Il ritrovato Belgio e la ritrovata voglia di raccontare.

Ricomincio dal verde sconfinato, dalle mucche rilassate sulle distese erbose, dal cioccolato che non vorresti smettere di degustare, esposto come fosse un  prezioso  di cui aver cura, nelle vetrine dei negozietti affacciate su strade affollate.

Ricomincio dal Belgio, che mi colpì con freccia cupidica nel 2010 e che per tanto tempo ho sperato di rivedere, desiderio realizzato dopo sei anni, nel giugno scorso.

Riprendo a coltivare il mio amato blog, per troppi mesi trascurato, nonostante le piccole tappe europee esplorate dall’inizio dell’anno,  di cui custodisco appunti di viaggio, in attesa che  le mie mani e i miei sguardi nostalgici li facciano sbocciare in pubblicazione.

A Cagliari la stagione balneare è già cominciata con successo, quando Massi ed io, atterriamo a Charleroi- Bruxelles con volo Ryanair (circa 60 euro a testa AR), in un umido pomeriggio.  Le previsioni meteo sbirciate durante la mattinata, non sono particolarmente confortanti. Una sinfonia temporalesca in stile fine del mondo, è prevista per tutti i giorni della nostra permanenza.

Ma l’assenza di perturbazioni al nostro arrivo, ci riempie di ottimismo.

Ci dirigiamo verso il Bus Shuttle per il quale abbiamo acquistato i biglietti online  poi stampati (https://www.brussels-city-shuttle.com/it#/) prima della partenza, usufruendo per questo di uno sconto di circa un euro per ticket. La piazzola di sosta dei mezzi si identifica e raggiunge facilmente, poiché superata l’uscita, voltando a destra e percorrendo qualche metro, si scorgono immediatamente  le transenne “ammazza furbizia” che contengono la fila.

La salita sul Bus avviene in modo molto ordinato e sereno e c’è posto per tutti i viaggiatori paganti.

In un’ora circa raggiungiamo la Stazione Midi di Bruxelles, distante (in teoria) quindici minuti a piedi dal nostro hotel.  La teoria è però sconfitta da stanchezza, sopravvalutazione del nostro senso dell’orientamento e dal calar del sole, così, arriviamo in Hotel dopo più di mezz’ora di camminata, appesantita da bagagli e pioggia che in ritardo ci da il benvenuto.

Alloggiamo al Bedford, un quattro stelle per il quale ottengo uno sconto eccezionale grazie al mio essere utente Genius su booking.com (http://www.booking.com/hotel/be/bedford.it.html ), saremo a cinque minuti dalla Grand Place e la colazione abbondante e variegata sarà inclusa.

Alla Reception ci accoglie un giovane e sorridente ragazzo siciliano.

Socializziamo e condividiamo qualcosa delle nostre vite.

Ci assegna poco dopo una camera al quinto piano, augurandoci una buona serata.

Massi  e io, iniziamo a sentirci discretamente provati per il lungo viaggio, abbiamo voglia di rilassarci e di abbuffarci con le leccornie comprate in stazione all’arrivo in città. Proprio la stanchezza non ci mette in allerta, quando dopo diversi tentativi, non siamo in grado di aprire la porta della camera.

Insisto nell’appoggiare la scheda sull’oasi dedicata, nei pressi della maniglia, ma l’uscio resta serrato.

Poi, finalmente (penso) la porta cede, ma non per merito nostro.

Un robusto signore anglofono è davanti a noi, sconcertato, ma soprattutto nudo.

L’imbarazzo prende forma nei nostri sguardi (prontamente puntati verso il soffitto per evitare sgradite visioni) e nelle nostre bocche spalancate. Gli spiego che c’è stato un errore nella attribuzione del numero della stanza e mi scuso.

Quando torniamo in Reception e spieghiamo l’accaduto, riceviamo cascate di scuse e una quadrupla più grande del nostro appartamento a Cagliari, senza nessun costo aggiuntivo.

Il sonno nell’accogliente lettone, ci rigenera.

Il giorno successivo è domenica e abbiamo in programma una gita a Brugge, scelta pianificata per usufruire degli sconti nel weekend  (biglietti acquistati online e stampati prima della partenza http://www.belgianrail.be/en/Default.aspx  ).

Una ricca colazione ci mette energie in zaino, ci dirigiamo grintosi alla Stazione Centrale (Gare Central).

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Forti del nostro ticket che ci permetterebbe di visitare tutto il Belgio in una giornata, alla modica cifra di 20 euro, guardiamo il tabellone delle partenze tanto euforici quanto superficiali e cadiamo nella tela di una profezia che si auto avvera. Invece del diretto verso la cittadina, prendiamo un treno con circa seicento tappe intermedie su tutto il territorio e siamo a Brugge in tre ore. Pur avendo tentato di tamponare il danno, chiedendo informazioni al Capo Stazione, dobbiamo attendere l’arrivo a Brugge senza poter cambiare vettura, poiché impiegheremo un tempo superiore nel tornare a Bruxelles e prendere un altro treno.

Ma che ci importa in fondo? Siamo in vacanza, la giornata è soleggiata contro tutte le previsioni e poco distante dalla Stazione di Brugge (dove prendiamo una mappa della città, gratuitamente, all’Info Point), vediamo,  immerso nel verde un fantastico Food Truck Festival che durerà tutto il giorno.

Ci immergiamo tra la gente, assorbendo profumo di fritto e arrosto, integrati perfettamente nel contesto.

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Poi proseguiamo per rivedere una cittadina che amammo moltissimo durante la nostra prima volta in Belgio.

La Piazza ci attende con le sue casupole colorate, le cioccolaterie, turisti.

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I furgoncini che vendono fritti e oleosi spuntini, ci chiamano, cediamo e degustiamo in piazza una porzione extra large di patatine imburrate (i nostri stomaci vanno in ferie per qualche ora).

Passeggiamo tra scorci e canali, la giornata vola.

Scegliamo di concluderla con una birra, prima di rientrare a Bruxelles.

Seduti verso la piazza, viviamo uno di quei momenti nei quali la mente è travolta da note serotoninergiche e tutto ci sembra leggero e possibile.

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Il rientro non riserva sorprese. Solo ci colpisce la ferita ancora aperta di una Bruxelles che ha subito il recente attentato e si scopre esposta. I militari sono presenti in molte zone strategiche della città, scrutanti e attenti.

Dedichiamo il terzo giorno alla capitale.

Dopo la nostra soddisfacente colazione, raggiungiamo in un soffio la Grand Place, dove ci fermiamo  a lungo per trattenere quanto più possibile ricordi visivi, di tanta bellezza, dei colori, dei volti.

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Tappa obbligata al Manneken Pis, il bimbo dall’urina incontrollabile, sempre molto elegante  e curato nei dettagli.  A parte noi, c’è un limitato gruppo di orientali che scatta e sorride, quindi riesco a ritagliarmi uno spazio ottimo per qualche foto.

Nonostante avessimo già vissuto nel 2010 l’esperienza, decidiamo di rispolverare i nostri ricordi utilizzando i Bus turistici della City SightSeeing, che al costo di 25 euro a testa, ci accompagnano in un tour delle principali attrazioni, fino a quando non scorgiamo un verde parco con laghetti, nel quale scegliamo di improvvisare un pic-nic e rilassarci.

A fine serata, una fitta, anche se non aggressiva, pioggerella, ci costringe ad alzarci.  Passeggiamo mano nella mano, protetti dai nostri ombrelli. Nemmeno la pioggia è in grado di rovinare la bellezza di certi momenti, anzi, se discreta ne intensifica la portata. L’unico nemico, almeno per i miei capelli, è l’umidità quasi intollerabile.

Il giorno seguente, abbiamo il volo alle 21.20, possiamo perciò dedicare ancora una intera giornata alla nostra amata Bruxelles.

Dopo il check out,  ci dirigiamo verso il Birrificio a conduzione familiare Cantillon, aperto al pubblico e soprattutto dispensatore di ottime degustazioni.

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Al costo di 7 euro a testa, è possibile visitare la struttura,  guida cartacea alla mano, dopo  aver ascoltato un preambolo sulla sua storia esposto in inglese, dallo stesso proprietario e alla fine del tour, bere due birre del campionario, incluse nel biglietto ed eventualmente  proseguire fino a ubriachezza molesta, pagando di tasca, se lo si desidera.

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Bere alle 11 del mattino, cambia e migliora la prospettiva della nostra ultima giornata in Belgio.Rassicura me, simil-aerofobica e rassicura Massi, il cui ruolo ufficiale di calmante, viene alleggerito dalle proprietà distensive della birra.

Trascorriamo le ore successive tra negozi e cioccolaterie, un po’ per degustare, un po’ per acquistare.

Il tragitto verso il Bus Shuttle che ci condurrà in aeroporto, è illuminato dai lampi e musicalizzato dai tuoni di un temporale fuori misura.Siamo stati veramente fortunati e ringrazio l’apocalisse che ha scelto di posticipare la propria visita.

Volo parzialmente sereno, con picchi di ansia regalati da una signora che utilizzava tranquillamente facebook ad alta quota, nonostante i rimproveri degli assistenti di volo e i miei.

Mi affido alla sorte, che benevola ci riconduce a casa. Sono pronta per l’avventura che ci attende tra qualche settimana.

 

 

 

Di Copenaghen e di altre meraviglie nordiche.

Sveglia alle 3.30, il Taxi passerà alle 4.45 per condurci all’aeroporto in una calda e umida nottata di fine agosto.
I più lucidi appaiono i nostri mici, che superata l’iniziale perplessità derivante dal buio totale ancora imperante, pretenderanno la colazione e intoneranno, per raggiungere lo scopo, miagolii da tenore lirico.
Io e Massi, palpebre cascanti e ripresa lenta, verifichiamo di non aver scordato nulla e iniziamo l’avventura: Copenaghen ci aspetta!
Il volo Alitalia da Cagliari AR (con scalo a Roma Fiumicino), ci costerà circa 200 euro a testa, un’offerta che, trattandosi della capitale danese, “non si poteva proprio rifiutare”.

Atterriamo all’aeroporto di Kastrup intorno alle 12 e raggiungiamo in circa dieci minuti il binario del treno che ci condurrà alla stazione centrale (Københavns Hovedbanegård). Lo scalo aeroportuale ha le sembianze di un centro commerciale: per gli affamati appena giunti in città, un paradiso di ristoranti, chioschi e punti ristoro. Noi decidiamo di pranzare dopo aver raggiunto l’hotel, acquistiamo i biglietti del treno alle macchinette automatiche (che NON sono in prossimità dei binari, ma al piano superiore) e prendiamo posto nel silenzioso e veloce mezzo, che raggiungerà il principale snodo ferroviario in circa 7 minuti, durante i quali discorriamo con una studentessa italiana, appena atterrata, la quale ci spiegherà di dover trascorrere due anni a Copenaghen e condividerà con noi le proprie paure. Reduce dalla lunga esperienza berlinese e empatizzando profondamente con lei, fungo da mamma chioccia, rassicurandola con autentico interesse.
La Stazione Centrale dista circa cinque minuti di camminata dall’Hotel Løven, nel quale alloggeremo (scelto tra tanti per prezzo e posizione), che si rivelerà una struttura senza pretese, senza televisione, senza un utilizzabile segnale wifi, ma con un supermercato LIDL salva portafoglio a circa 200m e un frigo enorme in camera, che ne risolleveranno le sorti. Mentre ci dirigiamo verso l’albergo, grida di intensità riconducibile ad un massacro da film Horror, attirano la nostra attenzione: è il caloroso benvenuto del Parco di divertimenti Tivoli, paradiso ludico, al quale perfino Walt Disney si ispirò, che permette ai visitatori uno sfogo da competizione attraverso l’urlo libero in concomitanza con l’utilizzo dei numerosissimi giochi.

Tivoli

Tivoli

Dopo un veloce check in e un pisolino ristoratore, percorriamo a piedi le ampie strade che portano al centro e ci perdiamo in una Copenaghen rinfrescata da un nordico venticello e affollata da pedoni e ciclisti. L’altezza media locale ci inquieta e perfino il metro e ottanta di Massi potrebbe ricevere la candidatura per la “sindrome da Folletto Lannister”.
Raggiungiamo lo Strøget nel centro storico cittadino, isola pedonale attorno alla quale si diramano viuzze animate da artisti di strada, negozi, ristoranti, gelaterie e lo percorriamo mano nella mano, sentendoci parte di una atmosfera rilassata e gradevole che culminerà nei colori di Nyhavn, antico porticciolo da cartolina, icona della città e magia per occhi e anima di chi ha la fortuna di trascorrervi del tempo. La sveglia notturna è valsa la pena, il tramonto assaporato tra i ristoranti, i profumi e le sfumature di Copenaghen, ci concede emozioni e ricordi di rara bellezza.

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Il giorno successivo scegliamo, come spesso in occasioni precedenti, di familiarizzare con la città attraverso il Bus Turistico – Red Bus (175 corone a testa, per l’intera giornata, Hop On, Hop Off). Spiegazione anche in italiano, dettagliata e interessante, relativa ai principali luoghi di interesse. Scendiamo nei pressi della Statua della Sirenetta, che ci attende cupa e inquieta, volta verso l’orizzonte. Tanti turisti in fila per la foto di rito, ma a destare la mia attenzione, sono purtroppo i numerosi rifiuti che galleggiano nei pressi delle rocce che sostengono la scultura: plastica, cartone, addirittura frutta, annebbiano la bellezza del simbolo danese ed è un vero peccato.

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La nostra mattinata prosegue nella Langelinie, tra verde sconfinato, azzurro del cielo, blu dei laghetti e nero delle magliette indossate dai crocieristi della “Full Metal Cruise” attraccata in zona, completamente dedicata agli amanti del genere, che popolano le strade del centro. Dedicheremo la serata alla visita del quartiere Nørrebro multietnico e accogliente, dispensatore di positività, al rientro dal quale ci fermeremo in una panchina lungo un laghetto dove cigni veri e in sembianze di pedalò, ci accompagneranno fino al calar del sole, che ci concederà una vista mozzafiato sulla città.
Grazie ai preziosi consigli di due cari amici ex abitanti danesi, scegliamo di dedicare le giornate successive, alla visita di Roskilde e Malmoe (in Svezia), cittadine poco distanti da Copenaghen e facilmente raggiungibili con gli efficienti treni locali.
Spenderemo per raggiungere la prima, famosa città legata profondamente alla storia vichinga, 192 corone AR a testa. Sul treno che partirà dalla stazione centrale di Copenaghen e avrà come capolinea proprio Roskilde, wifi gratuito e bustine con i logo della compagnia ferroviaria a disposizione dei passeggeri, le trovo carine e ne prenderò una decina come souvenir a costo zero! In venticinque minuti siamo a destinazione, la stazione è minimale, con un solo binario e le macchinette dispensatrici di biglietti lungo le banchine d’attesa. Il centro è raggiungibile con una breve camminata che allungata di poco, conduce anche al museo vichingo (l’assenza di veri e propri confini tra museo ed esterno, creerà confusione in me e Massi, che ci renderemo conto solo dopo aver visitato parte della struttura, di essere al suo interno senza biglietto!). Pausa relax su una panchina e pranzo nei tavolino all’aperto del centro grazie ad un clima tiepido e coccolante.

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Rientriamo a Copenaghen nel pomeriggio e visitiamo il parco Tivoli (99 corone a testa per l’ingresso, giochi da pagare a parte, all’interno), luogo magico, dove prati, specchi d’acqua dimora di pesci, anatre, cigni e gabbiani, giochi, punti di ristoro e colorate strutture, regalano una esperienza senza uguali. Visitai il parco divertimenti nei pressi di Parigi, circa dieci anni fa, ma nulla a paragone con la meraviglia tivoliana, una città dentro la città, dove l’età perde significato e dove grandi e piccini possono vivere un piccolo sogno. Scorgo adulti che accompagnano i propri bambini in giochi più o meno audaci e leggo più ansia nei loro occhi che in quella dei loro piccoli. Il sottofondo di grida, ci fa compagnia e ci fa sorridere.

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La serata si conclude con la piacevole esibizione dell’orchestra di Tivoli. Ricordi preziosi che custodiamo gelosamente.
Penultima giornata dedicata a Malmoe, che raggiungiamo in circa trenta minuti, con 172 corone danesi (all’andata), 105 corone svedesi (al ritorno) dalla stazione centrale. Un bellissimo panorama accompagna il nostro viaggio in treno, dal quale scorgiamo le tipiche pale eoliche nordiche che spuntano dall’acqua e paiono galleggiare sul mare, sono tante, tantissime!
Giunti nella cittadina svedese, identifico nei pressi della stazione un info point, dove ci danno una mappa della città (gratuitamente) e sorrisi di buona giornata. Il centro è vicinissimo. Passeggiamo tra viuzze, piazze e ponticelli e ci godiamo questa perla nordica, dove l’architettura ci rimanda al 2011 e al nostro indimenticabile viaggio a Stoccolma.

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Tornati nella “cugina” Danimarca, in serata visitiamo la tanto discussa e controversa Christiania, quartiere-cittadina parzialmente autogovernato all’interno di Copenaghen, che tra le altre cose, possiede un ampio e fornitissimo Green Light District, nel quale erba e “cannoni”, vengono venduti e fumati in amicizia totale. Letture precedenti alla visita, ci mettono al corrente delle regole da rispettare all’interno della zona ormai polo turistico affollatissimo:
-non fotografare
-non utilizzare i cellulari (no telefonate)
-non ostentare (?)
L’ultima regola ci lascia perplessi, ma cerchiamo di rispettarla. Resto affascinata dai colori, dai sorrisi e dal profumo intenso dell’erba che stende l’olfatto di grandi e piccini.Un’esperienza particolare, affatto pericolosa (come alcuni l’avevano definita) e assolutamente da depennare nella lista di cose da fare. L’atmosfera è distesa ed è possibile accomodarsi nei tavoli all’aperto, bere una birretta e per chi lo desidera, fumare i prodotti locali. Senza dubbio una fetta turistica sui generis.

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Percorriamo al rientro il bellissimo quartiere di Christianshavn, perla cittadina dove il fascino delle case risalenti al Diciannovesimo secolo, si fonde con una modernità in continua evoluzione.
La nostra esperienza danese, dinamica e arricchente, si conclude con quella velocità accelerata, tipica dei momenti di gioia e passione. Una tappa non economica, ma il cui costo è stato ripagato dalla bellezza dei luoghi, dei profumi e delle sensazioni vissute.
Resto a disposizione, per qualunque più precisa informazione che possa essere utile a quanti tra voi, progetteranno un viaggio in questa nordica, amabile cittadina.

Mesi Berlinesi: L’ARRIVO.

Chiedetemi se ero felice e vi risponderò di SI.

Nonostante l’ansia mi incellofanasse mente e stomaco, concedendo con parsimonia celle di respiro. Nulla di cui stupirsi, il mio coraggio è fatto così: gode di interminabili momenti letargici, per poi palesarsi improvvisamente attraverso eruzioni energiche e fertili, che mi permettono di VIVERE.

Rinchiuse in spazi remoti le mie paure, semino la via di realizzazione di uno dei miei più grandi desideri: vivere in Germania, vivere l’evoluzione: da turista ad abitante, migliorare l’adorato tedesco, ricominciare professionalmente da zero, mettendomi in gioco. Contatto una scuola di lingue a Berlino e mi iscrivo per un corso della durata iniziale di due mesi, che senza troppo indugio, proseguirà per cinque. Saluto il mio compagno, alleato e sostegno, quasi annegando tra le lacrime, in un mite quattordici febbraio sardo, spodestato poche ore dopo, da un glaciale inverno berlinese. Realizzo di aver superato il confine tra il “pensato” e l’”agito”, quando prendo posto sul velivolo Alitalia, che da Elmas mi condurrà a Roma e da lì nella capitale tedesca. Mi guardo intorno e cerco la mano di Massi, feticcio anti-aerofobia, concessa sempre in comodato d’uso durante atterraggi, decolli e turbolenze. Ma sono sola, sola con i miei desideri e i miei timori, sola con la mia eruzione di coraggio, che un po’ maledico e un po’ ringrazio.

Atterro a Tegel terminal C e trascino fino al bus TXL (terminal B), trenta chili tra stiva e cabina. Sento parzialmente la fatica fisica, perché l’adrenalina lievita, agevolata da ciò che vedo, da ciò che ascolto, dagli odori che sento. Sono arrivata, la mia esperienza comincia da qui, dalla richiesta di un biglietto all’autista, nel mio tedesco ancora un po’ maccheronico, dal percorso del Bus, che prima di raggiungere Alexanderplatz, saluta la Stazione Centrale, la porta di Brandeburgo, il Viale dei Tigli, l’isola dei Musei. Mi commuovo, osservando quella che sarà la mia città per lunghe settimane, guardo la mia immagine riflessa sui finestrini del mezzo e provo un po’ di tenerezza per quella giovane donna, abbracciata alle sue valigie, dall’aria stanca, ma dagli occhi attenti e felini, che catturano tutto, per non perdere nulla di quella cascata emozionale.

Raggiungo l’hotel, nel quale alloggerò la prima notte, senza alcuna fatica e soprattutto senza mappa, seguendo solamente l’istinto d’orientamento che, per la prima volta nella mia vita, non fallirà. Su Booking.com avevo prenotato una stanza presso l’H2 Berlin- Alexanderplatz, poco distante dalla fermata capolinea del TXL. Fatico a portare le valigie fino alla Reception, ma ce la faccio e mi espongo spiegando in tedesco, che ho prenotato una singola, aspettando la classica risposta con annessa richiesta di documento e consegna chiavi. Ma il ragazzo che mi accoglie parla a lungo, parla velocemente (troppo velocemente) e troppo in tedesco. Frustrata ma eccessivamente orgogliosa per cambiare lingua, utilizzo i concetti raccolti per costruire informazioni di senso logico e capisco che mi devo recare nell’Hotel accanto a quello in cui mi trovo, perché per un problema con le stanze, alloggerò lì, allo stesso prezzo e per gli stessi servizi. Prima di entrare nell’altro albergo, incrocio anche le dita dei piedi, nella speranza di aver compreso bene quanto sentito all’alloggio precedente. La posta in gioco è troppo alta, non voglio dormire la prima notte nella U-bahn insieme ai senza tetto, perciò al Ramada Hotel (questo il nome), parlo in inglese e sperimento un senso di maggiore leggerezza.

La stanza mi aspetta, finalmente posso riposare le stanche membra. È il mio stomaco “canterino” a ricordarmi che dalla mattina non mangio qualcosa che sia definibile come cibo, a parte i vari snack Alitalia. Accompagnata da sciarpa, guanti, cuffia e calzamaglia sotto strati di maglie e maglioni, esco e vado a procacciare provviste prima che i supermercati chiudano.

Berlino mi accoglie tra luci e persone che affollano Alexanderplatz. Non so esattamente dove troverò un supermercato, ma mi sento al sicuro, accolta fin dal principio e cammino in direzione della Fernsehturm (torre della televisione), che mi guiderà ogni giorno per cinque mesi, catturandomi come l’occhio di Sauron attraeva l’anello, punto di riferimento saldo e rassicurante, in una città dove non ho mai sperimentato disorientamento. Proprio sotto la Fernsehturm, scorgo l’insegna gialla del discount Netto e la mia fame viene placata da pane e formaggio. Il peso dell’overdose emozionale comincia e farsi sentire, mi dirigo in albergo e sogno di avventure e nuove esperienze su un diversamente comodo cuscino berlinese, ripiegato in quattro per raggiungere il volume desiderato.

Mi aspetta tanto, mi aspetta ancora tutto e condividerò tutto, a piccole dosi, proprio qui.

l'arrivo

l’arrivo

La neve che avanza: tra Frankfurt, Heidelberg e Mainz.

Ormai appassionatissimi di “fast-trip”, io e il mio compagno progettiamo un weekend lungo nella nostra amata Germania, per rivedere (almeno inizialmente così crediamo) i mercatini natalizi, che ci conquistarono nel 2013 a Vienna e per tornare a Francoforte e ad Heidelberg, esplorate nel 2009.
Periodo scelto per il viaggio: 12-15 dicembre 2014.
Periodo di prenotazione: metà settembre.
Periodo di sconvolgimento programmi causa sciopero nazionale epocale con praticamente unanime adesione: inizio dicembre.
Allertati dalle notizie rimbalzate sui media, abbiamo la certezza di dover rinunciare al tanto atteso viaggio, circa due giorni prima della partenza, quando Ryanair, ci comunica via e.mail, la cancellazione del nostro volo.
Il mio picco nevrotico originato dalla brutta notizia, viene fortunatamente addolcito dalla chat con l’operatrice della compagnia Low Cost, che inizialmente un po’ restia e riservata, cede al mio pressing in stile stalkeraggio incalzante e ci concede senza spese, il cambio data per entrambi i voli: andata e ritorno.
Purtroppo, i mercatini saranno già conclusi al nostro arrivo, ma le vacanze natalizie avranno tinte tedesche dal 26 al 29 dicembre (spesa a testa AR tratta Cagliari-Frankfurt Hahn: 65 euro).
Il cambio data, implica anche un cambio Hotel, poiché per quel periodo, non troviamo camere disponibili presso l’alloggio inizialmente prenotato. Un’analisi accurata di prezzi, posizione e servizi, mi porta a scegliere l’Hotel Excelsior (http://www.hotelexcelsior-frankfurt.de/cms/index.php/it/ circa 200 euro totali per 3 notti, colazione inclusa, wifi e frigo bar free –quotidianamente rifornito), praticamente di fronte alla Stazione Centrale (Hauptbahnof) di Francoforte.

Partiamo dall’aeroporto di Cagliari-Elmas nel primo pomeriggio di un 26 dicembre tiepido e soleggiato, che cederà il posto ad un freddo inverno tedesco, carico di neve e temperature sotto lo zero.
Decollo puntuale e atterraggio in orario perfetto all’aeroporto di Frankfurt-Hahn, distante circa 180km dal centro città(1 ora e 45 minuti).
Alla stazione centrale, ci accompagnerà per 15 euro a testa (30 in totale tra andata e ritorno) il comodo bus della compagnia Bohr ( utili informazioni in lingua inglese o tedesca, sono reperibili nel seguente sito: http://www.bohr.de/en/) , che fortunatamente non rispetta gli orari tabulati e condivisi nella propria pagina internet e parte con un’ora d’anticipo rispetto al previsto (17.30 e non 18.30), dalla piazzola di sosta del Terminal B, fronte ingresso-uscita Aeroporto (facilissimo trovarla, poiché l’aeroporto è veramente di dimensioni ridotte, perciò tutto è a portata di mano e soprattutto perché un cartello indica la direzione da seguire una volta usciti dall’ala arrivi).
Intorno alle 19.15, raggiungiamo la fermata capolinea del Bus a Francoforte città, esattamente a 5 minuti di cammino dall’Hotel che ci accoglierà.
La Stazione Centrale è già davanti a noi e ci rendiamo conto di quanto breve sia la distanza dal nostro albergo (20 passi, forse).
Il freddo è pungente e scegliamo di entrare proprio alla stazione per rifocillarci e verificare gli orari dei treni per le nostre escursioni dei giorni successivi (Heidelberg e Mainz ci aspettano), nei tabelloni su sfondo giallo presenti in vari punti dello snodo ferroviario.

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All’interno dell’imponente struttura, gli addobbi natalizi sono ancora protagonisti, tra luci e alberi carichi e colorati, scorgiamo tra i vari negozi e punti di ristoro, un chiosco a noi familiare e fornitore di pasti veloci particolarmente gustosi: Ditsch! Focacce e pizze farcite, saranno la nostra cena per questa prima nottata in Germania.
Mentre aspettiamo il nostro turno, si avvicina a noi un ragazzo con un aspetto poco rassicurante che ci chiede qualche moneta in perfetto tedesco (al di là della richiesta e del non verbale inquietante, approfitto per incrementare la mia conoscenza della lingua locale), ma scopriamo poco dopo che si tratta di un italiano. Immediatamente però, la polizia interviene e lo fa allontanare: forze dell’ordine da 10 e lode.
Acquistiamo prelibatezze e ci dirigiamo in Hotel per il Check in.
L’ambiente è accogliente e riscaldato nel classico stile tropical-invernale della Germania. Mappe della città, sono disponibili gratuitamente all’ingresso e un’ampia sala relax attende gli ospiti che possono sorseggiare bibite calde a disposizione su un’ampia tavola (gentile offerta dell’Hotel), su comodi divanetti.
In dieci minuti, sbrighiamo le formalità relative al check in e scopriamo con piacere che la camera è molto carina e spaziosa, ma soprattutto (come accennato poco sopra), che le bevande nel frigo bar sono un gentile, quotidiano omaggio. Perché privarsene, dunque? La frase che durante le ore in albergo, andrà per la maggiore tra me e Massi, sarà: “Birretta?” e parliamo di una eccellente birretta tedesca!
Direi che anche per questa tappa, l’alloggio si è rivelato una fantastica scelta. Giudizio rinforzato la mattina seguente, quando, dopo un sonno ristoratore e la neve al risveglio, familiarizziamo con la colazione inclusa nel prezzo.
Scelta vastissima di dolce e salato (addirittura i Noodle vegetariani, che però, purtroppo, la mattina ammazzerebbero il mio povero, delicato stomaco), bibite calde e fresche e un ampio spazio dove sedersi e energizzarsi prima della giornata in città.

Siamo carichi e pronti per la nostra prima gita: Heidelberg arriviamo!

Heidelberg

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Grazie alle informazioni raccolte prima del viaggio, so che per spostarci con i treni regionali (RE), in modalità economica, durante il fine settimana, la scelta migliore è lo Schönes-Wochenende-Ticket (http://www.bahn.com/i/view/ITA/it/prices/germany/schoenes-wochenende-ticket.shtml ), un biglietto per gruppi fino a 5 persone che per 40 euro totali, ti permette di prendere i mezzi tedeschi (ad eccezione dei treni veloci ICE e IC), per illimitati viaggi, dalle 9 della mattina alle 3 a.m del giorno seguente.
Intenzionati a rivedere la graziosa cittadina che dista circa un’ora e mezza da Francoforte, acquistiamo il biglietto alle macchinette automatiche (che hanno istruzioni anche in Italiano e forniscono il resto anche di banconote di grosso taglio, tutto in monete, però!) e prendiamo il treno delle 10.
Il paesaggio che si può scorgere dai finestrini è da sogno, boschi innevati che ricordano il film “Le Cronache di Narnia”, bianco e candore, riflessi di luce e la natura che si arrende all’inverno. Resto affascinata, incantata.
Giungiamo in una Heidelberg innevata, intorno alle 11.36 e ci dirigiamo subito al Tourist Info, dove recuperiamo mappe e suggerimenti su come raggiungere il centro storico.
In un quarto d’ora di cammino, sotto la neve, ma felici, ci immergiamo nella zona pedonale della cittadina (dopo Bismarckplatz), nella quale negozi, persone e altri turisti, non intimoriti dalle condizioni atmosferiche avverse, come noi si godono le viuzze e gli angoli che Heidelberg regala.

Camminiamo tenendoci per mano, scattando foto ove possibile e piano, piano, la perturbazione diminuisce, fino a cessare, lasciando un manto bianco sopra marciapiedi, strade e tettoie, che, scopriremo in prima persona, ogni tanto lasciano scivolare qualche kg di neve sui passanti.

Heidelberg

Heidelberg

Pur avendolo già visitato, ci dirigiamo verso il Castello, ma l’ingresso da noi prescelto (ovvero quello dai giardini), è chiuso nel periodo invernale, per questo scegliamo di proseguire la nostra passeggiata, senza rivedere l’attrazione turistica visitata nel 2009.
Ci fermiamo per pranzo in un locale self service, dove per circa 10 euro totali, ci strafoghiamo di panini, focacce e dolci.
Abbiamo così la giusta carica calorica per affrontare il pomeriggio, durante il quale, raggiungiamo la zona dell’ Alte Brücke (il ponte vecchio), che ci regala una suggestiva vista su tutta la città, imbiancata dalla neve e colorata di grigio dal fumo dei caminetti accesi: meraviglia indimenticabile.

heidelberg
Riesco a scattare qualche foto, schivando le decine di turisti giapponesi che occupano quasi tutto il ponte e quando intravedo il negozio di Käthe Wohlfahrt, simbolo del natale per eccellenza, trascino Massi e mi perdo tra addobbi, palline, alberi e candele, come accadde qualche anno prima a Rothenburg ob der Tauber, cittadina nella quale visitammo per la prima volta l’esercizio commerciale che vive (e fa vivere) il natale tutto l’anno.
Dopo una breve tappa in un negozio di souvenir, ci dirigiamo alla stazione, dove un puntualissimo treno, ci riporterà a Francoforte, anch’essa innevata.
Prima di rientrare in Hotel, verifichiamo gli orari dei treni per il giorno successivo, visto il nostro desiderio di raggiungere Mainz (Magonza in italiano), piccola cittadina, descritta con lode, dai viaggiatori che vi hanno fatto tappa.

Colazione abbondante e direzione stazione centrale, dove per circa 26 euro, acquistiamo un biglietto giornaliero (che anche in questo caso sarebbe stato valido per un gruppo di massimo 5 persone), che ci consentirà di raggiungere Mainz e di utilizzare i trasporti cittadini di Francoforte entro un certo perimetro (info utilissime nel sito ufficiale dei trasporti della regione di Francoforte: http://www.rmv.de/it/ ).
È la S8 a condurci alla nostra meta (la metropolitana veloce di superficie Schnell-bahn), in circa mezz’ora.
Nevica delicatamente, senza infastidire chi come noi, ha il desiderio di respirare l’inverno tedesco e assaporare tutto in una breve vacanza.

Mainz

Mainz

L’Altstadt (il centro storico) di Mainz, dista circa 10 minuti a piedi dalla stazione centrale della cittadina.
Ancora sopravvive qualche bancarella natalizia nei pressi di una pista di pattinaggio sul ghiaccio, dove bimbi e adulti corrono e concedono coreografie in stile Carolina Kostner , anche se, il vuoto fisico lasciato dai mercatini recentemente smontati, è palpabile. Sarebbe stata senza dubbio un’esperienza ancora più ricca.
La strada che percorriamo è innevata con punti mediamente scongelati e per tale ragione un po’ scivolosa. Mantenere l’equilibrio, diventa per noi obiettivo prioritario, per questo gli abitanti di Mainz che si destreggiano in un jogging acrobatico sul lungo fiume, ci turbano un po’.
Il paesaggio però, cura ogni turbamento e ci culla in una sensazione positiva e rigenerante di benessere.
Cigni, anatre e piccioni, condividono le sponde innevate del fiume, cercando timidi raggi di sole, che scaldano anche le nostre guance rosse e gelate.

Mainz

Mainz

Ci dirigiamo alla stazione all’ora di pranzo, per rifocillarci e riprendere la S8 che ci riporterà a Frankfurt, desideriamo rivedere la città-base ed è la nostra ultima sera in Germania, purtroppo.
Tornati sul Meno, raggiungiamo a piedi dalla Haptbahnof la zona del Römer, passando accanto alla Banca Centrale Europea, dove l’imponente Euro, non risulta in 5 anni mutato.
Il Römer, simbolo cittadino, è affascinante come lo ricordavo, con i suoi tre frontoni e il maestoso albero natalizio che si erge davanti ad esso, accanto al quale, come nel 2009, io e Massi scattiamo una foto.

Frankfurt

Frankfurt

I turisti affollano la piazza, che percorriamo sentendo l’aroma dei dolci e delle cialde, sfornate da una pasticceria davanti alla quale, scorgiamo una lunga fila di clienti affamati e infreddoliti.
Raggiungiamo il ponte, dirigendoci verso il quartiere Sachsenhausen, famoso per i suoi locali e le sue attrazioni. Proprio dal ponte, riusciamo a godere di una vista mozzafiato su una Francoforte al tramonto. Uno dei momenti più intensi ed emozionanti della nostra breve vacanza.

Frankfurt

Frankfurt

La città ci saluta a sua volta con l’ultima nevicata, che imbiancherà ulteriormente i tetti e le strade.

Il giorno della partenza, dopo una colazione abbondante e come sempre gustosa, raggiungiamo la fermata del bus Bohr, magistralmente guidato e gestito, da un autista che credo parlasse correttamente almeno 5 lingue, di rara simpatia. Ci accomodiamo al calduccio, nel mezzo, intorno alle 8.00, partiremo mezz’ora dopo e raggiungeremo alle 10.30 l’ aeroporto, che fronteggia una fitta nevicata, a causa della quale il nostro volo, subirà circa due ore di ritardo. Lo scalo aeroportuale, resterà infatti chiuso per le avverse condizioni meteorologiche.
Un po’ di turbolenze accompagneranno il viaggio di ritorno, ma atterriamo puntualmente nella nostra Cagliari.
Un altro viaggio è nei ricordi, un’altra avventura che precede quella imminente e di più lunga durata, che sto per affrontare.
Vi terrò aggiornati.

Resto a disposizione per qualsiasi altra curiosità o informazione.
Buoni Viaggi a voi tutti!
Silvia

Ben ritrovata LONDRA!

Una diagnosi relativa alla mia persona, giunge improvvisa di recente: “Silvia, tu hai la Poriomania!”.
È il sorriso di mia madre ad accompagnare questa definizione psichiatrica, mentre siamo in volo e ci dirigiamo insieme ad altri 4 compagni di viaggio, a Londra. In un contesto che potrebbe confermare l’azzardo diagnostico della mia genitrice, taccio e rifletto, sorridendo a mia volta.
Lontana da Londra da quindici anni (la visitai durante una gita scolastica nel 1999), non attendo di essere implorata per progettare e realizzare il verbalizzato desiderio materno di visitare la metropoli inglese e trovo nel mese di giugno, un volo molto conveniente Ryanair diretto a Londra, con partenza da Alghero (70 euro a testa A/R) per il 10 ottobre (rientro il 13).
Parallelamente, parte la ricerca di un alloggio, che trova il suo epilogo nella prenotazione di tre stanze all’hotel IBIS London Stratford (148 euro a testa, per 3 notti).
Come nelle precedenti occasioni, i giudizi positivi degli ospiti, rivestono un ruolo fondamentale nella mia scelta finale. Clienti entusiasti, soprattutto per la tranquillità della zona e per i servizi in essa presenti: due fornitissimi centri commerciali a cinque minuti dall’albergo (uno, il Westfield, è il più grande d’Europa), stazione di bus e metro alla stessa distanza dalla struttura (con linea rossa Central, che conduce in 20 minuti al centro della città) e nei pressi dell’Underground Stratford, il capolinea del bus Terravision che dall’aeroporto di Stansted ci porterà a Londra city.
Tutto è pianificato, non ci resta che attendere il 10 ottobre.
Partenza da Cagliari all’alba, poiché il volo da Alghero è previsto per le 10.40.
All’arrivo all’aeroporto algherese, amara sorpresa: il parcheggio low cost (nel quale siamo soliti lasciare l’auto quando decolliamo dal Nord Sardegna), è completo e giungono notizie di un’ analoga situazione, relativa al vicino parcheggio con tariffe non scontate. Riusciamo faticosamente a trovare posto per le nostre auto, ma il disagio è stato rilevante ed è stata rilevante anche la discrepanza tra la spesa che avevamo preventivato (16 euro totali) e quella che siamo stati costretti a fare a causa del cambio di zona di sosta (30 euro, 12 per il primo giorno e 6 per i successivi).
Il volo è affollatissimo, tanto che, all’imbarco, il personale di terra ci suggerisce di mettere in stiva (gratuitamente) anche il bagaglio a mano. Siamo temerari e decidiamo di provare a sistemarlo in cabina, riuscendoci, per fortuna.
Decollo puntuale e atterraggio in anticipo, Ryanair non ci delude mai!
Purtroppo, causa ISIS, Ebola e lavori gestionali in corso, i controlli post-atterraggio sono di una lunghezza disarmante: due ore di fila per la verifica dei documenti di identità e un fiume di persone che sbuffa e si lamenta in tutte le lingue del mondo. Non abbiamo comunque alternativa, se desideriamo uscire da Stansted, siamo costretti a seguire il percorso delle centinaia di persone che ci precedono.

Dopo l’estenuante imprinting con l’aeroporto londinese, ci dirigiamo verso la piazzola di sosta del Bus Terravision, che ci condurrà a London City. Avevamo acquistato i biglietti andata e ritorno, ad Alghero, al costo di 13 euro a testa  ( 12 sterline, per informazioni: http://www.terravision.eu/italiano/london.html ).   Per raggiungere il bus, seguiamo le indicazioni per l’uscita (siamo ancora dentro l’aeroporto), ma non varchiamo le porte scorrevoli per andare all’esterno, prendendo invece l’ascensore che si trova alla destra delle porte e scendendo al piano 0 (zero).    Troveremo lì, il bus che ci condurrà a Stratford, esattamente nella piazzola di sosta n.12 (rimane invariata, perciò, per coloro i quali, devono raggiungere lo stesso capolinea, valgono le informazioni che ho fornito).
In circa 45 minuti, giungiamo in una Londra colorata e caotica: sono le 16.00.
Il nostro albergo, si trova a circa dieci minuti di cammino dal capolinea del bus Terravision. Dalla stazione di Stratford, percorriamo lo Stratford Centre (centro commerciale) fino all’ingresso opposto a quello principale e giriamo a sinistra, seguendo la piazzola della chiesa, attraversiamo poi , girando a destra, il parchetto della chiesa e proprio di fronte a noi, scorgiamo l’insegna dell’IBIS (è necessario attraversare per raggiungerlo).
Il personale dell’albergo è molto gentile, alla reception, al nostro arrivo, è di turno Giuseppe, un giovane ragazzo italiano disponibilissimo.
Le stanze sono confortevoli e pulite, insonorizzate e dotate di bollitore e te in omaggio. Bagno ampio e materasso comodo. Ottima scelta, anche in questa occasione.
La nostra avventura londinese, può avere ufficialmente inizio.
Organizzatrice e guida, scelgo come prima tappa Piccadilly Circus!

Piccadilly
Prima di raggiungere il famosissimo luogo di interesse, ci fermiamo però da Subway, per riempire i nostri stomaci, che durante la giornata avevano accolto solo stuzzichini e dolciumi. Al costo di circa 3 sterline a testa, mangiamo un panino e ci dissetiamo (1 sterlina equivale a circa 1,20 euro).
Rifocillati, ci dirigiamo alla stazione di Stratford per acquistare, per ciascuno di noi, la Oyster Card, card plastificata ricaricabile, che permette di scegliere differenti tipi di abbonamenti , grazie ai quali è possibile agevolmente utilizzare i mezzi di trasporto londinesi.
Premessa: nemmeno scalatori, maratoneta, corridori e grandi atleti, potrebbero visitare Londra SOLO a piedi, ma la bella notizia è che grazie a metropolitana, bus a due piani, treni di superficie etc, puntuali e frequenti, gli spostamenti in città sono semplici e facilmente gestibili.
Prima della partenza, mi documento scrupolosamente sui costi e sui mezzi pubblici londinesi e scelgo, tra le varie opzioni la Oyster in modalità “pay as you go” (tutte le info in questo utilissimo sito: http://www.vivilondra.it/trasporti/londra-biglietti-oyster-card-travelcard.html ), che consente con una ricarica di circa 8.50 sterline al giorno (meno durante i week end), di utilizzare tutti i principali mezzi di trasporto della metropoli, per tutto il giorno, senza limiti di accesso, nelle zone 1-2-3 (le zone londinesi sono 6, ma quelle turistiche sono la 1 e la 2, la 3 è quella dove si trova l’IBIS hotel).
Per coloro i quali si trattengono a Londra per una settimana o più, risulta maggiormente economica la Travel Card, che può essere caricata sulla Oyster stessa (ovvero, nella card plastificata, possono essere caricati differenti tipi di abbonamento –settimanale, mensile etc., noi, vista la breve permanenza – 4 giorni – avremo speso molto di più con un abbonamento settimanale. Per informazioni utili, visionare il sito che ho postato poco sopra).
In regola con il pagamento delle tariffe di viaggio, ci dirigiamo con la Central line verso Oxford Circus, fermata da cui raggiungeremo facilmente a piedi Piccadilly. Lungo i corridoi della Tube londinese musicisti e artisti accompagnano i nostri tragitti verso i vagoni, in ogni occasione cerco di dar loro qualche sterlina, sono bravissimi!

the Tube
All’uscita dalla metro, ci accoglie una Oxford Street, affollata, illuminata e viva! I famosi bus rossi a due piani, simbolo londinese, si susseguono nelle strade ampie, circondate da negozi e persone di ogni etnia.
È fantastico, più emozionante di quanto ricordassi.
Camminiamo affascinati e adrenalinici e raggiungiamo il grande schermo illuminato di Piccadilly, pensando a quanto sia strano, in poche ore, raggiungere un mondo completamente differente da quello in cui vivi e sei cresciuto.
Ci godiamo ogni attimo, seduti in una piazzetta di fronte al multi schermo.
Cena a base di “Fish and Chips” per parte del gruppo, io e Massi, vegetariani, non fatichiamo a trovare una alternativa.
Attendiamo con ansia la giornata successiva.

Colazione da Starbucks per il secondo giorno londinese: nuova esperienza per i nostri compagni di viaggio, una consuetudine per me e Massi, quando ci troviamo all’estero. Cappuccino e pasta, circa 4 sterline a testa, il che, ci sembra veramente low cost dopo la recente esperienza norvegese.
In un sabato timidamente soleggiato, scelgo di accompagnare il gruppo alla scoperta di Portobello Road e del suo mercato. Fermata Nothing Hill e siamo subito immersi in un quartiere variopinto, allegro e come sempre affollato. Bancarelle e negozietti “sfilano” in una coreografica scelta di oggetti e sapori.

Portobello Road
Siamo incantati davanti a sorrisi, lingue differenti, culture fuse e integrate. Sperimento una discreta soddisfazione per aver scelto di visitare questa zona, così caratteristica, ancor più animata durante il sabato, poiché proprio in questo giorno settimanale, si svolge anche il mercatino d’antiquariato, che visitiamo e troviamo gradevole.
Foto e souvenir e poi via! Verso il Big Ben!

Big Ben
Un quarto d’ora di metro con opportune coincidenze e raggiungiamo la stazione di Westminster. All’uscita dalla metro, l’orologio più famoso del mondo, è lì ad attenderci insieme al Parlamento, imponente e fiero. Aerei in fila con frequenza di uno al minuto, attraversano i cieli londinesi, ipnotizzandoci e facendoci sognare il momento in cui saremo noi ad imbarcarci in un velivolo con quattro motori, specializzato in tratte intercontinentali, come quelli che solcano l’azzurro sopra di noi.

Prima di pranzo, raggiungiamo la Wenstminster Abbey , poco distante dalla Clock Tower (il tanto amato Big Ben), e passeggiamo nei suoi giardini esterni.
(Comunicazione di servizio: tra le tante cose, mi colpisce la difficoltà di trovare bagni pubblici, a parte quelli della metro [costo utilizzo 50 pence]. Visto il bacino di turisti, immaginavo di trovarne tantissimi lungo le vie cittadine, ma così non è stato.)
Attirati da una folla sempre più compatta, apparsa nei giardini dai quali si può ammirare il complesso dello Houses of Parliament, notiamo che sta prendendo piede una manifestazione anti ISIS, che attraverso cartelli e slogan, si propone di sensibilizzare il governo britannico sulla pericolosità dell’atteggiamento turco, percepito non collaborativo dagli astanti.

manifestazione

Ci uniamo per un po’ ai presenti e scattiamo qualche foto, ma quando la situazione pare degenerare e interviene la polizia, scegliamo di allontanarci e consumato il nostro pranzo, ci dirigiamo verso la Ruota Panoramica: il London Eye.
È il Tamigi ad accompagnarci verso l’attrazione, solcato da imbarcazioni turistiche e illuminato da un sole che si fa spazio tra le nuvole. La vista è bellissima e non possiamo resistere alla tentazione di immortalare lo spettacolo davanti ai nostri occhi. Sul ponte, scorgiamo un’altra manifestazione, questa volta di un folto gruppo di ambientalisti.
Il traffico risente della folla e questo ci permette di notare un bus a due piani, del tipico colore rosso, interamente dedicato alle nozze di due giovani, che festeggiano insieme ai loro ospiti, con una originale visita della città.

wedding
Vicino al London Eye, Massi e Manrico gustano una birra londinese presa al bar, troviamo una panchina libera nel lungo Tamigi e ci rilassiamo, osservando con curiosità il via vai di turisti di svariate nazionalità che si dirige alla ruota, per accedere alla quale una lunga fila di almeno tre quarti d’ora e una spesa di 17 sterline, ci scoraggiano. Abbiamo pochi giorni e scegliamo di comune accordo, di goderci la città, senza dedicarci troppo alle visite” interne”.
Dopo il relax, propongo al gruppo di raggiungere Buckingham Palace. Il consenso è unanime e con la metro, raggiungiamo la Stazione Victoria, poco distante dal Palazzo. Sono le 18 di una bellissima giornata di ottobre, immaginiamo la Sovrana, William, Kate e famiglia, intenti a preparare la loro tipica cena inglese e sorridiamo.
Scattiamo tante foto e ci rilassiamo poi in una panchina del vicino Green Park.
Le energie sono ancora tantissime e scegliamo di visitare anche Trafalgar Square, che raggiungiamo con la metro.
Fervono i preparativi per un evento che coinvolge la comunità africana, non riusciamo perciò a entrare nella Piazza, godendocela comunque lungo il perimetro e ammirando l’edificio che ospita la National Gallery, proprio lì accanto.
Una Londra notturna, ci regala ancora tante emozioni, siamo appagati da un viaggio che ci sta offrendo davvero moltissimo.

National Gallery
Spesa da Tesco (presentissima catena di supermercati) per la nostra cena. Ottimi panini, dolci e bibite, ad una cifra irrisoria, con 5 sterline a testa, siamo sazi e soddisfatti, dopo una giornata così positivamente stancante.

Dopo una abbondante colazione da Starbucks, la nostra domenica è inaugurata con la visita alla Torre di Londra (fermata metro Tower Hill, della District Line verde). Ad attenderci i mille papaveri rossi, in memoria della Grande Guerra e delle vittime della stessa. Ci godiamo il complesso sorto durante l’ XI secolo e ricordiamo che fu famoso soprattutto come luogo di detenzione (ad esempio di Thomas More) e proprio per via della sua funzione, sono tante le lugubri leggende riconducibili alla Torre.
Una gradevole passeggiata, ci conduce poi lungo il Tower Bridge, poco distante e semplicemente mozzafiato. Lo percorriamo con calma, nonostante la folla, perché non vogliamo perdere nulla del momento che stiamo vivendo.
Su richiesta e per desiderio di Manrico, nostro compagno di viaggio, scegliamo di visitare la nave-museo Belfast, al costo di 15 sterline. Un spesa d’ingresso rara per i musei londinesi, poiché nella maggior parte dei casi, sono gratuiti, ma comunque compensata dalla piacevole esperienza. Il percorso museale, ripercorre con una eccellente attenzione al dettaglio, la vita dei militari di marina, durante la seconda guerra mondiale. Tutti gli ambienti della nave, sono strutturati in modo da condurre il visitatore in un interessante viaggio mentale storico: dalla cucina di bordo, all’infermeria, dalla sala dei comandi, alle cuccette. È stata una esperienza particolare e arricchente.

Belfast
Dopo la visita, pranziamo nei tavolini di un M&S, altra catena di market fornitissimi, dove con una modica cifra (circa 6 sterline a testa), ci godiamo un pranzo estremamente soddisfacente e gustoso, comprendente macedonia e dolce.
Trascorriamo il pomeriggio ad Hyde Park, tra scoiattoli e cigni. Relax e sorrisi, immersi in una natura socializzata e per niente intimorita dall’uomo.

hyde park
Purtroppo nuvole minacciose si avvicinano e scegliamo di andare a visitare la National Gallery, gratuita e aperta fino alle 18. Artisti italiani e stranieri sono esposti nelle colorate sale, che visitiamo con vivo interesse e commozione.
Purtroppo, la pioggia ci attende e ci accompagnerà fino alla fine della serata, che concluderemo alla Cattedrale di St. Paul, maestosa davanti ai nostri occhi, con la cupola simile a quella di San Pietro.
È la nostra ultima notte a Londra e scegliamo di cenare in un locale di cucina portoghese, nei pressi del nostro Hotel: Nando’s.
In un ambiente allegro e colorato, il personale sorridente e di rara gentilezza, ci accompagna al tavolo e ci spiega che per poter cenare, dobbiamo ordinare e pagare al banco e poi attendere che i camerieri consegnino le ordinazioni ai tavoli.
Scegliamo perciò seguendo i nostri gusti, la scelta è vastissima, anche per vegetariani, nonostante la maggior parte dei piatti sia a base di pollo.
Per circa 10 sterline a testa, ci rimpinziamo di patatine fritte e hamburger vegetali (e di carne per i non vegetariani) e beviamo una eccellente birra (anche più d’una). Nando’s è una scelta suggerita caldamente.

Giunge troppo presto la data del rientro.
Il volo è previsto per le 17, ma alla luce delle file interminabili all’arrivo, scegliamo di prendere il bus alle 13.10, per non rischiare ritardi o peggio ancora di perdere il volo.
Dedichiamo la mattina allo shopping e sfruttiamo il fornitissimo centro commerciale di Westfield che sorge vicinissimo al nostro hotel. All’ibis chiediamo di poter lasciare i bagagli nel deposito e scopriamo che, a differenza di tutte le altre esperienze in strutture all’estero, è richiesto il pagamento di 2 sterline. Nonostante la cifra sia irrisoria e non abbia influito sul viaggio, ritengo sarebbe più adeguato consentire l’utilizzo gratuito della stanza custode delle valigie.
Il bus di Terravision ci accompagna a Stansted, dove, per fortuna, i controlli sono scorrevoli e non estenuanti.
Il volo decolla e atterra secondo programma.
Arrivederci Londra!

Se vi occorressero ulteriori informazioni e pensate possa essere io a fornirvele, contattatemi pure: initineremassimo10chili@gmail.com

Sarà un piacere esservi d’aiuto!

Silvia

Berlino e Potsdam, una Germania che conquista.

Alcuni tra i sintomi principali con cui convive il viaggiatore compulsivo: mente spesso impegnata in nuovi progetti vacanzieri, sogni ad occhi aperti relativi alle mete non ancora visitate, valutazioni concernenti i periodi migliori per recarsi  nelle diverse zone geografiche e sorriso travolgente immediatamente successivo alla prenotazione tanto desiderata.  Se ti riconosci in uno o più di essi e ne vai fiero, il seguente racconto di viaggio, è dedicato a te!

 Berlino, accattivante Berlino, il cielo è stato azzurro sopra di  te nel 2006 e tanti  italiani, soprattutto i tifosi, lo ricordano bene.

La Berlino del bellissimo film “Good Bye, Lenin”, quella di Christiane F, drammaticamente indimenticabile. Una città che da tanti anni desideravo visitare e che finalmente, nell’estate del 2012, riesco a raggiungere e amare.

Io e il mio compagno, organizziamo la vacanza intorno al 9 agosto, circa dieci giorni prima della partenza.  Impegni di lavoro e vita quotidiana, non ci permettono purtroppo, questa volta di usufruire del risparmio tipico della prenotazione anticipata.

Mettiamo da parte per questa tappa, la nostra tanto amata (o meglio, utilizzata) Ryanair e familiarizziamo con Easyjet che copre delle rotte molto interessanti da e per la Sardegna. Inizialmente valutiamo la tratta Cagliari – Berlino, ma i costi, con così poco anticipo, sono davvero proibitivi e ormai  quasi rassegnati all’idea di rimandare il viaggio, scopro per caso che la partenza da Olbia, è molto più economica (tenendo conto anche della benzina per raggiungere l’aeroporto e del parcheggio per l’auto) e ci consentirebbe di risparmiare circa 250 euro rispetto a quella dalla nostra città di residenza. Essendo il volo intorno alle 17, avremo tutto il tempo per raggiungere con calma l’aeroporto Olbia Costa Smeralda, addirittura con possibilità di mettere la sveglia ad un orario “umano”. Galeotto fu uno sguardo complice tra di noi:  è il momento di cliccare e acquistare il nostro passaggio per Berlino.

Prenotiamo due biglietti, spendendo circa 280 euro a testa, bagaglio in stiva incluso: partenza il 22 agosto, rientro il 29.  Non siamo amanti della ressa delle festività e per noi, la fine di agosto (o ancora meglio, l’inizio di settembre), resta sempre il periodo ideale per gli spostamenti estivi.

Con Easyjet non è prevista franchigia per il bagaglio a mano e quello in stiva può raggiungere 20 kg: lasciamo sul comodino le bilance portatili e soprattutto l’ansia che la nostra (forse ex) amica Ryanair, per tanto tempo ci ha fatto sperimentare.

Amiamo gli aeromobili arancioni, nostri nuovi alleati!

Biglietti alla mano, o meglio, alla mail, iniziamo la ricerca del nostro alloggio.

Rispetto alle volte precedenti, la scelta dell’hotel si rivela più difficoltosa, Berlino è una città molto estesa (quattro milioni e mezzo di abitanti) e non vogliamo alloggiare in una zona poco servita o eccessivamente distante dai luoghi di interesse. Attente valutazioni su booking.com e soprattutto i giudizi lasciati dagli utenti (che per quanto riguarda la nostra esperienza, si sono sempre rivelati attendibili), dirigono la nostra attenzione verso il Best Western Hotel City Ost.

Fermata della metro a circa dieci minuti dall’ingresso/uscita dell’albergo, un discount (Netto) praticamente accanto e il prezzo conveniente rispetto ai servizi offerti, ci conducono ad una scelta unanime: prenotazione! Per 7 notti, spenderemo circa 240 euro a testa e resteremo pienamente soddisfatti.

Berlino arriviamo!

Immagine

Il volo parte puntualissimo e in circa due ore raggiungiamo l’aeroporto di Schoenefeld (che nel 2013 sarebbe dovuto diventare Brandeburgo, ma credo mantenga ancore il nome originario), distante 24 km dal centro città.

Scegliamo di fare all’arrivo, al box delle informazioni turistiche dentro l’aeroporto, la Berlin WelcomeCard per 5 giorni, zone A,B,C (la ri-faremo anche per gli ultimi due, purtroppo non esiste con una valenza settimanale) al costo di circa 37 euro a testa.

L’impiegata del botteghino dedicato, ci accoglie con un caloroso sorriso, pronta a fornirci tutte le informazioni sulla card, ma noi siamo turisti molto scrupolosi e le facciamo risparmiare diversi minuti, perché sappiamo già tutto sui costi e i vantaggi di questa offerta berlinese.  La card si è rivelata molto conveniente, ci ha permesso di viaggiare senza limiti su tutti i trasporti delle tre zone cittadine e di usufruire di sconti nelle principali attrazioni e in diversi negozi (qui potete trovare maggiori informazioni: http://www.visitberlin.de/it/welcomecard ) .

Un biglietto di corsa singola per la metro, sarebbe costato 2.80 euro, un approssimativo calcolo fa comprendere l’entità del risparmio, soprattutto perché, anche con le migliori intenzioni, è impossibile visitare Berlino solo a piedi (qui, il sito in inglese relativo alla metropolitana cittadina, estesa, ma di facile utilizzo: http://www.bvg.de/index.php/en/index.html )

L’aeroporto è collegato in maniera ottimale con il centro città, usciti dalla zona arrivi, svoltando a sinistra si trovano le indicazioni per raggiungere la S-bahn (metropolitana di superficie che insieme alla U-bahn, ai bus, ai tram e ai treni regionali – tutti inclusi nella BWC, permette di raggiungere qualsiasi meta), la stazione è a circa 500 metri. La mappa dei trasporti è chiarissima e disponibile in tutti i box di informazioni turistiche gratuitamente. La puntualità regna sovrana e la frequenza molto elevata, ci ha permesso di usufruire sempre di vagoni non affollati e di sederci durante i tragitti.

Raggiungiamo il nostro albergo in circa mezz’ora, è ormai tardi, approfittiamo del market aperto fino alle 22 e compriamo lì la nostra cena. Assaggiamo il buonissimo pane tedesco, del quale ci innamoriamo subito.

Il giorno dopo, comincia la nostra avventura a Berlino.

Bacca, catena self service di panificio-pasticceria, sarà il luogo dove ogni mattina faremo la nostra abbondante e saporita colazione (è proprio accanto all’albergo). In hotel, per placare la nostra fame mattutina, avremo speso 9 euro a testa quotidianamente, per questo decidiamo di trovare una alternativa, che si rivelerà eccellente.

Da Bacca, panini, paste, dolci di ogni genere, attendono solo di essere posati sul vassoio e degustati sui comodi sgabelli del locale, rivolti verso la strada e la vita berlinese. In alternativa, se si ha la fortuna di trovarli liberi, ci sono anche dei tavolini all’aperto. Abbiamo speso in media 2,50 a testa al giorno, per due paste (a volte tre, a testa) e cappuccino.

Tanto è stato scritto sulle attrazioni berlinesi, per questo non mi soffermerò troppo su descrizioni stile “guida”.

Berlino è una città travolgente, in essa c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire, un angolo diverso da assaporare, uno scorcio da rivedere, che muta prospetticamente a seconda del momento in cui lo si visita. La capitale tedesca parla della sua storia, della faticosa ricostruzione post-bellica, del peso della dittatura nazista e delle atrocità commesse dai sostenitori del regime hitleriano. Nonostante sia stata rasa al suolo completamente e ricostruita, senza mantenere nessuna testimonianza monumentale originale di quel che è stato, le vicende storiche sono respirabili in maniera intensa e profonda, in ogni memoriale, in ogni sito dedicato al terribile passato di distruzione.

Berlino, parla della divisione negli interminabili decenni del muro, del quale ancora possono essere visti resti in diverse parti della città, soprattutto nella East Side Gallery, dove per un km e mezzo, opere di artisti di tutte le nazionalità, hanno sovrascritto quei mattoni divisori, causa di sofferenza e vittime innocenti.

Meravigliosi i luoghi del ricordo in memoria delle vittime del nazionalsocialismo:

–         l’Anne Frank Zentrum, in Rosenthaler Str., nel quartiere Mitte (3,75 euro a testa con la Berlin Card), museo che ripercorre la vita della giovane e della sua famiglia e parallelamente fa sperimentare l’angoscia dell’ascesa nazista, delle leggi razziali, dell’olocausto. Bellissimo, toccante, con una galleria fotografica molto vasta e commovente. Le foto di Anna, bambina e adolescente, sono appese una accanto all’altra e scorrono vicino alle foto dell’avvento e consolidamento del regime hitleriano. E’ possibile all’interno del museo, lasciare un proprio contributo in poesia o in prosa su un foglio bianco, non ho esitato e l’ho lasciato accanto a quello scritto da Roberto Vecchioni (forse il professore-cantante?) pochi giorni prima.

–         il monumento in memoria delle vittime dell’olocausto (quartiere Mitte, non troppo lontano dalla Porta di Brandeburgo), labirintico, per certi versi claustrofobico, da vivere e da rivivere, per riflettere su ciò che è stato e non dovrebbe mai più accadere. Grigie postazioni rettangolari che si susseguono e costituiscono un vasto memoriale all’aperto.

Ad un piano sottostante, è possibile visitare il museo che ripercorre gli anni del terrore, lo sterminio delle famiglie di religione ebraica. Gratuito se lo si visita senza audio-guida, noi vogliamo capire al meglio e per 2 euro a testa, lasciando la carta di identità all’ingresso fino alla conclusione della visita, ne prendiamo due. Se si desidera ascoltare e leggere con attenzione tutta la documentazione esposta, la visita potrebbe durare parecchio.

–         la topografia del terrore, altro museo gratuito, dedicato alla storia del nazionalsocialismo (si, lo ammetto, sono particolarmente appassionata del tema), alla tragedia che ha fatto da cornice all’ascesa hitleriana. Veramente bellissimo, istruttivo e toccante.

–         il campo di concentramento di Sachenausen, poco fuori Berlino, ma raggiungibile con la linea S1 in circa 45 minuti (bisogna scendere a Oranienburg e dalla stazione si può prendere il bus 804 che porta direttamente all’ex lager, oppure fare una bella passeggiata di venti minuti per la cittadina e seguendo le indicazioni, raggiungerlo a piedi). L’ingresso anche in questo caso è gratuito, abbiamo speso tre euro per l’audio-guida.  Le descrizioni in alcuni momenti erano talmente forti e “crude”, che ho dovuto interrompere l’ascolto della registrazione, perché emotivamente non sono riuscita a reggere (soprattutto nella parte dedicata agli esperimenti dei medici delle SS, sui bambini ebrei). Nonostante avessi già visitato in precedenti viaggi, altri campi di concentramento, tra cui  AuschwitzBirkenau, l’esperienza a Sachenausen, è stata senza dubbio la più intensa e toccante nell’ambito di tali percorsi storici.

Altrettanto interessanti i musei dedicati al periodo della Germania divisa e della storia di Berlino:

–         il museo del Checkpoint Charlie, vicinissimo allo stesso Checkpoint Charlie, ricordo di uno dei più importanti e temuti luoghi di passaggio nel periodo della guerra fredda, nel quale ancora intimorisce il famoso cartello:  “YOU ARE NOW LEAVING THE AMERICAN SECTOR – STATE LASCIANDO IL SETTORE AMERICANO”, monito per coloro i quali avevano intenzione di passare dall’altra parte del muro.

–          il DDR Museum, in  Karl-Liebknecht-Str. 1 (questo il sito di riferimento: http://www.ddr-museum.de/en/ ) , proprio accanto all’attracco dei battelli con i quali si può fare un piacevolissimo e romantico giro della città (potevamo forse rinunciare a questa esperienza?).

–         il museo di Storia Tedesca (Deutsches Historisches Museum), che si trova nel famosissimo viale Unter den Linden, il viale sotto i tigli, che passo dopo passo conduce fino alla Porta di Brandeburgo, simbolo di Berlino.

Ma Berlino è stata molto più che musei, è stata passeggiare mano nella mano tra le viuzze dei vari quartieri, assaporare le birre Weisse, aromatizzate ai frutti di bosco e all’asperula, gustare la vitalità di una metropoli che è riuscita nonostante la devastazione bellica a rialzarsi e ricrearsi, a tornare un centro privilegiato e potente dal punto di vista economico e politico.

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Berlino è stata sedersi su una panchina, accanto alla Porta di Brandeburgo e ridere nel vedere l’uno accanto all’altro un orso, i personaggi di Guerre Stellari e i militari di guardia durante il periodo della Guerra Fredda, magistralmente interpretati dagli artisti di strada.

E’ stata “stringere amicizia” con ampelmann, simbolo indiscusso della metropoli, presente nei semafori, nei negozi, sulle magliette indossate dai passanti. Un omino, un mito (che abbiamo ovviamente portato in Sardegna con noi, in forma di poggia bicchieri, segnalibri, blocchetti per appunti, varie ed eventuali).

Accoccolarsi sui sedili del bus turistico e notare scorci fantastici, per poi sussurrare al compagno di viaggio: “dobbiamo assolutamente andarci!”.

Berlino è stata passeggiare nei mercatini, la notte, nei pressi dell’università e innamorarsi delle bancarelle degli artigiani, degli odori, dei sapori del buon pane tedesco. Fare un giro sui bus 100 e 200 (a due piani, stile bus turistico), che attraversano tutto il centro storico e sentirsi cittadini del mondo tedesco. Crogiolarsi al sole, durante il romantico giro in battello lungo il fiume e tentare di imparare il tedesco così ben parlato dalla guida.

Sentirsi per un attimo perduti, ma ritrovare l’orientamento grazie alla torre della televisione e capire che Alexanderplatz, di cui la torre è l’emblema, è un punto fermo, una bussola alla quale si può sempre fare affidamento.

E’ stata questo e tanto altro.

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Durante la settimana ci siamo concessi anche una escursione nella bellissima Potsdam, cittadina prussiana, molto diversa dalla vicina Berlino, con un centro storico ricco di negozietti e ristorantini, il castello Sansoucci, sterminata oasi verde, dove passeggiare mano nella mano, il quartiere olandese.. meravigliosa. L’abbiamo assaporata a piedi e anche sul bus turistico (12 euro con la BerlinWelcomeCard, ebbene si, siamo appassionati anche di bus turistici!).

Potsdam si raggiunge con la S7, il cui capolinea è proprio la stazione della cittadina, il centro si può raggiungere anche a piedi, con una camminata di circa un quarto d’ora, seguendo le indicazioni.

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Porto con me tantissimi ricordi, tra cui uno particolarmente bizzarro e divertente. Affamati per le lunghe camminate, decidiamo un giorno di viziarci un po’ con un ipercalorico Dunkin’ Donuts, che scorgiamo nei pressi della Porta di Brandeburgo (un connubio perfetto tra moderno e antico). Entrati nel locale, alcune persone sono in fila prima di noi e scelgono con convinzione la propria ciambella, comunicandone il nome al commesso, il quale si avvicina alla postazione dolciaria e prende il dessert tanto amato da Homer. A questo punto le nostre bocche si spalancano, non per la fame, ma per la sorpresa. Insieme alla ciambella glassata, il commesso porge al cliente anche uno sciame di api, che tenta faticosamente di rimanere attaccato alla zuccherata pietanza. Impariamo in quella occasione che tra donuts, clienti della catena e api, esiste una pacifica convivenza e che nemmeno uno sciame con ape regina inclusa, può far desistere tedeschi affamati. Noi invece, restiamo discretamente sconvolti e a grandi passi abbandoniamo il locale, optando per un altro spuntino. Non siamo riusciti ad adottare nessuno tra i membri della famiglia di api che banchettava tra le ciambelle.

La malinconia, alla fine della vacanza, è stata particolarmente intensa, una meta che suggerisco caldamente.

Qualche suggerimento organizzativo:

-il clima anche in estate può essere varabile (si passava dal sole alla pioggia, dal caldo al fresco), meglio avere sempre con sé un maglioncino e preferibilmente una scarpa chiusa.

– l’acqua in bottiglietta (mezzo litro) ha un prezzo che può variare dai 2 ai 3,40 euro nei bar, nei negozietti etc. Meglio entrare in uno dei market Netto e comprarne qualche litro da lasciare in albergo e da travasare in una bottiglietta più piccola (al discount 1,5 l costavano 38 centesimi, un bel risparmio direi!)

– se volete assaggiare il concorrente veg-bio del Mcdonald, vi consiglio caldamente di fare un salto nel fast food Yellow Sunshine, in Wienerstr. N.19 (fermata metro U1 Gorlitzer), non resterete delusi.

-se siete abili ciclisti, penso sia un’esperienza impagabile usufruire delle spettacolari piste ciclabili berlinesi. Spero di poterli fare un giorno anche io.

Spero possa esservi utile la mia esperienza e ricordo che sono sempre graditi e preziosi, ulteriori suggerimenti, informazioni, descrizioni di luoghi o aggiornamenti maggiormente attuali.

Silvia

Il mio diario di viaggio, è stato accolto e pubblicato anche sul sito http://www.chimiconsigliaunviaggio.it

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Norimberga e Baviera, indimenticabili.

Un viaggio, vale sempre la pena, perché ogni ricordo portato con sé dalla meta più o meno lontana, addolcisce lo stress delle giornate lavorative più pesanti e dona la carica.
Per questo, condivido con piacere, gli esiti della mia “dipendenza da viaggi”, gradevole compagna di vita che ormai mi accompagna da oltre un decennio. Ponderati costi e prospettive, decidiamo di visitare una parte della Germania che ci lascerà senza fiato: Norimberga e la Baviera.
Con circa 100 euro a testa (comprensive di un bagaglio in stiva), io e il mio compagno di vita (e di viaggi) prenotiamo da Cagliari, un volo per la città resa tristemente famosa dal Processo post Nazismo, scegliendo come data di partenza il 25 agosto. Compagnia aerea:Ryanair, fedele alleata in tante occasioni precedenti.
Non ci resta che immergerci tra le informazioni di Booking.com e mettere un altro tassello al progetto, trovando un hotel. Tra i tanti disponibili, colpisce la nostra attenzione il B&B Hotel Nürnberg-City, definito ottimo dagli ospiti che vi hanno soggiornato.
Giunge veloce il giorno della partenza, volo previsto per le 18 circa, ma un temporale intenso a Norimberga, causa un ritardo di oltre due ore. Un po’ tristi al pensiero di dover far fronte al maltempo nel corso della nostra vacanza, veniamo rassicurati da un gentilissimo signore tedesco, che ci carica di ottimismo, spiegandoci che i temporali, a Norimberga, durano sempre poco.
Parole profetiche! All’arrivo, la pioggia è solo un ricordo. Lo scalo aeroportuale è ampio e organizzato, la metro (U), è segnalata in maniera precisa, perciò facilmente raggiungibile seguendo le indicazioni.
Prima tappa, macchinette automatiche per acquistare i biglietti da corsa singola (costo 2,50 euro a testa), le istruzioni per l’acquisto ci sono anche in italiano, perciò è stato estremamente facile. Consiglio di partire con soldi in cambio, perché ovviamente, le macchinette non accettano biglietti di grosso taglio (dai 20 in su).
L’hotel è praticamente accanto alla fermata Opernhaus (linea U2, diretta da e per l’aeroporto), a pochi metri dal Teatro dell’Opera. Appena giunti in stanza, veniamo accolti da pareti colorate e rallegrate da disegni: un alloggio davvero carino e consigliato! Nonostante il nostro arrivo non abbia coinciso con gli orari previsti per il check-in (14-22), attraverso una comunicazione via e.mail, il gentilissimo staff ci ha fornito tutte le indicazioni per poter effettuare l’accesso all’alloggio. L’hotel non consegna una card per aprire le stanze, come spesso accade, ma un codice numerico personale, che consente di aprire l’ingresso della struttura e la propria stanza. Ovviamente il codice scade alla data di partenza, perciò risulta inutilizzabile da terzi o successivi ospiti.
Ormai è notte inoltrata, la scoperta della città, è rimandata al mattino successivo.

26 agosto 2013
Ci dirigiamo verso il centro storico, racchiuso dentro le famose “mura” di Norimberga, ricostruite dopo la distruzione causata dai bombardamenti nella  seconda guerra mondiale. Il novanta per cento delle abitazioni e del patrimonio monumentale fu devastato dalle bombe degli alleati, la ricostruzione iniziò nel dopoguerra e si concluse negli anni Sessanta.
L’impatto, nonostante le costruzioni non siano originali, è comunque intenso. Ci fermiamo da Starbucks, per la nostra prima colazione e scopriamo che in media un caffè espresso ci costerà 1,99 euro e un cappuccino oltre 2 euro. Il costo medio dei pasti, sarà tuttavia molto contenuto e riusciremo a mangiare dignitosamente con circa 12 euro a testa a pranzo e a cena.
Rifocillati, proseguiamo la nostra passeggiata e in meno di cinque minuti ci ritroviamo nella grande piazza del mercato, la Hauptmarkt, dove bancarelle di frutta, verdura e creazioni artigianali sono già allestite.
Identifico il centro di Informazioni Turistiche (segnalato da numerosi cartelli lungo le strade) e faccio scorta di mappe e guide della città, un’impiegata parla un buon italiano, che fortuna!
Ci sediamo su un muretto e assaporiamo il risveglio di questa cittadina, che comincia a conquistarci.  Decidiamo di seguire le indicazioni in mappa e, a piedi, in un lasso di tempo veramente ridotto, raggiungiamo il Castello Imperiale e ci godiamo una meravigliosa veduta della città dall’alto.
Il desiderio di fotografare ogni angolo è molto forte, è davvero tutto tremendamente affascinante! Scorgiamo  i tipici balconi fioriti, le casette con il tetto spiovente, che io, personalmente, adoro!
Da subito ci rendiamo conto che non sarà necessario utilizzare i mezzi pubblici, il centro storico va vissuto e assaporato così: di scorcio in scorcio, di ponte in ponte. Questo ovviamente, influirà in maniera positiva anche sulle nostre spese.
Proseguendo la nostra camminata, raggiungiamo la famosa Corte degli Artigiani, un mondo a parte, dove graziosissimi oggettini e cibi tipici, fanno sentire in festa. Appare come un piccolo paesino nella città, racchiuso in uno spazio protetto, che apre al pubblico dal lunedì al sabato, eccezion fatta per il periodo natalizio, in cui accoglie i turisti anche la domenica. Nei localini allestiti all’interno, è possibile degustare birra e pietanze locali.
Andiamo poi nella zona dove si trova la casa-museo di Durer, veramente fantastica e caratteristica.
Ci piace da impazzire Norimberga!

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27 agosto
Dopo una pianificazione notturna, avvenuta davanti ad una zuppa calda, in classico stile tedesco, decidiamo di visitare il Centro di Documentazione zona del congresso del Reichstag (fermata metro S2 N-Duzendteich, poi un brevissimo tratto a piedi), dove vengono ripercorse attraverso una serie di interessantissimi documenti, la storia, l’ideologia, le conseguenze della dittatura Nazista. Appassionata del tema, non potevo mancare! Per spostarci senza problemi, decidiamo di fare il biglietto giornaliero della metro, valido su tutti i mezzi per un numero di viaggi illimitato, al costo di 4,25 euro a testa.
Per la visita spendiamo 5 euro a testa (l’audioguida in italiano è compresa nel prezzo), ne vale assolutamente la pena.
Ci ridirigiamo poi verso il centro città e pranziamo in un ristorante giapponese buonissimo, che offre diverse opzioni per la nostra scelta alimentare vegetariana. Per circa dieci euro a testa, mangiamo spaghetti con verdure, involtini e hosomaki con avocado,restiamo veramente soddisfatti!
Dopo il lauto pasto, ci attende il Museo del Giocattolo, famosissimo punto di interesse della città, nominato in tutti i diari di viaggio e segnalato su tutte le cartine. Ingresso 5 euro, audioguida disponibile in italiano facoltativa, al costo di 1 euro, noi la prendiamo.
Personalmente, immaginavo il museo del giocattolo molto diverso, pieno di colori, musica etc. La mia aspettativa è stata sostituita da un percorso museale sulla storia del giocattolo, dal 1800 agli anni Settanta, raccontata attraverso bambole, utensili, pupazzi e oggetti risalenti a diversi periodi. Le bambole erano per altro, come sempre, discretamente inquietanti. E’ stato tutto sommato interessante, soprattutto scoprire che il famoso orsetto Teddy, deve il nome a Teodor Roosvelt, che, a quanto narra la storia, risparmiò un cucciolo d’orso durante una battuta di caccia, divenendo così il rappresentante ufficiale dei salva-orsi. I musei cittadini sono numerosi, dipenderà dal gusto personale visitarne solo alcuni, o dedicare l’intera giornata ad essi. Nel caso in cui, si abbia una passione per le attrazioni museali, credo sia utilissima e fonte di risparmio la Nuremberg Card, che al costo di circa 20 euro, offre viaggi illimitati sui mezzi pubblici e ingressi gratuiti alla totalità dei principali musei.
Noi, amanti delle passeggiate in città, scegliamo di non farla.
Ancora carichi di energia, in serata sfruttiamo il nostro biglietto giornaliero per visitare la cittadina di Furth a pochi chilometri da Norimberga. La raggiungiamo con la metro U1, ma nelle giornate successive ci renderemo conto che con i treni regionali, avremo fatto molta meno fatica.
Il centro è molto carino, pieno di negozietti e gelaterie (immancabili in ogni angolo di questa parte della Germania, tutte italiane o quasi), assaporiamo questo momento e restiamo fino al tramonto, per poi rientrare a Norimberga.

28 agosto
Inizia da questa data, una nuova fase del nostro viaggio, poiché il Bayern Ticket, biglietto che permette ad un prezzo conveniente di spostarsi per la Baviera, con tutti i mezzi (metro, bus, tram, treni regionali) ad eccezione dei treni ultra veloci (ICE, IC), diventerà il nostro “migliore amico”. Norimberga è infatti un punto strategico per visitare diverse bellissime cittadine. Prima di partire scegliamo quelle che più di altre, sembrano assolutamente imperdibili: Bamberga, Monaco, Rothenburg ob der Tauber e Wurzburg. Il piano è ambizioso, ma il fatto che siano tutte raggiungibili in un lasso di tempo che va dall’ora, all’ora e quaranta, ci rende ottimisti e motivati.
Giungiamo alla stazione centrale di Norimberga (Hauptbahnof) e acquistiamo alla macchinetta il nostro primo BayernTicket, che, al costo di 26 euro (tredici euro a testa), ci permetterà di spostarci serenamente (in settimana è valido dalle 9 del mattino alle 2 di notte, nel week end, non ci sono limiti d’orario). Prima tappa: BAMBERGA!

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Credo sia una informazione importante per chi ha intenzione di spostarsi in giornata, sapere che in tutte le stazioni, c’è un tabellone cartaceo giallo, dove è possibile visionare gli orari di partenza dei treni, che raggiungono le varie città. Sul cartellone, accanto agli orari di partenza, vengono segnalati anche i tipi di treno, perciò, nel nostro caso, abbiamo cercato quelli con la dicitura RE (Regionale), inclusi nella tariffa del nostro biglietto. Giunti alla stazione della città prescelta (ad esempio Bamberga), è importante verificare gli orari di partenza per la sera, in modo da essere in stazione per tempo. Ci è capitato infatti che un treno partisse in
anticipo e ci lasciasse in vana attesa .
Bamberga si è rivelata una cittadina meravigliosa, assolutamente imperdibile. Il centro storico è facilmente raggiungibile a piedi, dalla stazione, in circa dieci minuti. Per non sbagliare direzione, noi abbiamo seguito i cartelli relativi ai parcheggi in zona centrale (Zentrum). Tutto è ottimamente conservato, tanto da essere ritenuto patrimonio dell’ UNESCO, per fortuna, in un paradiso come Bamberga, la Guerra non ha portato devastazione e rovine.
Localini all’aperto, ponticelli e casette tipiche, si susseguono in un itinerario da sogno. Si dice che Bamberga, somigli a Venezia, ma credo siano in realtà, città profondamente diverse. Al centro di Informazioni Turistiche, richiediamo mappa e guida della città in italiano, che ci vengono fornite gratuitamente. Le attrazioni e punti di interesse sono tanti e ben segnalati.
Per chi ama l’esperienza, è possibile fare un giro in battello, che certamente varrà il costo di 9 euro (noi, purtroppo, siamo arrivati all’attracco troppo tardi, quando l’ultimo battello era già salpato ). Da assaggiare assolutamente la tipica birra affumicata di produzione locale (Rauchbier) e da evitare la trattoria Casa Italia, dove assaggiamo la pizza peggiore di tutta la nostra vita (sottolineo che non avevamo un gran desiderio di pizza, anzi, però risultava l’unica alternativa vegetariana per il nostro pranzo).
Dopo aver camminato e ammirato ogni scorcio, prima di dirigerci alla stazione e tornare a Norimberga, riusciamo a fare una bellissima passeggiata nel parco cittadino, oasi verde curatissima e ampia, dove rilassarsi.
Al rientro, sul treno, assistiamo in prima persona all’efficienza della polizia tedesca. Un passeggero ubriaco e molesto, viene prontamente contenuto dall’intervento di due agenti, ai quali, bastano poche ma precise parole (noi abbiamo compreso solo il nonverbale) per gestire la situazione e riportare la calma sul vagone.

29 agosto
Emozionati e carichi, dopo aver fatto un altro Bayern Ticket, ci dirigiamo verso MONACO. Il viaggio dura circa 1 ora e 40 minuti, che trascorre veloce tra panorami da sogno e verde sconfinato. La stazione centrale di questa grande metropoli è immensa e popolata da fiumi di persone di molteplici nazionalità. Norimberga e Bamberga, in confronto, sono davvero dei piccoli centri. Monaco con il suo milione e mezzo di abitanti, è enorme! Prendiamo un caffè in uno dei chioschetti all’interno della stazione, ma più della gradevolezza della bevanda, ci colpisce il gesto del barista, che emette lo scontrino e poi lo strappa! Tutto il mondo è paese, pensiamo!
Raggiungiamo grazie alla metro S1 (direzione Ostbahnof) la  Marienplatz, corrispondente al cuore della città e vicinissima a diversi punti di interesse e al famosissimo mercato all’aperto.
Sappiamo che in una giornata riusciremo a vedere veramente poco, ma siamo certi che quel poco, varrà la pena e lo porteremo nel cuore. Monaco meriterebbe almeno una intera settimana di permanenza.
La Piazza è bellissima, enorme, con le varie chiese lungo il perimetro e una intelaiatura di viuzze che si diffondono lungo il corso del centro. Passeggiamo estasiati, tra negozi e locali. Il centro è bellissimo! Da quel che vediamo, Monaco è molto amata dai turisti arabi, ne vediamo decine, uscire da lussuosi alberghi per dirigersi nei punti diinteresse.
Nel pomeriggio raggiungiamo il mercato all’aperto, dove un labirinto di bancarelle alimentari e artigianali, lasciano senza fiato. Sulla guida, avevo letto che i proprietari dei banchi di frutta, si dedicano meticolosamente all’esposizione dei loro prodotti e che esigono la perfezione assoluta. Confermo che tutto era assolutamente impeccabile, ogni frutto colorato ed esposto con la massima cura. Un paradiso per gli occhi, oltre che per il palato.
La giornata vola purtroppo e nostro malgrado, dobbiamo tornare alla stazione, dove il treno che contavamo di prendere, parte in anticipo, lasciandoci per un attimo disorientati. Attendiamo poco per prendere il treno successivo, che purtroppo (o per fortuna, visto il panorama che si gode dai finestrini), percorre un tragitto più lungo, raggiungendo Norimberga in quasi tre ore! Per fortuna i sedili sono comodi e nei treni ci sono le pulitissime toiletten. Nel nostro caso, a metà viaggio, è stato necessario spostarsi nei vagoni anteriori, perché quelli posteriori sono stati staccati dal resto della convoglio. In pratica il treno ha proseguito a metà. Un gentilissimo passeggero tedesco, su nostra richiesta, ci ha spiegato cosa accadeva in perfetto inglese.

30 agosto
Bayern Ticket e direzione Rothenburg ob der tauber!

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Per raggiungerla è necessario fare un percorso che prevede dei cambi, che in circa 1 ora e quaranta condurrà a destinazione. Dalla stazione centrale di Norimberga, prendiamo il treno regionale fino a Neustadt (la direzione è Markt Bibart), poi da lì, quello fino a Steinach e infine, da Steinach il treno diretto a Rothenbug (quest’ultima tratta è brevissima, circa 10 minuti e il treno è l’unico che arriva alla stazione di R., tornando poi indietro verso S. a cadenze orarie).
Il centro storico è vicinissimo alla stazione ed è bellissimo, uno dei più belli che abbia visto nella mia vita. Le recensioni lette prima della partenza si rivelano corrispondenti alla realtà, è un’esperienza da “paese delle favole”, lontano dal mondo moderno. Negozietti di dolci (da assaggiare assolutamente le tipiche Palle di Neve, vendute da quasi tutti i negozi di alimentari), di souvenir, localini e ristoranti con i tavoli all’aperto, ma soprattutto le mura del castello, originali, da percorrere in lungo e in largo per vedere panorami mozzafiato. In
città ci sono delle utilissime fontanelle di acqua potabile, che ci consentono di riempire più volte la nostra bottiglietta.
Tappa alla quale non avrei mai rinunciato: il negozio di Kathe Wohlfahrt, ovvero il più famoso esercizio commerciale
dedicato al Natale. Non importa la stagione in cui si decide di visitarlo, gli addobbi sono presenti tutto l’anno e in un attimo, varcata la soglia, ci sembra già dicembre! La scelta di oggetti natalizi è vastissima, alcuni prezzi sono proibitivi, ma riusciamo comunque ad acquistare dei piccoli doni che possano ricordare a noi e ai nostri cari, questa giornata così particolare. Nello stesso edificio del negozio c’è anche il Museo sul Natale (costo 4 euro), noi siamo già abbastanza natalizi e scegliamo di non visitarlo.
Proseguiamo la passeggiata nella cittadina e, giunta l’ora di fare rientro a Norimberga, siamo davvero dispiaciuti, non dimenticheremo mai la giornata bellissima trascorsa a Rothenburg.

31 agosto – 1 settembre
E’ proprio vero che quando si fanno esperienze indimenticabili, il tempo sembra scorrere più veloce. Arriva il penultimo giorno del nostro viaggio e ci dirigiamo a Wurzburg, cittadina a circa un’oretta da Norimberga (sempre lodato sia il B. Ticket, anche in questo caso!). Un’altra tappa veramente azzeccata, carinissima e piena di vita! Il centro è vicinissimo alla stazione, perciò, come nelle precedenti occasioni, non abbiamo bisogno di utilizzare bus, tram o quant’altro: camminare a piedi è la soluzione migliore per fisico e animo. Wurzburg è rinomata per le sue produzioni vinicole, ci dirigiamo perciò verso i ponticelli che danno sul Meno, per
degustare due deliziosi bicchieri di vino bianco (al costo di 3 euro l’uno, più 5 euro di caparra per il calice che verranno poi restituiti) che rallegreranno non poco la nostra giornata. Trascorriamo l’ultima giornata a Norimberga, ri-immergendoci nel bellissimo centro storico e visitando il Meseo Nuovo (del Design), per visitare il quale, la domenica si paga un euro! E’ molto particolare, per gli amanti dell’arte moderna e contemporanea, una visita da non perdere. Ho pensato potessero essere utili ai viaggiatori che sceglieranno un viaggio simile a quello che io e Massi ci siamo concessi, una serie di informazioni logistiche, dal momento che, nelle varie recensioni, chiese, cattedrali e monumenti, sono nominati e indicati con la massima precisione.
Personalmente, il viaggio tra Norimberga e la Baviera, è stato indimenticabile, tra le più belle esperienze turistiche che abbia fatto. I tedeschi comprendono perfettamente l’inglese, anche se spesso, preferiscono rispondere nella loro lingua madre. Non è stato mai difficoltoso capire e farsi capire.
Ottimi i panini e i famosissimi Brezel, venduti nei carretti a 0.50 centesimi di euro e nei vari bar, panifici etc.
Organizzatissimi i trasporti, come sempre.
I negozi sono tutti chiusi la domenica, anche i centri commerciali e le varie catene. Mentre, i musei chiudono il lunedì.
E’ stata una fortuna, scegliere questa tappa durante i nostri progetti vacanzieri.
Spero questo diario possa fornirvi preziosi spunti e facilitare in termini gestionali, la vostra strepitosa vacanza.

Sono sempre ben accolti, ulteriori suggerimenti, commenti, informazioni che possano arricchire il diario di viaggio!

Silvia

Questo diario di viaggio, è stato pubblicato anche sul sito http://www.chimiconsigliaunviaggio.it/

Indimenticabile Vienna, in attesa del Natale. (2013)

Il periodo natalizio: amato e odiato, atteso e sopportato.
Le auto su strada si moltiplicano per la “corsa al regalo” dell’ultimo minuto, i centri commerciali si affollano come la stazione Termini all’ora di punta.
Cosa c’è di meglio, allora, che fuggire, almeno per i giorni a ridosso della ricorrenza e dirigersi verso una splendida città europea?
Grazie alla prenotazione in largo anticipo e alla cara Ryanair che concede di giungere a Bratislava, da Alghero, ad un prezzo conveniente, io e il mio compagno, concretizziamo un piccolo-grande sogno, custodito da tanti anni in un cassetto: andare a Vienna, in inverno per il “mercatino natalizio-tour”.
Riusciamo a spendere per il volo circa 80 euro a testa, sfruttando la brevità del soggiorno ( 3 notti) che ci consentirà di partire senza il fardello (soprattutto economico) del bagaglio in stiva. Con grande gioia, scopriamo circa tre settimane prima della partenza, che Ryanair concede attualmente di portare anche una borsetta  in cabina, oltre al trolley  e questa nuova, gradita, opzione, si rivelerà veramente preziosa (riempiremo le borsette come culurgiones -tipici ravioli sardi- e recupereremo tantissimo spazio nel bagaglio a mano!).
Tra i tanti hotel lussuosi e dai prezzi esorbitanti che la capitale austriaca propone, scorgiamo su http://www.booking.com, stentando quasi a crederci, un fantastico albergo mediamente economico, valutato come favoloso dagli ospiti che vi hanno soggiornato e posizionato in maniera ottimale rispetto al centro storico: con  il MEININGER Hotel Wien Hauptbahnhof, è stato un colpo di fulmine! 138 euro totali per tre notti, che si riveleranno un ottimo investimento.
Partenza il 19 dicembre, arrivo previsto a Bratislava intorno alle 16. Temperatura algherese, 15 gradi circa, temperatura slovacca, in stile polo nord. Per fortuna, giungiamo nell’autentico inverno, attrezzati e protetti.
Bratislava dista circa un’ora e trenta da Vienna, proprio per questo la scegliamo come tappa intermedia.
Dall’aeroporto slovacco, prendiamo una delle linee di autobus che conducono direttamente nella capitale austriaca, ad un costo contenuto.
All’andata (Bratislava- Vienna), optiamo per il bus della BLAGUSS (http://www.blaguss.at/en), la cui fermata è proprio di fronte all’ingresso-uscita dell’aeroporto (la zona di sosta è facilmente identificabile grazie al cartello con il logo della compagnia di trasporti). Avremo avuto altre alternative per raggiungere l’Austria, ma il bus Blaguss, è risultato ottimale per le nostre esigenze.
Per dovere di cronaca, dall’aeroporto di Bratislava, è anche possibile prendere i bus della Slovak Lines (http://www.slovaklines.sk/index_en.html), con cui noi abbiamo familiarizzato al ritorno, oppure il bus numero 61, che fa capolinea proprio all’aeroporto e conduce alla stazione centrale di Bratislava, da cui è possibile prendere il treno per la stazione centrale di Vienna. I costi delle tre alternative, sono molto simili. Blaguss: 10 euro solo andata, 18 euro andata e ritorno; Slovak Lines: 7.70  + 1 euro per ciascuna valigia da sistemare nel cofano del bus, Bus n. 61: 70 centesimi e treno circa 7 euro.
Suggerisco di verificare gli orari di partenza online, reperibili sia sul sito delle compagnie di trasporti, che sul sito dell’aeroporto di Bratislava (http://www.bts.aero/en/passengers/navigation/to-the-airport/), in modo da organizzare efficacemente i propri tragitti.
Facciamo il biglietto sul bus, acquistandolo direttamente dall’autista. C’è spazio per tutti, il mezzo è molto ampio e in territorio austriaco, comodamente seduti, è anche possibile usufruire della wi-fi gratuita, il cui codice è esposto vicino al sedile del conducente.
Vienna ci aspetta, siamo emozionatissimi! Anche se sono solo le 17, è già buio fitto, questo impedisce di godere del panorama durante il tragitto.
Il  capolinea del bus, al quale scendiamo, è ERDBERG, dal quale raggiungiamo l’omonima metro della U3 gialla, che con un unico cambio ci condurrà al nostro hotel, situato a cinquanta metri dalla fermata Keplerplatz (U1 rossa). I biglietti della metro, per una singola corsa, hanno il costo di 2,10 euro. Al nostro arrivo ne acquistiamo due dalla biglietteria automatica (istruzioni anche in italiano), ma nei giorni successivi, opteremo quasi sempre per il biglietto giornaliero, che ci costerà circa 7 euro a testa.
Troviamo subito l’albergo, grazie all’inconfondibile M rossa che lo contraddistingue. Ci accorgiamo immediatamente che la zona nei pressi della struttura è gremita di negozi e locali di ristorazione, lungo una via pedonale, molto carina. Scopriremo in breve che si tratta della famosa Favoritenstrasse. L’alloggio è stato realmente un’ottima scelta!
Affrontiamo il check in, favorito dalla gentilezza e dalla perfetta conoscenza della lingua inglese dello staff. La giovane ragazza alla reception, ci consegna la nostra tessera-chiave e ci indica il numero della camera, veramente accogliente e carina! Ci colpisce subito la temperatura, alquanto elevata. Senza dubbio, un 10 e lode, va ai riscaldamenti, in grado di trasformare il rigido inverno viennese, in una tappa ai tropici (abbiamo dormito a maniche corte e riposto  nell’armadio i pigiami in pile!).
Posati i bagagli e rinfrescati gli animi, ci avventuriamo a piedi nei dintorni dell’albergo. Scorgiamo un locale di spettacoli erotici proprio accanto all’hotel, ma ci rendiamo conto che è una struttura perfettamente integrata (come le altre di analogo tenore), che non costituisce, come in altre città, l’indicatore di una zona poco raccomandabile, anzi.
Passeggiamo lungo la via dello shopping, ma tutti i negozi sono ormai chiusi (lo shopping a Vienna, si conclude alle 18, fatta eccezione per i negozi di souvenir). Affascinati e felici, ma soprattutto affamati, inauguriamo i pasti austriaci, fermandoci in una delle onnipresenti catene di “Lucky Noodles”, nella quale, per la modica cifra di 3 euro a testa, ci sentiamo come in “Man Vs Food” e ci armiamo di coraggio per mangiare il badile di spaghetti giapponesi con verdure corrispondenti alla porzione grande. L’acqua naturale è gratuita, poiché giunge dai rubinetti ed è ottima!
Dopo il lauto pasto, proseguiamo la nostra passeggiata e scorgiamo l’involucro di quello che la mattina seguente, diventerà un bellissimo mercatino natalizio nella Keplerplatz. Osserviamo le bancarelle in legno, piccoli bungalow pieni di sorprese artigianali e culinarie che durante la nostra breve vacanza, ci lasceranno senza fiato. Mentre ci dirigiamo verso l’hotel, comincia a cadere un fitto nevischio, spero sia di buon auspicio per le giornate successive, ma nonostante le previsioni parlassero di neve, neanche un fiocco ci ha dato il benvenuto.
Prima di addormentarci, nella nostra calda e accogliente stanza d’albergo, progettiamo la giornata successiva e all’unanimità decidiamo di familiarizzare con il bus turistico (http://www.viennasightseeing.at/it/nc/hop-on-hop-off/ ), Cicerone immancabile dei nostri viaggi tra le capitali europee.
Al risveglio, ci da il buongiorno un cielo velato, ma non piove  e questo è un grande dono quando si è in vacanza. Indossiamo la nostra biancheria termica, i nostri maglioni, cuffie, sciarpe e guanti e ci immergiamo nella mattinata di un invernale venerdì viennese pre-natalizio. Scegliamo di non fare colazione in hotel, per la quale avremo speso circa 6 euro a testa e scopriamo ben presto l’eccellenza di tale decisione, poiché quasi accanto all’albergo, scorgiamo un locale della panetteria Back Werk, dispensatrice di paste e bibite calde e, per la modica cifra di circa 2.50 a testa, ci abbuffiamo di dolci buonissimi e beviamo un caldo cappuccino.
Sazi e curiosi, ci dirigiamo verso il centro città, utilizzando la linea rossa U1 che in tre sole fermate, ci condurrà al cuore di Vienna: la Stephansplatz (fermata metro omonima), la piazza gremita di uomini e carrozze trainate da cavalli, ai quali fa da cornice la maestosa chiesa di Santo Stefano.
Arriviamo giusto in tempo per salire sul bus turistico “Hop On Hop Off”, che per 14 euro a testa, ci permetterà di assaporare alcuni punti di interesse cittadini, consentendoci di scegliere quelli da visitare in maniera più approfondita (sarebbe stato possibile anche fare altri tragitti oltre quello da noi scelto, incluso il giro in battello sul Danubio, per 25 euro a testa, ma scegliamo di usufruire solo della rotta rossa, che ci porterà nel centro storico. Quello invernale, non è esattamente il contesto climatico adatto per godersi un’escursione sul fiume, poiché il freddo pungente, impedisce durante le giornate particolarmente “gelate” di godere appieno dell’esperienza.).
Indossati gli auricolari offerti dai ragazzi addetti alla vendita  dei biglietti del bus, sobbalziamo sui sedili per la colonna sonora che ci accompagnerà lungo il tragitto: il walzer viennese! Fantastico, come le informazioni fornite dalla guida (non avevo mai visto una così vasta disponibilità di lingue nell’ambito di un bus turistico! Mancavano  solo  i dialetti per coprire tutti gli idiomi del mondo!).
La Vienna che ci accoglie è assolutamente fantastica, palazzi d’altri tempi, piazze addobbate con luminarie natalizie, mercatini in ogni angolo. Bastano pochi minuti per respirare l’aria imperiale, per immaginare Sissi, Mozart o Freud che degusta la sacher nella caffetteria più rinomata d’Austria e parla di psicoanalisi. Che meraviglia! L’impulso è quello di scendere alla prima fermata utile, ma ci godiamo l’intero giro e alla sua conclusione ci addentriamo nelle vie da favola che abbiamo inizialmente solo scorto.
Partiamo da  Statsooper, il più celebre teatro di Vienna e raggiungiamo il quartiere universitario e il Rathaus, nei pressi del quale ci fermiamo e ammiriamo una distesa di bancarelle di legno affollata di acquirenti e venditori. È davanti a noi, il più grande mercatino natalizio di Vienna: il mercatino del bambin Gesù. Siamo estasiati: artigianato, dolci, zucchero filato in secchielli, brezel, candele ci circondano e ci affascinano, facendoci tornare bambini. È un paradiso di colori e profumi, di sapori e desideri: è la Vienna natalizia, quella che da anni sognavo di visitare.
Tra i vari bungalow di alimenti e prelibatezze, immancabili sono quelli dove è possibile acquistare il punch, alcolico caldo aromatizzato all’arancia, al rum e a tantissimi altri gusti. Vediamo tante persone curiosare tra le bancherelle, le quali tengono tra le mani la tazza con la bevanda (a quanto pare molto amata e consumata). Ci basta uno sguardo: nel pomeriggio, a stomaco pieno, il punch sarà nostro (ehm, non vogliamo ripetere l’esperienza fatta in Germania, di visitare lievemente alticci una cittadina (in quel caso fu quella di Würzburg), dopo la socializzazione con i tipici alcolici locali) !
Assaggiamo per pranzo un tipico pane fritto con facoltativa immersione nell’olio all’aglio (noi optiamo per la leggerezza e lo chiediamo senza): il Langos. Mai, stuzzichino fu più indigeribile! Ottimo sapore, ma sensazione simile ad un gargarismo di friol! In confronto le patatine fritte del McDonald e le pietanze dei ristoranti cinesi, ci sono apparse dietetiche. È stata una esperienza indimenticabile e la fragranza inconfondibile del Langos, ci ha accompagnato per tutto il viaggio, aggrappata alle nostre narici e ai nostri ricordi.
Ci perdiamo tra gli espositori e ci colpisce l’esposizione meticolosa e coreografica che caratterizza ciascun box. Tra le tante idee regalo, ci catturano dei profuma biancheria di forma sferica, la cui fragranza gradevolissima viene trasportata grazie alla mia fantasia e a quella del mio compagno, nei cassetti cagliaritani della nostra camera da letto. Ne acquistiamo una decina e li custodiamo nella borsa che ancora porta i segni olfattivi del trasporto.
Nel pomeriggio, come desiderato, assaggiamo il punch, al prezzo di 2,50 euro (più 2,50 euro di caparra per la tazza che lo contiene, rese alla sua restituzione). La sensazione offerta dal vino caldo è molto particolare, visto il clima, si rivela una dolce coccola per palato e corpo.
Che attimi indimenticabili. L’inverno viennese è davvero caratteristico e magico.
Proseguiamo la nostra passeggiata nel centro città e scopriamo con gioia, che ad ogni angolo è possibile trovare mercatini, nei quali, ovviamente ci fermiamo, per osservare, ammirare, qualche volta comprare.
Tra una bancarella e l’altra, così come per le strade, sono iper presenti i venditori di caldarroste, in veste di caldarrostai-venditori di patate arrosto!
In tanti si fermano e cediamo anche noi, per la “modica” cifra di 3 euro ricevo 7 castagne gigantesche ancora ustionanti. Le sbuccio tra le vie di Vienna e scopro con piacere il loro dolce sapore. Se non fossero costate quanto il viaggio in aereo, avrei senz’altro fatto il bis!
La città, offre ovviamente, anche grandi catene quali C&A, H&M, ZARA. Entriamo come di consueto e diamo uno sguardo alle tendenze austriache.
Ci rendiamo presto conto del fatto che il centro cittadino è facilmente percorribile a piedi, non è necessario utilizzare la metro, anzi, passeggiare tra le vie affollate dona una sensazione di piacere e benessere, forse, proprio per questo la serata vola e giunge al termine, costringendoci a rientrare in albergo. Durante la serata, usufruisco dei bagni pubblici, pulitissimi e curati, utilizzabili al costo di 50 centesimi di euro.
Pur con i buoni e civili propositi alle stelle, al momento di acquistare il biglietto per la metro, scopriamo che la macchinetta automatica non funziona e che il box con l’impiegato è chiuso. Proviamo perciò la sensazione in stile “only the brave”, di usufruire dei mezzi senza pagare il biglietto. Non mi capitava di viaggiare gratis dagli anni del liceo, durante i quali ero senza dubbio più incosciente e spavalda. Preoccupata all’idea di un eventuale controllo delle truppe dei controllori austriaci, attendo con ansia la fermata corrispondente al nostro hotel e spero che il giorno successivo, i biglietti siano acquistabili.
Al risveglio ci attendono un cielo limpido e un timido sole, che scalderà la terza giornata in terra viennese.
Colazione da Back Werk e acquisto del biglietto giornaliero per utilizzare i mezzi pubblici cittadino. Ci dirigiamo verso la KarlPlatz, altra culla di mercatini, che però, scopriamo, apriranno nel primo pomeriggio. Ci dirigiamo perciò a piedi verso il Belvedere, poco distante dalla Piazza.  Ampi giardini curati, nei quali i viennesi si dedicano alla corsa e all’esercizio fisico, opportunamente scaldati da abbigliamento sportivo termico. Anche nel Belvedere scoviamo un mercatino, che con piacere visitiamo e nel quale acquistiamo alcuni ricordi e pensierini per i nostri cari.
Tra i colori, le luci e le coreografie natalizie, le foto non mi sembrano mai abbastanza, il desiderio di scattare ad ogni angolo è forte e comincio a sentire la malinconia del rientro, da una vacanza veramente troppo breve.
Dal Belvedere prendiamo la metro, per raggiungere la famosa Ruota Panoramica (fermata Praterstern U1 rossa), sulla quale saliamo per 9 euro a testa. Accettiamo anche di farci fare una foto ricordo molto divertente, che acquistiamo per 9 euro (non aveva una cornice d’oro, ma io vado matta per queste stupidaggini!). Il panorama è fantastico e dall’alto scorgiamo un’altra ruota, che con piacere stimiamo più bassa e recente (noi siamo sull’originale, tutto il resto è una copia!).
Dopo l’esperienza circolare, passeggiamo all’interno del parco di divertimenti dove la ruota è posizionata e ci dirigiamo in una ampia zona verde poco distante, per godere del sole in questa fantastica giornata.
Pranzo in un locale di zona, a base di pizza (anche in questo caso, come nei precedenti, la nostra scelta è derivata dal fatto che siamo vegetariani e la cucina austriaca, non è esattamente adatta alle nostre abitudini alimentari), per un totale di circa 10 euro a testa, mangiamo discretamente, anche se, la possibilità di fumare all’interno dei ristoranti e i 10 fumatori nei pochi metri quadri del locale, ci hanno riportato indietro nei tempi bui italiani, durante i quali si rientrava a casa dopo una serata con gli amici, portando addosso una fragranza di ciminiera.
In serata torniamo ai mercatini di Karlplatz, che non solo sono aperti, ma anche particolarmente affollati! Ci accorgiamo subito che le bancarelle sono prevalentemente di oggettistica artigianale, acquistiamo qualche ricordo e poi ci scaldiamo con un buon kaiserpunch, questa volta, lasciamo ai ristoratori la caparra e portiamo via con noi la tazza, con cui ora beviamo le nostre tisane in Sardegna.
Il tempo è trascorso veloce e purtroppo giunge l’ultima giornata.
Dopo la consueta abbondante colazione, decidiamo di tuffarci di nuovo tra i mercatini, soprattutto per concludere gli ultimi acquisti e degustare uno spiedino di fette di banana, ricoperte di cioccolato bianco, che avevo adocchiato nei giorni precedenti, senza riuscire ad assaggiarlo. Tornare in Italia senza scoprire quel gusto indimenticabile, sarebbe stata una grande perdita in termini enogastronomici!
 È domenica 22 dicembre, i negozi sono chiusi, eccezion fatta per quelli di souvenir.
Ci dirigiamo poi verso Stephenplatz, nei pressi della quale si trova la Casa di Mozart, che visitiamo per 10 euro a testa. Le opere principali del compositore, costituiscono il sottofondo musicale di una visita molto, molto interessante e gradevole, alla conclusione della quale facciamo l’ultima passeggiata per il centro, prima di dirigerci in hotel (dove avevamo lasciato gratuitamente i bagagli), rinfrescarci  e infine raggiungere la fermata del bus della Slovakia Lines, che dalla Sudtirolerplatz (pressi cavalcavia, terminal C1), ci condurrà all’aeroporto di Bratislava.
Questa volta, essendo le 15, la luce ci consente di ammirare il panorama lungo il tragitto. Casette dal tetto spiovente, si susseguono nei vari paesini addobbati e in attesa del natale.
Che meraviglia!
L’aeroporto ci attende. Partiamo con circa un’ora di ritardo, poiché il freddo pungente causa la gelata delle ali del velivolo, che prontamente vengono scaldate con getti d’acqua. Due ore ci separano da Alghero e altre due da Cagliari.
Un viaggio emozionante, che seppur breve, ha lasciato un segno profondo nei nostri ricordi turistici.
Vienna si è rivelata accogliente, magica e il fatto di averla visitata a natale, ha senz’altro costituito quell’elemento differenziale in senso positivo, che ci farà sognare a lungo i mercatini, le vie illuminate, i colori, gli odori, i sapori di questo periodo dell’anno, esaltato dalla capacità austriaca di festeggiarlo.
In aereo, leggo che i mercatini di Strasburgo, esistono dal 1570 e che sono unici e famosissimi. La mia fantasia vola già al natale 2014!
Buon viaggio a tutti voi!
Silvia

(recensione pubblicata anche sul sito http://www.chimiconsigliaunviaggio.it)
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