatino natalizio nella Keplerplatz. Osserviamo le bancarelle in legno, piccoli bungalow pieni di sorprese artigianali e culinarie che durante la nostra breve vacanza, ci lasceranno senza fiato. Mentre ci dirigiamo verso l’hotel, comincia a cadere un fitto nevischio, spero sia di buon auspicio per le giornate successive, ma nonostante le previsioni parlassero di neve, neanche un fiocco ci ha dato il benvenuto.
Prima di addormentarci, nella nostra calda e accogliente stanza d’albergo, progettiamo la giornata successiva e all’unanimità decidiamo di familiarizzare con il bus turistico (http://www.viennasightseeing.at/it/nc/hop-on-hop-off/ ), Cicerone immancabile dei nostri viaggi tra le capitali europee.
Al risveglio, ci da il buongiorno un cielo velato, ma non piove  e questo è un grande dono quando si è in vacanza. Indossiamo la nostra biancheria termica, i nostri maglioni, cuffie, sciarpe e guanti e ci immergiamo nella mattinata di un invernale venerdì viennese pre-natalizio. Scegliamo di non fare colazione in hotel, per la quale avremo speso circa 6 euro a testa e scopriamo ben presto l’eccellenza di tale decisione, poiché quasi accanto all’albergo, scorgiamo un locale della panetteria Back Werk, dispensatrice di paste e bibite calde e, per la modica cifra di circa 2.50 a testa, ci abbuffiamo di dolci buonissimi e beviamo un caldo cappuccino.
Sazi e curiosi, ci dirigiamo verso il centro città, utilizzando la linea rossa U1 che in tre sole fermate, ci condurrà al cuore di Vienna: la Stephansplatz (fermata metro omonima), la piazza gremita di uomini e carrozze trainate da cavalli, ai quali fa da cornice la maestosa chiesa di Santo Stefano.
Arriviamo giusto in tempo per salire sul bus turistico “Hop On Hop Off”, che per 14 euro a testa, ci permetterà di assaporare alcuni punti di interesse cittadini, consentendoci di scegliere quelli da visitare in maniera più approfondita (sarebbe stato possibile anche fare altri tragitti oltre quello da noi scelto, incluso il giro in battello sul Danubio, per 25 euro a testa, ma scegliamo di usufruire solo della rotta rossa, che ci porterà nel centro storico. Quello invernale, non è esattamente il contesto climatico adatto per godersi un’escursione sul fiume, poiché il freddo pungente, impedisce durante le giornate particolarmente “gelate” di godere appieno dell’esperienza.).
Indossati gli auricolari offerti dai ragazzi addetti alla vendita  dei biglietti del bus, sobbalziamo sui sedili per la colonna sonora che ci accompagnerà lungo il tragitto: il walzer viennese! Fantastico, come le informazioni fornite dalla guida (non avevo mai visto una così vasta disponibilità di lingue nell’ambito di un bus turistico! Mancavano  solo  i dialetti per coprire tutti gli idiomi del mondo!).
La Vienna che ci accoglie è assolutamente fantastica, palazzi d’altri tempi, piazze addobbate con luminarie natalizie, mercatini in ogni angolo. Bastano pochi minuti per respirare l’aria imperiale, per immaginare Sissi, Mozart o Freud che degusta la sacher nella caffetteria più rinomata d’Austria e parla di psicoanalisi. Che meraviglia! L’impulso è quello di scendere alla prima fermata utile, ma ci godiamo l’intero giro e alla sua conclusione ci addentriamo nelle vie da favola che abbiamo inizialmente solo scorto.
Partiamo da  Statsooper, il più celebre teatro di Vienna e raggiungiamo il quartiere universitario e il Rathaus, nei pressi del quale ci fermiamo e ammiriamo una distesa di bancarelle di legno affollata di acquirenti e venditori. È davanti a noi, il più grande mercatino natalizio di Vienna: il mercatino del bambin Gesù. Siamo estasiati: artigianato, dolci, zucchero filato in secchielli, brezel, candele ci circondano e ci affascinano, facendoci tornare bambini. È un paradiso di colori e profumi, di sapori e desideri: è la Vienna natalizia, quella che da anni sognavo di visitare.
Tra i vari bungalow di alimenti e prelibatezze, immancabili sono quelli dove è possibile acquistare il punch, alcolico caldo aromatizzato all’arancia, al rum e a tantissimi altri gusti. Vediamo tante persone curiosare tra le bancherelle, le quali tengono tra le mani la tazza con la bevanda (a quanto pare molto amata e consumata). Ci basta uno sguardo: nel pomeriggio, a stomaco pieno, il punch sarà nostro (ehm, non vogliamo ripetere l’esperienza fatta in Germania, di visitare lievemente alticci una cittadina (in quel caso fu quella di Würzburg), dopo la socializzazione con i tipici alcolici locali) !
Assaggiamo per pranzo un tipico pane fritto con facoltativa immersione nell’olio all’aglio (noi optiamo per la leggerezza e lo chiediamo senza): il Langos. Mai, stuzzichino fu più indigeribile! Ottimo sapore, ma sensazione simile ad un gargarismo di friol! In confronto le patatine fritte del McDonald e le pietanze dei ristoranti cinesi, ci sono apparse dietetiche. È stata una esperienza indimenticabile e la fragranza inconfondibile del Langos, ci ha accompagnato per tutto il viaggio, aggrappata alle nostre narici e ai nostri ricordi.
Ci perdiamo tra gli espositori e ci colpisce l’esposizione meticolosa e coreografica che caratterizza ciascun box. Tra le tante idee regalo, ci catturano dei profuma biancheria di forma sferica, la cui fragranza gradevolissima viene trasportata grazie alla mia fantasia e a quella del mio compagno, nei cassetti cagliaritani della nostra camera da letto. Ne acquistiamo una decina e li custodiamo nella borsa che ancora porta i segni olfattivi del trasporto.
Nel pomeriggio, come desiderato, assaggiamo il punch, al prezzo di 2,50 euro (più 2,50 euro di caparra per la tazza che lo contiene, rese alla sua restituzione). La sensazione offerta dal vino caldo è molto particolare, visto il clima, si rivela una dolce coccola per palato e corpo.
Che attimi indimenticabili. L’inverno viennese è davvero caratteristico e magico.
Proseguiamo la nostra passeggiata nel centro città e scopriamo con gioia, che ad ogni angolo è possibile trovare mercatini, nei quali, ovviamente ci fermiamo, per osservare, ammirare, qualche volta comprare.
Tra una bancarella e l’altra, così come per le strade, sono iper presenti i venditori di caldarroste, in veste di caldarrostai-venditori di patate arrosto!
In tanti si fermano e cediamo anche noi, per la “modica” cifra di 3 euro ricevo 7 castagne gigantesche ancora ustionanti. Le sbuccio tra le vie di Vienna e scopro con piacere il loro dolce sapore. Se non fossero costate quanto il viaggio in aereo, avrei senz’altro fatto il bis!
La città, offre ovviamente, anche grandi catene quali C&A, H&M, ZARA. Entriamo come di consueto e diamo uno sguardo alle tendenze austriache.
Ci rendiamo presto conto del fatto che il centro cittadino è facilmente percorribile a piedi, non è necessario utilizzare la metro, anzi, passeggiare tra le vie affollate dona una sensazione di piacere e benessere, forse, proprio per questo la serata vola e giunge al termine, costringendoci a rientrare in albergo. Durante la serata, usufruisco dei bagni pubblici, pulitissimi e curati, utilizzabili al costo di 50 centesimi di euro.
Pur con i buoni e civili propositi alle stelle, al momento di acquistare il biglietto per la metro, scopriamo che la macchinetta automatica non funziona e che il box con l’impiegato è chiuso. Proviamo perciò la sensazione in stile “only the brave”, di usufruire dei mezzi senza pagare il biglietto. Non mi capitava di viaggiare gratis dagli anni del liceo, durante i quali ero senza dubbio più incosciente e spavalda. Preoccupata all’idea di un eventuale controllo delle truppe dei controllori austriaci, attendo con ansia la fermata corrispondente al nostro hotel e spero che il giorno successivo, i biglietti siano acquistabili.
Al risveglio ci attendono un cielo limpido e un timido sole, che scalderà la terza giornata in terra viennese.
Colazione da Back Werk e acquisto del biglietto giornaliero per utilizzare i mezzi pubblici cittadino. Ci dirigiamo verso la KarlPlatz, altra culla di mercatini, che però, scopriamo, apriranno nel primo pomeriggio. Ci dirigiamo perciò a piedi verso il Belvedere, poco distante dalla Piazza.  Ampi giardini curati, nei quali i viennesi si dedicano alla corsa e all’esercizio fisico, opportunamente scaldati da abbigliamento sportivo termico. Anche nel Belvedere scoviamo un mercatino, che con piacere visitiamo e nel quale acquistiamo alcuni ricordi e pensierini per i nostri cari.
Tra i colori, le luci e le coreografie natalizie, le foto non mi sembrano mai abbastanza, il desiderio di scattare ad ogni angolo è forte e comincio a sentire la malinconia del rientro, da una vacanza veramente troppo breve.
Dal Belvedere prendiamo la metro, per raggiungere la famosa Ruota Panoramica (fermata Praterstern U1 rossa), sulla quale saliamo per 9 euro a testa. Accettiamo anche di farci fare una foto ricordo molto divertente, che acquistiamo per 9 euro (non aveva una cornice d’oro, ma io vado matta per queste stupidaggini!). Il panorama è fantastico e dall’alto scorgiamo un’altra ruota, che con piacere stimiamo più bassa e recente (noi siamo sull’originale, tutto il resto è una copia!).
Dopo l’esperienza circolare, passeggiamo all’interno del parco di divertimenti dove la ruota è posizionata e ci dirigiamo in una ampia zona verde poco distante, per godere del sole in questa fantastica giornata.
Pranzo in un locale di zona, a base di pizza (anche in questo caso, come nei precedenti, la nostra scelta è derivata dal fatto che siamo vegetariani e la cucina austriaca, non è esattamente adatta alle nostre abitudini alimentari), per un totale di circa 10 euro a testa, mangiamo discretamente, anche se, la possibilità di fumare all’interno dei ristoranti e i 10 fumatori nei pochi metri quadri del locale, ci hanno riportato indietro nei tempi bui italiani, durante i quali si rientrava a casa dopo una serata con gli amici, portando addosso una fragranza di ciminiera.
In serata torniamo ai mercatini di Karlplatz, che non solo sono aperti, ma anche particolarmente affollati! Ci accorgiamo subito che le bancarelle sono prevalentemente di oggettistica artigianale, acquistiamo qualche ricordo e poi ci scaldiamo con un buon kaiserpunch, questa volta, lasciamo ai ristoratori la caparra e portiamo via con noi la tazza, con cui ora beviamo le nostre tisane in Sardegna.
Il tempo è trascorso veloce e purtroppo giunge l’ultima giornata.
Dopo la consueta abbondante colazione, decidiamo di tuffarci di nuovo tra i mercatini, soprattutto per concludere gli ultimi acquisti e degustare uno spiedino di fette di banana, ricoperte di cioccolato bianco, che avevo adocchiato nei giorni precedenti, senza riuscire ad assaggiarlo. Tornare in Italia senza scoprire quel gusto indimenticabile, sarebbe stata una grande perdita in termini enogastronomici!
 È domenica 22 dicembre, i negozi sono chiusi, eccezion fatta per quelli di souvenir.
Ci dirigiamo poi verso Stephenplatz, nei pressi della quale si trova la Casa di Mozart, che visitiamo per 10 euro a testa. Le opere principali del compositore, costituiscono il sottofondo musicale di una visita molto, molto interessante e gradevole, alla conclusione della quale facciamo l’ultima passeggiata per il centro, prima di dirigerci in hotel (dove avevamo lasciato gratuitamente i bagagli), rinfrescarci  e infine raggiungere la fermata del bus della Slovakia Lines, che dalla Sudtirolerplatz (pressi cavalcavia, terminal C1), ci condurrà all’aeroporto di Bratislava.
Questa volta, essendo le 15, la luce ci consente di ammirare il panorama lungo il tragitto. Casette dal tetto spiovente, si susseguono nei vari paesini addobbati e in attesa del natale.
Che meraviglia!
L’aeroporto ci attende. Partiamo con circa un’ora di ritardo, poiché il freddo pungente causa la gelata delle ali del velivolo, che prontamente vengono scaldate con getti d’acqua. Due ore ci separano da Alghero e altre due da Cagliari.
Un viaggio emozionante, che seppur breve, ha lasciato un segno profondo nei nostri ricordi turistici.
Vienna si è rivelata accogliente, magica e il fatto di averla visitata a natale, ha senz’altro costituito quell’elemento differenziale in senso positivo, che ci farà sognare a lungo i mercatini, le vie illuminate, i colori, gli odori, i sapori di questo periodo dell’anno, esaltato dalla capacità austriaca di festeggiarlo.
In aereo, leggo che i mercatini di Strasburgo, esistono dal 1570 e che sono unici e famosissimi. La mia fantasia vola già al natale 2014!
Buon viaggio a tutti voi!
Silvia

(recensione pubblicata anche sul sito http://www.chimiconsigliaunviaggio.it)
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