Su Varsavia vestita a festa e sulla bellezza che ci ha donato.

Quello a Varsavia, è stato un viaggio pianificato per caso e prescelto per compatibilità con giorni liberi e voli diretti da Cagliari. Un viaggio assaporato lentamente, fatto di emozioni inattese, piacevoli scoperte, aspettative rispecchiate e superate dal vissuto. Un momento di condivisione tra sorelle. Come ogni viaggio, è iniziato con un decollo, alle 10 del mattino di un 2 gennaio isolano, ancora inebriato dalle festività appena trascorse.

Dopo un’ora e quaranta un po’ turbolenta, Anna ed io atterriamo a Modlin, aeroporto secondario della capitale polacca, ma non per questo meno vivo o accogliente rispetto a scali europei più ampi. Uscite dalla zona arrivi, riceviamo un fresco benvenuto siberiano, coreograficamente arricchito da leggeri fiocchi di neve.

Siamo attrezzate, avendo consultato le previsioni meteo prima della partenza e soprattutto essendo veterane di un invernale viaggio cracoviano, che nel 2017, ci accolse con -20 gradi, segnando a lungo termine la scelta dell’abbigliamento da mettere in valigia in certe circostanze. Identifichiamo senza problemi in un piazzale di sosta, il Modlin Bus, mezzo più comodo e veloce per raggiungere la zona della Stazione Centrale e del Palazzo della Cultura e della Scienza (nonché il nostro Hotel). L’acquisto dei biglietti online prima della vacanza, ci permette di prendere posto velocemente e di goderci il viaggio, che durerà circa 50 minuti ( https://www.modlinbus.com Sito ufficiale per acquisto online. È possibile comprare i biglietti anche nel gabbiotto ModlinBus dentro l’aeroporto o direttamente dall’autista, con una maggiorazione rispetto al prezzo offerto in internet).

È a questo punto della nostra esperienza, che iniziamo a ricevere richieste di informazioni in polacco, da parte dei locali. Prima sul bus, poi per strada, poi un po’ ovunque. Passanti che ci scelgono come supporto in situazioni di incertezza e che con foga pronunciano parole per noi incomprensibili. Appare chiaro fin dagli esordi della vacanza, che siamo perfettamente integrate nel contesto est europeo.

Giunte in città e salutato il Modlin Bus, sappiamo che il nostro albergo dista circa 350 m dalla fermata, ma dopo una estenuante e fallimentare ricerca visiva e annesso giro attorno al quartiere, cediamo al navigatore dello smartphone, scoprendo che il Metropol Hotel è proprio accanto a noi. Nevica. Forse le nostre prestazioni mentali sono alterate dalle temperature rigide.

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Dopo un rapido Check In e la richiesta di una mappa cittadina, prendiamo possesso della nostra stanza, che si trova al sesto piano. È molto ampia, silenziosa, calda e accogliente. Due bottigliette d’acqua gassata ci verranno offerte ogni giorno. Un balcone, ci permette di affacciarci su una vitale arteria stradale, animata da un via vai di auto, tram e persone, che restituiscono la popolosità della capitale. Per fortuna, chiusa la porta finestra ed entrate in camera, l’insonorizzazione ci separerà del tutto dal traffico e dai rumori esterni, consentendoci di riposare senza difficoltà.

Dopo esserci rinfrescate, siamo pronte a scoprire la città e soprattutto a cercare cibo. Preleviamo un po’ di Zloty e degustiamo un enorme panino in un locale di un centro commerciale, rimpiangendo di non aver avuto abbastanza energie per trovare un ristorante in cui ordinare immediatamente i Pierogi, piatto tipico polacco di cui andiamo ghiotte. Ma sappiamo che ci rifaremo nei giorni successivi e sentendoci sazie, ci dirigiamo verso il centro storico, per goderci la serata. Alle 16,30, la città è già avvolta dal buio, ma le luminarie natalizie, numerose e particolarmente suggestive, rendono l’atmosfera incantevole. Siamo completamente catturate da ciò che ci circonda.

Il navigatore ci conduce verso Stare Miasto, patrimonio dell’Unesco e quartiere storico cittadino.

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Durante la Seconda Guerra Mondiale, i bombardamenti distrussero completamente Varsavia, ma l’impegno e il desiderio di rinascita dei sopravvissuti, si tradussero nella ricostruzione puntuale dell’antica bellezza e attraverso l’utilizzo di fotografie e dipinti precedenti al conflitto, tutto è stato ricreato nei dettagli. Una ricostruzione meticolosa, lunga e faticosa, che ha condotto ad un risultato strepitoso. Dalle macerie, è rinata la vita.

Stare Miasto è un gioiello architettonico, un abbracciarsi di viuzze e case color pastello. Un susseguirsi di ristoranti, locali, negozietti e luminarie. Nella piazza del Castello, ci accoglie un maestoso albero di Natale decorato con cura, emblema della città in festa.Una coreografia di luci, è proiettata sulle pareti dell’edificio reale. L’impatto è intenso, spettacolare.

Poco distanti, sono allestiti i mercatini di Natale, in cui creazioni artigianali, prelibatezze locali, internazionali e vino caldo (che degustiamo senza indugio), accolgono i visitatori.  L’esposizione è di dimensioni contenute, ma molto caratteristica. Identifichiamo tutto quello di cui godremo appieno nelle giornate successive e proseguiamo la visita nel centro storico, tra abeti addobbati, decorazioni, ulteriori mercatini e una pista di pattinaggio sul ghiaccio.

Un forte vento glaciale, ci accompagna fino alla conclusione della serata. Folate improvvise di intensità esagerata, che schiaffeggiano i nostri volti, unica fetta corporea priva di schermata protettiva. Ma sopportiamo stoicamente, colpite più dalla bellezza che ci circonda che dagli eventi atmosferici.

Prima di rientrare in hotel, facciamo un po’ di spesa in uno dei numerosi Carrefour Express presenti in città. Lo scontrino, sarà testimonianza della differenza tra il costo della vita polacco e quello italiano. A Cagliari per gli stessi acquisti, avremmo speso il doppio.

In Hotel, prima di addormentarmi, mi affaccio alla finestra della camera e contemplo una Varsavia ancora sveglia e completamente imbiancata dalla neve che continua a cadere.

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Iniziamo la seconda giornata, con una colazione dignitosissima, nel rilassante clima della grande sala dove è allestito il buffet. La scelta dolce è varia e gustosa, il che, non è sempre scontato. Mettiamo da parte un apporto calorico (circa 6000 calorie a testa) che ben si adatti alle temperature e alle distanze che dovremo percorrere e, ormai padrone di strade e itinerari ci dirigiamo prima al Tourist Info poco lontano dal nostro Hotel per recuperare una cartina più precisa rispetto a quella che abbiamo, poi alla stazione centrale, per una mappa dei trasporti che non troviamo.

Inizialmente perplesse, ci rendiamo conto che una mappa dei trasporti non è necessaria, alloggiamo in un punto strategico, abbiamo i piedi: possiamo arrivare ovunque.

Ci dirigiamo verso Stare Miasto e abbiamo il privilegio di vederlo illuminato dal sole.

Tutto appare diverso rispetto alla sera precedente.

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I mercatini sono già colmi di visitatori. Mi sfilo uno dei guanti per scattare una foto e poco dopo, il congelamento della mano esposta, mi fa rendere conto di averlo perso. Ripercorriamo a ritroso il tragitto e mentre mi rassegno alla necessità di comprarne dei nuovi, percepisco un vociare polacco strillante e incessante, sempre più vicino al mio orecchio. Inizialmente, penso possa trattarsi dell’effetto di alcolici mal tollerati, ma l’insistenza del parlante, mi fa voltare e mi rendo conto che un gentile espositore, mi sta indicando il guanto perduto, poggiato su uno degli stand. Vorrei abbracciarlo, tanta è la mia gioia. Ha salvato la mia mano.

Ci immergiamo nelle stradine e ne scopriamo di nuove, ognuna portatrice di peculiarità e sfumature caratteristiche. Un vino caldo ci aiuta a tollerare con più ottimismo, la rigida temperatura. La ragazza che ce lo vende, vorrebbe aggiungere Rum o Vodka, ma decliniamo la proposta, accontentandoci di un blando alcolico adatto all’orario mattutino.

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Arriviamo al Barbacane (Barbican o Barbakan), una struttura difensiva cittadina che proteggeva l’accesso alla parte antica e ci innamoriamo di alcune opere di uno degli artisti di strada che espongono nella zona. Non esitiamo e ci regaliamo un piccolo ricordo, unico.

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Ci dirigiamo poi verso il quartiere Praga, separato dalla città vecchia dal Fiume Vistola. Attraversiamo un ponte in cui il forte vento è libero di sferzare sui nostri volti. Non sentivamo la sua mancanza.

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Raggiungiamo la meta e scopriamo una zona cittadina molto diversa da Stare Miasto, ma non per questo meno affascinante. Il quartiere Praga, un tempo malfamato si è col tempo rinnovato, diventando punto di incontro di artisti e piacevole zona dove trascorrere del tempo, ammirandone l’architettura. Famoso, anche per essere stato scelto da Roman Polanski come set privilegiato del Film Il Pianista.

Ci catturano i Murales, le zone verdi, l’ampia via del quartiere Stare Praga. Le caffetterie, i market e i negozi di alimentari. La quotidianità locale che ci passa accanto.

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Per pranzo, torniamo nella zona del Castello Reale e scegliamo di accomodarci in uno dei ristoranti della catena Zapiecek, rinomata per l’ampia proposta di Pierogi. Siamo affamate e ordiniamo entrambe i ravioli polacchi, accompagnati da una eccezionale birra locale.  Soddisfatte e sazie, anche per il costo minimo del lauto pasto (meno di 9 euro a testa per porzioni davvero generose), proseguiamo nella visita della città percorrendo la lunga e stupenda Nowy Swiat, dove le luminarie sembrano quasi intrecciarsi in una danza. L’esperienza è sinestesica. L’atmosfera è mozzafiato e ogni locale, negozio, ristorante, contribuisce con le proprie decorazioni a regalare un ricordo indelebile, di una Varsavia completamente immersa nelle festività invernali. L’odore dei ristoranti orientali si fonde con quello delle crepes e delle cioccolaterie. Siamo al centro di un intreccio di lingue e culture, tassello di un fiume di persone che come noi si gode una città spettacolare.

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Rientriamo in hotel, innamorate della capitale polacca.

Prima però, ci fermiamo come consuetudine in uno dei Carrefour Express cittadini e al momento del pagamento, intraprendo con una anziana cassiera una comunicazione surreale, in cui polacco e inglese, pur su binari diversi, raggiungono obiettivi comuni.

La mattina successiva, a colazione ci aspetta una selezione dolce di tutto rispetto: quattro torte differenti, tra cui addirittura cheesecake! L’ambiente è sempre distensivo, anche se ci sono più ospiti, probabilmente perché è venerdì e tanti turisti approfittano del weekend dell’Epifania per visitare Varsavia. Avvolte nei nostri indumenti termici, ci dirigiamo verso il Museo dell’Insurrezione e scopriamo un’altra fetta della capitale, animata da un via vai di pedoni, ciclisti impegnati in consegne, cani scaldati da cappottini, che affrontano con entusiasmo la passeggiata con i proprietari. Tutto intorno, palazzi e grattacieli.

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Giungiamo al Museo e usufruiamo della possibilità di lasciare i cappotti gratuitamente all’ingresso e ritirarli all’uscita. All’ esterno ci sono anche le cassette di sicurezza, nell’eventualità in cui si abbiano zaini o borse ingombranti. Il costo del biglietto è di 25 Zloty a testa.

La visita è toccante e ci consente di ripercorrere le principali tappe dell’occupazione tedesca e sovietica, la devastazione, i soprusi, fino al momento della rivolta. L’esposizione è curata e particolareggiata, le descrizioni sono in lingua polacca e inglese (la documentazione originale, spesso è anche in tedesco). Tante scolaresche seguono con interesse accompagnatori che parlano di ciò che è stato, di sofferenza e rinascita.

Suggerisco caldamente, questo percorso museale.

Dedichiamo la seconda parte della giornata alla visita del parco Lazienki, anch’esso raggiunto a piedi, con una lunga passeggiata sotto la neve incessante. Tutto attorno a noi, si imbianca rapidamente. Poniamo attenzione ad ogni passo, per evitare di scivolare e cerchiamo di portar via più ricordi possibili, di un paesaggio a cui nel Sud Sardegna, non siamo abituati.

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Il manto bianco che ricopre la superficie del parco, regala uno spettacolare gioco di luce e silenzio. La neve non frena famiglie con bimbi, runners e gruppi di amici che passeggiano lungo i sentieri alberati e fiabeschi. Ci godiamo il tempo che abbiamo e approfittiamo per scattare foto alla bellezza che ci circonda.

La serata avanza e si avvicina il momento dell’arrivederci. Per pranzare (o cenare, visto che gli orologi segnano le 16), ci avviamo verso il nostro adorato centro storico che raggiungiamo con una lunga passeggiata, usando come “navigatore„ d’eccezione il Palazzo della Cultura e della Scienza, fornitore gratuito di orientamento. L’edificio, dono dell’Unione Sovietica, spicca rispetto a tutte le altre costruzioni per via della sua altezza, è perciò utilizzabile come mappa in 3d, per capire dove ci si trova e come raggiungere i punti di interesse.

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Ripercorriamo la Nowy Swiat e ci fermiamo in un altro ristorante Zapiecek, dove la nostra aumentata fame è proporzionale ai pierogi divorati e alla birra sorseggiata.  La cameriera, appassionata di pizza e lingua italiana, resta stupita quando le chiedo una maxi porzione di ravioli, descritta nel menù come “porzione per il nonno” (quella per la nonna, prevedeva due pierogi in meno). Ma nei nostri piatti non resta nulla e nel ritirarli, capisce che non esageravo. Paghiamo circa 10 euro a testa e prendiamo anche due birre locali e acqua naturale.

Percorriamo di nuovo Stare Miasto, che ogni giorno affascina da angolazioni diverse. La pista di pattinaggio è affollatissima e tra twist e altre danze, fruitori di tutte le età si lanciano in corse sul ghiaccio.

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Acquistiamo gli ultimi souvenir e sospiranti per la conclusione di una vacanza bellissima, ci dirigiamo in hotel, sotto una neve ancora incessante.

La mattina della partenza, la sveglia ci costringe ad abbandonare i letti alle 2,40. Il nostro bus partirà alle 4,05 e il volo è previsto per le 7,15. Non so esattamente come e dove, ma trovo la forza di fare una doccia, chiudere la valigia e affrontare il check out. Sono le 3,40 quando ci lasciamo alle spalle l’hotel, ma Varsavia è illuminata a giorno e animata da persone di ogni età che incuranti dell’orario, passeggiano, lavorano per spalare la neve e chiacchierano con amici dopo una serata comune.  Direi che come sicurezza percepita ed effettiva, siamo a livelli molto, molto elevati.

Il bus parte puntualissimo e ci lascia nel piccolo aeroporto di Modlin, che alle 5 sembra un mercato rionale all’ora di punta, per attività commerciali aperte e presenze.

Dopo l’imbarco, le condizioni meteo rendono necessarie le procedure di rimozione del ghiaccio dall’aeromobile e l’utilizzo dell’antigelo, ma, mentre tutto viene effettuato con cura, anche la pista si ghiaccia e necessita di un intervento che ci permetta di decollare. L’intervento sulla pista, fa ricongelare l’aereo e a quel punto, in un ritardo di quasi due ore, vissuto sui sedili Ryanair, pare di stare in un trip senza via d’uscita (scongela l’aereo, scongela la pista, scongela l’aereo.. ).

Poi finalmente il decollo, un volo tranquillo e la nostra Cagliari.

Arrivederci Varsavia!

Se doveste avere bisogno di qualunque ulteriore informazione, sentitevi liberi di scrivermi.

E se avete piacere, di vedere altre foto di questa esperienza polacca, venite a trovarmi su Instagram, all’account/profilo silviatoaff.

Ben ritrovate, Norimberga e Baviera!

 

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Alle 3,40 il suono della sveglia sfratta me e Massi da un sonno conquistato faticosamente poche ore prima e appesantito da due gatti di oltre 5kg acciambellati sulle nostre cosce.

Un check-in dalle tinte albeggianti, accelera i pensieri e inquina irrimediabilmente la fase di rilassamento notturno. Se poi, nel mio caso, si aggiunge la gestione della simil-aerofobia, fatta di training e maledizioni, direi che il detto: “anche oggi si dorme domani”, calza a pennello.

Eppure, nel destarci e ricordare che ci attende una mini vacanza in Baviera e Franconia, tutte le energie vengono richiamate e ci ritroviamo ad affrontare i controlli di sicurezza all’aeroporto di Cagliari-Elmas, con i nostri zaini in spalla, liquidi separati e come sempre, emozionati prima di una nuova avventura. Nonostante siano le 5,30 del mattino, la folla al Security Check è da finale calcistica, tanto da farci temere di non arrivare per tempo all’imbarco. Fortunatamente, la fila è scorrevole e tutto avviene velocemente.

La randomica assegnazione dei posti Ryanair, sistema me in braccio al pilota e Massi vicino alla porta posteriore. Lo ammetto, non sono particolarmente loquace durante i voli, intenta a riflettere sul perché non mi sia stato concesso di amare l’alta quota con la stessa intensità sperimentata dalle assistenti di volo, però avrei fatto volentieri a meno di questa recente scelta aziendale.

A tratti, pare di stare in un vespaio, tanto è fitto il vociare di chi cerca di barattare il proprio sedile con quello di poveri viaggiatori singoli (o ritenuti tali) capitati vicino a qualcuno di conosciuto e quasi temo di incontrare lo sguardo di chi, un secondo prima del decollo, ancora cerca un modo per avere accanto a sé amici e parenti, proponendo perfino al copilota, di “scalare” per creare un effetto domino che riduca le distanze.

Ma mentre l’aeromobile sfreccia in pista e abbandona il suolo, cala il silenzio, finalmente. La tratta è per fortuna molto breve, poiché affronteremo uno scalo a Milano-Bergamo, quindi le ore di volo sono frammentate e ridotte.

Intorno alle 12, arriviamo a Norimberga.

La città riemerge prepotentemente nei nostri ricordi, costruiti in un viaggio indimenticabile datato 2013. Allora, conoscevo a malapena due vocaboli della lingua locale, ma  nell’incontrare una ragazza sarda che ci disse di essere in viaggio per rispolverare le sue conoscenze di tedesco, pensai che fosse giunto il momento anche per me, di coltivare una passione latente, posseduta da sempre. L’anno dopo decisi di iniziare un corso in Italia e nel 2015 di partire per Berlino per migliorare e consolidare quanto appreso.

Anche per questo, Norimberga è sempre stata custodita nei cassetti più cari della mia memoria. Una sorta di imprinting per una delle esperienze più importanti della mia vita e che proprio la mia vita, ha segnato profondamente.

Compriamo due biglietti per la metro e ci dirigiamo ai binari della U2, per raggiungere l’Ibis Nuernberg City am Plaerrer.

Scegliamo di scendere alla Stazione Centrale, distante circa dieci minuti a piedi dal nostro albergo. Una passeggiata rigenerante e rinfrescante (la primavera non è ancora arrivata in città), durante la quale un ragazzo, probabilmente intuendo che non siamo del luogo, si propone di aiutarci. Parla in inglese, ma convinta lo faccia solo per agevolarci (atteggiamento tipico dei tedeschi particolarmente gentili) e soprattutto desiderosa di rimpolpare la mia parlata, gli rispondo in tedesco.  Lui mi guarda perplesso e spiazzato, scoprirò poco dopo che si tratta di un figlio dell’Erasmus, anglofono, che è rimasto a Norimberga per lavoro, ma che non ha alcuna conoscenza della lingua locale. Proseguiamo perciò nel parlare in inglese, fino a che, ci indica un hotel, convinto si tratti del nostro.  In realtà non ha la minima idea di dove accompagnarci ed eccedendo in gentilezza, pur di non ritrattare, ci conduce in angoli cittadini assolutamente casuali, che per fortuna, non ci impediscono di raggiungere la reale destinazione.

L’Hotel si rivela assolutamente all’altezza delle aspettative.  Alla reception veniamo accolti con ampi sorrisi e autentica gentilezza e soprattutto con un melodioso tedesco, nel quale mi tuffo in pieno. In più, ci concedono di prendere possesso della stanza due ore prima rispetto all’orario previsto per il Check-in, possibilità particolarmente amata dalle nostre stanche membra, attive dalle 3,40.

Riposiamo due ore, prima di avventurarci alla riscoperta del centro storico. Ci immergiamo nelle Mura, poco distanti dal nostro alloggio, che custodiscono la storia di questa cittadina e fungono da confine tra l’antico e il moderno.

Come accennato qualche riga fa, è prematuro parlare di primavera. Il freddo è ancora pungente, a tratti bipolare, con un sole che timidamente si affaccia dalle nuvole, per poi scomparire in un intenso grigio, che sembra portare temporali, ma non concretizza, per nostra fortuna, la minaccia.

Percorriamo le vie pedonali, fino a raggiungere la Piazza del Mercato. Notiamo che tante bancarelle e chioschi vengono allestiti, in occasione del mercatino di Pasqua, con il quale avremo la grande fortuna di familiarizzare prima della partenza.

Proseguiamo verso il Castello, per assaporare la veduta sulla città, sui suoi tetti spioventi, sulla ruota panoramica in lontananza e sulla torre della televisione. Ci avvolgiamo in calde sciarpe, proteggiamo la testa con le cuffie e ci perdiamo nel contemplare.

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Pensando a ciò che è stato e a ciò che potrebbe essere, se davvero facessimo quel passo che portiamo dentro da tanto tempo, ma che le attuali condizioni rendono davvero difficile.

Ogni volta che trascorro del tempo nella mia amata Germania, ho la sensazione di sfiorare la persona che desidero essere davvero, la parte di me più appagata e serena, che spesso vive nel buio e nel timore.

Mano nella mano, arriviamo nella zona della casa di Albrecht Dürer, che scopriamo essere luogo di ritrovo per tanti giovani e famiglie, accompagnati dai loro quattro zampe. Tutti, sono seduti per terra a sorseggiare boccali di birra e non impieghiamo molto ad imitarli, spingendoci anche oltre e raggiungendo un ristorante bavarese dove, vista sulla piazza, ceniamo e ci rilassiamo, spendendo circa 12 euro a testa.

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Non abbiamo energie per affrontare una eventuale movida notturna, la sveglia alle 3,40 è un pesante zaino colmo di pietre che aleggia sui nostri corpi stanchi e ingobbisce le nostre forze. Ripercorriamo il centro storico per ritornare in Hotel e parliamo di quanto sia stata intensa la giornata, seppur faticosa.

Al risveglio scegliamo di fare colazione in albergo, un piccolo regalo per noi, al “modico” costo di 11 euro a testa.  Tanta scelta per Massi che ama il salato, io mi organizzo con dolci e familiari. Dopo aver spazzolato mezzo buffet e accumulato riserve caloriche che ci permetterebbero di affrontare un trimestrale letargo, ci dirigiamo alla Stazione Centrale, a piedi, per concretizzare gli itinerari pensati per la giornata.

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Prendiamo un treno regionale per Bamberg, sfruttando il Tages Ticket acquistato alle macchinette, che per 19,70 euro totali, permetterà ad entrambi di viaggiare illimitatamente, nella zona distrettuale di Nürnberg, sia sabato che domenica. Se avessimo avuto quattro figli, avrebbero viaggiato gratis anche loro, ma per questa volta passiamo (e probabilmente anche per le prossime trenta o quaranta).
Un’oretta di viaggio e giungiamo a destinazione.

Bamberg è ancor più bella di quanto ricordassimo. La visitammo d’estate e ci conquistò completamente, per questo non fatichiamo a destinare una giornata al rivederla.
Ci godiamo il suo centro storico, i suoi ponticelli paralleli, il Duomo e la parte alta.

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Ci perdiamo tra le viuzze, il mercatino allestito in una delle piazze cittadine e respiriamo il passaggio dell’inverno che anche qui, sferza un colpo di coda e della primavera che scalcia per trovare spazio.
Quanto amo la Baviera. Non riesco a stancarmi di questi luoghi.
Per sfruttare al meglio il Tages Ticket, prima di arrivare alla stazione centrale di Norimberga,  facciamo tappa a Erlangen  e scopriamo una cittadina in piena festa di “primavera”, che ci regala un ulteriore mercatino, un centro storico carinissimo e due dolci pasquali che compriamo in panetteria, emulando alcuni anziani locali, in fila prima di noi. Ogni scusa è buona per riuscire a parlare in tedesco e il confronto con negozianti e commessi, resta una delle occasioni migliori.
Spazzoliamo le bontà in una panchina sotto qualche timido raggio di sole.

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Erlangen è una cittadina viva, probabilmente per la presenza massiccia di giovani universitari, la scopriamo per puro caso, scegliendola unicamente perché ci colpisce il suo nome e ciò che scorgiamo dai finestrini del treno.

Ci stupiamo nel trovare un viale di negozi e punti ristoro, caffè e lo percorriamo mano nella mano, respirando gli aromi della cucina tedesca che abbraccia quella orientale.
Approfittando dei negozi aperti, facciamo un po’ di shopping, qualche dono per i nostri cari (il trovare un carillon per mia madre, che li colleziona, mi rende felicissima), calze per Massi e qualche altro sfizio.
Siamo completamente a nostro agio.

La giornata volge al termine, ceniamo e rientriamo in Hotel, portando con noi il benessere che i momenti vissuti ci hanno regalato.

Il giorno successivo, direzione Regensburg (Ratisbona), dopo una colazione che fungerà anche da pranzo pasquale.
Per raggiungere la cittadina, non inclusa nel raggio del Tages Ticket, acquistiamo alle macchinette della stazione centrale, il Bayern Ticket per due persone, al costo di 31 euro, con il quale, abbiamo la possibilità di utilizzare  Ubahn, Sbahn, tram, bus e treni regionali, nell’intera Baviera. Nel 2013, ci spingemmo fino a Monaco con questa opzione e fu davvero conveniente. Regensburg è sullo stesso percorso, ma raggiungibile in circa un’ora e mezza.

Per altro, vogliamo goderci anche un po’ dei mercatini pasquali di Nürnberg, ci accontentiamo perciò dei paesaggi che scorgiamo all’andata e al ritorno (per quest’ultimo, scegliamo una tratta con più fermate, proprio per familiarizzare con più paesini, catturare immagini bavaresi, ed eventualmente, scegliere di scendere senza aspettative e rimanere stupiti, come nel caso di Erlangen).
Dalla stazione centrale di Ratisbona, raggiungiamo il centro storico in circa dieci minuti di passeggiata, con un fitto sottofondo di cori da stadio, che provengono da un’ala di binari affollata da tifosi (che partita ci sarà?). La polizia è schierata per evitare eventuali disagi e ci indica la strada per evitare incontri ravvicinati con gli appassionati di calcio.
La cittadina è densa di una storia rimasta intatta e non è stata devastata dalla guerra,  esperienza vissuta da Berlino e da tante altre città tedesche.

Vicoletti, strade acciottolate, addirittura una porta Pretoria che ancora resiste in parte, tra abitazioni private e ristoranti.
L’imponente Duomo, purtroppo circondato da lavori in corso e  i meravigliosi ponti che si affacciano su un Danubio parecchio arrabbiato, ma sempre suggestivo. Il vento è talmente trainante, da condurre le anatre a 50km/h senza che esse facciano alcuno sforzo fisico: una danza di code e zampe palmate.

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Tanti giovani locali, corrono e si allenano, nonostante le temperature ancora rigide e qualche irruzione piovana. Noi siamo sommersi da strati di sciarpe e maglioni e travolti da folate di vento improvvise quanto brevi.
Ci godiamo tutto il godibile, poi riprendiamo il treno per salutare Nürnberg e lo facciamo nel migliore dei modi, tra mercatini pasquali, tazze di caldo Frankenwein (cugino primo del Gluehwein) e patatine fritte, tra ponticelli e oggettistica artigianale, proprio come piace a noi.

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Un arrivederci come si vede.
Il vino ci dona tepore e una discreta allegria che ci fa immergere completamente nel clima festoso.

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Come ci capitò nel 2013, salutiamo questa cittadina appagati da ciò che ci ha concesso e malinconici, all’idea di dovercene separare.

Torniamo a casa, dopo una lunga giornata tra aeroporti bavaresi e lombardi, carichi e soddisfatti per questa esperienza breve, ma veramente intensa.

 

Tschüss Nuernberg! Bis bald!

Di presagi e imprevisti, tra Svizzera e Francia (L’antipasto).

“Ma la Svizzera non è MOLTO cara?”

Mi chiede perplesso Massi quando gli propongo di scegliere Ginevra, come base per il nostro viaggio di fine estate.

“Amore mio, sono solo voci di corridoio, fidati di me! Cagliari è più costosa!”

Rispondo, attirata dalla tratta diretta Easyjet e dai “soli” 60 euro AR  per le date perfette per i nostri programmi.

Orari di decollo non particolarmente rilassanti, soprattutto le 6.30 del volo di ritorno, ma l’adrenalina in ascesa all’idea della vacanza, ci rende temerari: ce la possiamo fare, faccio i biglietti!

Nella scelta dell’hotel, l’originaria domanda di Massi aleggia spavalda e inizia a trovare risposta affermativa.

Devo escludere una buona fetta di strutture, accessibili solo post vincita al Super Enalotto o eredità milionaria. Depennati poi, ostelli con bagni in comune e letti a castello in dormitorio, nei quali faremmo lievitare esponenzialmente l’età media e ci offrirebbero un deambulatore e un semolino, trovo per fortuna un hotel perfetto, praticamente in pista di atterraggio per vicinanza all’aeroporto ma perfettamente collegato con il centro città, economicamente accessibile grazie ad un mega sconto a me dedicato, per il ruolo di utente Genius su Booking.com.

Risolte le faccende di volo e alloggio, mi dedico all’esplorazione su mappa dei dintorni di Ginevra, per organizzare gite ed escursioni, di cui andiamo ghiotti. Scopro con grande piacere che nella confinante Francia, tanti borghi possono essere raggiunti con i treni veloci.  Scelgo Annecy e Chambery, descritte sul web come meravigliose e distanti solo poche decine di chilometri dalla nostra base.

Faccio i biglietti di viaggio online, previa verifica serietà del sito che li emette (https://www.trainline.it/), uso paypal per ogni evenienza e in pochi minuti ho già in mano i documenti di viaggio stampati.

Non ci resta che attendere la data di partenza.

Alle 6,30 del 18 agosto, siamo su strada per raggiungere un parcheggio privato nei pressi dello scalo aeroportuale cagliaritano, purtroppo rallentati da un mezzo addetto al ritiro rifiuti e produttore di una fragranza di tutto rispetto,  che ovviamente abbraccia il nostro abitacolo.

Massi ed io ci guardiamo: sarà un presagio?

Il parcheggio si rivelerà eccellente e molto conveniente rispetto al taxi, in un orario nel quale non si ha il coraggio di disturbare qualcuno per avere un passaggio (https://www.parkingo.com/parcheggio-aeroporto-cagliari-elmas), lasciamo l’auto in custodia e una navetta ci conduce alle partenze.

Decolliamo in orario e il volo (con mia immensa gioia) sarà brevissimo, circa un’ora e venti.

Se non fosse stato per l’alito pestilenziale della signora seduta accanto a me, in stile bomba chimica, sarebbe stata una tratta rilassante e piacevole, con vista sulle Alpi.

Un cugino del presagio precedente? Mi chiedo.

Dopo l’atterraggio, seguiamo il lungo tragitto verso l’uscita.

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Chi è diretto in città, può prendere nella zona in cui vengono consegnati i bagagli (accanto alla porta, sulla sinistra), un biglietto Unireso che consente di usufruire dei mezzi pubblici nella zona 10 (gran parte di Ginevra), per circa 80 minuti, la validità comincia dopo l’emissione.  Purtroppo ci tratteniamo  troppo a lungo in aeroporto per poterne usufruire e siamo costretti a spendere 3 franchi a testa per due biglietti da utilizzare per il bus n.23,  che in 40 secondi ci condurrà al nostro Nash Airport Hotel (il presagio prende forma?).

Ad accoglierci alla reception, troviamo una simpaticissima e cortese ragazza romana, che ci fornisce informazioni utili, una mappa della città, una dei trasporti e soprattutto due biglietti che ci permetteranno di  utilizzare gratuitamente tutti i mezzi pubblici nella zona 10 per l’intera durata del soggiorno.

La stanza è veramente carina e pulita. L’iniziale temperatura è polare, perché gli addetti alle pulizie hanno dimenticato l’aria condizionata accesa e selezionata a  circa 15 gradi. Ma stemperiamo in pochi minuti.

Bollitore con tè e caffè in omaggio e due bottigliette d’acqua ugualmente offerte.

La vista è sulla pista di decollo e mi affascina il continuo fluire di aerei diretti in tutte le parti del mondo. Easyjet fa da padrona, con frequenza di decollo di almeno una volta ogni tre minuti.

La mia ambivalenza quando si tratta di volo, si palesa anche in questo. Detesto essere protagonista diretta di un viaggio aereo e nonostante la mia affinata capacità di gestire mentalmente l’ansia, il mio corpo diventa altro da me, reagendo in solitudine (tra sudorazione e pallore), mentre io sono convinta di essere rilassata.  Ma, trascorrerei ore ad ammirare decolli e atterraggi e i velivoli in rotta verso luoghi e culture, mi donano un senso di pace totale.

Mi incollo alla finestra e ammiro il susseguirsi dei giganti alati, fin quando un temporale corredato di tuoni, fulmini e apocalisse, irrompe improvvisamente e procrastina la nostra prima uscita in città.

Sarà il trisavolo del presagio? Mi chiedo.

Dopo tre quarti d’ora torna il sereno.  Siamo pronti a scoprire Ginevra!

I parenti del presagio, si faranno vivi?

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Di Alghero, Castelsardo, Stintino, Bosa e della loro assoluta bellezza.

C’è il  travelblogger che cura quotidianamente il proprio spazio virtuale, quello che ha già calendarizzato almeno trenta mete sparse sui cinque continenti, con possibilità di estendere gli itinerari verso Marte, nel caso in cui la tratta si renda disponibile.  Poi ci sono IO: caotica, procrastinatrice seriale e accumulatrice compulsiva di appunti di viaggio scritti a mano, che restano su carta.

Anche se l’ordine cronologico nei miei racconti è ormai una chimera e l’ultima esperienza sta per saltare la fila, rubando la priorità ad Olanda e Corsica (che attendono rispettivamente da 7 mesi e da un mese), oggi, Crodino Twist alla mano, il desiderio di scrivere ha raggiunto finalmente la massima intensità. E, per la prima volta, racconterò della Sardegna, della MIA Sardegna.  L’isola della mia vita e nella mia vita, con cui ho da sempre un rapporto ambivalente.

Approfittando dei giorni di vacanza legati al ponte del 25 aprile, prenoto due notti ad Alghero, senza alcuna pianificazione anticipata su eventuali itinerari fuori città.  Saremo Massi ed io, liberi di decidere seguendo il flusso del nostro stato emotivo.

Partiamo da Cagliari il 22 aprile, in auto, intorno alle 13. Solo in casi eccezionali siamo viaggiatori da alba e primo mattino. Ci piace svegliarci con calma, accudire i  mici e prepararli alla  nostra assenza, verificare di non aver scordato nulla e soprattutto, quando affrontiamo spostamenti regionali dal Sud al Nord Sardegna, amiamo pranzare presso l’Autogrill al bivio per Tramatza, che offre un ristorante self service, ormai TIU (tappa iniziale ufficiale) delle nostre vacanze “domestiche”.

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Raggiungiamo Alghero dopo circa tre ore.

L’hotel (http://www.hotelriviera-alghero.com/) è a pochi passi dal lungo mare, accogliente, non troppo moderno, ma dotato di tutti i comfort legati al piacevole esito di un soggiorno.

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Prendiamo possesso della stanza, ci rinfreschiamo e subito ci dirigiamo verso il centro storico, raggiungibile con una piacevole passeggiata attraverso il lungo mare.

Il clima è fresco, tipicamente primaverile, i chioschi con vista sono tantissimi e non resistiamo. Ci accomodiamo,  per goderci lo spettacolo di un sole che si avvia al tramonto e sorseggiamo un aperitivo, rivolti verso l’azzurro delle onde. Ci rilassiamo come non capitava da tempo, progettando tappe di vita.

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Proseguiamo poi verso la parte antica della città, attraversando un carinissimo mercatino di artigiani e creativi allestito proprio sul lungomare.

L’Alghero storica ci accoglie tra vicoli, gelaterie e negozietti, in un susseguirsi di viuzze allestite nell’attesa della tappa del Giro d’Italia prevista in città, con  biciclette e ruote rosa che divengono coreografia  e incuriosiscono gli occhi dei visitatori.

Scorgiamo negozi di caramelle e ne sentiamo il profumo,  gli esercizi commerciali dedicati al corallo, alla sua lavorazione e quelli dove vengono proposti i prodotti enogastronomici tipici.  Ristoranti e pizzerie, si preparano alla imminente ora di cena. Ad un Info Point, una sorridente impiegata mi fornisce una mappa della città, allegata ad una cartina della Sardegna, quest’ultima in particolare si rivelerà molto utile.

Massi ed io, mano nella mano, godiamo della calma, dei profumi, dei colori e seguiamo le indicazioni per raggiungere il bastione panoramico: immenso, mozzafiato. Restiamo affacciati a scrutare l’infinito, persi nel blu dell’acqua e nel rosso del tramonto.

Decidiamo di cenare con un mega gelato a tre gusti, al porticciolo.

Prima di addormentarci, stabiliamo, cartina dell’Isola alla mano, di dedicare il giorno successivo alla visita di Castelsardo e Stintino.

Il risveglio è addolcito dalla strepitosa colazione proposta dall’Hotel.  Addolcito letteralmente, non in senso metaforico, per me che divoro qualsiasi amico della glicemia alta. Torte di ogni genere, marmellate, creme al cioccolato, croissant, pastine, reparto salato per i più coraggiosi con uova, cetriolini, formaggi etc. , succhi, bevande calde, frutta. Mangiamo come fosse l’unione tra Natale e Pasqua e la sazietà sarà nostra compagna  fino all’ora di cena, viste le calorie ingurgitate in stile “Vite al Limite” precedentemente al Bypass gastrico.

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Prima di dirigerci a Castelsardo, trascorriamo un po’ di tempo sulla spiaggia algherese nei pressi del nostro hotel, nella quale sono in corso le operazioni di rimozione delle alghe in previsioni della stagione balneare. Proprio questo, ci porta a riflettere e scopriamo grazie ad una ricerca su internet che l’etimologia del nome cittadino sembra derivare proprio dalla Posidonia che si deposita sulla sabbia.

Ci mettiamo poi  in macchina e cerchiamo di raggiungere Castelsardo. A circa metà strada dobbiamo chiedere indicazioni a più persone, ma la fatica è valsa la pena.

Il borgo è da cartolina, piccolo promontorio di abitazioni colorate, che si specchia su un mare cristallino.

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Parcheggiamo all’ingresso del centro abitato e scopriamo a piedi una parte storica spettacolare, che ci condurrà verso il castello, punto più alto. Per visitare il castello, il museo dell’intreccio allestito al suo interno e le terrazze panoramiche, paghiamo 3 euro a testa. Una cifra fin troppo esigua rispetto alla bellezza sconfinata di ciò che ci aspetta.

Tutta la costa nord occidentale è davanti ai nostri occhi, il vento è altalena per gabbiani che planano a pochi metri da noi e offrono coreografia sonora.  Meraviglia assoluta.

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Riusciamo a scorgere sul tetto di una abitazione poco distante, dei grigi gabbianelli appena nati, che timorosi seguono trotterellando l’adulto di riferimento, protettivo e guardia.

Visitato il museo, ascoltato un documentario sulla storia di Castelsardo dominata e mutata nel corso dei secoli, riprendiamo le viuzze della parte antica e facciamo sosta in un piccolo bar, dove sorseggiamo un aperitivo (come già detto, la parola “pranzo” è stata bandita dopo la colazione) e godiamo ancora della vista sul mare.

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I gabbiani sono ovunque, maestosi e in attesa di ricevere parte del pasto dai clienti dei bar e dei ristoranti.

Prima di salutare questo gioiello del nord Sardegna, acquisto un blocchetto in un negozio di souvenir (mi servirà per gli appunti di viaggio), dove ci vengono offerti anche del mirto e dei dolcetti tipici. Ad usanza del luogo, non si dice no! Erano ottimi!

Raggiungiamo Stintino con facilità e ci dirigiamo verso la Spiaggia La Pelosa.

Restiamo senza fiato. Tutte le tonalità tra il blu e l’azzurro vengono custodite nelle acque del paradiso che si trova davanti ai nostri occhi. Un’ oasi di rara bellezza, dove coraggiosi turisti, affrontano i primi bagni di stagione. Ammetto di averli un po’ invidiati, se avessi avuto il costume, avrei superato il timore legato alle temperature e forse avrei vissuto una delle esperienze più belle della mia vita. Ci accomodiamo su uno scoglio e contempliamo le onde cristalline, progettando una nuova gita che abbracci anche L’Asinara, davanti a noi.

Dopo aver fatto il pieno di scorci da cartolina, riprendiamo la strada verso Alghero.

Una passeggiata sul lungo mare, animato dalla musica dei chioschi, ci conduce verso la pizzeria che sfamerà i nostri stomaci non più annegati nella colazione.

La giornata successiva faremo il check out, ma abbiamo un’altra gita in programma: Bosa ci aspetta.

Il pensiero di fare colazione come il giorno precedente, ci desta presto. Corriamo nell’area dedicata e mettiamo da parte riserve caloriche da freddo polare. Indimenticabile coreografia nel cappuccino, mi viene regalata da Antonio, simpaticissimo addetto alle colazioni.

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Effettuato il check out, salutiamo il lungo mare e ci dirigiamo verso Bosa.

Bosa, città d’arcobaleno, di abitazioni colorate e dalle mille sfumature storiche.

Città da percorrere a piedi, tra salite, scale, tra profumi di soffritti e sughi, città della malvasia. Città del Castello Malaspina, sulla cima del colle Serravalle, la cui visita (al costo di 4 euro a testa), ci ha regalato un’ ulteriore vista mozzafiato,  sul verde, sul fiume Temo, sul mare. Tutto il bello del mondo è stato davanti ai nostri occhi.

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Ci fermiamo in un bar prima di ripercorrere le vie della parte antica e godere del riflesso colorato delle abitazioni che custodiscono la storia della città. Passeggiamo lentamente, vogliamo portare via con noi queste immagini indelebili. Due mici riposano all’ombra, davanti a loro un contenitore con spaghetti al sugo, ne mancano parecchi, deduciamo che la dieta mediterranea è di loro gradimento.

Nel lungo fiume, ci immergiamo nel Festival della Birra, che abbiamo avuto la fortuna di trovare allestito durante la nostra visita. Facciamo qualche acquisto, camminiamo fra gli stand e il tempo scorre fino a quando riprendiamo la strada di casa.

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Percorriamo i chilometri che ci separano da Cagliari, con la pienezza donata dall’esperienza appena conclusa. Con la bellezza concessa dalla nostra Isola, il cui fascino ha invaso i nostri sensi e ha accresciuto il desiderio di scoprirla e riscoprirla ancora e ancora.

Ho voglia di visitare altri borghi, di leggere altre storie, di sentire altri profumi.

E spero accada presto.

 

 

 

Di cannella, arancia e Mercatini di Natale (tra Francia, Germania e Belgio)

I Mercatini vanno raccontati quando il ricordo è ancora “caldo”, caldo come il vino sorseggiato tra le bancarelle addobbate e le luminarie del fine serata.  Caldo come l’aroma di cannella, arancia e come il cioccolato fuso che crea un sentiero  sui Waffle, abbracciandone le forme.

I Mercatini sono l’aspetto natalizio che amo maggiormente (direi anche l’unico), portatori di atmosfere fiabesche  e ornamenti preziosi della stagione invernale.

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Per questo, Massi ed io, abbiamo scelto di ritagliare un piccolo spazio tutto nostro, uno spazio importante, quasi in concomitanza con il nostro primo anniversario di matrimonio, che ci permettesse di assaporare ancora una volta l’incanto natalizio di paesi un po’ più a Nord rispetto alla nostra isola.

Organizzo il tour circa due mesi prima della partenza, partorendo un progetto discretamente ambizioso, ma senza dubbio fattibile per chi come noi, ama profondamente viaggiare: tre nazioni in cinque giorni utilizzando gli efficienti treni  veloci tedeschi e francesi.

Cagliari, nostra città natale, offre ormai pochissime opportunità di voli diretti lowcost, ma non mi arrendo. Scelgo Bruxelles Charleroi come punto d’arrivo e pernottamento e valuto quali mete sono raggiungibili con tragitti ferroviari.

Vincitrici saranno Lille, Colonia e la meravigliosa Bruges, che rivedremo per la terza volta (Massi ironizza sulla possibilità che ci possano dare la cittadinanza per la costante presenza in Belgio).

Data di partenza: 5 dicembre 2016, un tiepido lunedì cagliaritano che si evolve in un rigido fine serata belga.

Due ore e mezza di volo ci conducono a Charleroi, dove ormai ci destreggiamo con familiarità. Raggiungiamo il Bus Shuttle che ci porterà in circa 40 minuti a Bruxelles MIDI (la fluidità della circolazione stradale riduce i tempi del tragitto, che solitamente è di circa un’ora), da cui il nostro Hotel dista meno di 5 minuti di camminata (scelta strategica, in vista dei viaggi in treno che caratterizzeranno le giornate successive).

L’albergo è il Nekotel  (http://nekotel-concept-art-hotel-brussels.hotel-ds.com/it/), 180 euro per 4 notti e da me recensito al rientro a casa con punteggio ottimo.  La nostra camera (506) era silenziosa, pulita, con una WiFi eccellente e dotata di tutti i comfort per noi importanti.  Nei pressi della Reception, due distributori automatici di bevande calde e snacks, utili fornitori di zuccheri al mattino (costo medio 1 euro a prodotto).

Prendiamo possesso della nostra stanza a tarda notte e un sonno rigenerante ci culla verso il nostro primo, vero giorno di viaggio.

A Cagliari, una volta scelte le mete, avevo acquistato i biglietti dei treni nel sito ufficiale delle ferrovie del Belgio (https://www.belgianrail.be/) . La nostra prima tratta sarà con L’Eurostar  da Bruxelles e la seconda con il Thalys  da Lille, per circa 50 euro a testa.

Mentre verifichiamo l’orario di partenza al tabellone di Gare du Midi, un impiegato ci offre sorridente aiuto, che accettiamo per chiedere conferma su alcuni dubbi. Sarà lui a spiegarci che per il treno verso Lille (con capolinea a Londra), è necessario affrontare un check in. Corriamo verso la zona preposta al controllo e solo allora ci rendiamo conto di quanto siano rigide le verifiche di sicurezza per la nostra tratta. Bagagli ispezionati e metal detector come negli aeroporti, attesa del treno in una stanza “ghetto” e grappoli di agenti della sicurezza che prima della partenza effettuano ripetute verifiche all’interno e all’esterno dei vagoni. Ci colpisce il cambiamento post attentati di Parigi e Nizza, lo comprendiamo e lo accettiamo, anche se ha l’ambivalente esito di farci sentire sicuri da un lato, ma di acutizzare i pensieri d’ansia dall’altro.

Prendiamo posto sui nostri sedili e in trenta minuti raggiungiamo la cittadina francese (stazione Lille Europe). Dieci minuti di camminata ci separano dal centro storico cittadino. Non siamo mai stati a Lille e siamo molto curiosi.

Individuato un Info Point, prendiamo una mappa che ci permetta di orientarci e soprattutto identificare le postazioni dei Mercatini natalizi. Percorriamo viuzze cui fanno da coreografia bar, ristorantini, vetrine che espongono saporiti prodotti locali e quasi subito, cominciamo a sentire profumo di cannella, formaggio fuso, dolci e fritti: il mercatino è davanti a noi! Casette in festa che si susseguono tra luci e colori.

Una guardia verifica il contenuto delle nostre borse prima di farci entrare e conferma la rigidità dei controlli.

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Tanti artigiani espongono le loro creazioni, passeggiamo mano nella mano e scegliamo qualche pensierino da portare ai nostri affetti. Ma al di là degli acquisti, ciò che maggiormente ci attrae, è la casetta da cui sgorga il Vin Chaud (cugino del tedesco Gluehwein), dolce vino caldo arricchito con arancia e cannella. Non esitiamo e prendiamo il primo bicchiere della nostra vacanza.

Quello che amo dei mercatini, è la condivisione degli spazi comuni durante le degustazioni. Massi ed io, sorseggiamo in un tavolo  l’amabile fruttato caldo, accanto a una coppia che sorseggia una meno amabile zuppa di cipolla, discretamente aromatica.

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Proseguiamo il percorso tra gli espositori, fino all’uscita del mercatino e ci addentriamo nella Vieux Lille, centro storico cittadino e gioiello d’architettura, cartolina inalterata del passato. La Grand Place ci accoglie con una maestosa ruota panoramica e l’imponente albero di Natale.

La giornata prende vita col passare delle ore e sappiamo che dopo il tramonto, con le luminarie accese, sarà davvero uno spettacolo indimenticabile. Osserviamo tutto e scegliamo di sederci a prendere un cappuccino e un dolce in un Bar della zona, per scaldarci un po’ e ritrovare energie dopo ore di camminata. I gestori sono di rara gentilezza e anche se non c’è grande spazio di manovra con l’inglese o con il tedesco (è giunta l’ora di studiare il francese!), riusciamo comunque a comunicare e beviamo un buonissimo cappuccino aromatizzato alla nocciola, accompagnato da due dolci deliziosi.

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Salutiamo e ci rituffiamo in una città che scopriamo più viva e affollata, tra musiche e caldarroste, sorrisi di bimbi che corrono e la ruota che colora la piazza con le sue luci.

Che meraviglia.

Ultima tappa, una libreria nella quale godiamo del panorama di Lille dall’alto. Prima dei saluti e di tornare in stazione, prendiamo un cono extra large di caldarroste e ci perdiamo tra le luminarie e il fascino degli addobbi della Place du Theatre.

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Siamo felici. Affrontiamo il check in del rientro, nel quale dimentico il cellulare in tasca, facendo così allertare mezzo esercito e in trenta minuti giungiamo in una Bruxelles notturna, alla vigilia della nostra seconda tappa: Nach Koeln, Colonia!

Per raggiungere la Germania, prendiamo il mio amato ICE, treno veloce tedesco per cui ho fatto i biglietti prima della partenza (50 euro a testa AR con posto assegnato). Due orette di viaggio a circa 250Km orari e raggiungiamo la stazione centrale di Colonia, già visitata nella primavera del 2014, ma dal fascino completamente differente durante il periodo natalizio. Il grande Duomo sovrasta il primo mercatino della giornata, nel quale, dopo esserci coperti come fossimo nel gelido inverno Russo, ingraniamo con un bollente Gluehwein e contorno di caldarroste.

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Sono così felice e desiderosa di chiacchierare in tedesco, che in ogni bancarella alimentare acquisto qualcosa: Brezel, Castagne, Vino, cioccolato, ed è subito adipe riscaldante.             Ci tratteniamo fino al primo pomeriggio nel mercatino iniziale, perché leggo nel programma che una orchestra di mandolini terrà un concerto, a cui scegliamo di assistere. Musicisti over sessantacinque, accordano con maestria i loro strumenti e diretti magistralmente, allietano il post pranzo con melodie da tutto il mondo, anche le nostrane “O sole Mio” e “Santa Lucia”, che tanti presenti canteranno e conosceranno meglio di noi! Salutato il concerto, trovo in un Info Point una mappa interamente dedicata ai Mercatini. Seguiremo il percorso indicato per visitarli tutti prima del nostro rientro (che avevo programmato intorno alle 22,  visto l’amore viscerale che mi lega alla Germania).

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Passeggiamo fino ad incontrare il secondo della giornata, quello del Centro Storico, donatore di altro Gluehwein e delle tazze che porteremo con noi come souvenir.             Ogni dettaglio è curato con arte e impegno, ogni mercatino tedesco ha la sua personalità e identità, nonostante l’atmosfera comune sia quella del natale, anche le tazze sono differenti e la gamma dei prodotti proposti è vastissima.

Respiriamo i profumi tipici delle cotture e delle spezie, camminiamo, ammiriamo e raggiungiamo altre casette di legno, quello del Porto nei pressi del museo del Cioccolato e infine, quelle del Mercato Nuovo, che maggiormente mi hanno lasciato senza fiato. Immense, affollate, meravigliose. Giochi di luci e profumi.

Vorrei trattenermi in Germania, vorrei poter chiacchierare ancora nella lingua che tanto amo, perdermi tra i colori, le persone sorridenti che stringono tra le mani tazze straripanti, panini, patatine fritte.  Ma l’ICE ci aspetta.

Saluto Colonia, ma so che con la Germania è soltanto un arrivederci a presto.

La penultima giornata è dedicata a Bruges, gioiello del Belgio a cui facciamo visita per la terza volta. Abbiamo ormai familiarità con i treni e con i percorsi che ci conducono al centro città e alla grande piazza, architettura d’arcobaleno, impreziosita dai mercatini, da una pista da pattinaggio sul ghiaccio e dall’aroma di Waffel, frittelle, cioccolate calde e Vin chaud.

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Viviamo ogni momento di quest’incanto, battezzando ovviamente la giornata con una tazza di vino e un Waffel grondante ci cioccolato fuso, cui faranno seguito delle frittelle di mela, ugualmente annegate nel cioccolato caldo fuso. Apporto calorico non pervenuto, ma ipotizziamo e per smaltire percorriamo la splendida cittadina a piedi, per rivederne la bellezza dalle mille sfumature.

Tra una casetta di legno e l’altra, troviamo il tempo anche per un po’ di shopping.

La giornata vola, il sole tramonta e le luminarie si accendono, attraendo il nostro sguardo come fossero calamite. Con le buste ci dirigiamo alla stazione dove il treno regionale ci porterà verso  la nostra ultima notte al Nekotel.

Il giorno della partenza abbiamo una intera giornata a Bruxelles. Dopo il check out, lasciati i bagagli al deposito dell’Hotel per spostarci in leggerezza, ci dirigiamo verso il centro città, che raggiungiamo in una mezz’ora di passeggiata.

Ormai di casa anche nella capitale, riscopriamo una Grand Place in abito natalizio, che accoglie al centro un altissimo albero addobbato. I mercatini sono in una zona vicina (Bourse), ma scopriremo poi, perdendoci tra le viuzze centrali, che un intero percorso è dedicato alle casette, dislocate su più punti e legate dall’evento Plaisirs d’Hiver (Winter Pret). I mercatini si susseguono uno dopo l’altro, fino al culmine della Ruota Panoramica, osservatrice di una distesa di casette di legno, tra le quali ci perdiamo, mano nella mano, bicchiere nell’altra, vino caldo con noi.

Troppo veloce trascorre il tempo, quando si vivono esperienze felici.

Troppo velocemente siamo passati dai mercatini a Charleroi  e da Charleroi a Cagliari, dove alla tristezza per il rientro, si aggiunge la solitudine della nostra attesa di un taxi, che pur prenotato con largo anticipo, si dimentica di noi, sperduti nella sala arrivi dell’aeroporto in un orario inumano (23.45) per disturbare qualcuno che non fosse un altro taxi.

Ora mi aspettano i mercatini della mia città natale, novità assoluta e gradita. Ma per stemperare l’inverno alle porte, presto prenderà forma il troppo a lungo rimandato, diario di viaggio dell’Olanda, visitata e amata lo scorso agosto.

 

 

 

 

 

 

Il ritrovato Belgio e la ritrovata voglia di raccontare.

Ricomincio dal verde sconfinato, dalle mucche rilassate sulle distese erbose, dal cioccolato che non vorresti smettere di degustare, esposto come fosse un  prezioso  di cui aver cura, nelle vetrine dei negozietti affacciate su strade affollate.

Ricomincio dal Belgio, che mi colpì con freccia cupidica nel 2010 e che per tanto tempo ho sperato di rivedere, desiderio realizzato dopo sei anni, nel giugno scorso.

Riprendo a coltivare il mio amato blog, per troppi mesi trascurato, nonostante le piccole tappe europee esplorate dall’inizio dell’anno,  di cui custodisco appunti di viaggio, in attesa che  le mie mani e i miei sguardi nostalgici li facciano sbocciare in pubblicazione.

A Cagliari la stagione balneare è già cominciata con successo, quando Massi ed io, atterriamo a Charleroi- Bruxelles con volo Ryanair (circa 60 euro a testa AR), in un umido pomeriggio.  Le previsioni meteo sbirciate durante la mattinata, non sono particolarmente confortanti. Una sinfonia temporalesca in stile fine del mondo, è prevista per tutti i giorni della nostra permanenza.

Ma l’assenza di perturbazioni al nostro arrivo, ci riempie di ottimismo.

Ci dirigiamo verso il Bus Shuttle per il quale abbiamo acquistato i biglietti online  poi stampati (https://www.brussels-city-shuttle.com/it#/) prima della partenza, usufruendo per questo di uno sconto di circa un euro per ticket. La piazzola di sosta dei mezzi si identifica e raggiunge facilmente, poiché superata l’uscita, voltando a destra e percorrendo qualche metro, si scorgono immediatamente  le transenne “ammazza furbizia” che contengono la fila.

La salita sul Bus avviene in modo molto ordinato e sereno e c’è posto per tutti i viaggiatori paganti.

In un’ora circa raggiungiamo la Stazione Midi di Bruxelles, distante (in teoria) quindici minuti a piedi dal nostro hotel.  La teoria è però sconfitta da stanchezza, sopravvalutazione del nostro senso dell’orientamento e dal calar del sole, così, arriviamo in Hotel dopo più di mezz’ora di camminata, appesantita da bagagli e pioggia che in ritardo ci da il benvenuto.

Alloggiamo al Bedford, un quattro stelle per il quale ottengo uno sconto eccezionale grazie al mio essere utente Genius su booking.com (http://www.booking.com/hotel/be/bedford.it.html ), saremo a cinque minuti dalla Grand Place e la colazione abbondante e variegata sarà inclusa.

Alla Reception ci accoglie un giovane e sorridente ragazzo siciliano.

Socializziamo e condividiamo qualcosa delle nostre vite.

Ci assegna poco dopo una camera al quinto piano, augurandoci una buona serata.

Massi  e io, iniziamo a sentirci discretamente provati per il lungo viaggio, abbiamo voglia di rilassarci e di abbuffarci con le leccornie comprate in stazione all’arrivo in città. Proprio la stanchezza non ci mette in allerta, quando dopo diversi tentativi, non siamo in grado di aprire la porta della camera.

Insisto nell’appoggiare la scheda sull’oasi dedicata, nei pressi della maniglia, ma l’uscio resta serrato.

Poi, finalmente (penso) la porta cede, ma non per merito nostro.

Un robusto signore anglofono è davanti a noi, sconcertato, ma soprattutto nudo.

L’imbarazzo prende forma nei nostri sguardi (prontamente puntati verso il soffitto per evitare sgradite visioni) e nelle nostre bocche spalancate. Gli spiego che c’è stato un errore nella attribuzione del numero della stanza e mi scuso.

Quando torniamo in Reception e spieghiamo l’accaduto, riceviamo cascate di scuse e una quadrupla più grande del nostro appartamento a Cagliari, senza nessun costo aggiuntivo.

Il sonno nell’accogliente lettone, ci rigenera.

Il giorno successivo è domenica e abbiamo in programma una gita a Brugge, scelta pianificata per usufruire degli sconti nel weekend  (biglietti acquistati online e stampati prima della partenza http://www.belgianrail.be/en/Default.aspx  ).

Una ricca colazione ci mette energie in zaino, ci dirigiamo grintosi alla Stazione Centrale (Gare Central).

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Forti del nostro ticket che ci permetterebbe di visitare tutto il Belgio in una giornata, alla modica cifra di 20 euro, guardiamo il tabellone delle partenze tanto euforici quanto superficiali e cadiamo nella tela di una profezia che si auto avvera. Invece del diretto verso la cittadina, prendiamo un treno con circa seicento tappe intermedie su tutto il territorio e siamo a Brugge in tre ore. Pur avendo tentato di tamponare il danno, chiedendo informazioni al Capo Stazione, dobbiamo attendere l’arrivo a Brugge senza poter cambiare vettura, poiché impiegheremo un tempo superiore nel tornare a Bruxelles e prendere un altro treno.

Ma che ci importa in fondo? Siamo in vacanza, la giornata è soleggiata contro tutte le previsioni e poco distante dalla Stazione di Brugge (dove prendiamo una mappa della città, gratuitamente, all’Info Point), vediamo,  immerso nel verde un fantastico Food Truck Festival che durerà tutto il giorno.

Ci immergiamo tra la gente, assorbendo profumo di fritto e arrosto, integrati perfettamente nel contesto.

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Poi proseguiamo per rivedere una cittadina che amammo moltissimo durante la nostra prima volta in Belgio.

La Piazza ci attende con le sue casupole colorate, le cioccolaterie, turisti.

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I furgoncini che vendono fritti e oleosi spuntini, ci chiamano, cediamo e degustiamo in piazza una porzione extra large di patatine imburrate (i nostri stomaci vanno in ferie per qualche ora).

Passeggiamo tra scorci e canali, la giornata vola.

Scegliamo di concluderla con una birra, prima di rientrare a Bruxelles.

Seduti verso la piazza, viviamo uno di quei momenti nei quali la mente è travolta da note serotoninergiche e tutto ci sembra leggero e possibile.

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Il rientro non riserva sorprese. Solo ci colpisce la ferita ancora aperta di una Bruxelles che ha subito il recente attentato e si scopre esposta. I militari sono presenti in molte zone strategiche della città, scrutanti e attenti.

Dedichiamo il terzo giorno alla capitale.

Dopo la nostra soddisfacente colazione, raggiungiamo in un soffio la Grand Place, dove ci fermiamo  a lungo per trattenere quanto più possibile ricordi visivi, di tanta bellezza, dei colori, dei volti.

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Tappa obbligata al Manneken Pis, il bimbo dall’urina incontrollabile, sempre molto elegante  e curato nei dettagli.  A parte noi, c’è un limitato gruppo di orientali che scatta e sorride, quindi riesco a ritagliarmi uno spazio ottimo per qualche foto.

Nonostante avessimo già vissuto nel 2010 l’esperienza, decidiamo di rispolverare i nostri ricordi utilizzando i Bus turistici della City SightSeeing, che al costo di 25 euro a testa, ci accompagnano in un tour delle principali attrazioni, fino a quando non scorgiamo un verde parco con laghetti, nel quale scegliamo di improvvisare un pic-nic e rilassarci.

A fine serata, una fitta, anche se non aggressiva, pioggerella, ci costringe ad alzarci.  Passeggiamo mano nella mano, protetti dai nostri ombrelli. Nemmeno la pioggia è in grado di rovinare la bellezza di certi momenti, anzi, se discreta ne intensifica la portata. L’unico nemico, almeno per i miei capelli, è l’umidità quasi intollerabile.

Il giorno seguente, abbiamo il volo alle 21.20, possiamo perciò dedicare ancora una intera giornata alla nostra amata Bruxelles.

Dopo il check out,  ci dirigiamo verso il Birrificio a conduzione familiare Cantillon, aperto al pubblico e soprattutto dispensatore di ottime degustazioni.

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Al costo di 7 euro a testa, è possibile visitare la struttura,  guida cartacea alla mano, dopo  aver ascoltato un preambolo sulla sua storia esposto in inglese, dallo stesso proprietario e alla fine del tour, bere due birre del campionario, incluse nel biglietto ed eventualmente  proseguire fino a ubriachezza molesta, pagando di tasca, se lo si desidera.

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Bere alle 11 del mattino, cambia e migliora la prospettiva della nostra ultima giornata in Belgio.Rassicura me, simil-aerofobica e rassicura Massi, il cui ruolo ufficiale di calmante, viene alleggerito dalle proprietà distensive della birra.

Trascorriamo le ore successive tra negozi e cioccolaterie, un po’ per degustare, un po’ per acquistare.

Il tragitto verso il Bus Shuttle che ci condurrà in aeroporto, è illuminato dai lampi e musicalizzato dai tuoni di un temporale fuori misura.Siamo stati veramente fortunati e ringrazio l’apocalisse che ha scelto di posticipare la propria visita.

Volo parzialmente sereno, con picchi di ansia regalati da una signora che utilizzava tranquillamente facebook ad alta quota, nonostante i rimproveri degli assistenti di volo e i miei.

Mi affido alla sorte, che benevola ci riconduce a casa. Sono pronta per l’avventura che ci attende tra qualche settimana.

 

 

 

La neve che avanza: tra Frankfurt, Heidelberg e Mainz.

Ormai appassionatissimi di “fast-trip”, io e il mio compagno progettiamo un weekend lungo nella nostra amata Germania, per rivedere (almeno inizialmente così crediamo) i mercatini natalizi, che ci conquistarono nel 2013 a Vienna e per tornare a Francoforte e ad Heidelberg, esplorate nel 2009.
Periodo scelto per il viaggio: 12-15 dicembre 2014.
Periodo di prenotazione: metà settembre.
Periodo di sconvolgimento programmi causa sciopero nazionale epocale con praticamente unanime adesione: inizio dicembre.
Allertati dalle notizie rimbalzate sui media, abbiamo la certezza di dover rinunciare al tanto atteso viaggio, circa due giorni prima della partenza, quando Ryanair, ci comunica via e.mail, la cancellazione del nostro volo.
Il mio picco nevrotico originato dalla brutta notizia, viene fortunatamente addolcito dalla chat con l’operatrice della compagnia Low Cost, che inizialmente un po’ restia e riservata, cede al mio pressing in stile stalkeraggio incalzante e ci concede senza spese, il cambio data per entrambi i voli: andata e ritorno.
Purtroppo, i mercatini saranno già conclusi al nostro arrivo, ma le vacanze natalizie avranno tinte tedesche dal 26 al 29 dicembre (spesa a testa AR tratta Cagliari-Frankfurt Hahn: 65 euro).
Il cambio data, implica anche un cambio Hotel, poiché per quel periodo, non troviamo camere disponibili presso l’alloggio inizialmente prenotato. Un’analisi accurata di prezzi, posizione e servizi, mi porta a scegliere l’Hotel Excelsior (http://www.hotelexcelsior-frankfurt.de/cms/index.php/it/ circa 200 euro totali per 3 notti, colazione inclusa, wifi e frigo bar free –quotidianamente rifornito), praticamente di fronte alla Stazione Centrale (Hauptbahnof) di Francoforte.

Partiamo dall’aeroporto di Cagliari-Elmas nel primo pomeriggio di un 26 dicembre tiepido e soleggiato, che cederà il posto ad un freddo inverno tedesco, carico di neve e temperature sotto lo zero.
Decollo puntuale e atterraggio in orario perfetto all’aeroporto di Frankfurt-Hahn, distante circa 180km dal centro città(1 ora e 45 minuti).
Alla stazione centrale, ci accompagnerà per 15 euro a testa (30 in totale tra andata e ritorno) il comodo bus della compagnia Bohr ( utili informazioni in lingua inglese o tedesca, sono reperibili nel seguente sito: http://www.bohr.de/en/) , che fortunatamente non rispetta gli orari tabulati e condivisi nella propria pagina internet e parte con un’ora d’anticipo rispetto al previsto (17.30 e non 18.30), dalla piazzola di sosta del Terminal B, fronte ingresso-uscita Aeroporto (facilissimo trovarla, poiché l’aeroporto è veramente di dimensioni ridotte, perciò tutto è a portata di mano e soprattutto perché un cartello indica la direzione da seguire una volta usciti dall’ala arrivi).
Intorno alle 19.15, raggiungiamo la fermata capolinea del Bus a Francoforte città, esattamente a 5 minuti di cammino dall’Hotel che ci accoglierà.
La Stazione Centrale è già davanti a noi e ci rendiamo conto di quanto breve sia la distanza dal nostro albergo (20 passi, forse).
Il freddo è pungente e scegliamo di entrare proprio alla stazione per rifocillarci e verificare gli orari dei treni per le nostre escursioni dei giorni successivi (Heidelberg e Mainz ci aspettano), nei tabelloni su sfondo giallo presenti in vari punti dello snodo ferroviario.

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All’interno dell’imponente struttura, gli addobbi natalizi sono ancora protagonisti, tra luci e alberi carichi e colorati, scorgiamo tra i vari negozi e punti di ristoro, un chiosco a noi familiare e fornitore di pasti veloci particolarmente gustosi: Ditsch! Focacce e pizze farcite, saranno la nostra cena per questa prima nottata in Germania.
Mentre aspettiamo il nostro turno, si avvicina a noi un ragazzo con un aspetto poco rassicurante che ci chiede qualche moneta in perfetto tedesco (al di là della richiesta e del non verbale inquietante, approfitto per incrementare la mia conoscenza della lingua locale), ma scopriamo poco dopo che si tratta di un italiano. Immediatamente però, la polizia interviene e lo fa allontanare: forze dell’ordine da 10 e lode.
Acquistiamo prelibatezze e ci dirigiamo in Hotel per il Check in.
L’ambiente è accogliente e riscaldato nel classico stile tropical-invernale della Germania. Mappe della città, sono disponibili gratuitamente all’ingresso e un’ampia sala relax attende gli ospiti che possono sorseggiare bibite calde a disposizione su un’ampia tavola (gentile offerta dell’Hotel), su comodi divanetti.
In dieci minuti, sbrighiamo le formalità relative al check in e scopriamo con piacere che la camera è molto carina e spaziosa, ma soprattutto (come accennato poco sopra), che le bevande nel frigo bar sono un gentile, quotidiano omaggio. Perché privarsene, dunque? La frase che durante le ore in albergo, andrà per la maggiore tra me e Massi, sarà: “Birretta?” e parliamo di una eccellente birretta tedesca!
Direi che anche per questa tappa, l’alloggio si è rivelato una fantastica scelta. Giudizio rinforzato la mattina seguente, quando, dopo un sonno ristoratore e la neve al risveglio, familiarizziamo con la colazione inclusa nel prezzo.
Scelta vastissima di dolce e salato (addirittura i Noodle vegetariani, che però, purtroppo, la mattina ammazzerebbero il mio povero, delicato stomaco), bibite calde e fresche e un ampio spazio dove sedersi e energizzarsi prima della giornata in città.

Siamo carichi e pronti per la nostra prima gita: Heidelberg arriviamo!

Heidelberg

Heidelberg

Grazie alle informazioni raccolte prima del viaggio, so che per spostarci con i treni regionali (RE), in modalità economica, durante il fine settimana, la scelta migliore è lo Schönes-Wochenende-Ticket (http://www.bahn.com/i/view/ITA/it/prices/germany/schoenes-wochenende-ticket.shtml ), un biglietto per gruppi fino a 5 persone che per 40 euro totali, ti permette di prendere i mezzi tedeschi (ad eccezione dei treni veloci ICE e IC), per illimitati viaggi, dalle 9 della mattina alle 3 a.m del giorno seguente.
Intenzionati a rivedere la graziosa cittadina che dista circa un’ora e mezza da Francoforte, acquistiamo il biglietto alle macchinette automatiche (che hanno istruzioni anche in Italiano e forniscono il resto anche di banconote di grosso taglio, tutto in monete, però!) e prendiamo il treno delle 10.
Il paesaggio che si può scorgere dai finestrini è da sogno, boschi innevati che ricordano il film “Le Cronache di Narnia”, bianco e candore, riflessi di luce e la natura che si arrende all’inverno. Resto affascinata, incantata.
Giungiamo in una Heidelberg innevata, intorno alle 11.36 e ci dirigiamo subito al Tourist Info, dove recuperiamo mappe e suggerimenti su come raggiungere il centro storico.
In un quarto d’ora di cammino, sotto la neve, ma felici, ci immergiamo nella zona pedonale della cittadina (dopo Bismarckplatz), nella quale negozi, persone e altri turisti, non intimoriti dalle condizioni atmosferiche avverse, come noi si godono le viuzze e gli angoli che Heidelberg regala.

Camminiamo tenendoci per mano, scattando foto ove possibile e piano, piano, la perturbazione diminuisce, fino a cessare, lasciando un manto bianco sopra marciapiedi, strade e tettoie, che, scopriremo in prima persona, ogni tanto lasciano scivolare qualche kg di neve sui passanti.

Heidelberg

Heidelberg

Pur avendolo già visitato, ci dirigiamo verso il Castello, ma l’ingresso da noi prescelto (ovvero quello dai giardini), è chiuso nel periodo invernale, per questo scegliamo di proseguire la nostra passeggiata, senza rivedere l’attrazione turistica visitata nel 2009.
Ci fermiamo per pranzo in un locale self service, dove per circa 10 euro totali, ci strafoghiamo di panini, focacce e dolci.
Abbiamo così la giusta carica calorica per affrontare il pomeriggio, durante il quale, raggiungiamo la zona dell’ Alte Brücke (il ponte vecchio), che ci regala una suggestiva vista su tutta la città, imbiancata dalla neve e colorata di grigio dal fumo dei caminetti accesi: meraviglia indimenticabile.

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Riesco a scattare qualche foto, schivando le decine di turisti giapponesi che occupano quasi tutto il ponte e quando intravedo il negozio di Käthe Wohlfahrt, simbolo del natale per eccellenza, trascino Massi e mi perdo tra addobbi, palline, alberi e candele, come accadde qualche anno prima a Rothenburg ob der Tauber, cittadina nella quale visitammo per la prima volta l’esercizio commerciale che vive (e fa vivere) il natale tutto l’anno.
Dopo una breve tappa in un negozio di souvenir, ci dirigiamo alla stazione, dove un puntualissimo treno, ci riporterà a Francoforte, anch’essa innevata.
Prima di rientrare in Hotel, verifichiamo gli orari dei treni per il giorno successivo, visto il nostro desiderio di raggiungere Mainz (Magonza in italiano), piccola cittadina, descritta con lode, dai viaggiatori che vi hanno fatto tappa.

Colazione abbondante e direzione stazione centrale, dove per circa 26 euro, acquistiamo un biglietto giornaliero (che anche in questo caso sarebbe stato valido per un gruppo di massimo 5 persone), che ci consentirà di raggiungere Mainz e di utilizzare i trasporti cittadini di Francoforte entro un certo perimetro (info utilissime nel sito ufficiale dei trasporti della regione di Francoforte: http://www.rmv.de/it/ ).
È la S8 a condurci alla nostra meta (la metropolitana veloce di superficie Schnell-bahn), in circa mezz’ora.
Nevica delicatamente, senza infastidire chi come noi, ha il desiderio di respirare l’inverno tedesco e assaporare tutto in una breve vacanza.

Mainz

Mainz

L’Altstadt (il centro storico) di Mainz, dista circa 10 minuti a piedi dalla stazione centrale della cittadina.
Ancora sopravvive qualche bancarella natalizia nei pressi di una pista di pattinaggio sul ghiaccio, dove bimbi e adulti corrono e concedono coreografie in stile Carolina Kostner , anche se, il vuoto fisico lasciato dai mercatini recentemente smontati, è palpabile. Sarebbe stata senza dubbio un’esperienza ancora più ricca.
La strada che percorriamo è innevata con punti mediamente scongelati e per tale ragione un po’ scivolosa. Mantenere l’equilibrio, diventa per noi obiettivo prioritario, per questo gli abitanti di Mainz che si destreggiano in un jogging acrobatico sul lungo fiume, ci turbano un po’.
Il paesaggio però, cura ogni turbamento e ci culla in una sensazione positiva e rigenerante di benessere.
Cigni, anatre e piccioni, condividono le sponde innevate del fiume, cercando timidi raggi di sole, che scaldano anche le nostre guance rosse e gelate.

Mainz

Mainz

Ci dirigiamo alla stazione all’ora di pranzo, per rifocillarci e riprendere la S8 che ci riporterà a Frankfurt, desideriamo rivedere la città-base ed è la nostra ultima sera in Germania, purtroppo.
Tornati sul Meno, raggiungiamo a piedi dalla Haptbahnof la zona del Römer, passando accanto alla Banca Centrale Europea, dove l’imponente Euro, non risulta in 5 anni mutato.
Il Römer, simbolo cittadino, è affascinante come lo ricordavo, con i suoi tre frontoni e il maestoso albero natalizio che si erge davanti ad esso, accanto al quale, come nel 2009, io e Massi scattiamo una foto.

Frankfurt

Frankfurt

I turisti affollano la piazza, che percorriamo sentendo l’aroma dei dolci e delle cialde, sfornate da una pasticceria davanti alla quale, scorgiamo una lunga fila di clienti affamati e infreddoliti.
Raggiungiamo il ponte, dirigendoci verso il quartiere Sachsenhausen, famoso per i suoi locali e le sue attrazioni. Proprio dal ponte, riusciamo a godere di una vista mozzafiato su una Francoforte al tramonto. Uno dei momenti più intensi ed emozionanti della nostra breve vacanza.

Frankfurt

Frankfurt

La città ci saluta a sua volta con l’ultima nevicata, che imbiancherà ulteriormente i tetti e le strade.

Il giorno della partenza, dopo una colazione abbondante e come sempre gustosa, raggiungiamo la fermata del bus Bohr, magistralmente guidato e gestito, da un autista che credo parlasse correttamente almeno 5 lingue, di rara simpatia. Ci accomodiamo al calduccio, nel mezzo, intorno alle 8.00, partiremo mezz’ora dopo e raggiungeremo alle 10.30 l’ aeroporto, che fronteggia una fitta nevicata, a causa della quale il nostro volo, subirà circa due ore di ritardo. Lo scalo aeroportuale, resterà infatti chiuso per le avverse condizioni meteorologiche.
Un po’ di turbolenze accompagneranno il viaggio di ritorno, ma atterriamo puntualmente nella nostra Cagliari.
Un altro viaggio è nei ricordi, un’altra avventura che precede quella imminente e di più lunga durata, che sto per affrontare.
Vi terrò aggiornati.

Resto a disposizione per qualsiasi altra curiosità o informazione.
Buoni Viaggi a voi tutti!
Silvia

La nostra OSLO feat Drøbak!

Nel cassetto dei sogni turistici (nel mio caso, straripante), il desiderio di realizzare alcuni progetti, lievita e si arricchisce di aspettativa e impazienza, fin quando l’itinerario per tanto tempo immaginato, diviene tangibile e l’overdose di emozioni ti assale.
Oslo, definita la città più cara d’Europa, scoraggia la mia foga in stile tour operator per tanti anni, fino a quando nel giugno scorso, “spulciando” come mio solito le tratte sarde verso l’estero, scopro che il costo del volo A/R Alghero – Oslo Torp, è di circa 64 euro. Inizio a credere a questo punto, di poter addomesticare la cara (in tutti i sensi) capitale norvegese.
D’altronde, mi dico, chi attribuisce alla fiordica cittadina, il fastidioso primato, potrebbe aver banchettato in ristoranti di lusso con renna e alce di prima scelta.
Basta poco per autoconvincermi e per coinvolgere il mio compagno.
Partenza prevista per mercoledì 27 agosto 2014, rientro domenica 31.
Durante la ricerca di un alloggio, tra gli hotel dai prezzi discretamente proibitivi, ne scorgo uno giudicato ottimo dagli ospiti che vi hanno soggiornato, sogno o son desta? Centrale, acclamato e dai costi contenuti: con Citybox Oslo, è amore a prima vista. Per 4 notti 352 euro in stanza matrimoniale (176 euro a testa), con possibilità di disdire senza alcun costo fino al giorno prima dell’arrivo. Prenoto senza esitazione e coinvolgo altri 4 compagni di viaggio, che con entusiasmo scelgono di vivere con noi questa avventura.

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Partenza da Alghero prevista per le 16, raggiungiamo l’aeroporto intorno alle 14.45. Non dobbiamo imbarcare bagagli in stiva, per questo siamo abbastanza rilassati e calmi ad un’ora dal decollo.
Ci dividono da Oslo tre ore di volo, ma Ryanair ci sorprende e non solo, decolla in lieve anticipo, ma raggiunge Torp venti minuti prima rispetto all’orario previsto.
All’arrivo in Norvegia, il clima è meno rigido di quanto ci aspettassimo e non piove, condizione meteo assai gradita, visto il cattivo tempo delle tre settimane precedenti la nostra vacanza.
Lo scalo aeroportuale è piccolo, ma ben organizzato, con negozi , ristoranti e supermercati. Mi colpisce subito la tranquillità e la totale assenza di folla.
Torp dista circa 110 km dal centro città, ma è ben collegata grazie ai bus e ai treni.
Noi optiamo per la prima soluzione, poiché la fermata dell’autobus Torp-Expressen (qui info utili su orari, costi ed eventuali prenotazioni online: http://torpekspressen.no/index.php/torp_eng) è esattamente di fronte all’uscita dell’aeroporto e ci porterà alla stazione centrale di Oslo (OSLO BUSSTERMINAL), dalla quale il nostro Hotel è distante 5 minuti di cammino.
Il biglietto costa 250 Nok se di sola andata, preferibile l’andata e ritorno che consente un risparmio di 50 Nok, per un costo a testa di 450 Nok.
Leggiamo su internet prima della partenza, che è possibile pagare i biglietti sul bus anche con la carta di credito, ma i tentativi di utilizzare una mastercard ricaricabile e una postpay, risultano fallimentari e riusciamo ad acquistarli per l’intero gruppo, solo con la carta NON ricaricabile di Massi. Per dovere di cronaca, un autista di uno dei bus, che non riusciremo a prendere (evento fortunato, poiché il successivo che partirà 5 minuti più tardi, sarà praticamente vuoto) ha accettato il pagamento in euro per uno dei biglietti, con un cambio comunque per noi sfavorevole.
Nella confusione dell’acquisto, compriamo un biglietto in più, ma sdrammatizziamo, aggiungendo al nostro gruppo un amico immaginario che chiameremo Drubeck e che sarà un utile capro espiatorio in molte occasioni successive.
Acquistati i tickets ci accomodiamo sul mezzo e ci godiamo il fantastico panorama durante il tragitto. Foreste, laghetti, casette in mezzo ai boschi: è fantastico.
Raggiungiamo Oslo in circa 2 ore. Alla stazione centrale troviamo un bancomat, dal quale prelevare moneta locale (anche con la postpay). Gli uffici per il cambio, saranno invece utilizzabili solo nella giornata successiva, perché seguono gli orari dei negozi (dalle 10 alle 18 circa, nei giorni feriali).
Non fatichiamo a trovare il Citybox Hotel e ci rendiamo subito conto di quanto sia vicino al centro città e alla famosissima Karl Johans gate, strada dello shopping e uno dei simboli della capitale norvegese.
Caratteristica dell’albergo, risultano il Check in e Check out “self service”.
In una postazione con schermo bi-lingue (norvegese e inglese), inserendo il proprio numero di prenotazione e una carta di credito (anche post pay o ricaricabile), si ottiene la card magnetica (o due per camera, se si preferisce una maggiore autonomia) con la quale è possibile accedere all’ingresso principale della struttura, alla propria stanza e utilizzare l’ascensore. Ottima e veloce soluzione, che consente di giungere anche a tarda notte, senza scontrarsi con limiti d’orario, sovente previsti da altri alloggi. Effettueremo agevolmente anche il Check out, per il quale è richiesto semplicemente il numero della stanza (la card smagnetizzata, va riposta in un contenitore all’ingresso, la cui funzione è segnalata da una etichetta in inglese).
La Hall e la zona comune sono accoglienti e ben arredate e con numerosi servizi gratuiti (ad esempio forno e frigo), dobbiamo ancora vedere la stanza, ma la struttura con questo “antipasto” di design, cammina verso l’eccellenza.
La camera è piccola (per nostra scelta) ma molto carina! La filosofia dell’albergo è quella secondo la quale il mondo va scoperto fuori e noi siamo d’accordo. Non c’è TV, non c’è frigobar, ma ci sono in compenso un comodo lettone, lenzuola pulite, un ampio box doccia e un bagno più che sufficiente per le nostre esigenze. All’arrivo si trova un unico asciugamano a testa, ma su richiesta ne vengono forniti gratuitamente altri e sempre su richiesta si può ottenere un asciuga capelli (gratuitamente).

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Ci rinfreschiamo e ritroviamo il gruppo per l’ora di cena.
Prima di uscire prendo dalla Hall una guida della città in lingua italiana, disponibile su uno scaffale in bella vista (in qualcosa si può anche risparmiare!), noterò le stesse guide, nei principali luoghi di interesse.
Le 22 sono passate e gli orari nordici non prevedono cene servite in tarda nottata, per questo scegliamo di degustare un panino nella catena 7-eleven, a pochi passi dall’hotel e aperta 24 su 24 (una salvezza in tante occasioni).
Al costo di 90 Nok per due, mangiamo un panino farcito con pesto, pomodorini e formaggio (siamo vegetariani, ma non avremo mai difficoltà a trovare pietanze adatte alla nostra scelta alimentare). I nostri compagni di viaggio, spendono più o meno lo stesso tanto.
Passeggiamo lungo la via dello shopping e continua a colpirmi l’assenza di folla turistica, incontrata in altre capitali europee. Il viale è quasi tutto per noi, possiamo fermarci, accelerare il passo, goderci ogni angolo, senza doverlo condividere con un numero eccessivo di altri viaggiatori.
Durante la nostra passeggiata, veniamo fermati da una “eccentrica” toscana emigrata in Norvegia, che intuite le nostre sarde origini, ci rivolge una domanda in dialetto nostrano maccheronico, che inizialmente non capiamo e schiviamo con una risposta inglese. Ma la ragazza non demorde e scandisce le parole per conquistare la nostra attenzione e prodigarsi in calorose dimostrazioni di affetto fisico, che mostrino tutta la sua passione per la terra sarda: abbracci collosi e carezze. Dopo un quarto d’ora, ritroviamo la nostra autonomia , salutandola senza vittime.

Il secondo giorno ci accoglie col bel tempo.
Facciamo colazione da Wayne’s Coffe, in una perpendicolare della Karl Johans. Per due cappuccini e due croissant, spendiamo l’equivalente di circa 8 euro a testa. È il duro scontro con il costo della vita norvegese, ma soprattutto con il costo della colazione, che anche nei giorni successivi, scambieremo economicamente quasi per un pasto principale.
Scegliamo di inaugurare la giornata con il Bus Turistico, che prendiamo di fronte alla Stazione Centrale. Il biglietto ci costerà 250 Nok a testa, non è economico, ce ne rendiamo conto, ma sarà il nostro mezzo di trasporto giornaliero e ci consentirà di familiarizzare con questa fantastica città.
In estate la prima corsa è prevista per le 9.30, l’ultima intorno alle 17. Nei piani alti del bus (parzialmente scoperto), soffia un venticello nordico donatore di stalattiti! Ci imbacucchiamo per bene, poiché la lieve brezzolina, non è affatto amichevole.
Ascoltiamo la guida in lingua italiana e ci perdiamo tra verde e monumenti, abitazioni e boschi, parchi ed edifici. La città è fantastica, molto differente dalle altre visitate, lontana anche dalla “cugina” Stoccolma che vedemmo nel 2011.
Scegliamo come prima tappa il Norsk Folkemuseum, ovvero il Museo del Folklore norvegese, dove 155 casette in legno e una coreografica distesa verde che ospita mucche in libertà, accompagnano il visitatore nelle varie regioni e città della Norvegia. È un luogo molto carino, per certi versi incantato, dove comparse vestite con il costume tipico della propria regione, camminano, si affacciano alle finestre delle casupole o ti invitano (come nel nostro caso) a sederti accanto al camino, mentre lavorano a maglia.

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Il costo del biglietto, intero, è di 110 corone, noi riceviamo uno sconto del 15% grazie al ticket del bus turistico.
Mangiamo al caffè del museo: un panino, un piatto vegetariano a base di verdure e formaggio, caffè e dolce ci costano l’equivalente di 14 euro a testa (respiro di sollievo garantito), anche i nostri compagni di viaggio, spendono più o meno lo stesso tanto per piatti anche a base di salmone e carne. È importante sapere che l’acqua è GRATIS in tutti i ristoranti o locali in cui si può mangiare, è disponibile in caraffe sopra mensole e ci si può servire da soli.
Nel pomeriggio, propongo la visita al Centro di ricerca sull’Olocausto (HL-senteret) e i miei compagni di avventura sono d’accordo. Raggiungiamo a piedi il luogo di interesse in circa un quarto d’ora e l’ingresso si rivela un lungo viale alberato e circondato dal verde.
Il biglietto ci costa 45 Nok a testa, usufruiamo di un piccolo sconto, rispetto ai 50 Nok previsti, poiché non c’è una guida in italiano e ci forniscono un Tablet con spiegazioni in inglese (da restituire a visita conclusa), per noi non sarebbe stato un disagio, ma la ragazza all’accettazione, insiste per agevolarci economicamente.
Foto e documenti sull’olocausto norvegese, si susseguono in una visita molto toccante, durante la quale leggo e traduco le informazioni che ci sono state fornite attraverso il supporto elettronico.
Terza tappa della giornata: Vikingskipshuset, Museo delle Navi Vichinghe, che d’estate accoglie i visitatori fino alle 18. Biglietto di ingresso 45 Nok (usufruiamo anche in questo caso dello sconto previsto per gli utilizzatori del bus turistico). Navi perfettamente conservate possono essere osservate da distanza ravvicinata e la guida cartacea disponibile all’ingresso, permette di conoscere la loro storia e la loro funzione.
Ci fermiamo al Chiosco del museo (all’esterno dello stesso), per un caffè e una coca cola, in compagnia di un numero discretamente fastidioso di api assetate e invadenti e di un gabbiano gigante sfamato dal gestore del locale con quello che definiremo “un panino imbottito intero”. I gabbiani norvegesi si riveleranno molto discreti e socializzati e li incontreremo in tante occasioni.
Con il biglietto del Museo avremo avuto accesso gratuitamente anche al Museo di Storia Culturale per le successive 48 ore, purtroppo il tempo non è dalla nostra parte e i pochi giorni a disposizione, non possono essere più intensi.
Una valutazione erronea della distanza tra il Museo delle Navi Vichinghe e il Parco Vigeland, mi fanno trainare il gruppo lungo una passeggiata che si tradurrà in circa 40 minuti tra casupole e verde norvegese, con passaggio adiacente alla casa estiva dei reali. Ne è valsa la pena, nonostante la fatica. Lungo la strada scorgiamo una vista fantastica sul Fiordo di Oslo.
Raggiungiamo il famoso parco intorno alle 19, ma l’orario non è un problema, visto che è sempre aperto e l’ ingresso gratuito.
Il Vigeland ci lascia senza fiato, sculture dalle espressioni e le movenze umane, si susseguono lasciando addosso al visitatore una inquietudine che riflette i vissuti ambivalenti di un’artista senza uguali. Salutiamo il famoso “bambino arrabbiato” e ci arrabbiamo accanto a lui per un selfie che ci fa sorridere.
Godiamo del tramonto, mentre una mongolfiera rossa conclude il suo viaggio e tocca terra nei pressi del parco.
Che meraviglia.

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Stanchi ma energici, ci dirigiamo verso l’hotel e raggiungiamo a piedi il ristorante scelto per la nostra cena: Mamma Pizza.
Gestito da gentilissimi e giovani ragazzi italiani, si rivelerà un luogo accogliente nel quale degusteremo sapori nostrani di alta qualità. Per un totale di 500 Nok (da dividere in 6), assaggeremo, raggiungendo una gratificante sazietà, una pizza al metro ottima e riccamente farcita (è possibile scegliere 4 gusti con cui la pizza verrà condita).
Mamma Pizza risulta una eccellente soluzione per coloro i quali non desiderano spendere cifre esorbitanti, ma amano la buona cucina e per chi come me e Massi, vegetariani, non ha tra le ambizioni, quella di assaggiare la tipica cucina norvegese, a base di alce, renna e pesce del Nord.

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Alla conclusione di questa giornata, permane la sensazione di relax e l’assenza di estenuanti file per l’ingresso ai Musei o per l’utilizzo del bus turistico.

Dedichiamo il terzo giorno ad una escursione fuori Oslo, ci aspetta Drøbak, villaggio di pescatori su cui ho letto meraviglie.
Colazione a pochi passi dal nostro hotel, in un bar, dove per 124 Nok io e Massi, beviamo un gustoso cappuccino e compriamo 3 paste, che mangiamo comodamente seduti in dei divanetti, anche i nostri compagni di viaggio sono soddisfatti.
Ci dirigiamo poi alla Stazione Centrale, dove scegliamo di acquistare i biglietti al punto informazioni che si trova proprio di fronte all’ingresso principale (accanto alla scalinata che conduce all’entrata). Il biglietto individuale A/R, per raggiungere il paesello (che dista circa un’ora dalla capitale norvegese), costa 120 Nok, il bus che conduce alla meta è il 541, il cui capolinea, si può trovare seguendo le indicazioni di direzione che rimandano al Bussterminal all’interno della stazione e il cartello che si riferisce specificatamente al bus. Noi lo prendiamo nella piattaforma di sosta n.41 (potrebbe però variare a seconda dell’orario di partenza).
Il biglietto acquistato, va timbrato sull’autobus, davanti ai gentili occhi dell’autista. Troviamo facilmente posto a sedere e ci godiamo un panorama meraviglioso, vista boschi e vista mare (lungo la strada, scorgiamo anche l’ingresso del famosissimo Tusenfryd, l’enorme Parco divertimenti a circa 10 minuti da Oslo, perciò, per chi volesse visitarlo, il bus di riferimento è ugualmente il 541).
Raggiungiamo la piazza principale di Drøbak e ci sentiamo catapultati in altri tempi, casette e sentieri si susseguono in un paesino che da su un fiordo meraviglioso. Ci godiamo un caffè espresso (28 Nok) nel bar della piazza e assaporiamo un clima mite e una giornata che per fortuna ci regala un timido sole (anche se nuvoloni incombono all’orizzonte).
Ci dirigiamo poi all’attrazione più pubblicizzata della piccola cittadina: La casa del Babbo Natale Norvegese, che si trova proprio di fronte al bar, ingresso gratuito in quello che si rivelerà in realtà un negozio di oggettistica natalizia su due piani, carino, ma non eccezionale (compro comunque una pallina per addobbare il nostro albero a dicembre).

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Dalla casa, passiamo all’Ufficio postale di Babbo Natale, dove i turisti possono scrivere una lettera che riceverà l’ufficiale timbro del Babbo Natale Norvegese.
Anche in questo caso, non la riteniamo una meta straordinaria, ma comunque gradevole.
Preferiamo di gran lunga il porticciolo e il Fiordo della cittadina, che ci catturano profondamente, lasciandoci sognanti davanti a un panorama suggestivo.

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Carichi ed energici, scegliamo un ristorantino per il pranzo, dove spendiamo circa 90 Nok a testa per pietanze gustose e di discreta qualità.
Nel post pranzo, facciamo in tempo a fare un giro del paesello, prima di dirigerci alla fermata del 541 (esattamente di fronte alla piazza, segnalata da un cartello con gli orari di passaggio) e ritornare verso Oslo.
Dedichiamo la serata alla visita del Teatro dell’Opera e del Balletto (la parte esterna), impressionante struttura dall’architettura affascinante e originale, di recente costruzione, risulta attualmente uno dei simboli della capitale.

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Passeggiamo poi lungo il molo e attraversiamo un porticciolo nel quale numerosi pescatori, portano avanti fortunate (per loro) catture. Sappiamo che l’acqua, anche in prossimità dei porti, è poco inquinata, un altro primato di Oslo che ci viene confermato dalla presenza di appassionati di pesce, attivi lungo la costa urbanizzata.
A fine serata riusciamo a visitare anche la Fortezza di Akershus, che attraversiamo per sfociare in una piazzetta dove scegliamo di degustare una ottima birra locale, accompagnata da patatine fritte (67 Nok a testa).

Condividiamo al fresco, sensazioni e considerazioni, su un viaggio che si sta rivelando bellissimo ed emozionante.
Prima del rientro in hotel, ci fermiamo in un market (molti restano aperti fino alle 23 o addirittura 24 ore) e scopro che, quando si paga con monete, non bisogna porgerle al commesso, ma inserirle in una macchinetta che effettuerà il conteggio e fornirà l’eventuale resto!

Penultimo giorno in terra norvegese, un sabato nuvoloso e freschino, nel quale scopriamo che gli orari di apertura di bar e negozi alla vigilia della domenica, vengono spesso posticipati alle 11. Ci accomodiamo da Starbucks, alla Stazione centrale, in un ampio locale al primo piano. Cappuccino e pasta, circa 70 Nok a testa (siamo nella media, purtroppo).
Una lunga camminata in un quartiere residenziale, ci porta poi al Museo Munch, dove per 95 Nok, abbiamo la possibilità di ammirare opere quali L’Urlo (che sarà spesso rappresentato dalla nostra abilità di attori, nei vari selfie scattati in giro per la città), la Madonna e la pittoresca Vulva. Una concitata discussione “artistica”, in una sala del museo, ci regala una sgridata epocale, da parte di una guardia, che ci chiede di abbassare i toni.
Decidiamo dopo la visita di acquistare un biglietto per i mezzi con validità 24 ore, che per la zona 1 (ovvero la zona relativa ai luoghi di interesse turistico della città di Oslo), costa 90 Nok a testa e permette di usufruire di bus, tram e metro (è possibile acquistare il ticket con monete, carta di credito e post pay, nei distributori automatici della RUTER, l’azienda che si occupa dei trasporti. https://ruter.no/en/ Un biglietto di corsa singola, costa invece 30 Nok ). Ci dirigiamo proprio con la metropolitana nei pressi del Museo Nazionale, dove consumiamo il nostro pranzo e dal quale ci dirigiamo verso l’Aker Brygge, zona turistica e lungo mare, vitale e piena di locali, per arrivare alla quale, passiamo dal Centro Nobel per la Pace, dove compriamo alcuni ricordi. Percorrendo il lungo mare, arriviamo ad una spiaggetta incantevole, dove trascorriamo un po’ di tempo e ci godiamo un panorama rigenerante (sullo sfondo, la caratteristica crociera della sightseeing, che accompagna turisti lungo il fiordo).
Visitiamo poi su proposta di Massi, la House of Oslo, paradiso del design d’arredamento.
Chiudiamo la serata, nei famosi giardini del Palazzo Reale, dove una spettacolare fontana, casa di anatroccoli già posizionati per il riposo notturno, si erge in una distesa di alberi sconfinata.
Abbiamo la fortuna di assistere al Cambio della Guardia, coreografico e interessante, prima di recarci a cena da“Mamma Pizza”.

Dedichiamo l’ultima giornata alla visita dell’ Holmenkollen, che raggiungiamo in metro. Un luogo incantato dove il verde boschivo fa da padrone. Visitiamo per 120 Nok a testa il Museo dello scii e saliamo sulla Jump Tower (la torre del trampolino), sulla quale ci attendono una vista mozzafiato della città e un venticello nordico particolarmente pungente (indosso cappuccio e sciarpa senza vergogna, davanti a scandinavi in pantaloncini e canottiera).
Pranzo alla stazione centrale, in uno dei tanti punti ristoro e rientro in hotel, dove avevamo lasciato (gratuitamente) i bagagli.
Ci attende alle 15.40 il bus Torp-Expressen che ci accompagnerà a Torp, dove decolliamo con un discreto ritardo, recuperato in volo con accelerate da urlo! Suggerisco di verificare nel sito della compagnia dei bus, l’orario utile che consente di prendere il proprio volo con tranquillità. La compagnia di trasporti, dedica infatti a ciascuna tratta aerea, una corrispondente tratta a terra che permetta di raggiungere l’aeroporto circa due ore prima del volo. L’organizzazione è impeccabile e gli orari vengono rispettati perfettamente.

Una città che rivedrei una, due e “sempre” altre volte. Che spero di raggiungere in futuro da Bergen, per godere di quel panorama lungo i Fiordi, tanto amato, da chi è riuscito ad effettuare la tratta Bergen-Oslo con il treno. Resta il dispiacere per non aver avuto il tempo di fare una crociera sul Fiordo, ma la gioia di aver assaporato davvero al massimo e con una compagnia da dieci e lode, questa esperienza così desiderata che si è rivelata addirittura superiore alle mie aspettative.
Noi abbiamo scelto deliberatamente di NON acquistare la Oslo Pass (http://www.visitoslo.com/it/attivita-e-attrazioni/oslo-pass/), perché un calcolo approssimativo prima della partenza, ha fatto emergere che nel nostro caso, non ci sarebbe stata nessuna convenienza. È comunque una scelta che dipende da diversi fattori e da quanto si utilizzano i mezzi di trasporto (avendo un hotel centrale, noi abbiamo usufruito ben poco di bus, autobus e metro).
Credo sia di importanza universalmente riconosciuta, informare che il costo per l’utilizzo dei bagni pubblici è pari a 10 Nok, che è compreso perfettamente l’inglese e che un ombrello come amico, è una ottima scelta.

Questa è stata la nostra avventura.
Buon viaggio e
alla prossima meta!
Silvia